Lui & Lei
L'AGENTE FINANZIARIA MILANESE
A_PART_OF_ME
30.04.2026 |
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"Era un sabato, ero in montagna, immerso nel silenzio e nell’aria fredda, quando ricevetti un messaggio anonimo, di quelli inviati tramite servizi che non consentono risposta..."
La conobbi in un periodo in cui la vita sembrava scorrere veloce, ma senza lasciare troppe tracce. Poi arrivò lei, e qualcosa cambiò. Era una ragazza bellissima: bionda, con occhi verdi limpidi e profondi, di quelli che non si limitano a guardarti, ma ti attraversano. Aveva un fisico asciutto, armonioso, curato con attenzione, e un’eleganza naturale che non aveva bisogno di essere ostentata. Era, senza esitazione, proprio il mio tipo.Ci piacemmo subito, senza troppe parole. Decidemmo di vederci in un motel nella zona di Milano Loreto, uno di quei posti che da fuori sembrano anonimi, quasi trascurati, con insegne sbiadite e muri che raccontano poco. Ma dentro era diverso: pulito, ordinato, silenzioso. Un piccolo rifugio dal mondo, come se per qualche ora potessimo fermare tutto ciò che stava fuori.
Lei mi fece perdere la testa. Ogni dettaglio sembrava studiato senza esserlo davvero: la pelle morbida e luminosa, il profumo caldo e avvolgente che restava impresso, quel modo delicato di muoversi e parlare. I suoi occhi, magnetici, catturavano l’attenzione senza sforzo. Era empatica, sveglia, presente. Aveva una capacità rara di farti sentire visto, ascoltato, come se in quel momento non esistesse nient’altro.
Ricordo nitidamente l’atmosfera di quella stanza, la luce soffusa, e soprattutto la colonna sonora che avevamo scelto quasi per caso: Somebody That I Used to Know. Una canzone che allora parlava del presente, ma che col tempo sarebbe diventata memoria pura. Ancora oggi, quando la sento, vengo catapultato lì, senza preavviso.
Parlammo anche di lavoro. Lei era un’agente finanziaria, determinata, brillante, con quella sicurezza tranquilla di chi sa quello che vale. Prima di salutarci mi lasciò il suo bigliettino da visita aziendale. Un gesto semplice, ma carico di significato, come a dire: “Non è solo un momento, possiamo rivederci”.
Quando uscimmo dal motel, il contrasto fu netto. Una strada trafficata, rumorosa, clacson, gente che correva, ignara. In mezzo a tutto quello, lei si fermò e mi strinse in un abbraccio lungo, improvviso, sincero. Un di quelli che non si dimenticano. Ancora oggi lo sento addosso, come se fosse rimasto lì, sospeso nel tempo.
Il giorno dopo accadde una cosa strana. Ricevetti un messaggio sul cellulare: “Ti ho visto”. Nient’altro. Nessuna firma. Nessuna spiegazione. Non mi preoccupai più di tanto, non avevo nulla da nascondere, ma il messaggio aveva qualcosa di inquietante. Restò lì, come una nota stonata, finché qualche settimana dopo scoprii che a mandarlo era stata una collega che abitava in zona e mi aveva riconosciuto passando. Quando ci incontrammo la volta successiva, finì tutto in una risata liberatoria.
Il secondo episodio, però, ebbe tutt’altro sapore. Accadde qualche mese dopo. Era un sabato, ero in montagna, immerso nel silenzio e nell’aria fredda, quando ricevetti un messaggio anonimo, di quelli inviati tramite servizi che non consentono risposta. Il testo era diretto, minaccioso: mi intimava di stare lontano da Francesca — così si chiamava — altrimenti " le avrei prese”.
Questa volta mi preoccupai davvero. Pensai che potesse essere il suo compagno, qualcuno che aveva scoperto qualcosa. Anche se ormai da tempo non ci sentivamo né ci vedevamo, decisi di fare un passo indietro. Forse per prudenza, forse per rispetto, forse perché alcune storie sono destinate a rimanere incomplete.
Eppure, al di là degli eventi successivi, quello che resta è un ricordo bello, nitido, quasi intoccabile. Una giornata intensa, vissuta con leggerezza e profondità insieme. Un incontro breve, ma capace di lasciare un segno duraturo, come una fotografia sbiadita che, nonostante il tempo, conserva ancora tutta la sua forza.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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