Gay & Bisex
MASSAGGIATORE A DOMICILIO
A_PART_OF_ME
27.04.2026 |
3.553 |
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"E mi rendo conto che, per me, è stata una prima volta diversa: non solo il primo massaggio a pagamento a domicilio, ma il primo in cui ho attraversato un confine senza sentirmi in pericolo, né..."
Sono un buon massaggiatore.Non l’ho mai scritto su un biglietto da visita, né l’ho trasformato in un mestiere. È una cosa che mi porto addosso da sempre, come un talento laterale: mani che sanno ascoltare, pressione che arriva esattamente dove serve, una naturalezza che non ho dovuto imparare. Un hobby, se proprio devo dargli un nome. Ma anche un linguaggio.
Nel tempo ho capito che le mani raccontano più di quanto si creda. Dicono se sei presente, se sei distratto, se hai pazienza. E forse è per questo che, nei rapporti con le donne, ho sempre “usato” questa mia dote. Non per sedurre, ma per creare uno spazio. Un luogo sicuro. Un prima che non chiede un dopo.
Quel venerdì pomeriggio avevo qualche ora libera e un’inquietudine sottile. Nessun programma, nessuna vera voglia di stare fermo. Pubblico un annuncio quasi distrattamente: offro un massaggio. Nient’altro. Mi dico che è un modo come un altro per riempire il tempo.
Le risposte arrivano subito. Troppe. E tutte uguali.
Uomini che non chiedono davvero un massaggio, ma solo una scorciatoia. Un finale già scritto che a me, in realtà, non interessa. Li scarto uno dopo l’altro senza rabbia, solo con una vaga stanchezza.
Poi arriva un messaggio diverso.
È semplice, misurato. Un uomo della mia età, stressato, che dice di aver bisogno di sciogliere tensioni accumulate. Nessuna allusione, nessuna fretta. Mi chiede se posso raggiungerlo, se ho disponibilità. Quando parla di compenso usa la parola disturbo, non prestazione. Questo, da solo, fa la differenza.
Scambiamo pochi messaggi. Lineari. Puliti. Gli dico una cifra che copra le spese per arrivare — sessanta euro — nulla di più. La zona mi è comoda. Lui mi sembra affidabile. Accetto.
Parto con una leggera ansia addosso. Me ne accorgo solo in macchina, mentre guido. Non ho il lettino pieghevole, cosa che di solito mi fa sentire “attrezzato”. Ho però oli, creme, le mani — e quelle non mi hanno mai tradito.
Il suo appartamento è elegante, ordinato, silenzioso. Mi apre indossando un accappatoio, con una naturalezza che mette subito a suo agio. È un bel ragazzo, quello sì, ma non è una bellezza che invade. È composta, tranquilla. Mi accoglie con un sorriso leggero, quasi sollevato.
L’atmosfera è semplice. Nessuna tensione nascosta.
Quando mi chiede come preferisco lavorare, capisco che si fida. Io mi affido a mia volta.
Il massaggio è serio, concentrato. Lavoro lento, profondo, ascoltando il corpo mentre risponde. Ogni gesto è ponderato, ogni passaggio nasce da quello precedente. Lui si rilassa visibilmente, il respiro cambia. Non serve parlare.
Il tempo scorre senza che ce ne rendiamo conto. Quando finisco, rimaniamo qualche secondo in silenzio, come accade dopo le cose fatte bene. Poi ridiamo. Una risata scioglie tutto, anche quel filo di strano che aleggiava dall’inizio.
Gli dico che vado a farmi una doccia: l’olio addosso, la sensazione di aver “lavorato” davvero. Lui scherza, mi ringrazia. C’è gratitudine vera, non compiacimento.
Capisco che era esattamente ciò che stava cercando.
E mi rendo conto che, per me, è stata una prima volta diversa: non solo il primo massaggio a pagamento a domicilio, ma il primo in cui ho attraversato un confine senza sentirmi in pericolo, né in conflitto.
Quando me ne vado, l’aria della sera mi sembra più leggera. Non c’è confusione in me, né euforia. Solo una sensazione buona, calma. Come se qualcosa si fosse riallineato.
È stata una bella persona, per fortuna.
E questo ha fatto tutta la differenza.
Sono bisessuale?
Non lo so.
So solo che quella sera non ho perso nulla di me.
Anzi, forse ho capito un po’ meglio chi sono.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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