Scambio di Coppia
PRIMA VOLTA ALLA SPA DI GESSATE
A_PART_OF_ME
29.04.2026 |
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"Non mi tornano in mente scene precise, ma una sensazione diffusa di benessere, come vapore caldo sulla pelle, luce morbida, silenzio interrotto solo dal respiro lento..."
La prima volta alla Spa di Gessate resta una fotografia un po’ sfocata nei contorni ma vivissima nelle sensazioni. Non ricordo l’anno preciso, ma ricordo benissimo la persona che mi accompagnò. Di quelle presenze che, a distanza di tempo, continuano a riaffiorare non tanto per ciò che è accaduto, ma per l’atmosfera che hanno lasciato addosso.Era una bella donna, nel senso pieno del termine. Lavorava in ospedale a Milano, un ambiente duro, concreto, fatto di turni lunghi e responsabilità quotidiane. Forse anche per questo, fuori da lì, viveva in modo opposto: cercando leggerezza, libertà assoluta, esperienze senza vincoli. Era vegana convinta, coerente nelle sue scelte, e aveva una fisicità impressionante: tonica, energica, una presenza che riempiva lo spazio senza mai risultare eccessiva. Era fidanzata, ma quel dettaglio sembrava far parte di una vita parallela, ordinata, che non interferiva con il resto.
Per il nostro primo incontro mi propose la Spa. Io ci andai con una certa agitazione: avevo letto racconti, immaginato scenari, ma non ero mai stato in un posto così. Lei invece era un’habituée. Appena arrivati prese naturalmente il ruolo di guida, illustrandomi ogni ambiente con entusiasmo e precisione. Spogliatoi, sale, percorsi, vasche, regole implicite ed esplicite: sembrava un documentario di Alberto Angela, solo decisamente più coinvolgente e ironico. Ogni spiegazione era accompagnata da un sorriso, una battuta, una sicurezza che metteva a proprio agio.
Era una donna molto aperta, mentalmente prima ancora che nel modo di stare al mondo. Simpatica, diretta, senza filtri. Restammo perlopiù per conto nostro, godendoci il percorso con calma, giocando con leggerezza e complicità. Qualche presenza invadente tentò un approccio, ma venne respinta sempre con educazione e fermezza. Anche quello faceva parte dell’equilibrio: sapere cosa accettare e cosa no.
Intorno a noi si muoveva un’umanità varia, quasi teatrale. Uomini anziani un po’ decadenti, in cerca di attenzioni e di una giovinezza ormai lontana; ragazzi carichi, pronti a scattare al minimo segnale; donne sole dallo sguardo invitante e insieme esigente, come se stessero valutando tutto in silenzio. Noi osservavamo quel mondo scorrere, consapevoli di essere lì per qualcosa di diverso: stare bene, semplicemente.
Col tempo però capii che, per me, lei era forse troppo. Aveva pochissimi limiti, e li viveva come dettagli tecnici più che emotivi. Con lei non c’era attesa, non c’era corteggiamento, non c’era quel lento avvicinarsi che costruisce il desiderio. Tutto era immediato, disponibile, privo di mistero. E io, che invece ho sempre sentito il bisogno del tempo, del “non ancora”, cominciai a percepire una distanza sottile.
Mi resi conto che, se una persona ti offre tutto subito, senza percorso, senza gioco, viene a mancare proprio quel gusto dell’attesa che per me è parte fondamentale del piacere. Non era un giudizio, solo una constatazione: eravamo diversi nel modo di vivere l’intimità e il tempo.
Eppure, il ricordo resta bello. Pieno. Luminoso.
Non mi tornano in mente scene precise, ma una sensazione diffusa di benessere, come vapore caldo sulla pelle, luce morbida, silenzio interrotto solo dal respiro lento. Lei era una donna autentica, coerente con sé stessa, libera davvero. Forse troppo per me, in quel momento.
Ma anche questo fa parte dei ricordi migliori: quelli che non chiedono di durare, ma che insegnano qualcosa. Anche solo a capire meglio cosa si cerca, e cosa no.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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