Lui & Lei
LA ASTRONOMA INCONTRATA PER CASO
A_PART_OF_ME
27.04.2026 |
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"E poi, come se fosse la cosa più naturale del mondo — o come se ci conoscessimo da sempre — le parole lasciano spazio a uno scambio di effusioni che definirei, senza esagerare, paradisiaco..."
Su un altro sito di incontri risponde a un mio annuncio per una cena una ragazza appassionata di astrologia.Io, di contro, completamente ignorante in materia: per me le stelle sono solo stelle, buone al massimo per correre di notte senza lampioni.
Ci diamo appuntamento a metà strada tra me e lei. Scelgo io il ristorante: semplice, senza pretese, uno di quelli che non promettono nulla ma non deludono. Lei arriva sorridente. È separata, se non ricordo male ha due figli — più piccoli dei miei. È solare, concreta, con una bella testa sulle spalle. Non appariscente, anzi. Il tipo di donna che non ti travolge subito, ma che va scoperta piano piano.
A cena parla.
E parla.
E continua a parlare.
Camminando verso il ristorante parla. Tornando verso l’auto parla. Sempre di astrologia — o astronomia, confondo ancora le due cose. Io ascolto. A tratti estasiato dal suo entusiasmo, a tratti concentrato per non perdermi termini che non capisco, a tratti… sì, un po’ annoiato. Ma è un’idea di noia gentile, come guardare un documentario ben fatto: non l’hai scelto tu, ma ti prende lo stesso.
La serata va bene. Ci piacciamo, senza proclami. Ce lo diciamo più nei sorrisi che nelle parole. Ci salutiamo con quella sensazione sospesa che hanno le cose riuscite ma ancora fragili.
Qualche giorno dopo le mando un messaggio. Le scrivo che nel weekend sarei libero e che — buttandola lì, senza troppi giri — mi piacerebbe passare una notte fuori, in una zona neutra. Le mando il messaggio e poi aspetto.
Passano ore.
Silenzio.
Quando finalmente risponde, il telefono vibra e leggo solo due parole:
Va bene.
Resto lì un attimo, spiazzato.
“Va bene” era una risposta che non avevo preparato.
Cerco una sistemazione carina, comoda per entrambi. Concordiamo orari: io arrivo prima, lei dopo. Quando entra in stanza ci sediamo subito sul letto. Chiacchieriamo. E poi, come se fosse la cosa più naturale del mondo — o come se ci conoscessimo da sempre — le parole lasciano spazio a uno scambio di effusioni che definirei, senza esagerare, paradisiaco.
Usciamo a cena. Semplice, informale, giusto per prendere aria e tornare con addosso un po’ di mondo. Rientriamo in stanza, guardiamo un film come due fidanzati navigati. Cazzeggiamo, ridiamo. Facciamo sesso tutta la notte. Senza fretta, senza ruoli, senza strategie.
Colazione insieme, ancora assonnati.
Agli occhi degli altri sembriamo marito e moglie. Ma più che sposati, complici.
Ci salutiamo vicino alla macchina. Un abbraccio che non promette nulla e non toglie niente a ciò che è stato. Mentre me ne vado penso:
Chissà se ci rivedremo.
Qualche giorno dopo arriva il suo messaggio.
«Grazie. C’è stata affinità e sono stata bene, ma penso che siamo diversi.»
La leggo una volta, poi un’altra.
Rispondo ringraziandola a mia volta. Per la chiarezza, per la precisione.
E resta lì, come restano certe notti:
intere, intensissime,
eppure destinate a non chiedere seguito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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