Lui & Lei
SQUIRT - DALLA RUSSIA CON FURORE
A_PART_OF_ME
27.04.2026 |
460 |
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"Lei si prepara, io guardo la scena come se fossi finito dentro un film che non avevo scelto ma che mi stava scegliendo..."
A un certo punto mi prende un’idea strana.Mi iscrivo a un social russo — Odnoklassnika mi sembra - una specie di Facebook parallelo — spinto da una curiosità vaga, forse da un’attrazione per un certo immaginario femminile: forte, enigmatico, lontano.
I primi giorni sono scoraggianti.
Mi scrivono soprattutto donne ucraine, spesso troppo adulte per i miei pensieri, con richieste che somigliano più a curriculum da badante che a conversazioni. Sto quasi per mollare, quando arriva un messaggio diverso.
È una donna russa.
Vive e lavora in Turchia, ma sta per venire in Italia da sola, per quattro giorni di vacanza. Scrive con sicurezza, ironia, curiosità vera. I messaggi diventano intensi, frequenti, pieni di una tensione gentile. Poi, all’improvviso, mi scrive:
“Arrivo il giorno X a Bergamo. Mi vieni a prendere tu?”
Resto a fissare lo schermo.
Qualsiasi altro uomo avrebbe risposto subito sì. Io no. Ci penso. Esito. Poi sorrido: mi piacciono le sfide, soprattutto quelle che non promettono nulla ma potrebbero cambiare qualcosa.
Prendo un pomeriggio libero dal lavoro.
Vado in aeroporto con una rosa in mano — gesto forse ingenuo, forse fuori moda, ma autentico. Controllo il tabellone: il suo volo è atterrato. Aspetto. Le persone escono. Famiglie, coppie, valigie. Lei no.
Il sangue mi si gela.
Penso di essere stato ingenuo. Mi dico che era troppo bello per essere vero. Lei splendida, distante, io decisamente non Brad Pitt.
Come ultima carta le scrivo su WhatsApp.
Visualizza.
Poi risponde.
Con l’aiuto del traduttore capisco che è ferma in dogana: le hanno smarrito la valigia. Pochi minuti dopo la vedo uscire. È elegantissima, fuori contesto in quell’aeroporto, con solo una borsa di marca al braccio. Ha gli occhi lucidi.
Le spiego che sono io.
Lei vede la rosa. Si rilassa. Mi abbraccia. In quel gesto sento tutta la tensione sciogliersi.
Mi chiede se posso accompagnarla a comprare qualcosa per i prossimi giorni, in attesa del bagaglio. Andiamo all’Orio Center. Compra di tutto, come se volesse rimettere ordine anche dentro. Quando usciamo dai negozi mi guarda e, con naturalezza disarmante, mi chiede:
“E se andassimo in un motel? Mi accompagneresti?”
Rispondo sì prima ancora di pensarci.
Trovo un posto poco lontano, con una stanza ampia e una vasca che sembra promettere tregua. Lei si prepara, io guardo la scena come se fossi finito dentro un film che non avevo scelto ma che mi stava scegliendo.
Quello che succede dopo è fuori da ogni mia aspettativa.
Ci capiamo a metà, con un inglese incerto e tanti silenzi. Eppure qualcosa accade, intensa, travolgente, sorprendente. Mi lascia stupito, incredulo, felice. Quando ridiamo dopo, non so chi dei due stia sorridendo di più. Squirta tantissimo e non ero pronto a ricevere cio.
La sera l’accompagno. Il giorno dopo va a Verona.
A metà settimana mi scrive: “Vorrei rivederti.”
Ci rivediamo.
E poi ancora. Per sei mesi, quasi ogni mese, quando passa da Milano.
Diventiamo intimi. Non solo nei gesti, ma nel tempo condiviso. Lei si sta separando. È una bella persona, profonda, forte. Ricca — non solo materialmente. Dentro è piena di mondo.
Ora lavora negli Stati Uniti. La distanza è diventata enorme, quasi definitiva. Probabilmente non ci rivedremo più.
Ogni tanto ci sentiamo su LinkedIn.
Come due vecchi amici che sanno di aver vissuto qualcosa di irripetibile.
E va bene così.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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