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Scambio di Coppia

La cena elegante.


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaFelix2024
14.07.2026    |    615    |    0 9.2
"La guardava mentre parlava con Ernesto, mentre rideva a una battuta di Lorenzo, mentre portava il bicchiere alle labbra..."
Felicia ed Ernesto avevano maturato nel tempo una discreta esperienza nelle relazioni trasgressive. Non si consideravano collezionisti di incontri né cercavano continuamente nuove persone con cui condividere la propria intimità. Avevano imparato, piuttosto, a riconoscere ciò che poteva arricchire il loro rapporto e ciò che, invece, avrebbe rischiato di introdurre tensioni, equivoci o aspettative difficili da gestire.
All’inizio avevano incontrato diverse coppie. Sulla carta sembrava la soluzione più equilibrata: due persone abituate a condividere certe esperienze, desideri apparentemente compatibili e una reciprocità che avrebbe dovuto rendere tutto più semplice. Nella realtà, però, le cose si erano spesso rivelate differenti.
Talvolta bastavano i primi minuti trascorsi insieme per comprendere che qualcosa non funzionava. Era sufficiente osservare il volto della donna, il suo sorriso esitante, il modo in cui cercava con lo sguardo l’approvazione del compagno prima di rispondere a una domanda. In certi casi, Felicia aveva percepito con chiarezza che la presenza di lei non nasceva da un desiderio autentico, ma dal timore di deludere il proprio uomo.
Erano situazioni che Felicia ed Ernesto rifiutavano senza esitazione. Per loro, la libertà non poteva essere soltanto dichiarata: doveva essere visibile nei gesti, nelle parole e nella serenità con cui ognuno prendeva parte all’incontro.
Altre coppie si descrivevano come aperte, disinibite, con lei bisessuale. Poi, al momento di conoscersi davvero, quella bisessualità si riduceva a una curiosità timida, tollerata più che desiderata. Felicia, che viveva invece la propria attrazione per le donne in maniera autentica, si era trovata più volte a dover rallentare, interpretare esitazioni o fare un passo indietro per non mettere nessuno in difficoltà.
C’erano poi coloro che guardavano continuamente l’orologio perché avevano i figli a casa, quelli che arrivavano già nervosi e quelli che cercavano nella trasgressione una cura per un rapporto di coppia ormai logorato. Felicia ed Ernesto avevano imparato presto che nessun gioco poteva riparare ciò che, al di fuori di quel gioco, era già profondamente incrinato.
Per queste ragioni, negli ultimi tempi, avevano preferito incontrare soprattutto uomini soli. Con i singoli, le aspettative risultavano più semplici da chiarire e i ruoli meno ambigui. La selezione richiedeva attenzione, ma quasi sempre le loro scelte si erano rivelate fortunate. Le esperienze positive avevano rafforzato la loro complicità e insegnato loro a comunicare con sempre maggiore precisione.
Quella sera, tuttavia, l’argomento delle coppie tornò improvvisamente nella loro camera da letto.
Felicia ed Ernesto avevano appena fatto l’amore. Non c’era stato nulla di insolito o particolarmente trasgressivo: soltanto un rapporto intimo e familiare, uno di quei momenti nei quali il desiderio si mescolava alla tenerezza accumulata in tanti anni trascorsi insieme.
Felicia era distesa sul fianco, con la testa appoggiata sul petto di Ernesto. Lui le accarezzava lentamente la schiena, seguendo con le dita una linea immaginaria dalla spalla fino al fianco. Nella stanza regnava quella quiete che segue l’intimità, quando le parole sembrano poter emergere senza difese.
«Devo raccontarti una cosa», disse lei.
Ernesto abbassò lo sguardo verso di lei.
«Detta così, sembra una confessione.»
Felicia sorrise.
«Non lo è. O forse lo è soltanto in parte.»
Lui attese senza interromperla. Conosceva quel tono. Era lo stesso che Felicia usava quando aveva riflettuto a lungo su un desiderio e stava cercando il modo più corretto per condividerlo.
«Conosco una coppia», disse infine.
Ernesto sollevò leggermente un sopracciglio.
«Una coppia in che senso?»
«Nel senso che conosco entrambi e so qualcosa del modo in cui vivono la propria intimità.»
Felicia si sollevò sul gomito, in modo da poterlo guardare negli occhi.
«Si chiamano Marta e Lorenzo. Li ho conosciuti qualche tempo fa. Non sono persone incontrate su un sito e non mi hanno fatto proposte dirette. Abbiamo semplicemente parlato. Prima di argomenti normali e poi, con il tempo, anche di altro.»
Ernesto continuò ad accarezzarle il braccio.
«E cosa avresti scoperto?»
«Che lei è realmente bisessuale. Non per accontentare lui e non soltanto nella fantasia. Ha avuto relazioni con donne anche prima di conoscerlo. Lorenzo, invece, è eterosessuale. Sembrano molto uniti e, soprattutto, non mi hanno dato l’impressione di cercare qualcuno per risolvere i loro problemi.»
«Questo è già un buon punto di partenza», osservò Ernesto.
Felicia annuì.
«Marta mi piace.»
La frase rimase sospesa per qualche istante. Ernesto non mostrò sorpresa né disagio. Le loro conversazioni avevano sempre avuto come fondamento la sincerità, anche quando riguardavano attrazioni verso altre persone.
«Ti piace fisicamente?»
«Anche. Ma non soltanto. Mi piace il modo in cui parla, come guarda le persone, la sicurezza che dimostra senza essere aggressiva. È una donna che sorride davvero. Non uno di quei sorrisi di circostanza che abbiamo visto tante volte.»
Ernesto si lasciò sfuggire una breve risata.
«Il sorriso come primo criterio di selezione.»
«Può sembrare poco, ma non lo è. Un sorriso sincero dice molte cose.»
«E Lorenzo?»
Felicia esitò appena.
«È un bell’uomo. Educato, tranquillo, per nulla invadente. Ma non so se mi attragga davvero. Non ancora, almeno.»
«E loro sanno di noi?»
«Sanno che siamo una coppia aperta a certe esperienze. Non conoscono i dettagli, ma hanno capito che non siamo soltanto curiosi.»
Ernesto rimase in silenzio per qualche secondo, valutando le parole di lei.
«Hai già parlato con Marta della possibilità di un incontro?»
«Non direttamente. Ho soltanto pensato che potremmo invitarli a cena.»
«Qui?»
«Sì. A casa nostra.»
Felicia si mise seduta, raccogliendo il lenzuolo sul seno.
«Non vorrei organizzare una serata con un programma già scritto. Nessuna promessa e nessuna aspettativa. Vorrei cenare insieme, parlare, bere qualcosa e capire che cosa accade quando siamo tutti e quattro nella stessa stanza.»
Ernesto la osservò con attenzione.
«Vuoi verificare se scatta qualcosa.»
«Esattamente. Non soltanto fra me e Marta. Fra tutti noi. Potrebbe piacermi lei e non piacermi lui. Potresti trovare interessante Marta, ma non sentirti a tuo agio con Lorenzo. Oppure potremmo scoprire che, nonostante le premesse, non esiste alcuna vera intesa.»
«E in quel caso avremmo semplicemente trascorso una buona serata.»
«Sì. È proprio questo che vorrei. Nessuno dovrebbe arrivare convinto che la cena debba necessariamente concludersi in camera da letto.»
Ernesto si mise a sedere accanto a lei.
«Hai già immaginato come potrebbe essere?»
Felicia abbassò lo sguardo, sorridendo.
«Ho immaginato molte possibilità. Ma non voglio innamorarmi di una fantasia prima di aver conosciuto la realtà.»
Quella risposta piacque a Ernesto. Era il segno che Felicia non stava inseguendo una scena costruita nella propria mente, ma desiderava lasciare spazio alla spontaneità.
«Invitali», disse.
Felicia tornò a guardarlo.
«Davvero?»
«Davvero. Ma a una condizione.»
«Quale?»
«Che prima della cena sia chiaro a tutti che non esiste alcun obbligo. Se uno di noi non si sente a proprio agio, la serata resta una cena tra amici.»
«Era esattamente ciò che pensavo.»
«E niente segnali segreti incomprensibili. Se dobbiamo dirci qualcosa, ce lo diciamo apertamente.»
Felicia gli posò una mano sul viso.
«È per questo che riesco a parlarti di queste cose.»
Nei giorni successivi organizzarono la cena con la stessa cura che avrebbero dedicato a qualsiasi altra occasione importante. Felicia scrisse a Marta con un tono leggero, invitando lei e Lorenzo a trascorrere una serata a casa loro. Aggiunse che le avrebbe fatto piacere continuare alcune conversazioni rimaste in sospeso e verificare il reciproco gradimento dei rispettivi compagni, nella prospettiva di un’amicizia che potesse andare anche oltre i canoni formali della conoscenza e della frequentazione.
Marta comprese immediatamente. La risposta arrivò pochi minuti dopo: accettavano volentieri.
La sera stabilita, Felicia preparò la tavola nel soggiorno, evitando qualsiasi allestimento che potesse apparire troppo studiato. Voleva che l’ambiente fosse elegante, caldo e accogliente, ma non simile alla scenografia di un incontro già deciso.
Indossò un abito nero semplice, aderente senza essere eccessivamente provocante, almeno apparentemente. Sotto quell’abito aveva indossato un completo sexy, anch’esso nero, composto da un reggiseno a balconcino che aveva l’unica funzione di mettere in risalto il suo imponente seno di settima taglia e i suoi capezzoli che, quando diventavano turgidi, raggiungevano quasi le dimensioni di mezzo pollice di un adulto.
Ernesto scelse una camicia bianca e un paio di pantaloni Principe di Galles. Un’eleganza sussurrata, ma ben evidente nella scelta del dress code per una serata raffinata che avrebbe potuto evolvere in tutt’altra direzione.
Prima che gli ospiti arrivassero, si guardarono a lungo.
«Sei nervosa?» le chiese lui.
«Curiosa», rispose lei.
«Non è la stessa cosa», commentò Ernesto.
«Questa sera, forse, sì», concluse Felicia.
Quando il campanello suonò, Felicia avvertì una breve accelerazione del battito.
Marta entrò per prima. Indossava un abito color avorio, morbido sulle forme, che, abbottonato appena sotto la vita, metteva in risalto le calze autoreggenti rosa. Il vestito, chiuso soltanto da pochi bottoni, lasciava intravedere anche il seno di una donna matura, celato sotto il merletto di un reggiseno anch’esso rosa. Portava i capelli raccolti in modo apparentemente casuale. Il suo sorriso era esattamente come Felicia lo ricordava: aperto, luminoso, privo di esitazioni.
Lorenzo la seguiva con una bottiglia di vino in mano. Era più affascinante di quanto Felicia avesse immaginato. Aveva modi pacati e uno sguardo diretto, ma mai insistente.
I primi minuti trascorsero tra saluti, presentazioni e commenti sul vino. Nessuno fece riferimento al vero motivo per cui si trovavano lì. Parlarono di viaggi, lavoro, musica e ristoranti. La conversazione scorreva con naturalezza e, poco alla volta, la tensione si trasformò in una forma più sottile di attesa.
Felicia osservava Marta. La guardava mentre parlava con Ernesto, mentre rideva a una battuta di Lorenzo, mentre portava il bicchiere alle labbra. Notò che anche Marta la osservava, senza nascondersi, ma senza trasformare lo sguardo in una dichiarazione.
Ernesto, dal canto suo, sembrava apprezzare la compagnia di entrambi. Lorenzo non cercava di imporsi né di conquistare immediatamente l’attenzione di Felicia. Parlava con tutti, ascoltava e lasciava spazio agli altri. Era un comportamento che Ernesto considerava un segnale positivo.
Dopo cena si trasferirono sul divano. Ernesto versò ancora un po’ di vino. Marta si sedette accanto a Felicia, più vicina di quanto lo fosse stata durante la cena. Le loro ginocchia si sfiorarono.
Nessuna delle due si spostò.
Fu Lorenzo a rompere il delicato equilibrio che si era creato.
«Credo che possiamo parlare con sincerità», disse. «Sappiamo tutti che questa non è soltanto una cena.»
Felicia guardò Ernesto. Lui annuì.
«È vero», rispose lei. «Ma non è nemmeno un incontro con un finale obbligatorio.»
«Su questo siamo completamente d’accordo», intervenne Marta. «La cosa più importante è che nessuno si senta costretto a interpretare un ruolo.»
Felicia sorrise.
«È esattamente ciò che volevo sentire.»
Marta le appoggiò una mano sul dorso. Il gesto fu lieve, quasi una domanda. Felicia non ritrasse la mano. Al contrario, intrecciò lentamente le dita con quelle di lei.
Ernesto e Lorenzo osservarono il gesto senza interromperlo.
Per alcuni secondi nessuno parlò.
Non era ancora accaduto nulla e, nello stesso tempo, tutto era già cambiato. La distanza formale della cena era scomparsa. Restavano quattro adulti consapevoli, riuniti nella stessa stanza, liberi di esplorare ciò che li attirava e altrettanto liberi di fermarsi.
Marta si avvicinò appena a Felicia.
«Posso?» domandò.
Felicia rispose con un sorriso e inclinò il viso verso di lei.
Il loro primo bacio fu lento, privo di esibizionismo. Non era un gesto compiuto per compiacere i due uomini, ma l’incontro reale fra due desideri che si erano riconosciuti.
Quando si separarono, Felicia cercò lo sguardo di Ernesto. Vi trovò curiosità, affetto e quella complicità che le aveva permesso di arrivare fino a quel momento senza paura.
Lorenzo tese una mano verso di lei, ma si fermò prima di toccarla.
«E io?» chiese con un sorriso discreto.
Felicia lo osservò a lungo. Non sentiva la necessità di rispondere immediatamente. Quella era la verifica che aveva desiderato: non una parte da recitare, ma la possibilità di ascoltare ciò che provava davvero.
Poi gli porse la mano.
«Tu avvicinati», disse. «Al resto penseremo insieme.»
Marta, prima che la vicenda andasse oltre, chiese dove fosse il bagno. Aveva bisogno di rinfrescarsi.
«Ti accompagno», disse Felicia, prendendola per mano.
Le due donne si avviarono al piano superiore, dove si trovava il bagno padronale.
Chiusero la porta alle loro spalle e, senza proferire parola, si abbracciarono e si baciarono. Le loro lingue serpeggiavano nella bocca l’una dell’altra. Felicia slacciò i pochi bottoni chiusi dell’abito di Marta e le infilò la mano nello slip, che era più un perizoma che altro. La vagina di Marta era già bagnata e Felicia non ebbe difficoltà a penetrarvi con le dita, facendole scivolare al suo interno.
Ma si fermarono. Al piano inferiore c’erano Lorenzo ed Ernesto, che non sapevano che cosa le due birichine stessero combinando.
Scesero le scale tenendosi sottobraccio. I due uomini, guardandosi, annuirono. Avevano capito che fra le due donne era scattata la magia di un intrigo che andava ben oltre una cena elegante.
Ernesto abbassò la luce del soggiorno. La serata non si trasformò improvvisamente in una performance. Divenne qualcosa di più autentico: un lento avvicinamento, fatto di carezze e desideri finalmente dichiarati.
Felicia comprese che quella volta non c’erano sorrisi forzati, orologi controllati di nascosto o ruoli accettati per compiacere qualcuno. Marta era lì perché desiderava esserci. Lorenzo non cercava di dirigere la moglie. Ernesto non aveva bisogno di dimostrare nulla.
Erano semplicemente quattro persone che, per una sera, avevano deciso di verificare fin dove potesse condurle la consapevolezza di essere coppie adulte e consapevoli.
Quando si alzarono dal divano, nessuno pronunciò la parola «camera». Non ce n’era bisogno.
Felicia prese Marta per mano. Con l’altra cercò quella di Ernesto. Lorenzo li seguì, spegnendo l’ultima lampada rimasta accesa.
La cena era terminata.
Il desiderio, invece, aveva appena cominciato a parlare.
Salendo le scale per raggiungere la camera da letto, le due donne diedero inizio a un lento spogliarello. Fecero cadere a terra gli abiti. Poi Marta slacciò il reggiseno di Felicia e Felicia quello di lei. Restarono con le calze e gli slip.
Anche Lorenzo ed Ernesto seguirono l’esempio delle donne e, ancor prima di giungere vicino alle sponde del letto, indossavano soltanto gli slip. Le donne si abbassarono e, sfilando le mutande ai loro uomini, presero a baciarne i membri.
I quattro erano molto vicini e le donne potevano baciare indifferentemente l’uno o l’altro membro senza difficoltà. Infatti, se li scambiavano, senza tralasciare di intrecciare le loro lingue mentre baciavano i membri dei rispettivi compagni.
Marta si distese sulla schiena. A gambe aperte, si masturbava e con l’indice dell’altra mano richiamava l’attenzione di Felicia. Sollevando il bacino, offriva la propria vulva alla bocca dell’amica.
Felicia immerse la testa fra le cosce di Marta. Lorenzo, abbassandosi, leccava le parti intime di Felicia da dietro. La sua lingua percorreva tutto l’incavo delle natiche, bagnandolo con la saliva.
Ernesto intuì quasi immediatamente lo scopo e si fece avanti con il suo membro. Lo introdusse lentamente nell’ano di Felicia, che continuava a baciarsi appassionatamente con Marta. Dai baci, lingua contro lingua, al seno, all’inguine e alla vagina, nessuna parte anteriore del corpo di Marta restava priva delle attenzioni di Felicia.
Lorenzo si spostò dall’altra parte del letto, dove si trovava la testa di Marta. Le appoggiò il pene sulle labbra e lei, aprendo la bocca, lo ingoiò fino alla radice. Lorenzo si muoveva nella sua bocca, mentre Felicia si dissetava agli umori della vagina dell’amica ed Ernesto alternava il proprio membro fra l’ano e la vagina di Felicia.
Le due donne si disposero nella posizione del sessantanove e ciascuna baciava il sesso dell’altra. I due uomini si sistemarono davanti alle teste delle donne e potevano, in quella posizione, avere le loro bocche e tutto il resto a portata di membro.
Infatti, fra una fellatio e una penetrazione, mentre le due donne facevano l’amore tra loro, i quattro raggiunsero quasi simultaneamente l’orgasmo. Lo sperma degli uomini si sparse fra il viso, i capelli e la bocca delle loro compagne.
Si sistemarono alla bell’e meglio, tutti e quattro, sul letto. Le donne continuarono, però, a baciarsi e a giocherellare con i membri ormai soddisfatti dei loro compagni.
Fu proprio quella che si suole definire una gran bella serata con «cena elegante».
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