Il Negozio di Montagna
Victor69
Il paese era arroccato sulle pendici della montagna, un borgo di poche centinaia di anime dove tutti conoscevano tutti e i segreti duravano poco. Ma Franco e Laura avevano imparato a custodire i loro.
Franco, cinquant'anni portati con dignità, magro come un giunco, con gli occhi vispi e le mani callose di chi guida un pullman per vent'anni sulle strade tortuose della valle. Laura, cinquantatré anni, una donna in carne con le curve generose di chi ha sempre amato la buona tavola, casalinga, con un seno abbondante che faceva ancora girare la testa agli uomini del paese. Dopo venticinque anni di matrimonio, il loro rapporto era più vivo che mai. Nel cassetto del comodino, nascosti sotto le mutande di Franco, c'erano vibratori, anelli di gomma, manette di velluto e una collezione di biancheria intima che avrebbe fatto arrossire la moglie del prete.
Quel sabato pomeriggio, il sole di marzo illuminava le strade del borgo mentre Franco e Laura camminavano verso il negozio del paese. Era uno di quei posti dove si trovava di tutto: dalla farina alle lampadine, dai chiodi alle calze di lana. Il negozio era gestito da Roberto, un uomo sulla sessantina, burbero ma gentile, e da sua moglie Anna, una donna minuta con i capelli bianchi raccolti in uno chignon. Ma era la sorella di Anna, Luisa, a catturare l'attenzione. Anche lei sulla sessantina, ma con un'energia che non aveva nulla da invidiare alle ragazze giovani. Vedova da dieci anni, Luisa era una donna che aveva sempre avuto un debole per l'erotismo, un segreto che custodiva gelosamente dietro il suo sorriso da signora perbene.
Franco e Laura entrarono nel negozio, e il campanello sopra la porta annunciò il loro arrivo. Roberto era al bancone, intento a sistemare della merce, mentre Anna e Luisa sistemavano degli scaffali. Laura diede un'occhiata in giro, poi si avvicinò a Luisa con un'aria complice.
Signora, disse a voce bassa, cercavo... un completo un po' spinto. Tipo quelle mutandine che si aprono sotto, se capisce cosa intendo.
Luisa alzò gli occhi, e per un istante i suoi occhi brillarono di una luce che Laura non si aspettava. Certo, signora, disse con un sorriso sicuro. Venga di là, abbiamo dei nuovi arrivi che potrebbero interessarle.
La guidò verso una zona meno in vista, dietro una tenda di velluto rosso, dove erano appesi corsetti, reggiseni di pizzo e mutandine di ogni tipo. Laura cominciò a guardare, a toccare, a soppesare la merce, cercando di capire se le misure potessero andare bene per il suo corpo generoso. Luisa la osservava, con un'attenzione che andava oltre la semplice cortesia professionale.
Se vuole, disse Luisa, può provarli. Faccio un'eccezione, di solito non lo permettiamo. Ma per lei...
Laura la guardò, e capì. Capì che Luisa non voleva solo vendere della merce. Capì che Luisa voleva vederla nuda. E la cosa la eccitò.
Va bene, disse Laura, con un sorriso malizioso. Li provo. Almeno vedo come stanno.
Entrarono nel camerino, uno spazio angusto con uno specchio e una tenda che si poteva chiudere. Laura cominciò a spogliarsi, e Luisa la guardò, senza nascondere il suo interesse. Sotto i vestiti, Laura indossava già della biancheria sexy: un reggiseno di pizzo nero che sollevava il suo seno abbondante, e un perizoma che lasciava poco all'immaginazione.
Mio Dio, disse Luisa, quasi senza rendersene conto. Lei è... magnifica.
Laura sorrise, e si guardò allo specchio. Le piaceva il suo corpo, le piaceva essere guardata. E le piaceva che Luisa la guardasse in quel modo.
Proviamo questo, disse Laura, prendendo un corsetto di pizzo rosso. Me lo aiuta ad allacciare?
Luisa si avvicinò, e le sue mani sfiorarono la schiena di Laura mentre allacciava il corsetto. Le sue dita erano calde, e Laura sentì un brivido che non provava da tempo. Luisa sistemò il corsetto, poi le sue mani si posarono sui seni di Laura, sollevandoli delicatamente.
Vede, disse Luisa, qui le sta benissimo. Il pizzo la valorizza, le fa un seno magnifico.
Laura sentì il cuore che batteva più forte. Non disse nulla, ma non fece nulla per fermare le mani di Luisa. Anzi, le sue mani si posarono su quelle di Luisa, e le guidarono, facendosele accarezzare, facendosele stringere. Luisa sentì i capezzoli di Laura che si indurivano sotto il pizzo, e un calore le salì dal basso ventre.
Lei è molto bella, disse Luisa, con la voce rotta dal desiderio. E io... io non riesco a trattenermi.
Le sue mani scivolarono lungo il corpo di Laura, oltre il corsetto, oltre il perizoma, fino a infilarsi nella figa di Laura. Era già bagnata, completamente bagnata. Luisa sussultò, e Laura gemette, appoggiandosi allo specchio.
Oh, Dio, disse Laura. Non si fermi.
Luisa non si fermò. Le sue dita cominciarono a muoversi, a stimolare il clitoride di Laura con una precisione che la fece gemere più forte. Laura si voltò, e la guardò negli occhi. Poi, senza dire una parola, la baciò. Un bacio profondo, con la lingua, che sapeva di desiderio e di trasgressione. Luisa rispose al bacio, e le sue dita continuarono a muoversi, a stimolare, a far impazzire Laura.
Poi Luisa si abbassò, si inginocchiò davanti a Laura, e cominciò a leccarla. La sua lingua era calda, abile, e Laura aprì le gambe, allargandosi notevolmente per sentire meglio. Si aggrappò ai bordi dello specchio, e cominciò a gemere, a contorcersi, a spingere il bacino contro il viso di Luisa.
Proprio in quel momento, la tenda del camerino si aprì leggermente. Franco, che era rimasto in negozio a guardare dei chiodi, aveva sentito dei gemiti e si era avvicinato. Aprì la tenda, e vide le due donne: Luisa inginocchiata tra le gambe di Laura, la sua lingua che leccava la figa di sua moglie, Laura che si contorceva, con gli occhi chiusi, il seno che sobbalzava sotto il corsetto di pizzo rosso.
Laura aprì gli occhi, e vide Franco. Invece di sorprendersi, sorrise. Amore, disse, con la voce rotta dal piacere. Luisa è una ottima leccatrice. Mi ha fatto venire in un attimo.
Franco sorrise, e si avvicinò. Piacere, disse a Luisa, che si era alzata, con il viso arrossato e le labbra bagnate. Io sono Franco, suo marito.
Luisa lo guardò, e sorrise. Piacere, disse. Sua moglie è... deliziosa.
Franco la guardò, e capì. Capì che Luisa era una donna che sapeva cosa voleva. E capì che quella scoperta poteva aprire delle porte che non avevano mai considerato.
Senta, disse Franco, con un tono calmo ma deciso. Perché non viene a cena da noi una di queste sere? Così, per conoscersi meglio.
Luisa sorrise, e i suoi occhi brillarono. Con piacere, disse. E porto mio cognato con me. Così facciamo due coppie.
Franco annuì, e sorrise. Perfetto, disse. Allora è deciso.
Finirono di fare compere: Laura comprò il corsetto rosso, un paio di mutandine aperte sotto e un reggiseno di pizzo nero. Pagarono, salutarono, e tornarono a casa. Ma Laura era talmente eccitata che non riuscì nemmeno ad aspettare di entrare in casa. Appena varcarono la soglia, gli saltò addosso, con le gambe intorno alla vita, e lo baciò con una foga che lo sorprese.
Franco, disse, con il respiro affannato. Luisa mi ha fatto venire una voglia tremenda. Voglio essere penetrata... nello stesso tempo... su entrambi i buchi.
Franco la guardò, e sorrise. Sapeva esattamente cosa fare. Andò in camera da letto, e tornò con un paio di mutande speciali: delle mutande con un cazzo finto attaccato, di quelli che si indossano e permettono di penetrare la donna in due punti contemporaneamente. Laura si spogliò, si sdraiò sul letto, e Franco indossò le mutande. Poi si mise sopra di lei, e cominciò a spingere.
Il cazzo finto entrò nella figa di Laura, mentre quello vero entrava nel suo culo. Laura urlò, si contorse, e sentì un piacere che non aveva mai provato. I due cazzi la riempivano completamente, la sfondavano, la facevano impazzire. Franco cominciò a muoversi, con un ritmo perfetto, e Laura sentì l'orgasmo che saliva, che la travolgeva, che la faceva gridare come una pazza.
Sì, sì, sì, urlò Laura. Così, così, non fermarti, non fermarti mai!
Franco continuò a scoparla, con le mutande che gli permettevano di penetrarla in entrambi i buchi, e Laura venne una volta, due volte, tre volte, fino a quando non fu completamente esausta. Quel pomeriggio, Laura godette come non aveva mai goduto.
Il giorno dopo, Franco chiamò Luisa. Pronto, Luisa? Siamo liberi oggi, se vuole venire a cena.
Luisa, che anche lei era rimasta con una voglia non da poco, rispose senza esitazione. Va benissimo, disse. Arriviamo stasera. Porto mio cognato.
La domenica sera, alle otto in punto, il campanello suonò. Franco aprì la porta, e trovò Luisa, elegante in un vestito scuro, accompagnata da un uomo sulla sessantina, alto, robusto, con i capelli grigi e un sorriso cordiale. Era suo cognato, il fratello del defunto marito di Luisa. Si chiamava Aldo.
Piacere, disse Aldo, stringendo la mano a Franco. Luisa mi ha parlato di voi. Ha detto che siete delle persone molto... aperte.
Franco sorrise, e li fece entrare. La cena fu servita: un risotto ai funghi, arrosto con patate, e un vino rosso che non mancava mai. La conversazione fu vivace, piena di doppi sensi e sguardi complici. Laura indossava il corsetto rosso sotto un vestito leggero, e Luisa non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Aldo, dal canto suo, guardava Laura con un'ammirazione che non lasciava dubbi.
Dopo il dolce, Franco versò l'ultimo bicchiere di vino, e guardò Luisa. Allora, disse, cosa ne dite di passare in salotto? Abbiamo un divano molto comodo.
Luisa sorrise, e annuì. Con piacere, disse.
Si spostarono in salotto, e per un po' parlarono ancora, ma la tensione era palpabile. Laura si sedette accanto a Luisa, e le loro mani si toccarono, quasi per caso. Franco e Aldo si guardarono, e capirono. Era il momento.
Laura si voltò verso Luisa, e la baciò. Un bacio lento, profondo, che sapeva di vino e di desiderio. Luisa rispose al bacio, e le sue mani cominciarono a esplorare il corpo di Laura, a sbottonarle il vestito, a scoprire il corsetto rosso. Aldo guardò Franco, e sorrise. Si avvicinò, e cominciò a baciare Franco sul collo, mentre le sue mani gli accarezzavano il petto. Franco sussultò, ma non si tirò indietro. Non era mai stato con un uomo, ma in quel momento, con quella tensione nell'aria, tutto sembrava possibile.
Laura si sdraiò sul divano, e Luisa si chinò su di lei, leccandole i seni attraverso il pizzo del corsetto. Laura gemette, e affondò le dita nei capelli grigi di Luisa. Aldo si inginocchiò davanti a Laura, e cominciò a leccarla, mentre Luisa le baciava i seni. Laura urlò, si contorse, e sentì un piacere che la travolgeva.
Franco guardò la scena, e sentì il suo cazzo che si induriva. Si avvicinò, e cominciò a baciare Luisa, mentre Aldo continuava a leccare Laura. Le mani di Franco esplorarono il corpo di Luisa, le sbottonarono il vestito, le scoprirono i seni, che erano ancora belli, pieni, con i capezzoli scuri e induriti. Franco li prese in bocca, e Luisa gemette, appoggiandosi a lui.
Poi Franco si sdraiò sul divano, e Luisa si mise a cavalcioni su di lui, offrendogli la sua figa bagnata. Franco cominciò a leccarla, mentre Aldo penetrava Laura, che urlava di piacere. Il salotto si riempì di gemiti, di urla, di odori di sesso. I quattro corpi si muovevano in un intreccio di carne, di sudore, di piacere, senza mai fermarsi, senza mai saziarsi.
Luisa venne sulla bocca di Franco, e poi si voltò, e si mise a cavalcioni sul suo cazzo, cavalcandolo con una foga che lo sorprese. Aldo continuava a scopare Laura, che veniva una volta dopo l'altra, urlando il suo nome. Franco afferrò i fianchi di Luisa, e cominciò a spingere, a sfondarla, a farla gridare. Luisa venne di nuovo, e poi si sdraiò sul divano, offrendo il suo culo a Franco. Franco la penetrò nel culo, e Luisa urlò, affondando il viso nel cuscino.
Aldo si avvicinò, e si mise davanti a Luisa, offrendole il suo cazzo. Luisa lo prese in bocca, e cominciò a succhiarlo, mentre Franco la scopava nel culo. Laura si sdraiò accanto a loro, e cominciò a baciare Franco, mentre le sue mani accarezzavano il corpo di Luisa.
E così, la notte continuò, in un vortice di sesso, di piacere, di trasgressione. Quando l'alba filtrò attraverso le tende, erano ancora lì, intrecciati sul divano, esausti, felici.
Laura si sdraiò sul pavimento, con il respiro affannato, e guardò il soffitto. Non voglio che sia solo una volta, disse. Non voglio che sia solo un segreto.
Luisa la guardò, e annuì. Nemmeno io, disse. E allora, disse Laura, facciamo un patto. Ci vediamo una volta al mese. A casa nostra o a casa vostra. E in quelle sere, siamo liberi. Liberi di desiderare, di godere, di prenderci quello che vogliamo. Ma quando torniamo alla nostra vita, torniamo insieme. Come marito e moglie. Come prima. Ma con un segreto in più. Un segreto che ci tiene uniti.
Ci fu un lungo silenzio. Poi Luisa sorrise, e prese la mano di Laura. Accettato, disse. Aldo annuì, e guardò Franco. Accettato, disse. Franco sorrise, e prese la mano di Laura. Accettato, disse.
E così, il patto fu sigillato. Non con un documento, non con un giuramento. Ma con un bacio, e con la promessa di rivedersi. E da quel giorno, ogni mese, il negozio chiudeva un'ora prima, e i quattro si ritrovavano. A volte a casa di Franco e Laura, a volte a casa di Luisa e Aldo. E ogni volta, era come la prima: intenso, profondo, meraviglioso.
Laura scoprì che con Aldo poteva finalmente godere senza paura, senza dolore, senza dover stringere i denti. E Franco scoprì che con Luisa poteva esplorare desideri che non sapeva di avere. E i quattro, ognuno a modo suo, avevano trovato quello che cercavano. Erano soddisfatti, finalmente. E sapevano che quella soddisfazione non sarebbe finita. Perché avevano trovato il modo di averla, ogni volta che volevano.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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