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trio

In anticipo


di Membro VIP di Annunci69.it Victor69
19.08.2025    |    68    |    0 6.0
"Erika si mise sopra il cazzo di Fabio e se lo infilò nel culo, cavalcandolo con forza..."
Fabio, 65 anni, è titolare di una società di marketing con una ventina di dipendenti. Con lui lavora anche la moglie Erika, 68 anni, nella sede situata in centro a Como. Erika si occupa della contabilità insieme al suo staff, mentre Fabio segue i rapporti con i clienti e le quotazioni. Spesso capita che il reparto contabilità si trattenga fino a tardi per rispettare le scadenze aziendali. Nello staff ci sono Luisa, 45 anni, Stefano, 38, e Francesca, 49 anni. Quest’ultima ha l’abitudine di non indossare l’intimo e, indossando gonne, capita spesso che nei suoi movimenti si possa vedere più del necessario. Una sera, Francesca si reca alla fotocopiatrice per fare alcune copie e, come spesso accade quando si ha bisogno di stampare qualcosa, c’è sempre un problema. In quel caso, era finito il toner. Francesca si piega, come se fosse in bagno, per prendere una nuova cartuccia da sotto, e ovviamente, trovandosi in una posizione particolare, si vede tutta la patata in bella vista.
In quel momento passa Erika, che nota che Francesca non indossa le mutande. Rimane immobile, quasi ipnotizzata, e si gode la vista di quella figa depilata con labbra abbondanti. La cosa strana è che Erika si è sempre considerata etero, ma in quel momento, erano le 21:00, si sentì eccitata. Tornò nel suo ufficio, si sedette con le gambe leggermente aperte e poggiò la mano sulle sue mutandine, che stranamente erano già bagnate. Iniziò a toccarsi in modo leggero.

Nel frattempo, Francesca entrò in ufficio da lei per discutere alcuni documenti, ma si rese conto che Erika era molto arrossata, senza però capire bene cosa stesse succedendo. Francesca si sedette davanti alla scrivania. Erika, con il gomito, fece cadere una penna, e abbassandosi, vide ancora quel bel figone che le fece venire un brivido erotico.
Iniziarono a discutere riguardo ai documenti. Passò circa mezz’ora. A un certo punto, Francesca disse: Devo andare in bagno, oggi ho bevuto troppa acqua. Erika, che anche lei non aveva avuto tempo tutto il pomeriggio per andarci, rispose: Anche io sto scoppiando!. Si recarono in bagno. Francesca entrò nel suo senza chiudere la porta, vista l’ora. Erika stava lavandosi le mani lei le lava sia prima che dopo l’uso del bagno. Nello specchio, Erika vide Francesca mentre faceva pipì. Non capiva più niente. Appena Francesca si asciugò con la carta igienica, Erika entrò nel bagno, le aprì le gambe e iniziò a leccarle la figa. Francesca iniziò a sentire il colpo. La lingua di Erika la fece eccitare, e piano piano si spostò verso l’esterno, mostrando anche il “fiorellino”, che Erika non esitò a esplorare, leccando anche il buco del culo. Erika era impazzita, super eccitata, e leccò fino a quando Francesca non venne con un'esplosione dei sensi.

Francesca, tremante per l’orgasmo, volle baciare Erika con la sua lingua. Fu un bacio molto erotico, le succhiava la lingua. Poi prese la gonna di Erika e la fece cadere, prese le sue mutandine e gliele sfilò. Vide una bella fighetta con un piccolo cespuglio ben curato. Erika aprì le gambe e Francesca iniziò a leccarla come un’ossessa. La figa di Erika era già zuppa dei suoi umori. In meno di un minuto venne con una forza estrema, tanto da avere un crampo.

Francesca rimase in ginocchio sul pavimento freddo del bagno, il suo respiro affannoso che si mescolava a quello altrettanto concitato di Erika. Il sapore di Erika era ancora sulla sua lingua, dolce e intenso, un sapore che l'aveva folgorata, risvegliando in lei un desiderio che non sospettava nemmeno di provare per un'altra donna. Soprattutto per Erika, la moglie del capo, sempre così composta e severa. Erika, dal canto suo, era stesa contro la porta del bagno, le gambe ancora tremanti per l'orgasmo violento che l'aveva appena travolta. Guardava Francesca con uno sguardo nuovo, non più quello della contabile affiatata ma quello di una complice, di un'amante scoperta per caso in un turbine di eccitazione proibita. Il rossore non le era ancora sceso dalla pelle. Non so...non so cosa mi sia preso, mormorò Erika, la voce roca, mentre con un dito si sistemava una ciocca di capelli sudati sulla fronte. Francesca si rialzò, le anche ancora scosse da piccoli sussulti. Non rispose con le parole. Le si avvicinò, le posò le mani sui fianchi, sentendo il tessuto costoso della sua camicetta sotto le dita. La baciò di nuovo, ma questa volta con lentezza, assaporandola, esplorando la sua bocca con una sicurezza nuova. Era come se quel primo, sfrenato approccio avesse rotto un incantesimo e liberato una versione di Francesca più audace, più consapevole del suo potere.
Forse ti si è preso esattamente quello che volevi» sussurrò Francesca staccandosi dalle sue labbra, i suoi occhi scuri che fissavano quelli chiari di Erika con un'intensità bruciante. E forse...non è ancora abbastanza. Prese la mano di Erika e la guidò sotto la sua gonna, che era ancora sollevata. La fece scivolare tra le sue cosce, dove la pelle era ancora umida, calda e incredibilmente sensibile. Erika gemette nel bacio, le dita di Francesca che guidavano le sue in un lento, circolare massaggio sul suo clitoride ancora pulsante. Dio, Francesca...ansimò Erika, abbandonandosi a quella sensazione, la testa che ricadeva all'indietro contro la porta con un lieve tonfo.

Adesso tocca a me guidare disse Francesca, la voce un ruggito basso e sensuale. Si inginocchiò di nuovo, ma questa volta non si limitò a leccare. Afferrò le cosce di Erika e le sollevò, avvolgendo le gambe della donna più anziana intorno alla sua vita, spingendola con più forza contro la porta. Poi abbassò la testa e con una lena famelica, affondò la lingua dentro di lei, profondamente, come per conquistare ogni centimetro di quel calore che la stava chiamando. Le sue labbra succhiavano, la sua punta della lingua batteva un ritmo veloce e preciso sul punto più sensibile, mentre le mani di Erika le si aggrappavano ai capelli, non più per guidare ma per non crollare. Erika urlò, un suono soffocato dal tentativo di rimanere silenziosa in quell'ufficio vuoto ma non del tutto deserto. Il suo secondo orgasmo arrivò ancora più forte del primo, un'onda lunga e inarrestabile che le fece contorcere tutto il corpo e le strappò lacrime di puro, incontrollabile piacere dagli occhi. Quando Francesca si staccò, si alzò e si sistemò la gonna. Erika scivolò giù per la porta, seduta per terra, le gambe divaricate, completamente a pezzi e meravigliosamente soddisfatta. Il suo rossetto era sbavato, il trucco segnato dalle lacrime, il tailleur di lino era un disastro. Nessuno...nessuno mi aveva mai fatto...non riuscì a finire la frase. Francesca le sorrise, un sorriso carnale e possessivo. Si pulì la bocca con il dorso della mano. So. E so anche che la cartuccia del toner non era davvero finita. Erika la guardò, confusa, ancora stordita dal piacere. Cosa? Stasera. Alla fotocopiatrice disse Francesca, avvicinandosi alla porta e mettendole una mano sulla spalla, in un gesto che era sia di conforto che di possesso. L'ho sostituita ieri. Funzionava perfettamente. Volevo solo vedere se qualcuno avrebbe notato il mio piccolo spettacolo. E tu, Erika, sei stata un'osservatrice eccezionale. La rivelazione colpì Erika come una seconda folgorazione. Non era stato un caso. Era stata adescata, braccata con una sensualità calcolata. E invece di sentirsi tradita o manipolata, un nuovo, bruciante fremito di eccitazione le percorse la schiena. Francesca era molto, molto più pericolosa e affascinante di quanto avesse mai immaginato. Sei una piccola diavola» sussurrò Erika, con un misto di rimprovero e ammirazione.

E tu sei una splendida, sensuale donna che ha sprecato troppo tempo replicò Francesca, offrendole la mano per aiutarla ad alzarsi. Adesso, andiamo a pulirci. E domani...beh, domani la contabilità avrà dei nuovi, interessantissimi argomenti di discussione. Privati. Si scambiarono un ultimo lungo sguardo, carico di una complicità appena nata e della promessa che quella notte, in quell'ufficio silenzioso di Como, era stato solo l'inizio di un gioco molto, molto erotico.
Il giorno seguente, Francesca ricevette un messaggio da Erika: Alle 18 vieni a casa mia. Devo parlarti di alcune cose personali. Non c’era bisogno di altre spiegazioni. Francesca aveva capito benissimo a cosa alludeva, e l’idea di rivedere Erika fuori dall’ufficio, in un contesto privato, la eccitava ancora di più. Quando arrivò, Erika l’accolse con un abito leggero color crema, i capelli sciolti sulle spalle e un sorriso che tradiva una strana agitazione. La casa era silenziosa; Fabio aveva detto che sarebbe rientrato molto più tardi. Non sai quante volte ho pensato a ieri sera mormorò Erika, accompagnandola in salotto. Francesca non rispose subito: le si avvicinò, la prese per i fianchi e la baciò con forza. Le mani si muovevano già sicure, esplorando sotto il tessuto morbido dell’abito. Erika gemette piano, lasciandosi andare, e in pochi secondi si ritrovarono stese sul divano, i corpi stretti, i respiri affannosi. Le gonne si sollevarono, le mani correvano veloci, e il piacere si faceva sempre più intenso. Erika chiuse gli occhi, completamente abbandonata a quella nuova esperienza che non riusciva più a contenere. La lingua di Francesca era già su di lei, decisa e calda, mentre le sue mani scorrevano sicure tra le cosce.

L’orologio segnava le 19:30 quando, nel pieno di quel vortice di piacere, si sentì improvvisamente il rumore della porta d’ingresso aprirsi. Erika, sono io! la voce di Fabio risuonò forte in corridoio. Le due donne si bloccarono di colpo, i cuori che battevano come tamburi. Francesca, con il viso ancora umido, si tirò su di scatto, mentre Erika cercava di ricomporsi in fretta. Ma era troppo tardi: Fabio era già sulla soglia del salotto. Si fermò. Lo sguardo gli cadde su di loro, sua moglie con l’abito mezzo aperto, le gambe nude, e Francesca sopra di lei, ancora con il respiro affannoso e il rossore dell’eccitazione sul volto. Per qualche secondo regnò il silenzio assoluto. Solo i respiri corti riempivano la stanza. Fabio posò la valigetta a terra, lentamente. Un sorriso appena accennato gli si disegnò sul volto. Beh, disse con calma Vedo che vi siete portate avanti con la serata. Erika sbiancò, incapace di parlare. Francesca, invece, lo guardò fissa negli occhi, e con un filo di voce mormorò: Non dovevi rientrare così presto, Fabio, con il cliente ho finito prima del previsto» rispose Fabio, vi farebbe piacere se partecipassi anche io? Stasera ne ho una voglia matta! Erika e Francesca si guardarono negli occhi e, dopo un attimo di esitazione, annuirono per un sì silenzioso. Fabio in men che non si dica era già nudo, con il cazzo durissimo. Iniziò a baciare Erika con foga, mentre Francesca gli prese in bocca il suo cazzo e iniziò a spompinarlo con voracità. Si staccò solo un attimo per dire: Fabio, che bel cazzo che hai, lo voglio!.

Mentre Fabio baciava Erika, le sue mani avevano già iniziato a masturbarla. Erika era bagnatissima. Chiese a Fabio di abbassarsi in modo che potesse leccarla. Lui si abbassò e iniziò a leccarle la figa, infilando un dito nel buco del culo; sapeva che Erika aveva il punto sensibile lì e si eccitava subito. Erika non resistette molto e venne così forte da urlare per il piacere. Francesca si staccò con la bocca dal cazzo di Fabio e gli diede una leggera spinta per sdraiarlo. Si mise sopra di lui e lo cavalcò con gusto, mentre Erika si mise a baciarla e a palparle le tette. Francesca iniziò a squirtare, poi ebbe un orgasmo intenso e si spostò accanto a Fabio, sfinita. Erika si mise sopra il cazzo di Fabio e se lo infilò nel culo, cavalcandolo con forza. Fabio, ormai al limite, si lasciò andare con una sborrata colossale nel culo di Erika. Poi Erika si spostò di fianco, addosso a Francesca, e iniziò a leccarle la figa con foga, spingendo la lingua fino al suo buco del culo, che premeva per entrare. La stanza era piena dei loro respiri affannosi e del calore dei corpi intrecciati, in una notte che nessuno dei tre avrebbe presto dimenticato.
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