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Fuori Orario1


di Membro VIP di Annunci69.it Victor69
19.08.2025    |    96    |    0 6.0
"I loro volti erano completamente imperlati di sudore e degli umori l'una dell'altra, in una scena di pura depravazione..."
La loro relazione clandestina divenne una corrente sotterranea che scorreva sotto la superficie ordinata dell'ufficio. Sguardi carichi di doppio senso, sfioramenti "accidentali" quando si passavano i documenti, messaggi cifrati per organizzare incontri rapidi e bollenti nella stampante o in bagno. Erika viveva in un perenne stato di eccitazione, sentendosi sia in colpa per Fabio che viva come non mai. Una sera, circa una settimana dopo l'incontro a casa, una scadenza particolarmente impegnativa costrinse tutto il reparto contabilità a restare fino a tardi. Stefano era uscito da un'ora, lamentandosi del mal di testa. In ufficio erano rimaste solo Erika, Francesca e Luisa, che stava finendo di archiviare l'ultimo pacco di pratiche in un armadio blindato in corridoio.
Erika e Francesca erano nell'ufficio di Erika, la porta socchiusa. Discutevano di un conto spese, ma la tensione tra loro era palpabile. Francesca, stando in piedi davanti alla scrivania, si era chinata per indicare una voce sul documento, e la sua gonna si era sollevata di qualche centimetro troppo. Erika, seduta, non resistette. Con uno sguardo furtivo verso la porta, allungò una mano e scostò completamente il tessuto, affondando due dita nella figa calda e già umida di Francesca. Erika! sussurrò Francesca, sobbalzando per la sorpresa, ma subito dopo gemette, appoggiandosi alla scrivania per non cadere. Qualcuno potrebbe, oh, cazzo, sentire, zitta ordinò Erika con un bisbiglio roco, le dita che iniziavano un movimento circolare e insistente sul clitoride di Francesca. Luisa è in archivio. Non sente niente. Adesso vieni per me, Subito.
Francesca chiuse gli occhi, abbandonandosi al piacere, i fianchi che iniziarono a muoversi seguendo il ritmo delle dita di Erika. Il respiro le si fece affannoso. Erika si sporse e con la bocca afferrò un capezzolo della donna attraverso la camicetta, succhiandolo con forza. Fu in quel momento che l'armadio blindato in corridoio emise un clic metallico, segno che Luisa aveva finito e stava per tornare verso l'ufficio. Ma le due donne, perse nel loro vortice, non lo sentirono. Luisa si avvicinò all'ufficio del capo per comunicare di aver finito e per chiedere se servisse altro. La porta era socchiusa e da dentro provenivano suoni sospetti: respiri affannosi, un gemito soffocato, un rumore di stoffa. Preoccupata che Erika non si sentisse bene, Luisa spinse leggermente la porta senza bussare. La scena che si parò davanti ai suoi occhi la gelò completamente sulla soglia. Francesca, con la gonna sollevata fino alla vita, piegata sulla scrivania in un arco sensuale, e Erika, con la faccia premuta contro il suo seno e una mano infilata tra le sue cosce, che la masturbava con un'urgenza animalesca. Sulla scrivania, i documenti contabili erano sparsi e dimenticati.
Oh, mio Dio, uscì un fiato da Luisa, più un sussulto che una parola.

Al suono della sua voce, Erika e Francesca si staccarono di colpo, come due adolescenti scoperte. Francesca si raddrizzò di scatto, tirandosi giù la gonna con mani tremanti, il volto paonazzo. Erika si ritrasse sulla sua sedia, cercando goffamente di sistemarsi i capelli e la blusa, con le dita ancora lucide dell'umidità di Francesca. Luisa! Io, noi, stavamo solo, balbettò Erika, ma le parole le morirono in gola. Non c'era alcuna giustificazione plausibile. Un silenzio pesante, carico di imbarazzo e shock, calò nella stanza. Luisa era livida, gli occhi sgranati. Sembrava sul punto di voltarsi e fuggire. Francesca, invece, dopo il momento iniziale di panico, ebbe una reazione diversa. Un lampo di sfida attraversò i suoi occhi scuri. Mentre Erika sembrava annichilita dalla vergogna, Francesca si compose con una calma sorprendente. Si sistemò i capelli, si lisciò la gonna e con un sorriso che era un misto di impertinenza e complicità, si rivolse a Luisa.

Beh, il gatto è fuori dal sacco, disse, la voce un po' rauca ma ferma, Erika ed io abbiamo scoperto di avere, una certa chimica. Un'affinità elettiva che va oltre i bilanci. Luisa non riusciva a distogliere lo sguardo dalla mano di Erika, ancora posata sul bracciolo della sedia. Sembrava ipnotizzata. Io, non dovevo, scusate, vado riuscì a dire, facendo per voltarsi.
Aspetta, Luisa, intervenne Francesca, con un tono che non ammetteva repliche. Si avvicinò alla donna più giovane, che sembrava paralizzata. Ora che hai visto...forse è un caso. O forse no, forse sei rimasta anche tu fino a tardi per un motivo.
Luisa la guardò, confusa. Cosa vuoi dire? Francesca le fu davanti, così vicina da poterle sentire il respiro corto. Voglio dire che forse, in tutti questi anni, non hai mai guardato Erika in quel modo solo perché era la capa. O forse sì. Forse hai sempre immaginato come sarebbe toccare quella pelle, sentire quei gemetti. Erika, sentendo quelle parole, alzò lo sguardo. La vergogna iniziò a essere soppiantata da un'onda di eccitazione ancora più proibita e potente. Vedere Francesca, così sicura e dominante, che seduceva, Luisa per loro, era incredibilmente eccitante. Francesca, non possiamo...provò a dire Erika, ma la voce le mancò. Perché no? si voltò Francesca a guardarla, un sopracciglio alzato. Luisa è discreta, e molto, molto competente. Forse ha solo bisogno di rilassarsi un po'. Di scaricare la tensione di queste lunghe serate.

Mentre parlava, la mano di Francesca si era alzata e stava accarezzando la guancia di Luisa, che non si sottrasse. Chiuse gli occhi per un attimo, un tremito le percorse tutto il corpo. Hai sempre avuto delle labbra così carnose, Luisa sussurrò Francesca, avvicinandosi ancora. Mi sono sempre chiesta come sarebbero state...al lavoro. E poi baciò Luisa. Non un bacio leggero, ma profondo, intenso, lo stesso bacio vorace che aveva dato a Erika. Luisa, dopo un attimo di resistenza zero, cedette completamente, gemendo nella sua bocca e aggrappandosi alle sue spalle per non cadere.
Erika osservava, la bocca semiaperta, la mano che si era automaticamente posata tra le sue gambe, premendo attraverso il tessuto del tailleur. Non riusciva a credere ai suoi occhi. Francesca si staccò dal bacio e si voltò verso Erika, tenendo sempre una mano sulla nuca di Luisa, come a tenerla al suo posto.
Vedi, Erika, A volte le cose accadono per una ragione, Luisa è una risorsa preziosa, in tutti i sensi. E forse è stanca di essere solo l'archivista diligente. Luisa, con gli occhi vitrei e le guance arrossate, annuì lentamente, senza avere il coraggio di parlare. Il suo sguardo era fisso sulla bocca di Francesca.
Francesca sorrise, un sorriso da predatrice soddisfatta. Prese la mano di Erika e la guidò verso Luisa. Mostrale come si fa, Erika. Mostrale perché la contabilità è il reparto più...appagante...di questa azienda. Erika, ormai persa in quel gioco perverso, obbedì. Si alzò e avvicinò le sue labbra a quelle di Luisa, in un bacio inizialmente più incerto del primo, ma che divenne sempre più passionale man mano che Luisa rispondeva con un'urgenza che nemmeno lei sapeva di avere.

Francesca osservava le due colleghe che si scoprivano, le mani che iniziavano a esplorarsi timidamente. Poi si avvicinò alle loro spalle, circondandole entrambe con le braccia, e mormorò nell'orecchio di Erika, adesso la vera festa può cominciare. L'ufficio è tutto nostro, e abbiamo tutta la notte. La tensione nell'ufficio era ormai insostenibile, carica di un desiderio brutale che non chiedeva altro che di esplodere. All’invito di Francesca, non ci fu più bisogno di parole. Le tre donne, in un silenzio rotto solo da respiri affannosi, iniziarono a liberarsi dei vestiti in un groviglio di braccia e baci bramosi. Tessuti costosi, il tailleur di lino di Erika, la camicetta di seta di Luisa, la gonna aderente di Francesca, finirono in pile disordinate sulla moquette, ai piedi della scrivania del capo. Luisa, la più riservata delle tre, sembrava ora posseduta da una libidine primordiale. Senza esitazione, spinse Francesca sul bordo della stessa scrivania dove poco prima veniva masturbata e, inginocchiandosi sul pavimento, affondò il viso tra le sue cosce. Iniziò a leccare la figa di Francesca con una lentezza esasperante, assaporando ogni piega, ogni gemito che riusciva a strapparle. La sua lingua era un artista meticoloso che finalmente poteva lavorare sulla sua opera preferita. Erika, dietro di lei, era altrettanto vorace. Si inginocchiò a sua volta e, afferrando i fianchi di Luisa, separò le sue natiche con le mani. Si chinò e senza preamboli affondò la lingua nell'ano di Luisa, un buco stretto e contrattissimo che si rilassò all’istante sotto quella stimolazione umida e insistente. Scivolò poi giù, verso la figa, ma per raggiungerla meglio, per leccarla con più foga, Erika si sdraiò sul pavimento, posizionandosi al contrario sotto le gambe di Luisa. In questa posizione, le labbra della figa di Luisa erano proprio sopra la sua bocca. Erika vi infilò la lingua dentro, profondamente, in quelle due labbra carnose che già colavano abbondantemente, inebriandosi del suo sapore salato e dolce allo stesso tempo.

Nel frattempo, Francesca, stesa sulla scrivania e con Luisa ancora tra le gambe, allungò un braccio verso la sua borsa, appoggiata su una sedia. Cercò freneticamente e ne estrasse un vibratore nero, spesso e realistico. Mentre Luisa continuava a servirla con la lingua, Francesca portò il giocattolo alla bocca e lo leccò per bagnarlo, fissando Erika che, da sotto Luisa, la guardava con occhi pieni di desiderio. Poi guidò la punta del vibratore verso la propria figa, già strepitante per la lingua di Luisa, e se lo infilò dentro con un gemito profondo. Non resistette più di un minuto a quella doppia stimolazione, venendo con una violenza che le fece contorcere tutto il corpo e graffiare il legno della scrivania con le unghie. Oh, cazzo, Luisa, non fermarti, urlò, mentre le onde dell'orgasmo la percorrevano. Ma non era sazia. Mentre Luisa, stordita dal sapore del suo orgasmo, si staccò da lei per voltarsi e dedicarsi finalmente a Erika, Francesca, con movimenti lenti e calcolati, spinse il vibratore ancora più a fondo, poi lo estrasse e, senza perdere un istante, ne guidò la punta bagnata e vibrante verso il proprio buco del culo. Con un respiro profondo, lo spinse dentro, gemendo come una pazza per la nuova, intensissima sensazione di essere piena in quel modo proibito. Ricominciò a muovere i fianchi, godendo per la seconda volta in pochi minuti, completamente perduta in se stessa.

Dall'altra parte del piccolo cerchio di lussuria, Erika e Luisa si erano aggrappate l'una all'altra in un 69 intenso e disperato. Erika era sotto, con la faccia sepolta nella figa imberbe e perfetta di Luisa, leccandola e succhiandole il clitoride come se fosse la sua ultima fonte di ossigeno. Luisa, sopra di lei, faceva lo stesso, affondando la lingua nella figa matura e succulenta di Erika, bevendo i suoi succhi con una voracità che non le apparteneva. I loro volti erano completamente imperlati di sudore e degli umori l'una dell'altra, in una scena di pura depravazione. Voglio possederti tutta, Luisa gemette, Erika, staccandosi per un attimo, con la voce roca dalla fatica e dal piacere. Voglio sentirti venire sulla mia lingua. Francesca, vedendo la scena, ebbe un'idea. Si staccò dal vibratore con un suono umido e si avvicinò a loro, il giocattolo nero ancora ronzante nella sua mano. Con un gesto deciso, lavò velocemente il vibratore nel lavandino dell'ufficio e si inginocchiò dietro a Luisa, che era ancora china sul viso di Erika. Tienile le gambe, Erika ordinò Francesca, con tono da dominatrice. Erika obbedì, afferrando le caviglie di Luisa e sollevandole, esponendo completamente il suo culetto e la sua figa tremante all'aria. Francesca guidò la punta del vibratore verso l'ano di Luisa, che si contrasse alla vista di quell'oggetto così grosso.
Aspetta, è, è grosso, provò a dire Luisa, con un filo di voce preoccupato. Stai zitta e godi la redarguì Francesca, senza mezzi termini. Sputò sulla piccola apertura per lubrificarla e poi premette con decisione. Luisa gridò, un misto di dolore e piacere, mentre il vibratore iniziava a penetrarla lentamente, allargandola. Il dolore iniziale, però, si trasformò quasi immediatamente in un brivido di piacere inaudito quando Francesca lo fece vibrare alla massima potenza e iniziò a muoverlo dentro di lei con movimenti brevi e profondi.

Contemporaneamente, Erika riaffondò la lingua nella figa di Luisa, leccandola con rinnovato vigore, concentrandosi sul suo clitoride che pulsava in modo incontrollabile. Luisa era impazzita. La doppia penetrazione la lingua di Erika in fronte e il vibratore di Francesca nel retro la stava portando su un piano di esistenza completamente nuovo. I suoi gemiti erano diventati urla soffocate, il suo corpo si contorceva tra le due donne che la possedevano senza pietà.
Sì! Cazzo, sì! Continuate! Non fermatevi! gridava, completamente abbandonata all’istinto. L'orgasmo non si fece attendere. Arrivò con una forza bruta e liberatoria, un'esplosione di sensi che le fece contrarre violentemente tutti i muscoli del corpo. Urlò il suo piacere in un grido liberatorio, mentre un fiotto caldo bagnava il viso di Erika, che continuava a leccare avidamente, e il corpo fu scosso da tremiti incontrollabili che sembravano non finire mai.

Quando finalmente le tre donne crollarono esauste, un sudore freddo le ricopriva. Erano un groviglio di membra nude e soddisfatte, distese tra i vestiti sparsi sul pavimento dell'ufficio, sotto la luce cruda dei neon. Il silenzio fu rotto solo dal ronzio residuo del vibratore, che Francesca aveva spento e lasciato rotolare per terra. Nessuna parlò. Lo sguardo perso nel soffitto, ognuna era intrappolata nei propri pensieri, nel ricordo di quei momenti di puro, sfrenato abbandono. La complicità era ora totale, sigillata da un segreto che le avrebbe unite per sempre. E fu in quel silenzio carico di significato che risuonò, chiaro e inaspettato, il clic della serratura della porta principale dell'ufficio.
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