trio
Alta Pressione
Victor69
30.06.2025 |
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"Giacomo la penetrò da dietro senza preavviso, mentre Luisa veniva stimolata da una lingua e da due dita esperte..."
La tensione silenziosaLa villa dei Rinaldi era un capolavoro di eleganza e discrezione. Situata su una collina privata, immersa tra siepi potate alla perfezione e fontane silenziose, sembrava il rifugio di un’altra epoca. Dentro, ogni cosa era regolata secondo un ordine preciso: la giornata iniziava alle 7:00, la colazione servita a orologeria, l’autista pronto con l’auto lucidissima, l’infermiera personale che saliva al piano con i suoi strumenti Luisa Rinaldi aveva cinquantotto anni ma ne dimostrava dieci di meno, grazie a un regime spietato di creme, sieri e trattamenti. Alberto, il marito, settantenne con ancora un ruolo onorifico nella holding di famiglia, era spesso assente in viaggi o chiuso nel suo studio.
A tenere tutto in equilibrio c’erano loro: Marisa e Giacomo. Marisa, l’infermiera, era una donna composta, sempre con il camice ben stirato e i capelli raccolti. Vedova da anni, non parlava mai della sua vita privata. Giacomo, invece, era l’opposto: giovane, muscoloso, con un passato nei paracadutisti e uno sguardo da predatore addomesticato. Faceva da autista, giardiniere, factotum.
Ogni mattina si incrociavano in cucina, quando nessuno dei padroni era ancora sveglio. I primi tempi si scambiavano solo qualche parola. Poi cominciarono a guardarsi. Poi i silenzi divennero più lunghi. Un giorno, Marisa stava chinata su uno scaffale, in cerca della bilancia. Il camice le si alzò sul retro, mostrando una curva generosa sotto il collant color carne. Giacomo la osservò in silenzio, con un sussulto improvviso tra le gambe. Da quel momento, ogni gesto fu una promessa muta. Ogni contatto, una miccia in attesa della scintilla.
Il primo tocco
La sera calò lentamente sulla villa. I Rinaldi erano usciti per un evento, lasciando la casa deserta. Marisa approfittò per rilassarsi nella dependance. Una doccia calda, una camicia da notte sottile, qualche pagina di un romanzo erotico.
Giacomo bussò alla porta con una scusa banale: un problema all’impianto esterno. Marisa aprì, in piedi scalza sul parquet, con la stoffa trasparente che lasciava intravedere i suoi capezzoli duri per il fresco. Hai bisogno di aiuto, o cerchi solo una scusa per spiarmi? gli chiese, con un mezzo sorriso .Lui non rispose. Fece un passo avanti. Ti ho vista stamattina. Quello che ho immaginato dopo… mi ha tolto il respiro. Marisa non si mosse. Le pupille leggermente dilatate, il respiro appena più corto. Allora mostrami. Giacomo la afferrò per la nuca e la baciò con foga, le labbra ruvide, il corpo che la premeva contro il muro. La camicia da notte fu sollevata, i suoi seni afferrarono l’aria libera. Lui li prese con le mani grandi, li strinse con desiderio. Marisa gemette. Gli slacciò la cintura e fece scivolare i pantaloni a terra. Il suo cazzo era già duro, teso contro l’addome. Lei si inginocchiò e glielo prese in bocca, affondando lentamente, facendo gocciolare saliva lungo l’asta.
Dio, quanto ti volevo... sussurrò lui. Lei si alzò e si voltò. Si appoggiò al tavolo basso della stanza, sollevò il bacino, spalancò le gambe. Allora prendimi. Giacomo la penetrò con un colpo deciso. Il suono delle loro pelli che si univano riempì la stanza, assieme ai gemiti soffocati. Marisa si aggrappava ai bordi del tavolo, il volto contratto per il piacere. Quando vennero, lo fecero assieme. E restarono così, avvinghiati, tremanti, incapaci di dire una parola. Ma negli occhi di entrambi c’era una promessa: non sarebbe stata l’ultima volta.
La padrona osserva
Luisa Rinaldi aveva sempre avuto un sesto senso. E negli ultimi giorni aveva notato sguardi furtivi, silenzi allungati e assenze in orari insoliti. Non era una donna ingenua. Aveva assistito alla trasformazione di Marisa: più distratta, ma anche più luminosa. E Giacomo? Camminava come un uomo soddisfatto.
Una sera, rientrando prima del previsto, Luisa notò la porta socchiusa della dependance. Dal corridoio si sentivano sospiri, il suono della pelle contro pelle. Non si avvicinò. Tornò in camera sua, sorridendo appena. Il giorno dopo, durante il massaggio quotidiano alle gambe, guardò Marisa con calma. Stanotte il silenzio era rotto da certi suoni... interessanti.
Marisa si irrigidì. "Sarà stato un animale nel parco." Luisa rise piano. Magari un animale con le mani grandi e la voce roca.
Marisa si fermò. Luisa si sollevò leggermente, la guardò negli occhi. "Non mi devi spiegazioni. Ma se proprio vuoi giocare... non escludermi." La frase cadde come un fulmine. Quella notte, Marisa trovò un biglietto sul proprio cuscino. In grafia elegante:“Domani alle 22:30, nella mia stanza. Non portare nulla. Lascia i freni a casa.” Era firmato con una sola lettera: L.
L’invito
Marisa salì lentamente le scale. Erano le 22:28. Il cuore le batteva come non accadeva da anni. Aveva obbedito al biglietto. Niente biancheria. Niente freni. Solo una vestaglia di seta nera, morbida e trasparente.
Bussò una sola volta."Entra," disse la voce ferma di Luisa.La stanza era immersa in una luce calda. Candele, lenzuola color crema, profumo di ambra. Sul letto, Luisa era seduta con le gambe incrociate, anche lei in vestaglia, ma completamente aperta sul davanti."Chiudi la porta. E avvicinati."Marisa si mosse come ipnotizzata. Quando fu abbastanza vicina, Luisa le prese il viso tra le mani e la baciò. Un bacio pieno, deciso. Le lingue si cercarono subito. Il bacio divenne morsi, poi carezze sui fianchi, sulle cosce, tra le gambe. Luisa la fece stendere sul letto. Iniziò a leccarle i capezzoli, a mordicchiarli con desiderio. Scese tra le gambe, e la sua lingua trovò la fessura bagnata di Marisa, che si contorceva.
Non sapevo che ti piacesse… condurre,” sussurrò Marisa. Luisa si fermò un attimo, poi la guardò. Non ho mai smesso.
Poi bussarono. Era Giacomo. "Avanti," disse Luisa, senza voltarsi. Lui entrò, nudo, già duro. Vide le due donne intrecciate sul letto, i corpi lucidi di piacere. Ora vi voglio entrambi. Ma voi due... sarete miei.
Quella notte, le regole cambiarono. Luisa cavalcò Giacomo, mentre Marisa le succhiava i seni. Poi Giacomo prese Marisa da dietro, con Luisa che le leccava il clitoride. Le loro voci riempirono la villa. Nessuno dormì. Nessuno voleva farlo.
Il triangolo
Luisa ormai conduceva il gioco con eleganza e ferocia. Una sera ordinò: Stanotte voglio che vi occupiate di me, insieme, come un solo corpo. Un solo piacere. Si stese sul letto, nuda, aprendo le cosce lentamente come un sipario. Marisa e Giacomo si guardarono, poi si mossero in perfetta sincronia. Marisa si chinò tra le gambe di Luisa, iniziando a leccarla con maestria, mentre Giacomo si posizionava dietro Marisa, accarezzandole il fondoschiena. Lei ha la lingua che voglio, gemette Luisa, ma tu... fammela tremare mentre lei mi divora.”Giacomo penetrò Marisa con un colpo deciso, spingendo il suo corpo in avanti, intensificando ogni movimento della bocca sulla carne umida di Luisa. I tre si muovevano come un meccanismo perfetto. Le dita di Marisa accarezzavano l’interno coscia di Luisa, mentre il cazzo di Giacomo affondava sempre più profondamente dentro di lei.
Poi Luisa li fermò. Giacomo, ora dentro di me. Marisa, siediti sul suo viso.
Marisa salì a cavalcioni sul volto di Giacomo, mentre Luisa si abbassava su di lui, prendendolo con tutta se stessa. I gemiti si sovrapposero, come una sinfonia distorta di carne e desiderio.
Quando vennero, lo fecero insieme. Le grida furono soffocate tra le cosce, tra le mani, tra i respiri strozzati. Poi solo silenzio. E una nuova consapevolezza: il triangolo non era più un gioco. Era diventato dipendenza.
Senza ritorno
Le giornate scorrevano lente, ma ogni sera diventava più intensa, più scura, più carnale. I tre non erano più solo complici: erano dipendenti l’uno dall’altro. La pelle, il sudore, le voci, tutto si fondeva in un rituale che nessuno osava interrompere.
Quella sera, Luisa decise di condurre un esperimento. Oggi Marisa sarà la nostra serva. Niente orgasmi per lei. Solo dare. Solo obbedire. Marisa obbedì senza fiatare. Si inginocchiò tra le cosce di Luisa e iniziò a leccarla con passione cieca, mentre Giacomo si stendeva dietro e affondava lentamente dentro la padrona, sguardo fisso su Marisa.
Ogni gemito di Luisa era una ricompensa. Ogni spinta di Giacomo faceva fremere anche Marisa, che non poteva toccarsi. Luisa venne con un urlo, stringendo i capelli di Marisa con forza. Ora tocca a me decidere, disse Luisa.
Fece stendere Marisa sul letto, la legò con foulard di seta ai polsi e ordinò a Giacomo:
Tienila aperta. Ma non dentro. Sfiorala. Falla impazzire. Giacomo obbedì. Le dita sfioravano appena, la lingua accarezzava, il fiato caldo sul clitoride. Marisa si contorceva, umida, tesa, folle di desiderio. Ma Luisa bloccò ogni tentativo di sollievo.
Solo quando le sue lacrime si mescolarono al sudore, Luisa sussurrò: "Adesso puoi venire. Ma fallo gridando il mio nome."
E Marisa gridò. Più volte. Fino a crollare. Quella notte non ci fu bisogno di parlare. Solo i corpi, finalmente svuotati, stesi sul letto come resti di una tempesta.
Le regole
Una sera, dopo giorni di esperimenti sempre più audaci, Luisa si presentò in salotto con una cartellina di pelle nera e un sorriso che sapeva di autorità. Indossava solo un corsetto di raso, autoreggenti e tacchi alti. I capelli raccolti con cura chirurgica. Da oggi, si cambia registro. Regole nuove. Non più caos. Solo disciplina.
Giacomo e Marisa erano seduti sul divano, ancora nudi dopo l'ultima follia. Si scambiarono uno sguardo veloce.
Luisa aprì la cartellina. Estrasse una serie di fogli battuti a macchina. Elencò:
1. L'accesso alla camera padronale è consentito solo se autorizzato.
2. L'orgasmo deve essere concesso, mai preteso.
3. Le punizioni sono parte integrante del gioco.
4. Il silenzio è obbligatorio, tranne se richiesto di parlare.
5. Nessuno può venire prima della padrona.
Chi infrange le regole, viene punito. E ora... dimostrate che avete capito.
Marisa fu la prima ad alzarsi. Si inginocchiò ai piedi di Luisa, le baciò le caviglie, poi salì lentamente con le labbra lungo le gambe. Giacomo si posizionò dietro di lei, in silenzio, aspettando.
Luisa fece sedere Marisa sul bordo del divano, le aprì le cosce con calma, poi ordinò a Giacomo:
Tu guardi. Solo guardi. Finché non te lo dico.
La lingua di Luisa accarezzava il sesso di Marisa con lentezza torturante. Marisa tremava, mentre Giacomo era costretto a rimanere fermo, il cazzo duro come pietra. Quando finalmente Luisa si girò verso di lui, disse:"Adesso. Ma solo il mio ordine vale. Ricordatelo."E lui obbedì, con tutto se stesso.
Equilibrio pericoloso
Il tempo passava, ma la passione non scemava. Anzi, diventava più raffinata, più intensa. I ruoli si consolidavano, ma ogni tanto Luisa li mescolava, solo per ricordare a tutti chi guidava il gioco. Una sera, propose qualcosa di nuovo.
Voglio che fingiate di non conoscermi. Io sono la cliente. Marisa, la mia cameriera. Giacomo, il massaggiatore.
Si distese sul lettone con addosso solo un perizoma in pizzo. Marisa entrò con un vassoio d’argento. Le porse il bicchiere con la testa bassa. Giacomo la seguiva, in maglietta e pantaloni da lavoro. Luisa lo indicò.
Spogliati. Massaggiami le gambe. Mentre le sue mani scorrevano sulle cosce della padrona, Marisa si avvicinò da dietro, si chinò e le baciò la schiena. Giacomo la penetrò da dietro senza preavviso, mentre Luisa veniva stimolata da una lingua e da due dita esperte. Gemiti intrecciati, respiri rotti, corpi intrecciati.
Quando vennero, fu quasi in silenzio. Solo tremiti. Solo respiro. Solo pelle bagnata di sudore e piacere.
Quella notte Luisa si alzò dal letto per ultima. Li guardò dormire, nudi, esausti. E sorrise.
Aveva ottenuto tutto: controllo, piacere, adorazione. Ma soprattutto, aveva creato un equilibrio perverso e perfetto. Un piccolo regno dove la pressione non era più un problema.
Era diventata la loro cura.
FINE.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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