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La scelta di Vale


di Sissy_bella
05.09.2025    |    2.323    |    1 9.6
"Valentina godeva rumorosamente, lui grugniva, il ciak-ciak dell’amplesso era forsennato..."
Avevano preso una stanza che affacciava sulla piazza dove c’era la fontana con i quattro cavalli. I cavalli buttavano acqua e nella vasca nuotavano i pesciolini rossi. Ogni mattina, sulla piazza, poche bancarelle offrivano i loro prodotti: verdure rigonfie, formaggi caprini, pesce profumato. Il mare ribolliva in lontananza col suo fiato tiepido. Intorno alla fontana, fin dalla mattina, un semicerchio di panchine offriva rifugio agli sfaccendati del paese. Quasi sempre uomini che non avevano da lavorare o che avrebbero attaccato più tardi. Valentina li osservava a uno a uno dalla finestra, ne studiava gli atteggiamenti, ne valutava le possibili doti. Suo marito, alle sue spalle, riconosceva benissimo quei momenti in cui sua moglie si concentrava sulla scelta: aveva gli occhi come fessure, due dita a tormentarsi il labbro, silenzio assoluto. Allora in lui cresceva l’eccitazione, un desiderio che quell’attesa amplificava fino all’inverosimile. Ancora pochi secondi di studio, poi ecco: Valentina aveva deciso.
“Quello lì” disse. “Quello va bene. Portami lui”.
Il marito si accostò di più alla finestra.
“Quale, quello?”
“Sì. Quello con la camicia celeste e il berretto. Portami lui”.
“Sicura che…”
Valentina si girò a guardarlo: “Non vedi come sta seduto? Gambe larghe, ostenta la sua virilità come un trofeo. Ogni donna che passa, si gira a guardarle il culo. Telefonino sempre in mano: scommetto su qualche sito porno. Ti serve altro?”
“No, no” rispose lui. “Non ti sbagli mai. Te lo vado a prendere”.
S’infilò la giacca ma, prima di uscire, si soffermò a guardare sua moglie. Capelli scomposti da una notte turbolenta, niente trucco, una vestaglietta quasi trasparente che lasciava intuire la bellezza del suo seno e delle sue forme. E uno sguardo da femmina in calore.
“Sei eccitata?” le chiese.
Fece di sì con la testa.
“Quanto eccitata?”
“Vieni a sentire…”
Il marito si accostò e le infilò due dita sotto la veste. Non c’erano mutandine.
“Mmmm… sei un lago”.
“Ho voglia, tanta voglia”.
“Come sempre, mi pare. Cosa vuoi per soddisfare l’eccitazione?”
“Lo sai…”
“Dimmelo di nuovo”.
“Ho voglia di un cazzo. Bello, grande, duro, resistente…”
“Non ti basta il mio?”
Era un gioco, il loro, in cui ognuno faceva la sua parte. La sua era quella del maritino semi-impotente.
Lei rise.
“Il tuo? Non dire fesserie. Avanti, sbrigati. Oppure faccio la pazza: mi affaccio alla finestra e gli urlo di salire!”
Il marito uscì quasi correndo, arrivò sulla piazza e si diresse senza esitazioni verso la panchina. Valentina lo seguì con lo sguardo sedersi accanto al prescelto e, dopo un po', cominciare a parlare.

“Mi scusi. Volevo dirle che mia moglie ha un problema”.
Il tipo si girò, lo guardò tra lo stupito e l’infastidito. Aveva una faccia da malandrino, occhi di ghiaccio, mascella quadra. E un fisico imponente.
“Come?”
“Dicevo che mia moglie stamattina ha un problema” ripeté il marito.
“E chi è tua moglie?”
Lui gli mostrò una foto che li ritraeva insieme sulla spiaggia.
“Questa è mia moglie” disse.
L’uomo la guardò con interesse e uno strano sorriso furbo gli apparve sul viso.
“Però. Bella femmina!” commentò restituendo la foto. “E che problemi ha tua moglie?”
“È ninfomane” disse il marito come fosse la cosa più naturale del mondo.
Il tizio strabuzzò gli occhi e lo prese per il bavero.
“Dì un po', mi pigli per il culo?”
“No… no! Non mi permetterei mai…”
“Allora sei un pappone e quella è una puttana?”
“Assolutamente no! Gliel’ho detto. È mia moglie. È fatta così, ha sempre voglia e io non riesco a starle dietro. Capisce?”
“Non capisco un cazzo di quello che dici. Mi stai fregando, ma non so come”.
“Nessuna fregatura, mi creda. Aspetti, adesso la chiamo così glielo dice lei stessa. Va bene?”
L’uomo mollò il bavero ma mantenne l’aspetto guardingo. Lui fece una telefonata a Valentina e gli passò il telefono. “Ecco. Ci parli”.
Pochi secondi di colloquio e l’uomo cambiò espressione. Adesso lo guardava quasi con commiserazione.
“Ma che razza di troia ti sei sposato?”
Il marito sospirò.
“Non ne parliamo. Allora che fa, sale?”

Valentina era seduta sul bordo del letto; indosso aveva ancora la sottoveste ma arrotolata fino alla pancia. E aveva le gambe oscenamente aperte a mostrare la fica.
Nel vederla l’uomo emise un fischio di ammirazione.
“Tutto questo tempo, idiota?” disse lei al marito. “Ti ci vuole così tanto per convincere qualcuno a scoparmi?”
“Scusami cara, è che…”
“Togliti di mezzo” gli disse lei, infastidita. Poi si rivolse allo sconosciuto. “E tu, forza! Che aspetti?”
“Mamma mia! E da dove spunti tu? E cos’è quella macchia sul lenzuolo?”
“Indovina! Vieni a sentire, forza” e tese le braccia verso di lui.
In un lampo l’uomo le si accostò. Per prima cosa le strapazzò le zinne, gliele strinse fino a farla gemere.
“Madonna mia, che meraviglia di femmina che sei! Apri la bocca”.
Le ficcò la lingua dentro, la baciò in maniera selvaggia poi le fece colare un filo di saliva in bocca e sul mento. Come una furia, Valentina iniziò a spogliarlo.
“Il cazzo” implorò. “Fammi vedere il cazzo”.
L’uomo lo tirò fuori, lo teneva con la mano e se lo scappellò. Era notevolmente lungo, spesso, ancora non del tutto in tiro.
“Eccolo, troia. Forza, datti da fare!”
Valentina ci si avventò come una belva, in un attimo le sparì tutto nella bocca. Lui la prese per i capelli e spinse la testa contro il suo addome; la tenne così, ferma, e la sentì soffocare.
“Volevi il cazzo? Eccolo il cazzo. Ti ci faccio vomitare, ti ci strozzo, zoccola!”
Le guidò i movimenti tirandola indietro per i capelli e spingendola di nuovo contro di sé, con un ritmo veloce e frenetico; Valentina si teneva alle sue chiappe intanto che sbavava e singhiozzava.
“Così, così, così” diceva lui, lo sguardo al soffitto. “Brava, così. Ti piace il cazzo, eh? Non ti basta mai, vero?”
“Nghh, nghh” erano i soli suoni che riusciva a emettere la donna che ormai aveva gli occhi che le lacrimavano.
“Dì un po', cornuto” disse al marito. “Te li fa mai i bocchini così, tua moglie?”
“Magari” rispose lui. “Dice che con me non c’è abbastanza roba …”
L’uomo rise sguaiatamente.
“Basta per adesso” disse poi sfilandolo di colpo. “Vediamo un po' cos’abbiamo qui sotto…”
S’inginocchiò ai piedi del letto e le allargò fino all’inverosimile le gambe. Fissò estasiato la sua vulva apertissima, sormontata solo da un ciuffetto di peli.
“Che sorcona che hai” esclamò estasiato. “Stai colando così tanto che sembra piscio, lo sai?” E ci ficcò tutta la lingua e iniziò a succhiargliela. La lappava in continuazione, ci mise dentro anche il naso per annusarla meglio; lei godeva in continuazione, muoveva il culo, si contorceva sul letto. Lo prese per i capelli e lo costrinse a entrare più in fondo.
“Godo, così! Succhiami via tutto, svuotami… Oh dio, che bello!”
A un certo punto sollevò la testa, aveva lo sguardo di un’indemoniata.
“Adesso scopami, scopami la fica… lo voglio sentire dentro… tutto dentro!”
L’uomo si tirò su, aveva gli umori di lei che gli colavano sul mento; le fece vedere il cazzo che adesso era diventato durissimo, sembrava finto.
“Che pensavi, troia, che non t’avrei scopata? Oggi servizio completo, non lascerò fuori nessuno dei tuoi buchi”.
Glielo infilò d’un colpo, entrò senza fatica in quell’antro cosi fradicio e Valentina spalancò la bocca, estasiata.
“Una cagna” disse l’uomo. “Sei una cagna! Avevamo una cagna in paese e non lo sapevo!”
“Sì! Sì! Sono la tua cagna, usami, sfiniscimi ti prego!”
Con foga belluina il cazzo dell’uomo entrava e usciva dalla fica riempiendo la stanza di suoni. Valentina godeva rumorosamente, lui grugniva, il ciak-ciak dell’amplesso era forsennato.
“Lo vedi, cornuto?” disse al marito. “Lo vedi che troia hai sposato?”
“S…sì…” biascicò lui che guardava la scena imbambolato.
“Senti come gode ‘sta troia! Ti piace quando te la scopano davanti agli occhi, eh?”
“Mi piace… sì. Mi piace”.
Scoparono per un tempo interminabile, Valentina veniva sbalzata sul letto a ogni affondo, l’uomo la caricava a testa bassa. Poi la fece girare, le sollevò il culo, salì sul letto e, piegandosi sulle gambe, riprese a scoparla a pecora.
“Cornuto” chiamò, “prendimi una crema di tua moglie che adesso le rompo il culo a ‘sta cagna. Forza, fai qualcosa, renditi utile!”
Il marito si alzò, quasi in trance, andò in bagno e ritornò con un vasetto.
“Va bene questa?”
“Da’ qua” gliela strappò di mano, buttò via il tappo, se ne mise un bel po' sulle dita e cominciò a lubrificarle il buco. Tutto mentre continuava a fotterla.
“Che meraviglia, com’è già bello aperto. Dì un po', cornuto, in quanti se la sono inculata a ‘sta cagna di tua moglie?”
“Tanti” rispose lui. “Tutti…”
“E tu no, vero?” e scoppiò a ridere.
“No, dice che non sono capace…”
“Allora guarda come si fa. Magari la prossima volta il tuo cazzetto glielo infili pure tu qua dietro!”
Lo sfilò dalla fica e lo passò subito subito nell’altro buco.
“E vai!” urlò infilandoglielo.
Valentina stringeva le lenzuola convulsamente, lo pregava di spaccarle il culo.
“Più forte! Più forte. Me lo devi rompere!”
“Tranquilla, cagna! Dopo di me non riuscirai più a sederti per una settimana!”
Il marito girava intorno al letto, li guardava ammirato. Avrebbe voluto segarsi ma Valentina non voleva che lo facesse. Quando avrebbe finito di godere, una volta mandato via il bull e rimasti loro due soli, gli avrebbe dato piacere il con le mani. Il suo cazzetto, d'altronde, si accontentava di ben poco.
Valentina godeva nell’averlo in culo, si strapazzava la fica con la mano e veniva in continuazione.
“Ma quanti orgasmi c’hai?” le disse l’uomo con gli occhi iniettati di sangue. “Non finisci mai, troia”.
“Forza, forza! Di più, forza!” lo supplicava lei mai soddisfatta.
“Ti vengo nel culo!” urlò l’uomo a un certo punto, definitivamente sfinito. “Vengo!”
E ululando le scaricò tutto il suo seme dentro. Valentina tremò, lui le si accasciò sopra e rimasero così per un bel po' a cercare di riprendere fiato. L’odore dell’amplesso appena consumato riempiva l’aria ma il marito non aprì la finestra. Aspirava a pieni polmoni quell’odore acre, pungente, come di mosto.
L’uomo fece girare Valentina e le infilò la lingua in bocca per un ultimo bacio.
“Complimenti” le disse. “Anche a te, cornuto. Siete davvero una bella coppia!”

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