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Sissy Bella è tornata!


di Sissy_bella
20.08.2025    |    1.975    |    6 10.0
"È così bello…” Sono sceso con le mani sui bermuda, gli ho smucinato il pacco..."
Mi era tornata la voglia. Un desiderio sfrenato di tornare sul campo, nonostante l’età, nonostante il lungo periodo di assenza dall’agone. Mi era tornata la voglia!
Ho ripreso la parrucca bionda a caschetto, i perizomi, le lingerie. Tutto era stato riposto in bell’ordine, convinto che li avrebbero trovati i miei figli solo dopo che fossi morta. Invece no! Ho indossato tutto un’altra volta, con un nuovo entusiasmo che non pensavo più di avere.
Qual era il motivo per cui mi era scattato il desiderio di tornare a travestirmi? C’è sempre un motivo, si sa; come si dice? Cerca gli indizi e troverai il colpevole!
E il colpevole era il nuovo vicino di casa, dirimpettaio del mio balcone, da poco trasferitosi nel quartiere. Un bel manzo maturo, di quelli che mi son sempre piaciuti: pelosetto, un po’ calvo, con una bella pancia importante, sicuramente solo e depresso. Forse beveva, di sicuro la moglie lo aveva lasciato. Quasi certamente uno che non scopava da una vita. La classica preda facile, in altri tempi. Mi ero arrugginita ma, chissà, speravo ancora di essere capace di risvegliare in lui tutto il desiderio represso. Lo avrei fatto capitolare ai miei piedi, mi sarei fatta desiderare per giorni e giorni fino a che…
Così, ogni mattina, alla stessa ora, parrucca in testa, perizoma addosso e sopra un cortissimo body, mi mettevo di schiena sul balcone a trafficare. Facevo rumore, spostavo le poltroncine, innaffiavo le piante. Rigorosamente chinata per mettere in mostra il culetto. Le tende da sole tirate su. Avevo posizionato uno specchio in modo tale che, senza girarmi, potessi vedere il balcone e le finestre di fronte. All’inizio non è successo niente, ma poi, a forza di insistere... All’inizio c’è stato solo un leggero movimento di tende spostate. Un’ombra apparsa e subito dopo andata via. Poi di nuovo un’ombra, ma stavolta è rimasta più a lungo.
Abbocca, pensavo. Il pesce abbocca! Mi sentivo come nel vecchio e il mare di Hemingway. Ti porto a riva, dicevo tra me e me, non ti lascio più.
Il mio bel pesce spada!
L’ho lasciato cuocere a fuoco lento, mattina dopo mattina. Ogni tanto mi appoggiavo di schiena alla ringhiera e fumavo: avevo laccato le unghie, sporgevo la mano con la sigaretta tra le dita. Facevo finta di spazzare via la cenere caduta e sporgevo il culo all’inverosimile. Intanto guardavo nello specchio e lo vedevo. C’è stato uno strano movimento furtivo, poi un flash e un altro subito dopo. Il porco mi stava fotografando!
Nei giorni successivi, per via del caldo (eravamo in agosto) mi spalmavo la crema sulle chiappe; con estrema lentezza, con movimenti della mano circolari e studiati. E nello specchio si rifletteva lui, gli occhi sgranati, che non resisteva più. Aveva scostato la tenda e potevo vedere benissimo la sua faccia, lo sguardo allupato e, infine, il movimento di una mano che si spostava giù, proprio sotto la pancia.
Evviva! Il porco si stava sparando una sega. Sono rimasta ferma un bel po’ per dargli tutto il tempo di operare, ma poi, prima che raggiugesse l’apice, con un dito ho azionato il motore della tenda e il sipario è calato. Il porco avrebbe dovuto aspettare ancora un po’ a godere. E non sarebbe stata una semplice sega; avevo in mente ben altro per lui. E per me, naturalmente.
Così, dal mattino dopo ho messo via parrucca e lingerie e sono tornato io. Sissy era sparita, per il momento. Questa volta mi soffermavo più tempo affacciata alla ringhiera e aspettavo. Non avevo fretta, c’era tutto il gusto dell’attesa. Si sa, le cose più belle sono quelle più a lungo desiderate.
Finalmente, una mattina, si è affacciato al balcone pure lui. Camicia slacciata, peli scoperti, bermuda e sandali ai piedi. Il classico abbigliamento da turista sfigato, ma ho avvertito una fitta all’inguine che mi ha dato le vertigini.
“Buongiorno!” l’ho salutato sbracciandomi. “Come andiamo?”
“Bene” ha detto lui. “Bella giornata, eh?”
Ho risposto con un cenno del capo.
“E la sua signora?” ha chiesto. “Come sta?”
“Chi?”
“Sua moglie…”
“Ah, quella” ho fatto io con un sorrisetto furbo. “Non è mia moglie!”
È diventato rosso, si vedeva che lo avevo messo a disagio.
“Mi scusi, non volevo…” ha detto.
“E di cosa? Anzi, se viene qui in casa, gliela faccio conoscere. Che dice?”
Silenzio imbarazzato da parte sua. Poi, prendendo coraggio ha detto:
“Posso?”
“Deve! Venga su, presto”.
Gli ho detto a chi suonare, lui ha risposto “un minuto” ed è sparito dentro. Io sono subito tornata in camera e in un lampo mi sono trasformata in Sissy. Ho avuto anche il tempo di mettere il rossetto sulle labbra prima che suonasse il citofono. Gli ho aperto e l’ho aspettato dietro la porta.
Quando l’ho sentito arrivare non gli ho dato neanche il tempo di suonare: l’ho spalancata e gli ho fatto un sorriso da star.
“Ta-tan!” ho detto.
Adesso penso che avrei dovuto immortalare con una foto l’espressione con cui ha reagito, era da morire dal ridere. A metà tra lo sconcerto, la delusione, il disappunto. O tutte queste cose insieme.
L’ho preso per il lembo della camicia e l’ho tirato dentro.
“Vieni, non stare sulla porta, magari i vicini ci vedono”.
“Non… non capisco” ha farfugliato. “Lei… cioè tu? Tu sei lei?”
Mi sono girata e gli ho quasi appiccicato il culo al pacco.
“Questo lo riconosci?”
“Io… no!”
“Non dire bugie! Ti ho visto che lo fotografavi e ti sei anche eccitato a un certo punto. È stata bella la sega che ti sei fatto?”
“Ma, insomma! Che sta succedendo?”
“Vieni che ti spiego” gli ho detto riprendendolo per la camicia e trascinandolo verso il divano. Lì mi sono seduta in modo tale da averlo all’altezza giusta della bocca.
“Non l’hai capito? Mi piaci, mi piaci da morire. Volevo attirarti qui in casa, così ho fatto quello che faccio sempre. Vestirmi da donna. Aspetta! Non dirmi che sei di quelli che “mai con un frocio!” È forse così?”
“No!” ha risposto lui, convinto. “No. Però...”
“Però cosa?”
Gli ho sbottonato la camicia, è apparsa la pancia in tutta la sua bellezza e maestosità. L’ho leccata a lungo, era gonfia e soda, un vero cuscino imbottito tutto da gustare.
“Dai” gli ho detto. “Lasciati andare. È così bello…”
Sono sceso con le mani sui bermuda, gli ho smucinato il pacco.
“Lo vedi? Ti stai eccitando. Vediamo un po’ cosa c’è qui sotto… Vuoi?”
Ha grugnito, l’ho subito preso per un sì.
Gli ho calato in pantaloncini, gli ho abbassato le mutande ed è saltato fuori un bel cazzo.
“Che meraviglia” ho detto estasiata. Non era lungo però era bello largo, scuro, sormontato da un ciuffo di peli e con le palle di un bufalo.
“Mmmmm… e volevi tenerlo per te, questo ben di Dio?”
Gliel’ho preso in bocca che era ancora un po’ moscio e lo guardavo negli occhi intanto che lo succhiavo gustandomelo. In poco tempo l’ho sentito crescere nella mia bocca, mi ha riempito gli spazi, è diventato enorme. Quando lo tiravo fuori per usare le mani e sputargli sulla punta, gli parlavo.
“Da quant’era? Da quant’era che aspettavi che ti facessero un bocchino come questo?”
“Sei una troia, ma sei quasi meglio di una donna. Rimettilo in bocca, puttana, stai zitta!”
Ho subito obbedito e me lo sono ingoiato tutto, fino a toccargli i peli con le labbra, ogni tanto gli facevo sentire leggermente i denti ma senza dargli fastidio. Ho avuto l’impressione che gradisse il trattamento.
“Così, così… quanti cazzi hai preso in quella bocca da troia?”
Non potevo rispondere e allora aumentavo il ritmo; lui mi ha preso la testa e la muoveva avanti e indietro forsennatamente, mi stava soffocando. Ma Sissy bella era tornata in pista, più forte e più arrapata che mai!
Alla fine è stato lui a volere che smettessi, perché stava per venire.
“Ancora no, è ancora presto” ha detto. “Quel culo. Quello che mi hai sventolato dal balcone per settimane. Quel culo. Adesso te lo sfondo, così impari a fare la troietta con me!”
Non aspettavo altro, naturalmente. Gli ho tolto tutto di dosso, la camicia, i bermuda, quei sandali ridicoli; una volta nudo l’ho agguantato per il pisello e me lo sono portato in stanza.
“Avanti, mio bull!” gli ho detto. “Sfoga la tua rabbia su di me, prendimi, strizzami, battimi. Ma soprattutto inculami!”
Con un grido animalesco lui mi ha scaraventata sul lettone, mi ha letteralmente strappato il perizoma e il body e ha cominciato a percuotermi il culo con schiaffoni potenti.
“Sì!” urlavo io ad ogni colpo. “Così, così, più forte! Puniscimi per averti ingannato!”
E lui giù colpi su colpi. Poi si è stancato e io gli ho indicato il tubetto di gel sul comodino.
“Prendilo, mettimi quello” gli ho detto.
“Non ne hai bisogno” ha fatto lui con un ghigno sadico. “Di sicuro hai il culo rotto. Non è così?”
“Sì, però è da un po’ che…”
“Zitta troia, adesso te lo sfondo io, a secco. Così impari a prendermi in giro”.
Non so neanche se si sia unto almeno la punta del pisello, ma forse no perché mi è entrato dentro come una furia facendosi largo a colpi d’ariete.
Ho strillato un po' ma ne valeva la pena. Dopo tanto tempo avevo perso in elasticità, ma ci ha pensato lui, o meglio il suo cazzo, a farmela ritrovare. Ovvio che bruciasse all’inizio, che sentissi dolore ma era inutile dirgli di far piano perché era veramente un toro infuriato a cui avevano appena piantato tre paia di banderillas nella groppa. Mi scopava come non aveva mai fatto nessuno, incurante dei miei strilli, delle mani che battevo sul letto per dirgli basta, che mi arrendevo lì. Pareva il monaco sordo della barzelletta, non sentiva, non parlava e avrebbe continuato finché non fosse venuto.
Il tormento, anzi il piacere, di essere inculata così è andato avanti per parecchio, sembrava che avesse un dildo al posto del cazzo perché non veniva mai. Quando ormai pensavo che sarei svenuta sotto quella tempesta di colpi, lui è uscito, mi ha girata e si è messo a cosce larghe, pisello in mano, sopra di me.
“Apri quella bocca, troia! Spalancala!”
L’ho fatto immediatamente, sapendo bene quello che mi aspettava e che avevo desiderato già dalla prima mattina in cui avevo mostrato il culo sul balcone. Ho allargato la bocca quanto più riuscivo.
Il suo cazzo ha cominciato a spruzzare sborra in quantità industriale, gli schizzi finivano dappertutto; allora mi ha avvicinato la punta alle labbra e lì ha iniziato a riempirmi.
“Bevila” diceva tra gli spasmi dell’orgasmo. “Bevila tutta, troia! Sei una troia, succhia cazzi, ingoia sborra” e mi riversava la sua riserva personale che conservava da chissà quanto tempo.
“Sì! Sì!” dicevo io. “Usa la mia bocca per sborrare ogni volta che vuoi… è tutta tua!”
Ha cacciato un urlo, mi ha sgocciolato fino all’ultimo residuo, poi mi ha quasi soffocata con un bacio in bocca che non mi aspettavo.
“Te le strappo queste labbra” ha detto. “Me le porto a casa e le uso quando voglio!”
Mi ha baciato a lungo, con la lingua mi esplorava, con le labbra mi ciucciava ed io mi stavo quasi innamorando. Poi però si è alzato, è andato di là e quando è tornato aveva il telefono in mano.
“Che fai?” ho chiesto.
“Ti faccio un video, troia”.
“No, dai. Sono uno schifo…”
“Zitta. Che tutti vedano la zoccola che sei. Ho un bel po’ di amici che moriranno dalla voglia di romperti il culo. Preparati, quando meno te l’aspetti ti veniamo a trovare!”
Ha terminato di girare il video, si è voltato ed è uscito dalla stanza. Dopo un po’ ho sentito la porta di casa sbattere.
Io non avevo nemmeno la forza di rialzarmi. Avevo il culo che bruciava come il fuoco dell’inferno.
In bocca avevo ancora il sapore della sua sborra, ho tirato fuori la lingua e mi sono guardata nello specchio dell’armadio. Era bianca, completamente bianca.
Sono tornata a sdraiarmi, a riprendere fiato e alla fine ho detto a voce alta:
“Godete! Gustate! Le Sissy son tornate!”




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