Gay & Bisex
Quel gran porco del mio capo
10.08.2025 |
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"“Adesso sparisci, zoccoletta! E prega che non dica ai tuoi colleghi che razza di frocetto hanno in stanza! Anche se, magari, ti piacerebbe che ti facessero la festa tutti quanti insieme..."
Quando meno te lo aspetti, nella vita può succedere che tutto ti crolli addosso. Da un momento all’altro.Così, una mattina di metà settimana, mentre ero intento nel mio lavoro, mi arriva una mail del capo: “Subito nel mio ufficio!”
Dal tono del messaggio ho presagito che fosse una rogna di quelle mastodontiche. Una pratica sbagliata? Qualche cliente si era forse lamentato di me? Col cuore in tumulto mi sono precipitato nell’ufficio del capo.
“Eccoti, finalmente!” mi ha detto con un tono minaccioso.
“Ho fatto qualcosa che non va, signore?”
“Chiudi la porta” mi ha detto.
L’ho subito chiusa.
“A chiave” ha specificato lui.
Ho obbedito, anche se non capivo il motivo di tutta quella segretezza. Devo dire che il mio capo non è di quelle persone a cui affideresti la casa quando sei in vacanza, né tantomeno la moglie per accompagnarla a fare shopping. Di lui dicevano che fosse un grande scopatore e che aveva insidiato quasi tutte le donne dell’ufficio. E quasi tutte l’avevano accontentato. Usava ogni forma di ricatto pur di ottenere quello che voleva e quasi sempre ci riusciva.
“Cosa sono queste?”
Mi ha allungato il telefono perché vedessi delle foto.
Sono letteralmente sbiancato e mi sono dovuto appoggiare con una mano alla scrivania. Davanti ai miei occhi scorrevano le foto che aveva fatto Ale di me col perizoma. Purtroppo ce n’erano anche alcune di quando il ragazzo mi aveva inculato; non mi ero accorto che mia moglie avesse immortalato quei momenti ma, adesso, il problema era: perché quelle foto erano arrivate sul telefono del mio capo?
“Allora? Non dici niente?”
Mi guardava e aspettava una risposta da me. Dall’atteggiamento del superiore arrabbiato, era passato ai modi sornioni del figlio di puttana qual era.
“Io… no. Cioè, in che senso?”
“In che senso, mi chiedi? Io chiedo a te come mai ho una puttana frocia nel mio ufficio e lo vengo a scoprire così?”
In effetti avrei voluto chiedergli come mai avesse avuto quelle foto, ma ho soltanto abbassato lo sguardo. Me la stavo letteralmente facendo sotto.
“Ascoltami bene, adesso: ci sono due sole possibilità. La prima è che ti faccio sbattere nella nostra filiale più lontana da qui. E tu conosci bene dov’è, giusto?”
“Sissignore. Cioè no, non voglio proprio! E l’altra possibilità quale sarebbe?”
Ha sorriso, pregustando il fatto di avermi in pugno. Bastava che stringesse e mi avrebbe stritolato.
“Per prima cosa, ti ficchi sotto la mia scrivania e mi fai un pompino con quella bocca da zoccola che ti ritrovi”.
“No!” ho protestato io.
“Subito! O chiamo il direttore e faccio partire immediatamente la richiesta di trasferimento!”
In un baleno mi sono infilato sotto la scrivania. Lui si è messo a ridere, si è slacciato la cintura, ha calato i pantaloni e si è accarezzato il pacco.
“Brava frocetta. Vediamo che cosa sai fare, forza!”
Si è abbassato le mutande e ho visto il suo arnese agitarsi davanti a me. All’inizio ho avuto un moto di ribellione, ma poi l’idea di essere sbattuto allo sprofondo ha avuto il sopravvento. E, soprattutto, devo ammettere che la vista di quel cazzo, così lungo e grosso, mi ha quasi annebbiato il cervello e ha fatto agitare il mio, di cazzettino. Allora ho preso a maneggiarlo e a leccarlo con molta cura.
“Brava, che bella troietta che sei. Chi t’ha insegnato, tua moglie?” e ha riso di nuovo.
Io ci stavo dando dentro di brutto, e la cosa non mi dispiaceva. Era il secondo cazzo che prendevo in bocca in pochi giorni e la cosa cominciava a darmi dipendenza.
“Brava, non smettere” mi ha detto sospirando. “Ma c’è una seconda cosa che dovrai fare. Capito?”
Facevo sì con la testa ma non potevo parlare. Allora l’ho tolto un attimo di bocca, gi ho fatto colare un po’ di saliva sulla punta come mi aveva insegnato Ale e ho chiesto:
“Sì, che cosa?”
“Mmmm… continua, brava!” gli stava tremando la voce per il piacere che provava. “La seconda cosa è questa: dovrai dire alla tua bella mogliettina di venire a trovarmi al più presto. E immagini il perché, vero?”
Ho smesso di succhiargli il cazzo per un momento e ho avuto l’istinto di dargli un morso, ma mi sono trattenuto.
“Dovrà essere molto accondiscendente con me, sai? Si dovrà far fare di tutto, ma proprio tutto e, mentre tu te ne starai buono buono alla tua scrivania, io me la sbatterò qui come la gran troia che è. Hai capito bene?”
Ho fatto di sì con la testa ma non ho smesso di fargli il lavoretto. Lui mi ha afferrato per i capelli e mi ha spinto ancora di più contro il suo inguine.
“Brava puttanella. Oggi è un gran giorno per me, lo sai? Ho scoperto di avere una frocetta in ufficio e che, perdipiù, ha una moglie vacca! Adesso da brava: sto per venire! Non t’azzardare a far cadere nemmeno una goccia: non vorrai mica che la signora delle pulizie sappia quello che fai al tuo capo?”
Sentivo il suo cazzo contrarsi sempre di più e aspettavo da un secondo all’altro di ricevere il premio finale. Con un urletto strozzato per non farsi sentire, mi ha riversato in bocca tutta la sborra che aveva. Devo dire che, per essere la prima volta che l’assaggiavo, mi è piaciuta moltissimo.
Lui dev’essersene accorto perché mi ha subito detto:
“È buona, vero? Brava puttanella, te ne darò ancora se vuoi rimanere qui da noi. E pensa a quanta ne darò a quella troia di tua moglie! Te la ricopro, quella zoccola!”
Ho finito di ingoiare ma gli ho tenuto il cazzo ancora un po’ in bocca; non volevo che nemmeno una goccia andasse sprecata. Quando l’ho tirato fuori gli ho dato un’ulteriore leccata per pulirlo completamente.
“Bel lavoro” ha commentato lui ricomponendosi. “Adesso fila nella tua stanza e ricorda: se la puttana di tua moglie non viene nel mio ufficio entro domani, ti faccio traslocare da qui in un secondo!”
Mi sono rialzato, gli ho detto “sissignore” e stavo per uscire ma lui mi ha fermato.
“Un momento! Scommetto che… abbassati i pantaloni, frocia!”
Ho ubbidito subito ma ero pieno di vergogna perché l’intimo che avevo indosso, anche quella mattina, apparteneva ad Ale.
“Me lo immaginavo” ha detto il mio capo raggiungendomi. “Sei più troia di quella troia di tua moglie!”
Mi ha strizzato tutt’e due le chiappe con le sue forti mani fino a strapparmi un gridolino di dolore.
“Quanto ti piace prenderlo nel culo, frocetta?” mi ha spostato il filo del perizoma e mi ha infilato un dito di dietro. “Quanto? Rispondimi quando ti parlo!”
“Tanto, signore. Mi piace tanto prenderlo nel culo…”
Ha sorriso, sornione.
“Chissà?” mi ha sussurrato in un orecchio. “Può darsi che un giorno, quando mi sarò stancato di sbattermi tua moglie, farò il culo anche a te. Ma senza vaselina! Ti inculo a secco io, te lo spacco in due, ti faccio camminare a zampe larghe per un mese. Che ne dici, troietta?”
“Sarebbe meraviglioso” ho mormorato col cazzettino in fiamme.
“Brava!”
Ha sfilato il dito, se l’è fatto leccare e mi ha ordinato di ricompormi.
“Adesso sparisci, zoccoletta! E prega che non dica ai tuoi colleghi che razza di frocetto hanno in stanza! Anche se, magari, ti piacerebbe che ti facessero la festa tutti quanti insieme. Pensa un po’, un’intera gang che ti scopa il culo e ti riempie la bocca di sborra!”
“La prego, signore, non lo faccia… farò tutto quello che mi ordinerà…”
“Brava la mia puttanella. Farai davvero tutto! Intanto convinci tua moglie a servirmi come si conviene a una troia come lei o puoi iniziare a fare i bagagli! E ora fuori!”
Sono uscito quasi correndo, sconvolto da tutto quello che era successo. A dire il vero, comunque, l’essermi prostrato ai piedi del capo e aver fatto un bocchino a quel cazzo stupendo, non mi era affatto dispiaciuto, anzi. Il problema vero, però, era il dover coinvolgere mia moglie in quella torbida storia: la cosa mi terrorizzava. Che avrebbe detto lei, come avrebbe reagito?
Con l’animo in subbuglio tornai al lavoro: però pensavo in continuazione a tutte queste cose e a come si sarebbe sviluppata la faccenda…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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