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Gay & Bisex

Ogni promessa è debito (forse)


di Sissy_bella
20.09.2025    |    3.291    |    6 9.0
"Me lo spinse in bocca contro una guancia e continuai a succhiarglielo facendo su e giù con la testa..."
Non bisognerebbe promettere mai oppure, se lo si fa, si dovrebbero mantenere le promesse.
Io avevo giurato a Katia che non avrei avuto altri cazzi che il suo, che sarei stata la sua troietta personale, e invece già pochi giorni dopo...
Roberto suonò alla mia porta che ancora dormivo; quando andai ad aprirgli ero scalza e avevo indosso una vestaglietta femminile sotto la quale il mio cazzetto spingeva le mutandine a causa dell'erezione mattutina.
"Che ci fai qui a quest'ora?" mormorai.
Non mi rispose. Entrò richiudendo la porta dietro di sé e subito mi strinse in un abbraccio focoso. Indossava una camicia sbottonata e dei pantaloni corti e leggeri che mettevano in risalto le cosce muscolose. Senza nemmeno salutarmi mi ficcò la lingua in bocca e mi succhiò anche l'anima.
“Sei una stronza!” disse poi. “Una lurida cagna, una puttana!”
“I… io?” balbettai.
“Ti sei fatta inculare da Katia! Non provare a negarlo, lo sai che tua moglie mi riferisce ogni cosa”.
“Ti posso spiegare…”
“Non c’è niente da spiegare, se non la troia che sei. Adesso però ti punisco a dovere” si sfilò la cintura tenendola per la fibbia. “Contro il muro” mi ordinò.
Obbedii in silenzio.
“Su la veste!”
L’arrotolai fino alla vita, ero eccitata. Iniziò a colpirmi, una, due, tre volte. Però erano cinghiate leggere, si capiva che non aveva intenzione di farmi davvero male; per lui era un modo di avvisarmi di quello che poteva farmi se lo avessi ancora tradito.
“Più forte!” lo sfidai girando la testa. “Avanti, puniscimi duramente!”
“Non mi provocare, stronzetta. Altrimenti ti frusto con la fibbia e ti strappo la pelle!”
Sospirai, forse era quello che desideravo veramente. Allora protesi ancora di più il culo verso di lui: glielo stavo offrendo ai suoi colpi.
“Comincia a contare” mi disse riprendendo a frustarmi.
“Uno… due… tre… sì, così! Quattro… cinque… oh dio… più forte…”
A ogni colpo il mio pisellino reclamava di godere, avrei voluto segarmelo ma ero a braccia in croce contro la parete.
Arrivai a contare fino a quindici, poi si fermò. Mi venne vicino e mi massaggiò le chiappe delicatamente.
“Sono tutte rosse” disse allargandole. “Mi piacciono così. La prossima volta che lo fai, non so mica quante frustate potrò darti”.
Mi dolevano ma non troppo, e non mi sentivo nemmeno umiliata. Capivo che avevo ferito il suo orgoglio, tradendolo, però non rimasi zitta.
“Tu continui a scoparti le tue donne, giusto?”
Non rispose.
“Lo so che lo fai. Quando vieni da me hai sempre addosso un profumo diverso. E non è mai il tuo!”
“E allora? A te che ti frega con chi scopo io? Il mio cazzo non te lo faccio mancare, questo è quanto”.
Mi girò, mi prese la mano e mi fece sentire la sua erezione.
“Il mio cazzo, lo senti? È sempre in tiro per te”.
Mi baciò il collo, le spalle, mi strapazzò il pisello con due dita.
Provai a scansarlo, a dirgli che non volevo, ma lui non mi diede retta, mi sollevò tra le sue forti braccia e, continuando a baciarmi, mi condusse sul letto.
"Dai, non voglio..." sussurrai senza troppa convinzione.
"Non vuoi?" disse lui sbattendomi sul letto ancora caldo del mio corpo. "Sicura?"
Ero fortemente attratta da quell'uomo anche se non mi spiegavo perché. Era brutale, per niente ironico, grossolano. Tutto l'opposto di Katia. Eppure aveva una forte carica sensuale di cui non riuscivo a fare a meno in quel momento. Me ne accorsi dalla voglia che avevo di farmi succhiare la lingua, di farmi palpare dalle sue forti mani. Un maschio capace di farmi perdere i sensi, un vero toro da monta.
Mi fece mettere il rossetto e poi lo succhiò via con i suoi baci ruvidi. La mia voce si opponeva a lui con dei no ripetuti, ma il mio corpo diceva tutto il contrario. Diceva “abbracciami, prendimi, che aspetti, non lo vedi che sto tremando?” Pensavo che ero stato uno stupido a promettere a Katia che non lo avrei più rivisto...
Mi tenne inchiodata al letto con le gambe, era cento volte più forte di me, mentre con le mani si sfilò i vestiti in un baleno e rimase nudo davanti a me che lo guardavo, supina.
"Non voglio" ripetei in un sussurro, ma le mie labbra dischiuse dicevano l'esatto contrario. Guardavo il suo membro ancora non del tutto in tiro e di cui già pregustavo il sapore, l'odore forte, la potenza. Lui lo capì ed iniziò a massaggiarmi abilmente le tette da sotto la vestaglia. Mi strizzò i capezzoli, me li fece diventare duri, poi mi ficcò tutte le dita di una mano in bocca affinché io le succhiassi. Cosa che subito feci, tremando di piacere.
"Davvero non vuoi?"
"No!" esclamai senza smettere di ciucciargli le dita. "Ti voglio, lo sai. Prendimi, che aspetti?"
Con un ghigno si mise a cavalcioni sul letto sventolando il cazzo come un trofeo che avrei dovuto guadagnarmi. Provai a sollevare la testa per arrivare a prenderlo ma Roberto me lo impedì continuando nel suo paziente lavoro di esplorazione del mio corpo. Mi faceva godere le gioie del paradiso, il mio cazzetto aveva già iniziato a sbrodolare e lui lo tenne stretto fra le dita per impedirmi di venire.
"Oh, sì" mormorai ad occhi chiusi leccando la sua mano forte.
"Adesso succhialo" disse avvicinando il membro alla mia bocca. Lo feci, cominciando dalle palle rugose, gonfie di amore, per passare poi all'asta e terminare con la punta del glande, rosa e turgida. Me lo spinse in bocca contro una guancia e continuai a succhiarglielo facendo su e giù con la testa. La mia gola era calda, una tana perfetta per quel bell'animale. Roberto chiuse gli occhi, aveva il petto villoso scosso da tremiti di piacere e mi implorava di non smettere, di farlo morire. Lo feci godere per un tempo interminabile, ricevendo il suo cazzo nella gola profonda e poi sulla punta delle labbra, in un alternarsi di su e giù a cui lui non si opponeva.
"Alza le gambe" mi ordinò a un certo punto e io lo feci mentre lui mi sfilava le mutandine e, dopo averle succhiate, le scaraventò lontano. "Adesso ti faccio il culo, troietta" mi disse. "Contenta?"
Senza parlare allargai le chiappe con le mani e protesi il bacino per agevolarlo, ma lui non ebbe bisogno di aiuto perché mi penetrò facilmente con un colpo solo.
"Ahi" strillai, "mi fai male..."
“È quello che meriti per essere andata con Katia. Un’inculata a secco!”
Ripensavo alla dolcezza con cui aveva agito mia moglie l’altro giorno; ripensavo al piacere fortissimo provato con Katia e col suo dildo; ma un cazzo vero, caldo e pulsante dentro di me, pieno di sangue autentico era davvero una cosa meravigliosa a cui non avrei potuto rinunciare. Quel dolore così forte che mi provocava era comunque una sensazione umana e non meccanica, mille volte migliore di qualsiasi altro strumento. E Roberto, bull esperto qual era, sapeva davvero come usare il suo arnese. Accompagnava ogni colpo che mi infliggeva con un grugnito animalesco a cui io rispondevo con dei gemiti che andavano facendosi via via più forti.
"Sfondami, lo sai che lo voglio" gli dissi alla fine affondando le unghie dietro la sua schiena e lui, stimolato, mi sbatté ancora più forte. Ballavo sul letto, rimbalzavo, e Roberto non sembrava averne mai abbastanza. Aveva una resistenza che avevo già provato ma che ogni volta mi lasciava di stucco. Il suo cazzo mi martellava dentro, fino all'intestino, ed erano colpi duri, ben assestati, meticolosi. Sapevo che non mi avrebbe lasciato in pace finché lui non avesse goduto.
A un certo punto invertimmo le posizioni e io mi trovai a cavalcioni del suo cazzo e mi impalai mentre lui rimanevo fermo. Ad ogni mio affondo lui diceva: "Dai, così, così... Troia!" ed io rispondevo con gemiti e sospiri che non riuscivo a trattenere. Venni molto prima di lui e gli schizzai un po' di sborra sulla pancia: allora lui la raccolse con le dita e me la fece ingoiare tutta.
“Bevila, cagna!”
Mentre continuavo la mia cavalcata, Roberto afferrò il telefonino che aveva lasciato sul comodino e iniziò a farmi un video.
"Che fai?" sussurrai senza smettere di affondare il mio culo sulla sua asta.
"Un piccolo ricordo per la tua ex" mi disse lui riprendendomi mentre ero sconvolta dal piacere e godevo come una scrofa in calore.
"No, ti prego" dissi io consapevole che, se Katia avesse visto quel video, non mi avrebbe mai più parlato.
"Fatto" disse lui con un click. "Spedito!"
"No" mi lamentai ancora, ma ero troppo sconvolta dal piacere per pensare ad altro. Lo portai fino al godimento più estremo, fino a quando lui, urlando come un animale, eruttò una marea di sborra nel mio culo in fiamme, si contorse dal piacere e mi stritolò le tette tra le sue mani.
"Godi, godi” dissi allora io. “Sei il mio padrone assoluto. Godi!" aggiunsi rovesciandomi su di lui con il suo cazzo ancora dentro e baciandolo appassionatamente sulla bocca.
Ci strofinammo come vecchi amanti, ansimando e succhiandoci le lingue, mordendoci, per finire poi esausti l'una sopra l'altro, sfiniti ma felici.
"Non togliermelo dal culo" gli dissi in un sussurro. "Tienilo dentro finché puoi. Quella è casa sua..."
E mentre ci tenevamo abbracciati e lui mi baciava gli occhi, il naso, le labbra, si sentì il suono di un messaggio provenire dal telefono di Roberto. Lui allungò una mano, lo lesse, poi lo mise via.
"Chi era?" domandai.
"Era Katia" disse lui senza guardarmi.
"E che voleva?" dissi tirandomi su.
"Niente, stai tranquilla. Ha commentato il video, ha detto che sei davvero bella mentre lo prendi in culo."
Non riuscivo a crederlo.
"E poi?"
"E poi ha detto che vuole parlarci..."

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