tradimenti
Serenella: il party (versione soft)
30.08.2025 |
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"Ma godeva! Eccome se godeva! Sbrodolava gli umori in terra in un flusso continuo, era come se le si fossero rotte le acque..."
La villa, in cima alla collina, dominava la città. Era illuminata dalla luna e le luci che filtravano dalle tante finestre la facevano sembrare un enorme luna park. La strada che portava dal cancello all’ingresso, lunga più di cinquecento metri, era fiancheggiata da alberi altissimi e punteggiata ai lati da lampade interrate.“Che spettacolo!” esclamò Serenella. “Tutto questo è del vostro CEO?”
“No, assolutamente” rispose Bruno, il direttore dell’ufficio. “Questa villa la noleggiano per le feste importanti. Non sto neanche a dirti a chi appartiene…”
“Lascia stare” tagliò corto lei, “non m’interessa. Piuttosto dimmi: come mi devo comportare con te lì dentro?”
Bruno ridacchiò.
“Tranquilla” disse, “questi party hanno una caratteristica. Tutti gli uomini sono accompagnati da una moglie o una fidanzata, ma non è detto che a fine serata non finiscano per mischiarsi tra di loro!”
“Un gran bordello, quindi”.
“Esattamente. Tu pensa solo al Vecchio. È lui il pesce grosso ed è lui che deve abboccare”.
Fermò la macchina e lasciò le chiavi a un inserviente.
“Sei pronta?” le domandò sistemandole una ciocca di capelli.
“Andiamo dentro e spacchiamo tutto” rispose Serenella.
Le prime due ore trascorsero piacevolmente tra chiacchiere varie, spuntini e drink; i dirigenti maschi dell’azienda apprezzarono molto la compagna di Bruno, non facevano altro che blandirla con complimenti via via sempre più spinti e allusivi. D’altro canto Serenella non era una sprovveduta, sapeva come stuzzicare i maschietti e allo stesso tempo tenerli a bada se diventavano troppo invadenti. Le donne, invece, ovviamente la odiarono da subito perché il suo arrivo aveva rubato loro la scena.
Un dj mandava in continuazione una buona musica, non troppo forte e avvolgente. Sicuramente sarebbe salita in crescendo nel corso della serata che si prospettava lunga e interessante.
Serenella si fece presentare i pezzi grossi del comune e instaurò subito un rapporto di amicizia con loro. Lei giocava le sue carte e loro camminavano sul filo della diplomazia, ma era sicura che alla fine avrebbero ceduto alle sue richieste.
A un certo punto Bruno venne a portarla via. Era nel mezzo di un circolo di uomini, tutti che le sbavavano addosso, e lei che rideva e sorseggiava il suo drink.
“Ve la rubo un attimo” disse loro prendendola per mano.
Subito salì un coro di “nooo!” ma lui la trascinò con sé.
“Andiamo” le disse, “è arrivato il momento: il Vecchio vuole vederti”.
Serenella posò il bicchiere su un vassoio, si ravvivò i ricci e lo guardò.
“Come sto?”
“Sei uno schianto, come sempre”.
La condusse lungo un corridoio, poi attraverso un salone e, infine, a una porta davanti alla quale c’erano due uomini in abiti scuri che sembravano sorvegliarla.
Bruno tirò un lungo sospiro.
“Ci siamo” le disse. “Il Vecchio è lì dentro”.
Uno dei due uomini li fermò, fece allontanare Bruno e si rivolse a Serenella.
“Sei tu la donna?”
“Direi di sì, che pensi?” rispose lei.
Il secondo uomo le si mise alle spalle, cosa che le diede un certo fastidio.
“Qualcosa non va?”
“Dobbiamo controllare” disse il primo. E le infilò una mano sotto la gonna del tailleur.
“Che fai? Non porto nessun’arma addosso. Tu, piuttosto: hai una bella pistola lì sotto!” e gli toccò il pacco.
“Ti dobbiamo preparare” spiegò lui iniziando a spingere le dita nella fica.
“Dio” miagolò lei appoggiando le mani sulle spalle del tipo. “Così, bravo… sì… ancora…”
Il secondo uomo, da dietro, le scostò il filo del perizoma e fece lo stesso trattamento al culo.
“Che doppia fantastica, ragazzi, non smettete” piagnucolava lei eccitatissima.
Le rovistarono entrambi i buchi, glieli stimolarono in modo da umidificarle la fica; Serenella ebbe il suo primo orgasmo della serata.
“Oh, sììì… meravigliosi” biascicò alla fine.
“Per me può bastare” disse il primo ritirando la mano.
“Anche per me” fece l’altro.
Serenella prese le dita dell’uomo che le stava di fronte e gliele leccò.
“Mi lasciate così?” chiese con voce languida. “In questo stato? Una scopatina veloce, no?”
“Rischiamo il posto” disse l’altro alle sue spalle.
“Peccato. Davvero un peccato…”
“Facciamo così” disse il primo. “Se dopo essere stata col Vecchio hai ancora voglia, noi stiamo in quella stanza lì in fondo. Ok?”
“Ci faccio un pensierino, state sicuri” disse lei scansandolo. “Adesso mi fai entrare o devo dire al Vecchio che mi hai scopata qui fuori?”
Con un’espressione terribile l’uomo si scansò, diede due colpi veloci alla porta e l’aprì.
“Prego” disse, sarcastico.
Serenella lanciò uno sguardo a Bruno che le sussurrò:
“Mi raccomando” e alzò il pollice in segno di buona fortuna.
La stanza in cui entrò era ampia come del resto tutti gli ambienti di quella villa. Lampade schermate, qua e là, creavano un sapiente gioco di luci e ombre. In fondo c’era un divano e, sul divano, un uomo parzialmente illuminato.
“Vieni, piccolina” le disse con una voce sussurrata. Lei pensò che fosse per l’età o, forse, che volesse mantenere intatta l’atmosfera di quel posto. Serenella si sentì invadere da una strana calma, come se tutto fosse solo un sogno.
“Tu devi essere la nuova puttanella di Bruno. È così?”
“Sì” rispose lei.
“Vorrei che mi dicessi “sissignore”, va bene?”
“Sissignore. Sono la puttanella di Bruno”.
“Le sa scegliere bene, quel furfante. Avanti, togliti tutto tranne le scarpe e vieni qui da me”.
“Ho solo il vestito, signore” disse lei. “Nient’altro…”
“Meglio, così farai in un attimo”.
Serenella fece scendere il tailleur ai suoi piedi, lo scavalcò con eleganza e si avvicinò lentamente al divano. Non riusciva ancora a scorgere il viso del Vecchio, ma solo i piedi, le gambe e parte del busto. Era vestito elegantemente, come un vero signore.
“Sei bellissima” le disse sempre con quella voce debole e sensuale. “I miei uomini lì fuori ti hanno infastidita?”
“Nossignore. Però ho avuto un orgasmo mentre mi preparavano…”
“Ottimo lavoro. Devi essere molto bagnata, è così?”
“Sissignore” disse lei. “Un lago…”
La mano del Vecchio le fece segno di accelerare e lei, finalmente, poté vederlo in volto. Capelli bianchissimi, quasi candidi, mille rughe sulla fronte e sulle guance. E gli occhi, quelli sì che la colpirono più di tutto il resto. Erano chiarissimi e trasparenti, sembravano gli occhi di un cieco. Affascinata, arrivò quasi a sfiorargli le gambe.
“Eccomi, signore” disse in un sussurro.
“Inginocchiati” le ordinò lui, “qui, tra le mie gambe. Tra le gambe del tuo anziano nonno”.
Serenella obbedì e si posizionò come le aveva detto di fare. Il Vecchio le prese la testa e gliela mise proprio lì, sul suo cavallo.
“Lo senti, piccola? Senti quello che mi suscita averti qui?”
Serenella avvertì la durezza del membro attraverso la stoffa dei pantaloni e ne rimase colpita.
“È… è…”
“Sì? Cosa?”
“È durissimo, signore. Come..?”
“Come faccio alla mia età, intendi dire, ad avere un cazzo così? È una domanda imbarazzante la tua, ma pensa che io, con tutti i soldi che ho, potrei avere un cazzo nuovo, se volessi. No, questo è il mio. È così ed è tutto per te. Lo vuoi?”
“Sissignore” rispose lei, affascinata. “Posso?”
“Devi! Con tutto quello che mi sei costata” e sorrise.
Serenella gli slacciò la cintura, lo aiutò a far scendere i pantaloni e gli abbassò le mutande. Il tutto con studiata lentezza. Come una molla, liberato dalla gabbia, un cazzo lunghissimo, duro come l’ebano, si rizzò davanti a lei. Ristette a fissarlo imbambolata, incredula di tanto vigore.
“Vediamo quello che sai fare, piccolina. Fai godere il nonno. Il nonno vuole che la nipotina glielo prenda in bocca”.
Serenella lo prese tra le mani e spalancò la bocca.
“Grazie nonno” disse “per quello che mi dai…”
Il Vecchio le accarezzò la testa mentre lei, affamata, lo inghiottiva tutto. Lo insalivava, lo tirava fuori per leccargli l’asta e le palle, poi lo riprendeva e lo tirava fuori e lo insalivava di nuovo. Sempre guardandolo fisso negli occhi, in quegli occhi che sembravano non vederla.
“Così, così, brava. Adesso accelera, più forte, di più, voglio sentire i denti…”.
Serenella obbediva, in trance, godeva lei stessa per quel bocchino meraviglioso che gli stava facendo. Lui se ne accorse perché, a un certo punto, le disse:
“Toccati in fica, masturbati. Ma non fermare la bocca”.
Lei lo fece, si ficcò le dita nella fica a stuzzicare il clitoride ma senza smettere di succhiargli il cazzo. Mugolava, singhiozzava quando la cappella le arrivava in gola, tossiva anche. Ma godeva! Eccome se godeva! Sbrodolava gli umori in terra in un flusso continuo, era come se le si fossero rotte le acque. Un fiume intero, un fiume di piacere.
Il Vecchio non veniva, nonostante lei ce la stesse mettendo veramente tutta per dargli l’orgasmo, resisteva a oltranza. Aveva le mascelle quasi slogate a forza di usarle per avvolgere quel bestione e lui non sembrava pago.
“Brava” le diceva, “che brava nipotina che ho. Come succhia bene il suo anziano nonno…”
In quel momento Serenella avvertì la presenza di qualcun altro nella stanza. Prima un fruscio, poi un ticchettio di passi. Guardò interrogativamente l’uomo ma lui le fece segno di continuare.
“Tranquilla” le disse. “È quella pervertita di mia moglie. Ogni volta che mi porto una ragazza in casa, vuole partecipare pure lei!”
Serenella per poco non si strozzò. Tossì più forte e si sfilò il cazzo di bocca. Si girò e la vide, vide sua moglie. Un’amazzone settantenne, nuda, capelli lunghi e grigi, seno cadente ma ancora bello da vedere, gambe lunghissime. Ma quello che più la colpì fu la cosa che portava legata alla vita.
“Cosa…” provò a dire ma non ci riuscì perché il Vecchio le aveva di nuovo infilato il cazzo tutto dentro la bocca.
“È uno strap-on, hai visto bene. Adesso la nonna te lo ficca tutto in fica, lo vuoi? È davvero molto brava, la nonna, a usarlo. Ti farà godere tantissimo”.
Nemmeno il tempo di riprendere il suo bocchino che sentì le dita della vecchia frugarle in fica e poi, tutto d’un colpo, fu penetrata dal finto cazzo. Non poté urlare, solo stringere le ginocchia del vecchio per assorbire il colpo. Poi fu trapanata senza sosta dalla furia della “nonna” mentre il Vecchio si godeva l’arte del suo pompino. Senza una interruzione, senza tregua: le sembrava di morire. Però godeva di continuo, un piacere incontenibile che la stava facendo impazzire. Quando il Vecchio, stanco della sua bocca, disse alla moglie di inculare la nipotina, lui si sdraiò sul divano e volle entrarle in fica. La nonna le lubrificò per bene il buchino e c’infilò l’attrezzo micidiale, tutto dentro fino in fondo. Così, con lui che la scopava e lei che la inculava, con la bocca finalmente libera, poté abbandonarsi alle urla più pazzesche.
“Godo!” gridava. “Mi fate morire! Siete magnifici! Godo…”
“Brava” le diceva lui, “urla, strilla. Non ti sentirà nessuno a parte noi. Godi, piccolina, godi…”
Quando la lasciarono andare, dopo che lei aveva avuto una serie di orgasmi inimmaginabili; quando finalmente il Vecchio le venne dentro inondandole la fica; quando la nonna fu pienamente soddisfatta di averle rotto il culo, Serenella scivolò lentamente a terra, quasi esanime.
I due anziani la aiutarono a rialzarsi e a rimettersi il vestito. La nonna le sistemò i capelli mentre il Vecchio le versò un dito di liquore in un bicchiere.
“Bevi” le disse. “Cerca di riprenderti, adesso. So che i miei uomini lì fuori vorrebbero che tu andassi da loro, è vero?”
Serenella fece di sì col capo.
“Non te lo consiglio. Intanto, non sono un granché da quel punto di vista. Poi, tu ormai sei una mia proprietà. Questo lo sai, no?”
“Sissignore” balbettò lei. “Una sua proprietà…”
“Brava. Quindi fatti riaccompagnare a casa e cerca di riprenderti. Quando vorrò dovrai tornare a trovarmi. Ogni volta. Siamo intesi?”
“Sissignore… e mio marito?”
“Tuo marito cosa?”
“Cosa dico a lui?”
“Niente. Sei stata alla festa, hai bevuto un po' troppo, tutto è andato come previsto. Tuo marito, del resto, può solo ringraziare per tutto quello che farò per voi”.
“Grazie signore” disse Serenella con le lacrime agli occhi.
“Dai un bacino al nonno e alla nonna, piccola”.
“Grazie, nonno. Grazie, nonna”.
E li baciò.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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