tradimenti
Confessioni di una Puttana
23.08.2025 |
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"“Sì, vienimi dentro, ti prego! Ingravidami!”
“Eccomi, troia, vengo!”
Non subito, però, il giovane ci sapeva davvero fare: chissà quante ragazzine aveva già sverginato e fatto..."
Mio marito? Poverino, l’ho sempre tradito. Da subito. Gli sono rimasta fedele solo durante la luna di miele. Non che lì non avessi intravisto qualche bella possibilità, ma mi sembrava sfacciato cornificarlo in quell’occasione. Dopo no, non ho avuto più scrupoli. La voglia di sesso ha iniziato a comandare su ogni mio pensiero, su ogni mia singola azione. Dicono che io sia una ninfomane, può essere. In effetti mi sono fatta scopare da chiunque in questi anni, in qualsiasi occasione, in ogni posto possibile e immaginabile. Col maestro di yoga, per dirne uno. Dopo la lezione, quando tutti e tutte uscivano per cambiarsi, mi avvicinavo a lui e gli dicevo:
“Mi piacerebbe ripetere con te qualche esercizio. Che dici?”
Gli sguardi che gli lanciavo non lasciavano dubbi su quali fossero le mie intenzioni. Tendevo il seno fino a farlo spuntare dalla canottiera e mi passavo le dita sul labbro. Lui era un bel signore coi capelli grigi, lunghi con la coda, e uno sguardo magnetico. Acconsentiva di buon grado e mi fotteva come un disperato nello spogliatoio rimasto vuoto. Contro gli armadietti o sopra le panche. Sono state delle belle scopate, vi giuro. Facevo yoga due volte a settimana, ai tempi, e due volte a settimana mi facevo fottere e riempire la fica e il culo. Abbiamo ripassato alla perfezione ogni singola posizione e, nello yoga, ce ne sono davvero tante…
Naturalmente l’ho fatto anche con tutti i miei diretti superiori, in ufficio. E, come semplice segretaria, ne avevo parecchi di superiori! A turno, a uno a uno, andavo nella loro stanza, mi appoggiavo di schiena alla porta e la chiudevo a chiave. Non avevo bisogno di dire niente, loro si alzavano già mezzi infoiati e mi sbattevano sulle loro scrivanie senza nemmeno spogliarmi. Sollevavano la gonna e si fottevano la mia fica sempre bagnata e pronta a riceverli. A spingermi non era il desiderio di far carriera, no. Mi piacevano le mie mansioni, non volevo cambiare ma, più di tutto, mi piaceva possedere i loro corpi e le loro menti. Si affezionavano, purtroppo, ma io li tenevo a bada.
“Scopiamo già tutte le volte che vogliamo” dicevo a ciascuno di loro se diventava invadente. “Non ti basta?”
Se lo facevano bastare.
Poi non è stato più sufficiente scopare solo con chi conoscevo, volevo sentirmi sempre di più una puttana, così ho iniziato a farlo in ogni occasione. Un esempio? Entravo dal tabaccaio per comprare una stecca di sigarette, lui me la dava e io dicevo, con voce torbida.
“Non ho i soldi per pagare. Che facciamo?”
Lui chiudeva in tutta fretta la porta del negozio, girava il cartellino da “APERTO” a “CHIUSO” e mi trascinava nel retrobottega. E lì giù a scoparmi e insultarmi, il maiale.
“Sei una troia, ti vendi per quaranta euro! Sei una lurida puttana!”
Sapevo di esserlo e non provavo fastidio a sentirmelo dire. Anzi, quando succedeva, li incitavo io stessa a sporcarmi sempre di più, di fuori e dentro. Mi facevo ricoprire di sborra, li pregavo di battermi forte, di lasciarmi il segno. Mi mandavano via così, zoppicante e stropicciata, con la stecca di sigarette in mano. O con due gratta e vinci già perdenti. O a volte senza nemmeno niente, solo per il gusto di farmi scopare.
La lista, purtroppo per mio marito, è lunga e variegata. Ho stregato i professori dei miei figli, nessuno escluso; i rider che venivano a consegnare pacchi che avevo ordinato ma che non ho mai aperto; l’amministratore di condominio che passava a consegnare le tabelle millesimali: con lui ho scopato addirittura nel letto matrimoniale. Il porco si voleva mettere dal lato dove dorme mio marito e, naturalmente, non ha fatto altro che insultarmi tutte le volte che gliela davo. Scopava veramente bene, però.
Credo che all’appello mi manchino ormai solo i preti e i minorenni; i secondi per ovvii motivi, i primi… chissà? Un giorno dovrò pur confessare a qualcuno tutte le mie perversioni, magari lo farò con uno di loro e mi farò scopare nel confessionale o in sagrestia.
In tutto questo, il mio povero marito sembra non accorgersi di nulla. Che sia ingenuità, la sua? O fa finta di non vedere l’evidenza perché non vuole perdermi? Francamente non lo so. Certe volte, quando rientro a casa dopo una mega scopata e sono stravolta per il piacere provato, lui nemmeno mi guarda e si limita a dirmi:
“Ciao, cara. Com’è andata al lavoro, oggi?”
In quelle occasioni avrei voglia di abbassarmi la gonna e urlargli: “Tutto benissimo, tesoro. Mi hanno scopata addirittura in quattro, giù nell’archivio! Guarda, non vedi che mi cola ancora la loro sborra dalla fica?”
Ma mi trattengo, borbotto un “tutto bene” in fretta e corro in doccia. Lavarmi non fa passare via i pensieri, però consola.
L’altro giorno, invece, ho davvero esagerato. Ho portato il mio amante di turno in casa mentre c’era lui. Sapevo che non era andato al lavoro perché non si sentiva bene, ma avevo urgenza di scopare e non sapevo dove andare. Il ragazzo lo avevo abbordato in metro, tra le fermate Bologna e Ponte Mammolo. Il vagone era pieno e io non ho fatto altro che appoggiarmi col culo a lui e strusciarmi sul suo pacco. Lui mi ha afferrato i fianchi e mi ha fatto sentire tutta la sua erezione, davvero notevole. Ho chiuso gli occhi, mi sono sentita presa dall’irrefrenabile voglia di spogliarmi lì, sulla metro. Sbrodolavo in mezzo a tutti, la mia fica reclamava il suo piacere e me lo faceva sentire. temevo quasi che m'inculasse lì, davanti a tutti. Siamo scesi alla fermata, lui era ancora appiccicato al mio fondoschiena. Ho accelerato il passo e lui mi ha seguita. Davanti al portone gli ho detto che c’era mio marito in casa.
“Chissenefrega?” ha fatto lui. “Basta che non ci sta tra i piedi. Sarà una cosa lunga, t’avverto. Te li voglio scopare tutti i buchi che c’hai!”
A quelle parole mi si è aperta una cascata tra le cosce.
“Andiamo, presto”.
L’ho trascinato in casa, sentivo mio marito che tossiva in bagno.
“Sei tornata, cara?”
“Sto con un collega” gli ho detto senza nemmeno andare a salutarlo. “Ci mettiamo nello studio, dobbiamo fare un lavoro urgente!”
“Lavoro? Che lavoro?”
“Non ti preoccupare, poi ti spiego. Non ci disturbare, rimettiti a letto!”
Ho spinto il giovanotto nello studio e ho chiuso la porta a chiave.
“Allora?” gli ho detto tirandomi via tutto di dosso. “Questi buchi. Che aspetti a riempirli?”
Il ragazzo ha voluto che lo spogliassi io e l’ho fatto con vero piacere. Mi piacciono tutti i corpi degli uomini, ho una preferenza per quelli maturi ma quelli dei ragazzi sono di una bellezza acerba che mi fa impazzire. Il suo, poi, oltre a essere bello era anche ben strutturato, si vedeva che lo stava scolpendo con ore di palestra. Gli ho massaggiato gli addominali, glieli ho baciati a lungo. Poi sono scesa sul cazzo, un vero arnese da battaglia. Lungo, dritto, duro come il ferro. Gliel’ho insalivato per bene, l’ho tenuto stretto tra le tette, gli ho succhiato la punta scoperta. La lingua stuzzicava la stretta fessura, lui stava impazzendo sotto le mie sapienti labbra. Mi sono rialzata e l’ho trascinato sul divano e lì mi sono offerta in tutta la mia bellezza matura. Le braccia tese sulla spalliera, in ginocchio sui cuscini, il culo proteso oscenamente verso di lui.
“Prendimi a pecora” gli ho detto, implorante.
Lui era un vero selvaggio, mi ha trattata come pochi prima avevano fatto; mi sono sentita finalmente la puttana che ero diventata. Scopavo in casa con mio marito nella stanza accanto, a pecorina sul divano con uno sconosciuto che mi stava distruggendo la fica con un cazzo super. Niente amore, niente coccole, nessuna parolina dolce. Solo sesso sfrenato e, “sei una troia, una puttana, una succhiacazzi”, erano gi epiteti che mi sentivo dire.
“Sei sicura, troia, che il cornuto non sa che lavoro stai facendo?” ha detto lui mentre affondava il cazzo e toccava tutti i punti più sensibili della mia fica. “Secondo me è dietro la porta che si fa una pippa”.
“Zitto e scopa… scopa… così…”
“Ti vengo dentro, troia!”
“No!” ho finto di essere spaventata. “Dentro no, non sono protetta…”
“Oh, sì! Dentro sì. Ti ingravido, ti metto incinta, daglielo un erede a quel cornuto!”
Sapevo di non poter più avere figli perché, dopo l’ultimo nato, mi avevano richiuso le tube, ma mi piaceva giocare con i maschi dominanti e far loro credere che potevano farmi di tutto.
“Sì, vienimi dentro, ti prego! Ingravidami!”
“Eccomi, troia, vengo!”
Non subito, però, il giovane ci sapeva davvero fare: chissà quante ragazzine aveva già sverginato e fatto godere. E quante milf lo avevano pregato di scoparle!
Rallentava e accelerava il ritmo con dovizia, ogni tanto alternava schiaffi e strizzatine sulle chiappe.
Mi diceva: “Che bel culo che hai, dopo te lo rompo”.
Oppure mi agguantava le poppe e le martoriava, così come faceva con i capezzoli che erano diventati durissimi; ma non smetteva di fottermi, era un vero bull. Sentivo lo sciacquettio dei miei umori che il suo cazzo smuoveva e il rumore delle palle quando arrivavano a fine corsa.
A un certo punto ho avvertito le prime contrazioni del membro e, subito dopo, sono stata completamente inondata dalla sua sborra. Era tantissima, arrivava a schizzi, non sono nemmeno riuscita a contarli. Gemevo per il piacere di essere riempita e il ragazzo godeva insieme a me, aveva la furia dell’età dalla sua e sapevo che, in poco tempo, mi avrebbe scopata di nuovo.
Si è rilassato leggermente e ha sospirato a lungo.
“Primo buco riempito” mi ha detto poi, soddisfatto.
“Aspetta” mi sono sfilata e gli ho preso il pisello tra le mani. “Ti do un assaggio del secondo buco”.
Me lo sono infilato in bocca, tutto lucido di umori e ancora mezzo rigido, e gliel’ho succhiato come so fare io. Il ragazzo sembrava gradire: mi teneva per la testa e la muoveva avanti e indietro.
“Che puttana che sei” mi ha detto. “Quante corna gli hai messo a tuo marito?”
Me lo sono sfilato di bocca dopo averglielo tutto pulito e mi sono rimessa i vestiti addosso.
“Ce ne ha tante, sono andata con cento uomini. Ma tu non ci pensare adesso. Adesso ci sei solo tu qui con me”.
“Sei davvero una grande zoccola…”
“Aspettami” ho detto. “Vado a tranquillizzarlo. Non te ne andare…”
Ha riso, divertito.
“Sbrigati a tornare, troia!” ha detto.
Sono corsa fuori e andata nella camera da letto. Mio marito era sotto le coperte che respirava piano.
“Dormi?”
“Come? No, sono stanco però…”
Mi sono seduta sul bordo del letto e gli ho sentito la febbre.
“Non scotti più, dopo ti porto le medicine”:
“Come va il lavoro col tuo collega?” mi ha chiesto.
“Il lavoro? Bene, tesoro. Va molto bene. Tra un po' abbiamo finito”.
“Allora vai, fate con calma. Io riposo un altro po'”.
“Bravo, dormi se riesci… Noi faremo con calma”.
Un’ultima carezza e sono tornata nello studio. Il ragazzo era stravaccato sul divano a gambe larghe e il cazzo quasi di nuovo in tiro. Se lo maneggiava, provava a fare l’elicottero, il piccolo bastardo. Sembrava sfidarmi, sfidare me che potevo essere sua madre per età. Gli ho lanciato uno sguardo diabolico ma ero pazza dal desiderio di essere di nuovo usata, abusata, riempita, battuta…
Ho di nuovo buttato all’aria i vestiti, lui mi guardava come in una scena di un film.
“Allora?” gli ho detto. “Sei pronto? Secondo e terzo buco, forza!”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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