Gay & Bisex
Un due tre: tutti in culo a me!
11.09.2025 |
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"L’altro, urlando un “Vengo!” che devono ver sentito a un chilometro di distanza, mi ha riempito l’intestino come se pisciasse..."
L’ho fatto di nuovo. Dopo tanto tempo, dopo tanta attesa, mi sono vestito da donna un’altra volta.
Calze autoreggenti rosse, ho ancora delle belle gambe; minigonna vertiginosa e toppino in tinta. Completamente rossa, parrucca compresa. solo le labbra di lurido blu (ispirata dal film con Lisa Gastoni, grandissima donna). Occhi dipinti come la baldracca che mi sentivo di essere, borsetta che dondolava al mio fianco. Nessun preservativo all’interno, quella sera volevo tutto a pelle, chiunque me lo avesse dato.
Ho parcheggiato nei viali dietro la stazione e ho iniziato a camminare ancheggiando come una diva.
O come una vecchia puttana.
Da quelle parti c’è sempre tanta gente benintenzionata a darti piacere, prima o poi vieni presa all’amo: non ho dovuto attendere a lungo.
Due tizi stavano fumando e chiacchierando appoggiati a un’auto. Non appena mi hanno vista si sono sbracciati per attirarmi a sé.
“Guarda, guarda” ha detto uno, un giovane moro in canottiera e jeans, tutto muscoli e tatuaggi.
“Vieni qua, bella” ha detto l’altro, più piccolo e tozzo ma decisamente il più sexy dei due. Aveva la pancia che piace a me, quella che ti sbatte addosso mentre ti scopa… una goduria!
Mi sono avvicinata a loro, avevo gli occhi che luccicavano dal desiderio, loro hanno capito subito che avevo addosso una gran voglia di cazzo e che sarebbe stata una notte da favola.
“Che bella troiona che sei” ha detto quello tatuato accarezzandosi il pacco. “Mica lo fai per soldi, vero?”
“Un euro” ho detto io. “Un euro per un bocchino e un euro per incularmi”.
Sono scoppiati a ridere.
“Costi poco, quindi vali poco” ha fatto l’altro, il pancione.
“Tu provami” ho risposto. “Chiedo soldi perché sono una puttana; chiedo poco perché muoio dalla voglia di essere vostra… che ne dite?”
Uno ha preso un euro e me l’ha tirato addosso, l’altro me l’ha infilato sotto la gonna.
“Prendili, baldracca, vediamo quello che sai fare!”
Il ragazzo muscoloso si è appoggiato allo sportello e si è slacciato i pantaloni, l’altro mi si è messo dietro e mi ha palpato il culo generosamente.
“Mamma quanta roba!” ha detto. Poi mi ha tastato anche davanti: “Che pisellino che ha, sembra un clitoride!”
Il giovane si è proteso verso di me, in un muto invito.
“Allora?”
Mi sono piegata a novanta e ho afferrato il cazzo di quello davanti a me con ancora tutte le mutande; aveva davvero un gran bell’arnese! Nel frattempo ho offerto il culo all’altro.
“Mmmm… quanta fame che hai!” ha detto il primo.
Gli ho tirato giù i boxer e ho inghiottito il pisello già duro mentre l’altro mi strapazzava le chiappe con entrambe le mani. Mi ha quasi rotto le mutandine, nella foga, e mi ha fatto sentire l’arnese di cui era dotato. Uno spettacolo solo a sentirlo.
“Facciamo lo spiedo?” ha detto quello dietro di me all’altro.
“Ma certo! Un bello spiedino per questa lurida zoccola”.
Spompinavo il ragazzo come se non ci fosse un domani, solo con la bocca, senza mani, mugolando come un’ossessa.
“Che brava cagnetta, quanta fame che hai” mi ha detto tenendomi per la testa. “Ciuccia, ciuccia, ecco la pappa”.
Succhiavo, leccavo, sbavavo su quella verga magnifica che mi trapanava la bocca. Non ero mai sazia, mi sembrava di impazzire dal piacere.
Nel frattempo, l’altro si doveva essere abbassato i pantaloni pure lui perché ha provato a mettermelo nel culo ma non c’è riuscito subito. Ero ancora troppo asciutta.
Deve essersi sputato su una mano perché, quando mi ha infilato due dita dentro, le ho sentite belle bagnate. Al secondo tentativo è riuscito a mettermelo nel culo. Ho sobbalzato, poi mi sono assestata sul suo cazzo e lui ha trovato il ritmo.
Era fantastico quando arrivava fino in fondo e mi sbatteva la pancia contro il culo, faceva un rumore come uno schiocco sommesso. E io godevo al solo sentirlo!
“Così” dicevano in coro. “Così! Uno ti scopa il culo l’altro la bocca!”
Quello che mi fotteva da dietro mi spingeva contro l’inguine del secondo; poi si ritirava e io ritraevo la bocca lasciando una scia di saliva lungo l’asta del pisello. E così di nuovo, avanti e indietro per un tempo interminabile. Eravamo in sincronia perfetta.
Era da mesi che non vivevo un’emozione del genere, avevo finalmente ritrovato il gusto di essere posseduta da due maschi sconosciuti, per il solo e irrinunciabile piacere del sesso.
A un certo punto si sono dati il cambio e non mi è dispiaciuto prendere in bocca il cazzo del tipo panciuto; ogni volta che arrivavo a toccargli l’inguine mi aggrappavo al suo addome e glielo strapazzavo. A lui piaceva perché lo sentivo mugolare e stringermi più forte la testa.
“Guarda com’è brava la troia” diceva, “mi succhia l’anima!”
“Me la fotto ‘sta cagna” diceva invece quello che mi stava inculando. “Hai un culo pazzesco, te lo sfondo, te lo rompo, te lo spacco in due!”
Non potevo parlare, col cazzo dell’altro in bocca, ma dimenavo il bacino per fargli capire quanto gradissi quel doppio trattamento. Quando lasciavo il pisello per respirare, allora ne approfittavo per gridargli:
“Sfondatemi maschioni, fatemi godere!”
Loro si esaltavano ancora di più a quelle parole e s’impegnavano con maggior furia nel possedermi: i colpi che mi assestava il ragazzo erano come martellate nel culo, mi pareva che si dovesse spaccare da un momento all’altro.
Alla fine, come se si fossero accordati, dopo avermi fottuto in entrambi i buchi per diverso tempo, i due sono venuti insieme: uno mi ha riversato in bocca una quantità incredibile di sborra che ho davvero faticato a mandar giù tutta. L’altro, urlando un “Vengo!” che devono ver sentito a un chilometro di distanza, mi ha riempito l’intestino come se pisciasse.
Mi tremavano le gambe, mi sono retta ai fianchi del ciccio per non cadere.
“Godi, troia” ha detto lasciandomi il cazzo in bocca perché glielo pulissi per bene.
Grugnivano soddisfatti, non mi mollavano più. Mi hanno schiaffeggiato il sedere, mi hanno strizzato il cazzetto come un clitoride e alla fine sono venuta pure io, nelle mani di uno dei due. Mi ha fatto vedere la mia sborra e poi me l’ha infilata in bocca.
“Pure questa” ha detto. “Beviti pure questa!”
“Brava puttana” ha detto poi il tatuato. “Ti è piaciuto, vero? Sei proprio una brava zoccola. Ma non è finita qui, lo sai?”
Li ho guardati senza capire, ridacchiavano tra loro.
“Vieni qua, vecchiaccio bavoso” ha detto il più giovane sbracciandosi verso un punto del viale.
Non capivo a chi si rivolgesse, però mi è venuto un sospetto che subito si è rivelato corretto.
Dall’oscurità è emersa una figura un po' malmessa, un anziano che evidentemente si divertiva a guardare le coppiette e le puttane al lavoro.
“Vieni avanti, che fai, hai paura?”
Il vecchio si è avvicinato barcollando. Era veramente disgustoso, malvestito, sporco, con i pantaloni calati al ginocchio e un cazzo moscio in mano.
“Bata solo guardare, adesso vieni qua”.
È arrivato accanto a noi, i due mi tenevano ancora stretta fra di loro come una preda.
“Ti piace ‘sta baldracca?” gli hanno detto.
Il vecchio ha tirato fuori la lingua e ha allungato una mano per toccarmi il culo.
“Sì mi piace” ha biascicato sbavando.
“Dacci trenta euro ed è tutta tua” gli ha detto il tatuato allungando il palmo della mano.
“Tre… trenta?” ha borbottato il vecchio.
“Trenta, sì. Quando ti ricapita di inchiappettarti un bel culo così? Toccalo, forza”.
Di nuovo mi ha messo le mani addosso, aveva le unghie lunghe, mi ha graffiato.
“No” li ho implorati. “Vi prego, lui no…”
“Lui sì!” ha detto il ciccio ridendo. “Adesso noi ce ne andiamo e ti lasciamo nelle sue grinfie. Contenta, zoccola?”
Il tatuato ha preso i soldi tutti stropicciati che gli ha allungato il guardone ed è montato in macchina, seguito dall’amico.
“Bye bye” hanno detto ridendo. “Ci vediamo domani se vuoi!”
Sono andati via sgommando.
Il vecchio mi si è abbarbicato dietro e mi ha sbavato dappertutto; avrebbe voluto infilarmelo ma era troppo moscio per riuscirci così gliel’ho preso in bocca, e con tutta la pazienza e tutta la voglia che ancora avevo di cazzo, gliel’ho fatto indurire quel tanto che bastava.
Aveva un cattivo sapore ma ero ancora talmente eccitata dal precedente amplesso che non ci ho fatto poi tanto caso.
L’ho aiutato a mettermelo dentro, glielo sostenevo con la mano per paura che fuoriuscisse.
“Godi” gli ho detto. “Hai pagato tanto per avermi, adesso goditi questo culo”.
Il vecchio ha grugnito un po', si è mosso in fretta ed è venuto quasi subito: uno spruzzo appena, poca roba rispetto ai due maschi di prima, ma ero così felice quella sera per il trattamento ricevuto che ho urlato come un’ossessa.
“Sì!” ho detto. “Sì, godo! Sei fantastico…”
Sono caduta in ginocchio e lui sopra di me. Ridevo e godevo mentre il vecchio mi stava appiccicato sulla schiena e mi baciava il collo. Tremava tutto.
“Lo facciamo un’altra volta?” mi ha chiesto quasi implorandomi.
“Domani, va bene?” ho detto io sciogliendomi da quell’intreccio e raccogliendo le mie cose.
“Domani” ha detto lui.
Gli ho dato un bel bacio in bocca prima di andarmene. Mi faceva compassione, del resto aveva pagato caro quella inculatina frettolosa.
Non so se sarei tornata la sera dopo, i due tori mi avevano davvero sfinita. Però, si sa, quando ti riprende la voglia di farti scopare, non c’è età o stanchezza che conti!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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