tradimenti
Il doppio gioco di Ale
11.08.2025 |
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"Piano piano i nostri corpi si sono sciolti, lui si è tirato su, io sono scesa dalla scrivania..."
Nella stanza, l’aria era diventata elettrica. I nostri corpi sprigionavano talmente tanta energia che avremmo potuto mandare in tilt tutti i circuiti dell’intero ufficio. Il capo mi ha dato un bacio che era quasi un morso, mi ha succhiato via tutto il rossetto, se l’è mangiato, poi mi ha infilato la lingua che era come quella di un serpente. L’ho sentita quasi in gola. Mi leccava il palato, ogni singolo dente, si avvolgeva alla mia dandomi delle sensazioni fantastiche. Ho pensato: “Dio, come bacia bene, questo!” Se solo sapeva usare il cazzo come la lingua, quella mattina avrei avuto degli orgasmi da brividi! Solo per via di quel bacio la mia fica era già diventata un lago, temevo di sbrodolare sul pavimento.
“Sei fantastico… leccami così le altre labbra … ti prego…” ho balbettato in preda al parossismo.
Si è staccato dalla mia bocca lasciandomi il vuoto e si è inginocchiato ai miei piedi.
“Adesso te la mangio la tua fica” mi ha detto togliendomi la gonna.
“Sei senza mutande, troia” ha constatato con soddisfazione. “E sei un fiume in piena!”
Ha allargato leggermente le grandi labbra e ci ha infilato la lingua. Io gli stringevo la testa e me la spingevo contro, anche perché sentivo che sarei potuta crollare in terra se non mi fossi retta a qualcosa.
“Fammi venire” imploravo. “Di più… di più…”
Ha stimolato il clitoride succhiandolo e tirandolo e, a quel punto, non ce l’ho fatta più:
“Sì! Sì! Oh, sì… godo… non smettere, ti prego…”
Non volevo lasciargli la testa, lo volevo far morire soffocato nella mia fica, lo supplicavo di continuare. Credo di aver avuto due, se non tre, orgasmi ravvicinati. Ma non mi bastava, volevo godere ancora e di più.
“Sei una vera ninfomane” è riuscito a dirmi lui tra una leccata e l’altra. Ha sollevato lo sguardo. “Fammi vedere la tua faccia da troia mentre godi!”
“Sì, guardami, guardami… Guardami!”
Non avevo mai goduto così tanto, nemmeno con i diversi amanti che mi ero concessa in quegli anni. Quell’uomo era un vero demonio, Satana in persona.
“Tuo marito ti lecca come faccio io?”
“No… lui…” ho provato a dire tra un gemito e l’altro.
“Lui è impotente, vero? E gli piace il cazzo, vero?”
“Non nominarlo ti prego… lui…”
“Se non vuoi che continui prendi le tue cose e vattene!”
“No! Non smettere ti prego… io…”
“Lo sapevo. La tua mente dice una cosa ma la tua fregna urla: leccami! Non è così, troia?”
“Oh, sì! La troia che sono dice leccami, scopami, inculami!”
Il porco non vedeva l’ora di sentirsi dire quelle cose e ha ripreso a martoriarmi il clitoride; lo mordeva quasi e, ad ogni piccolo morso, lunghe fitte di piacere mi attraversavano il corpo e mi facevano gemere.
“Sì! Sì! Vengo di nuovo, ti vengo in bocca!”
Ha bevuto tutti i miei umori, gli si è impiastricciato il viso ma proseguiva imperterrito.
Penso che sarei svenuta per il piacere se il bastardo, a un certo punto, soddisfatto di quel primo risultato, non avesse smesso all’improvviso.
“No!” ho detto. “Perché?”
Si è alzato, mi ha presa di peso e fatta sedere sulla scrivania in mezzo a pratiche e scartoffie.
“Perché adesso te lo faccio sentire in pancia, brutta troia!” mi ha detto. Aveva gli occhi iniettati di sangue, era una vera bestia infoiata. Gli ho slacciato la cintura, calato le mutande e afferrato quel meraviglioso oggetto del desiderio che aveva tra le gambe. Non credevo ai miei occhi.
“Finalmente” ho detto quasi singhiozzando. “Dammelo tutto, ti prego…”
“Sei talmente bagnata che, anche se la tua fica è stretta, è entrato subito fino in fondo. Lo senti, vero?”
Eccome se lo sentivo, era come se un ferro rovente mi fosse entrato dentro. Bruciava. Ho allacciato le gambe dietro la sua schiena e l’ho spinto con decisione verso di me.
“Lo sento! Tutto, fino alle palle… Tutto!”
“Via quella camicia” mi ha ordinato e l’ho subito tolta. Il mio seno, i miei capezzoli duri come chiodi lo hanno esaltato ancora di più.
“Brava, così. Solo le calze e le scarpe, come una puttana di strada!”
Pareva un toro scatenato che avesse visto il drappo rosso davanti. Caricava a testa bassa e, sotto i suoi colpi, sobbalzavo sulla scrivania. Ad ogni affondo, mi lanciava un insulto.
“Puttana!”
“Cagna di strada!”
“Zoccola!”
E a ogni offesa io rispondevo sempre di sì, in lacrime per il piacere.
“Sono la tua puttana!”
“La tua cagna in calore!”
“La tua grande zoccola!”
“Da quant’è che non ti scopavano così?”
“Mai. Non mi hanno mai scopata così. Tu sei l’unico…” e lo tenevo stretto con le gambe e lo incitavo a sfondarmi fino in fondo. Per non farmi urlare mi ha messo una mano in bocca.
“Mordi questa, non strillare. La segretaria può sentire”.
“Te la sei scopata?” ho chiesto con la bocca piena.
“Come tutte qui dentro. Le ho scopate tutte!”
“E adesso scopi me”.
“Con te c’è ancora più gusto! Tuo marito pensava di avere sposato una gran signora e invece… guardati adesso come sei! Una troia affamata di cazzo!”
“Sì, e questa fame me la devi togliere tu…”
“Sì che te la tolgo, puttana! Stai zitta e godi” ha detto affondando implacabile colpo su colpo. “Ti farai fare tutto da me, ti riempirò ogni buco che hai, ti scoperò ogni volta che vorrò! Ti esibirò davanti ai guardoni mentre ti fotto, vuoi?”
“Sì, lo voglio! Voglio tutto quello che vorrai tu…”
“Anche farti ingravidare, troia?”
“Oh sì! Anche farmi ingravidare da te”.
Quest’ultima frase ha scatenato ancora di più la bestia che c’era in lui: mi ha martoriato la fica con colpi sempre più duri e profondi.
Ero squassata, godevo in continuazione, non pensavo che si potesse arrivare quasi a morire di sesso.
“Vienimi dentro, riempimi” l’ho pregato.
Ho sentito che affrettava i colpi, poi i primi segni di contrazione del cazzo.
“Vieni! Vengo anch’io, veniamo insieme…”
“Vengo!” ha detto lui e io con lui, in un parossistico orgasmo che ci ha lasciati entrambi accasciati sulla scrivania.
Sentivo il suo seme dentro, mi aveva letteralmente inondata: non provavo quella sensazione dai primi tempi del matrimonio, prima che mio marito diventasse impotente.
Ci siamo cercati con le mani, ci siamo accarezzati i visi: cercavamo di ritrovare il giusto respiro.
“Non uscire” gli ho detto. “Non ancora. Voglio sentirlo dentro finché è possibile…”
Il suo corpo sussultava ancora, anche per lui doveva essere stato un orgasmo pazzesco.
Gli accarezzavo la testa, poi con un po’ di fatica mi sono ripresa. Piano piano i nostri corpi si sono sciolti, lui si è tirato su, io sono scesa dalla scrivania. Mi sono rimessa la gonna e infilata la camicia.
Mi stavo trasformando in un’altra Alessia adesso, la donna lucida e calcolatrice che sono sempre stata.
“Bene” ho detto con la massima calma. “Adesso che mi hai scopata come si deve, che ci siamo tolti tutt'e due la voglia: farai quello che ti ho detto di fare, vero?”
“Te l’ho promesso” ha risposto lui. “Farò promuovere tuo marito, gli affiderò un intero reparto. Ora che ci penso, so dove metterlo: gli darò quello dove ci sono i tre scapoloni.” Ha sorriso. “Magari se li potrà sollazzare, visto i gusti che ha!”
“Bravo. E la paga sarà il doppio di adesso, giusto?”
“Come da tabella. Promesso”.
“E niente più umiliazioni, intesi? Lo tratterai con tutti i riguardi, come si conviene a un essere umano”.
“Sissignora. Anche questo, promesso”.
Gli ho teso la mano.
“È stato un piacere fare affari con te. Davvero”.
Lui mi ha guardato. Sembrava non capire.
“Spiegami una cosa” ha detto.
“Cosa?”
“Perché hai messo su tutto questo teatrino? Mio figlio, il regalo a tuo marito, le foto che mi hai mandato, i messaggi. Se fossi venuta subito da me a dirmi di promuovere il cornuto in cambio di qualche scopata con te, lo avrei fatto comunque. Perché?”
Mi sono riassettata alla meglio, ho controllato con lo specchietto che il viso fosse a posto.
“Davvero non lo capisci?” ho chiesto.
“No, non ci riesco”.
“Perché mio marito io lo amo veramente e volevo che ricevesse anche lui una buona dose di bel sesso. Volevo farlo godere, visto che io non ci riesco. E che finalmente non subisse più le angherie del suo capo. Non è difficile da capire, vero?”
Gli ho dato un buffetto sulla guancia.
“Aspetta” mi ha trattenuta. “Tutte le cose che ci siamo dette…”
“Quali cose, scusa?”
“Le future scopate, i guardoni, farti ingravidare…”
“Ah, quelle. Sono fesserie che si dicono quando si scopa. Non ci avrai mica creduto, vero?”
“E allora, cosa sono io per te?” ha chiesto.
“Come dite voi maschi di noi donne? Un buco con il corpo intorno? Beh, è più o meno la stessa cosa”.
“Ci rivedremo?”
“Chissà? Se avremo ancora voglia di riempire quei buchi. Ah, dimenticavo”.
“Cosa?”
“La tua segretaria”.
“Sì?”
“È tutta rifatta!”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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