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Sissy Bella: colpita e affondata!
22.08.2025 |
2.215 |
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"Io avevo le convulsioni per il piacere provato, lui sussultava ancora dentro il mio culo e non voleva più uscire..."
Il mio dirimpettaio era sparito, non mi ha più cercata. Niente più affacci al balcone, niente sbirciatine: che fosse rimasto deluso da me? Mi sembrava che il sesso che avevamo fatto lo avesse soddisfatto, e invece…Pazienza, ho tirato avanti lo stesso. Adesso che avevo ripreso l’attività, non volevo certo smettere dopo la prima delusione. Per il momento mi dedicavo al lavoro da casa, alla cura del mio corpo e uscivo solo per fare qualche passeggiata o per piccole spese al supermercato.
Proprio lì, in una tarda mattinata dei primi di settembre, mentre sceglievo il detersivo da prendere, mi si è accostato un signore di una certa età. Gli ho dato un’occhiata di sfuggita: niente di che, devo dire. Il classico pensionato che, in estate, preferisce di gran lunga gironzolare per supermercati piuttosto che passare il tempo a osservare i cantieri. Non gli ho dato peso, se non per via che si è fatto un po’ troppo vicino. Confesso che davanti agli scaffali, quando guardo i prodotti esposti, ma anche nei musei, quando ammiro un quadro, non sopporto chi ti si accosta e sgomita per guardare la stessa cosa che guardi tu dalla stessa tua visuale. Mi dà un fastidio tremendo!
“Le prendo questo?” gi ho detto, visto che quasi mi sfiorava.
Lui mi ha guardato ammiccando furbescamente.
“No, non voglio quello” ha risposto. E, in un istante, mi ha messo entrambe le mani sul culo e mi ha strizzato le chiappe.
“Oh?” ho fatto girandomi di scatto. “Come si permette?”
“Lo so che ti piace” ha detto lui, sempre ammiccando. “Sono Mario, un amico di Roberto”.
“E chi è Roberto?”
“Dai, non fare la stronza. Ti sei fatta inculare da lui e nemmeno te lo ricordi?”
Oddio! Mi è subito tornato in mente il video che mi aveva fatto il tipo prima di andare via. Evidentemente lo aveva fatto girare tra i sui amici, il porco. Che disastro…
“Sì, me lo ricordo. Ma il fatto che tu sia suo amico non ti dà il permesso di strizzarmi il culo così, in pubblico!”
Ha tirato via le mani ma si è fatto ancora più vicino.
“Che fai, non ti va di giocare con me?” e nel dirlo si è toccato in mezzo alle gambe.
“Non sei il mio tipo” ho risposto, seccata. Ho afferrato un detersivo qualunque, l’ho messo nel carrello e ho fatto per andarmene. Lui mi è venuto dietro, insisteva.
“Guarda che t’inculo meglio di Roberto, sai? Vuoi sentire?”
Mi si è accostato da dietro e ha spinto il bacino contro il mio fondoschiena. Caspita, che gran bel bozzo che aveva! Subito mi è salito il solito friccicorino che prelude a delle grandi inculate e non ho saputo resistere.
“Ok, andiamo” ho detto. “Ma comportati da gentiluomo. Portami tu la spesa, avanti”.
Ha tentennato un attimo, poi ha afferrato il carrello e lo ha spinto verso la cassa.
“Potresti anche pagare tu, visto che ci siamo” gli ho detto.
“Roberto non mi ha detto che sei una puttana a pagamento” ha fatto a mezza bocca per non farsi sentire dalle persone in fila.
“Non lo sono, infatti” ho detto io allo stesso modo. “Consideralo un piccolo omaggio alla sottoscritta, vuoi?”
Ha guardato la spesa nel carrello cercando di calcolare il conto.
“Vino spumante, carne, formaggi. Bresaola? Sei matta!”
“Va bene” ho detto, tagliando corto. “Faccio io. Però solo una sveltina per te”. E ho sorriso, divertita.
“Stronza di una zoccola!” mi ha detto.
Ho pagato io la spesa ma gli ho fatto portare a lui le borse fino alla macchina.
“Non mi piace che mi prendono in giro” ha detto trotterellandomi dietro.
“Che mi prendano” l’ho corretto.
“Cosa?”
“Lascia perdere”. Ho aperto il bagagliaio. “Mettile qui, caro”.
Sbuffando ha obbedito. Durante il percorso verso casa, però, l’ho consolato un po’. Tra una marcia e l’altra allungavo la mano sul suo pacco e lo stuzzicavo. Era già bello duro.
“Non fare la stronza” diceva lui. “Guarda che ti scopo in macchina qui, davanti a tutti”.
“Non sarebbe male, sai?” l’ho provocato. “Ma tu? Tu ce l’hai il coraggio di tirare fuori il cazzo adesso, qui, davanti a tutti?”
Nemmeno il tempo di finire la frase che si è sbottonato i pantaloni, se li è calati e ha abbassato le mutande.
“Guarda qua, troia, guarda: ce l’ho il coraggio o no?”
Se l’è preso in mano e me lo ha sventolato come a rubabandiera.
“Oh, oh” ho fatto io. Era davvero un cazzo notevole, più lungo di quello di Roberto e tutto bello scappellato. Così, al primo slargo ho subito accostato e mi sono fiondata a bocca aperta per prenderglielo.
“Aspetta… che fai?”
“Zitto, zitto, zitto…” dicevo io tra una slinguazzata e una ciucciata. “Che meraviglia di cazzo che hai… ma cos’avete voi anzianotti? Quale medicina vi prendete? Lo voglio subito!”
“Nessuna medicina, troia” ha detto spingendomi la testa ancora più giù. “Tutta roba naturale. Succhialo dai, Roberto me l’ha detto che sei meglio delle donne a fare i bocchini”.
“Mmmmmmmm…” mugolavo io gustandomi quella nerchia che si era indurita all’inverosimile.
“Tu succhia” diceva lui, “brava. Così. Così, sì… Io guardo che non vengono i vigili…”
Assatanata com’ero, magari fossero venuti i vigili! Ce n’era anche per loro, e in abbondanza.
Intanto la mia conquista sollevava il culo per spingermi il cazzo ancora più in gola; io gradivo e cercavo di soddisfarlo al meglio. Ma forse per la novità della situazione, forse perché era da tempo che non scopava, l’anzianotto si è arreso dopo pochi minuti. Tenendomi la testa giù, ha ululato qualcosa di inintelligibile e subito dopo mi ha riversato in gola tutta la sua sborra.
“Vengo!” ha detto.
Mi sono tirata su, l’ho guardato e ho spalancato la bocca. Ero piena di lui. Ho sorriso, ho chiuso la bocca e, quando l’ho riaperta e fatta vedere, la sborra era sparita.
“Che troia che sei” mi ha detto. “Ti piace ingoiarla?”
“Sì che mi piace. Avanti, dammi un bacio! Te la faccio sentire”.
“Che schifo! E poi non bacio gli uomini”.
“Stronzo” ho detto rimettendo in moto. “Meriteresti che ti lasciassi a secco, oggi”.
“No! Portami a casa tua, ti voglio inculare”.
“Va bene” mi sono arresa. Ho visto che aveva ancora qualche residuo sulla punta del pisello e allora mi sono chinata di nuovo e gliel’ho lucidato ben bene.
“Non t’azzardare a sporcarmi il sedile, intesi?”
Appena in casa, gli ho fatto lasciare la spesa all’ingresso e me lo sono portato in camera.
“Vuoi che mi metta la parrucca? Con Roberto ce l’avevo”.
“Sì” ha detto lui spogliandosi completamente.
Era abbronzato e tonico, si vedeva che si teneva in forma. Ho preso la parrucca e il rossetto e in un attimo ero nuda anch’io. Gli ho passato il rossetto e mi sono girata a novanta.
“Prendi” ho detto, “scrivimi sul fondoschiena SONO LA TUA PUTTANA”.
SI è infoiato come una bestia e me l’ha scritto bello grosso. Però, dopo, lui è stato gentile, al contrario del suo amico: quando gli ho detto di usare il gel, lo ha fatto. Mi ha messo la crema per bene e mi ha preparata con le dita. Io già godevo così, ma non vedevo l’ora che mi infilasse tutto il cazzo dentro.
“Vienimi dentro, presto. Lo voglio!”
È stata un’inculata dolce la sua, almeno all’inizio. Lo ha infilato piano piano, è entrato un po’ alla volta, sembrava timoroso di farmi male. Io gliel’ho detto che quello stronzo di Roberto me lo aveva già spaccato, il culo, così anche lui si è trasformato in toro e mi ha sbattuta come si deve. Mi teneva per i fianchi e comandava i movimenti con grande padronanza. Mi sentivo una bambola, un giocattolo tra le sue mani. Sotto i suoi colpi, Il lettone cigolava come le catene di un fantasma.
“Ti piace, troia? È vero che ti piace?”
“Sì, sì! Mi fai morire… mi fai godere dal culo!”
“Scopo meglio di Roberto, eh? Dillo che scopo meglio!”
Che palle, gli uomini e il loro antagonismo sessuale. Scopo meglio io, io ce l’ho più lungo, io duro di più. Insopportabili.
“Sì” ho detto però. “Scopi molto ma molto meglio di lui! Dai, ancora! Forza! Tutto dentro! Sbattimi, rompimi!”
Mario, così mi sembrava si chiamasse, non la finiva più di fottermi. Mi ha fatta girare, si è messo le gambe sulle spalle e ha ripreso a chiavarmi da davanti.
“Voglio vedere la tua faccia da troia” diceva. “Voglio vedere come godi!”
“Sìììììì! Guardami” urlavo io, stravolta. “Più di così non ho mai goduto! Mai goduto… lo giuro…”
“Brava, puttana! Godi, fai sentire ai vicini quanto sei zoccola. Lo sanno che batti?”
“No! Non lo sanno!”
“Quando lo sapranno, saranno tutti in fila davanti alla porta per romperti il culo!”
Parlava e fotteva, godeva e spingeva e io sotto di lui che strillavo come un animale al macello.
“Tutti in fila” ho detto. “Me li voglio scopare tutti a uno a uno! Oh, sì…”
“Lo scrivo sulla porta che sei una zoccola!” mi diceva strizzandomi i polpacci. Entrava e usciva col suo cazzo dal culo a un ritmo incredibile. A ogni affondo mi faceva ballare sul letto.
“Sì! Scrivilo sulla porta che sono una zoccola! Inculami, inculami, inculami!”
“Così! Vai! Te lo spacco in due questo culo da troia!”
Piangevo per il dolore e il piacere allo stesso tempo, non le avevo mai provate prima quelle sensazioni tutte insieme, così forti.
Con un urlo finale mi è venuto dentro e io ho urlato con lui. Ha eruttato spruzzi come fiotti, abbiamo sporcato dappertutto. Io avevo le convulsioni per il piacere provato, lui sussultava ancora dentro il mio culo e non voleva più uscire. Gli ho annodato le gambe dietro la schiena e lo tenevo stretto addosso a me.
“Sei mio” gli ho detto con voce rotta. “Tutto mio… non ti mollo più!”
Quando finalmente abbiamo ritrovato il fiato, gli ho accarezzato i capelli bianchi con delicatezza.
“Davvero non vuoi?” gli ho chiesto.
“Cosa?”
“Baciarmi”.
Lentamente è risalito lungo il mio corpo, mi ha strizzato le tettine e poi ha accostato la bocca alla mia.
“Ma sì, dai” ha detto. “Dopotutto te lo meriti” e mi ha baciato a lungo, ma ha infilato solo un po' di lingua. Dopo avergliela succhiata gli ho sorriso.
“Che c’è?”
“Non te ne andare, ti prego… Mangiamo la bresaola, ci scoliamo tutto il vino, poi mi sbatti di nuovo, contro la porta di casa… Ti va?”
“Perché no?”
“Facciamo sentire al condominio come mi scopi!”
“Ti scopo come meriti, come la gran troia che sei”.
Me lo tenevo stretto stretto, avevo paura che svanisse anche lui.
“Senti un po'” gli ho chiesto. “Ma quanti amici ha questo Roberto?”
Ha fatto spallucce.
“Boh?” ha finto di contare sulle dita. “Non so. Siamo un’intera bocciofila!”
E siamo scoppiati a ridere come due matti.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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