tradimenti
Una bella vacanza in Sardegna il degno finale
31.07.2025 |
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"Io, dal mio canto, continuavo a rilasciare le mie spruzzatine che cercavo di tamponare con le salviettine che mi aveva dato l’autista..."
Sono entrati nella doccia, il bull senza nemmeno togliersi i vestiti. Il bull. Mi sono reso conto di non ricordare nemmeno più il suo nome. Volevo chiamarlo così: il bull, il toro, il maschio alfa che stava per scoparsi mia moglie e umiliarmi. Quelle benedette videocamere li seguivano ovunque e io potevo, coi movimenti del mouse, avvicinare o allontanare le immagini. Li ho visti che ridevano, che giocavano a toccarsi, che si baciavano vogliosi. Il bull aveva una lingua lunga che Alessia succhiava come un piccolo cazzo. Hanno aperto l’acqua, il doccione era impostato sulla modalità nebulizzatrice. Lui ha cominciato a lavarla dappertutto, sembrava avere mille mani che toccavano il suo corpo, frugavano tra le pieghe, impastavano i seni, li torcevano. Mia moglie all’inizio ha emesso dei lievi sospiri che poi sono diventati sempre più forti quando il bull le ha ravanato la fica. Alla fine gridava senza ritegno.
“Sì, oh sì, così, continua, mi fai godere…”
Il bull ha aumentato il movimento delle dita all’interno della vagina, evidentemente la voleva far squirtare. Le gocce d’acqua rendevano lucidi i loro corpi ed era uno spettacolo vedere i riflessi che mandavano cadendo, mentre il rumore più forte era il vai e vieni delle dita nella fica.
“Toglimi i vestiti” ha detto lui e Alessia gli ha sfilato la maglietta e gli ha calato i pantaloni. Lo spettacolo del cazzo del bull, eretto e sfacciatamente puntato contro di lei, ha strappato un grido a mia moglie e, lo ammetto, un sussulto anche a me.
“Prendilo in bocca” le ha ordinato, ma non credo che Alessia avesse altre intenzioni in mente. È scivolata in ginocchio, lo fissava come in trance e, senza l’aiuto delle mani che ha usato per stringergli le natiche, lo ha preso in bocca.
“Brava, così” ha detto il bull. E intanto glielo spingeva più in fondo. “Di più, brava. Lo sapevo che eri una gran bocchinara”.
Mia moglie ha fatto sì con la testa intanto che glielo leccava e succhiava. Guardava dritto negli occhi il bull per fargli sentire il piacere che si stavano dando a vicenda.
Lui le ha preso la testa e ha forzato i movimenti della sua bocca: potevo sentire i rumori che faceva Alessia, i piccoli conati, lo sciacquettio della saliva sulla verga.
“Sei una troia fantastica. Queste cose le fai pure a quel cornuto di tuo marito?”
Alessia ha sfilato il cazzo dalla bocca, giusto il tempo di far colare un po’ di saliva sulla punta. Ha detto:
“No, figurati” e se l’è rimesso in bocca. Tutto. Fino alle palle. Potevo vedere la faccia soddisfatta del bull mentre guidava i movimenti di Alessia e credo che di proposito si sia messo a favore delle riprese della videocamera. Il porco stava godendo di brutto e ci teneva a farmelo sapere.
Dopo un periodo interminabile in cui mia moglie si è data da fare con la bocca e con le mani, il bull l’ha interrotta.
“Adesso tocca a me, vieni” ha detto aiutandola a rialzarsi. Ai lati della doccia c’erano due maniglioni, di quelli che usiamo noi anziani per non rischiare di scivolare, ma che qui avevano tutt’altro scopo. Alessia li ha agguantati, schiena al box, e ha imprigionato il bull con le gambe. Mia moglie è piccolina e lui la maneggiava bene e con destrezza. Ha portato il suo ventre all’altezza della faccia e ha iniziato a leccarle la fica. A giudicare dalle grida che lanciava Alessia ho capito che stava facendo un bel lavoro.
“Sì, sì” continuava a dire, “mi fai impazzire! Sto venendo di nuovo! Sì! Sì…”
Ma il bull non aveva nessuna intenzione di smettere, alternava leccate in fica a dita nel culo e mia moglie era scossa da brividi continui e non la finiva di gridare.
“Brava troia, vienimi in bocca, voglio bere la tua sborra”.
“Vengo, vengo, vengo!”
Io stavo letteralmente impazzendo: con una mano usavo il mouse per zoomare su di loro e con l’altra mi menavo il cazzetto che gocciolava in continuazione. Scherzando, mia moglie una volta mi aveva detto che mi stavo femminilizzando, che non avevo più il cazzo ma un clitoride. Era vero ma a me piace così, e il godimento che stavo provando in quel momento mi ripagava di più di quando riuscivo ancora a scopare.
A un certo punto il bull si è liberato dalla stretta delle gambe di Alessia, l’ha fatta girare e, guardando in camera, ha detto:
“Questo che facciamo adesso glielo dobbiamo a quel cornuto di tuo marito. Vero, troia?”
Alessia ha capito al volo a cosa si riferisse il bull e, immediatamente, ha afferrato le maniglie e si è piegata per offrirsi a lui.
“La quinta volta nel culo!” ha detto. “E ti prometto che non sarà l’ultima, ma potrai prendertelo ogni volta che vorrai”.
“Sentito bene, cornuto?” ha detto lui. Poi dal portaoggetti ha preso un tubetto, presumo fosse crema, e ha preparato il buco di mia moglie con molta cura. Si metteva l’unguento sulle dita e poi gliele infilava. Le vedevo sparire fino alla nocca. Poi ne ha messo un bel po’ sul cazzo.
“Mmmm… non è stretto per niente, mi sa che il maestro di yoga ha fatto davvero un bel lavoro”.
“Dai, non perdere altro tempo, spaccami il culo, forza!”
“Come vuoi tu, mia bella troia”.
E lanciando un urlo di vittoria ha cominciato a spingere il cazzo nel culo di mia moglie.
“Sìììì! Eccolo, dai, spingilo tutto!” ha strillato Alessia in preda al godimento.
Il bull con dei gran colpi di reni glielo ha messo davvero tutto dentro e poi, quando ha capito che il dolore si stava tramutando in puro piacere, ha iniziato a incularla con dei colpi sempre più potenti.
Alessia era intrappolata addosso al muro del box doccia e io riuscivo solo a immaginare quello che accadeva all’interno del suo corpo. I seni le ballavano, lei un po’ strillava un po’ gridava oscenità. A un certo punto si è rivolta direttamente a me per la prima volta.
“Guardami, cornuto! Guarda come gode tua moglie! Sììì! Mi sta spaccando il culo! Me lo spacca!”
Era davvero così. A giudicare dalla forza con cui il bull spingeva, non poteva che starle rompendo il culo. Quel culetto che io avevo venerato per anni, senza mai osare avvicinarmici, adesso era sotto le grinfie e il cazzo del nostro bull.
Li ho visti godere entrambi: lui, enfatizzando, ha urlato un “GODO TROIA” grosso come una casa; lei, più semplicemente ha detto: “sì, vienimi nel culo, la voglio tutta dentro” e per poco non scivolava. Io, dal mio canto, continuavo a rilasciare le mie spruzzatine che cercavo di tamponare con le salviettine che mi aveva dato l’autista.
Li ho visti sciogliersi dall’amplesso, abbracciarsi come naufraghi, cercarsi con le lingue, dirsi qualcosa sottovoce. Sono usciti dalla doccia senza nemmeno asciugarsi e si sono buttati sul letto. Non parlavano più, si stringevano l’un l’altra e si guardavano negli occhi. Poi mia moglie gli ha detto qualcosa nell’orecchio che non sono riuscito a sentire. Lui è scoppiato a ridere di botto. Si è alzato, l’ha presa per mano nuda com’era e poi non li ho visti più. Sono spariti dallo schermo. Mentre provavo a muovere il mouse per cercare di trovarli, la porta si è aperta. Erano loro, nudi e senza vergogna, che mi guardavano ridendo.
“Guarda guarda” ha detto lui. “Sembra proprio che tuo marito si sia goduto lo spettacolo!”
“Che scena miserevole” ha detto mia moglie.
In effetti avevo i pantaloni arrotolati alle caviglie, per terra un mucchio di salviettine sporche, il cazzetto in una mano e lo sguardo allucinato. Non era certo un bello spettacolo.
“Sai cos’ho deciso, tesoro mio?” ha detto lei. “Visto che ti piace tanto, tu resta pure qua a gestire la “contabilità” del tuo amico. Io mi trasferisco in camera sua per il resto della settimana.” Si è girata verso il bull: “Anche nella tua camera ci sono le telecamere?” gli ha chiesto.
“Naturalmente!” ha detto lui.
“Così, maritino mio, potrai continuare a guardarci scopare e farti tutte le seghe che vorrai. Contento, cornutone?”
Non ho detto nulla e mi sono limitato a far cenno di sì con la testa e loro, ridendo, se ne sono andati via abbracciati.
Ma prima mi hanno sventolato entrambi il gesto delle corna.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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