tradimenti
La dipendenza dal cazzo di mia moglie
01.08.2025 |
11.220 |
3
"Dormirà nella stanzetta” gli disse Alessia abbassando il capo ma intanto continuava a guardargli il cazzo..."
Attesi in cortile che il nostro vicino rientrasse a casa. Quando lo vidi arrivare, vestito da lavoro, con i pantaloni che gli scendevano un po’ lasciando intravedere le mutande e un pezzo di pancia, gli andai subito incontro.“Buona sera, come sta?” gli dissi.
Lui si fermò e strizzò gli occhi per mettermi a fuoco.
“Sono il suo vicino” spiegai. “Io e mia moglie abitiamo lì” e gli indicai il nostro balcone.
“Che c'è? Se è per i problemi del condominio ti dico subito che quando vedo l'amministratore lo prendo a calci in culo!”
Mi sforzai di sorridere ma c'era poco da scherzare con lui.
“Ma no, si figuri! Quale condominio! Io e mia moglie” e calcai sulla parola moglie “avremmo piacere di conoscerla meglio e fare due chiacchiere”.
Posò la borsa da lavoro in terra, si passò la mano sul pacco e mi guardò con malizia.
“Ah sì. Tua moglie. La vedo ogni tanto quando stende i panni. Gran bella donna!”
“Grazie. Allora che facciamo? Sale su da noi?”
Sembrò squadrarmi da capo a piedi per capire che tipo fossi. Il giudizio finale dovette essere che ero un ometto innocuo con una strafica di moglie al seguito. Sorrise.
“Ma sì, saliamo. Due chiacchiere, eh?”
“Sì, due chiacchiere e una birra. Avrà sete dopo una giornata di lavoro”.
Di nuovo si toccò sul davanti, questa volta in maniera ancora più sfacciata. Sghignazzò.
“Ho sempre una gran sete infatti! E mi piace succhiare direttamente dalle bocce. Mi spiego?”
Si era spiegato perfettamente il porco. Sapevo bene a quali bocce stesse alludendo.
“Andiamo” dissi, “faccio strada”.
Giunti sul pianerottolo di casa, mentre trafficavo con le chiavi, il vicino mi venne quasi addosso e, per un attimo, riuscii a sentire quell'oggetto del desiderio che lui amava tanto toccarsi in ogni momento. Era di una consistenza e una durezza tali che, devo dire, feci il pensierino di volerlo assaggiare anch'io prima o poi. Con questo stato d'animo, entrammo in casa.
“Alessia, vieni” chiamai “c'è il nostro vicino!”
Mia moglie uscì dalla cucina e gli andò incontro. Aveva un vestitino estivo quasi trasparente della serie “vedo-nonvedo”, che le lasciava scoperto buona parte del seno e le lunghe gambe abbronzate. E delle zeppe ai piedi.
“Buongiorno. gli disse porgendogli la mano “come sta?”
Il vicino evitò la mano e l'abbracciò di slancio. Ebbi l'impressione netta che Alessia avvertisse quella stessa sensazione che avevo provato io mentre aprivo la porta. Infatti la vidi sgranare gli occhi e spalancare la bocca.
“Diamoci pure del tu e chiamami Mimmo” gli disse lui indugiando nell'abbraccio qualche istante di troppo.
“Venite, mettiamoci sul balcone” suggerì mia moglie “che lì adesso si sta freschi”.
Aveva tirato giù le tende per fare ombra e, immaginai, per non farci vedere da sguardi indiscreti.
“Pensi tu alle birre, caro?”
“Sì certo. Ve le porto subito”.
Mi fiondai in cucina dove il vassoio con i bicchieri e le birre era già pronto sul tavolo. Aspettai qualche secondo, poi lo presi e andai sul balcone.
Mimmo si era stravaccato sulla poltroncina di bambù e si era messo comodo nella sua posizione preferita, a gambe larghe, mentre guardava sfacciatamente e sorridendo Alessia che, per niente in imbarazzo, era appoggiata alla ringhiera.
“Ecco qua” dissi versando la birra per mia moglie e porgendole il boccale. Poi mi ricordai di quello che aveva detto prima il vicino e gli allungai la bottiglia.
“Sai Ale?” le dissi. “A Mimmo piace bere direttamente dalle bocce!”
Lui sghignazzò e si attaccò alla bottiglia, senza però mai smettere di fissare mia moglie.
“Sono i piaceri della vita” disse sornione.
“Che stupido” esclamai allora io prendendo il telefono. “Ho dimenticato che devo fare una telefonata importante. Vi dispiace se vi lascio soli per un po’?”
“Proprio ora?” disse mia moglie che forse aveva già capito le mie intenzioni. Invece Mimmo, senza nemmeno guardarmi, disse:
“Vai pure e mettici tutto il tempo che vuoi. Non preoccuparti, faccio io compagnia ad Ale!”
Entrai in casa e mi ficcai nel bagno la cui finestra dà proprio sul balcone. Da lì, dalle fessure leggermente alzate della serranda e con il vetro della finestra aperta, avrei potuto vedere e sentire tutto.
“Allora Alessia” stava dicendo Mimmo, “ ti guardo spesso quando sei sul balcone che stendi o innaffi i fiori”.
“Davvero? Non me ne sono accorta”.
Il vicino si fece una risata.
“Anche tu guardi dalle mie parti” disse. “Che cosa ti attira del mio balcone? Non certo le piante che non ci sono!”
“No, che dici?” protestò lei. “Non guardo mai il tuo balcone”.
Mimmo si fece un'altra risata.
“Non dire bugie! Guardi la stessa cosa che stai guardando adesso, vero?”
Allargò le gambe ancora di più e si accarezzò di nuovo il pacco con la mano. In effetti Alessia si era quasi incantata a fissarlo in quel posto e non sembrava in grado di distogliere lo sguardo.
“Fa un certo effetto, no?”
Il vicino allungò una mano e la invitò ad avvicinarsi.
“Vieni qui, non morde mica!” disse.
Alessia fece un passo e poi un altro, come in trance. Mimmo le prese la mano e con decisione se la mise in mezzo alle gambe.
“Ecco” disse soddisfatto. “Toccalo pure”.
Mia moglie chiuse gli occhi e accarezzò in lungo e in largo il suo pacco. Stringeva i labbro coi denti e tremava un po’.
“Forte, vero? Lo vuoi vedere?”
Alessia riaprì gli occhi e disse:
“Sì, lo voglio. Per favore, fammelo vedere”.
“Ti accontento subito, piccola”.
Tracannò un sorso, posò la bottiglia e, rapidamente, si calò i pantaloni. Poi,quando anche l'elastico delle mutande fu abbassato, liberò la bestia. Sì, perché di una vera e propria bestia si trattava. Non avevo mai visto prima, nemmeno nei porno più spinti, un cazzo di quella dimensione e circonferenza. Con il glande già scappellato, bello lucido e colorito, e dritto in alto che sembrava un razzo su una rampa di lancio.
“È…” balbettò Alessia. “È… incredibile… “
“No, credici” disse Mimmo. “Avanti, toccalo!”
Alessia non se lo fece ripetere due volte: allungò una mano e poi l'altra e lo impugnò, ma ancora la punta rimaneva scoperta. Fece scorrere su e giù le mani lungo l'asta poi scese a toccargli i testicoli. Anche quelli erano di dimensioni notevoli.
“Meraviglioso” sussurrò con un filo di voce e la bava alla bocca.
“Ti prego, lo voglio… dammelo tutto, adesso, qui. Ora. Davanti a mio marito…”
Fece per accostare la bocca alla punta ma lui la fermò bloccandola per i polsi.
“Aspetta. Ascoltami bene Alessia!”
“C… che c'è?”
“Mi devi ascoltare, capito?”
Mia moglie sembrava ipnotizzata, era scivolata in ginocchio e fissava quella “cosa” con occhi sognanti.
“Questo cazzo qui è come una droga” disse Mimmo. “Una volta che lo prendi non puoi più farne a meno. Diventi dipendente. Diventi una drogata, ne avrai bisogno ogni giorno e ogni giorno sempre di più. Se accetti, io ti darò la dose necessaria tutti i giorni, verrò qui e ti riempirò di sborra in tutti i buchi. Ogni giorno, tutti i giorni, sempre di più. Ma ricorda che quando non verrò più tu impazzirai. Ti mancherà l'aria, verrai a cercarmi, busserai alla mia porta, ti scontrerai con la gelosia di mia moglie. Mi implorerai in ginocchio. Sei sicura di volere il piacere di questo inferno?”
“Sì! Sì, lo voglio… per favore, fammelo provare. Voglio sprofondare in questo inferno”.
Di nuovo aprì la bocca per prenderlo, di nuovo lui la fermò.
“Non ho finito” disse Mimmo. “Ci sono delle regole che adesso ti dirò. Ascoltale bene. Devi dirmi la verità: tuo marito ti scopa?”
“No. È impotente. Gli faccio una sega veloce ogni tanto. È tutto”.
“Me lo immaginavo. Si vede che è un frocetto impotente. A lui penseremo poi. E dimmi: qualcun altro ti scopa? La verità!”
“Un mio collega mi scopa ogni tanto”.
“Collega? Che collega?”
“Il professore di ginnastica”.
“Complimenti! Voi professoresse siete davvero le più troie!”
Io rimasi sbalordito: mia moglie sembrava sottoposta alla macchina della verità e io stavo scoprendo cose che nemmeno lontanamente immaginavo.
“Per prima cosa allora” le disse Mimmo, “domani scrivi a questo stronzo e gli dici che, se si azzarda ancora a toccarti, tuo marito, cioè io, gli spezza tutt'e due le gambe. Hai capito?”
“Sì, gli spezzi le gambe”.
“Brava troietta. Ti devo scopare solo io, capito?”
“Solo tu mi devi scopare. È giusto”.
“Brava. Altra regola: sei ancora fertile?”
“Sì, lo sono”.
“Bene. Io ti scoperò in fica quando vorrò, tutte le volte che vorrò e non userò il preservativo. Visto che succederà ogni giorno, prima o poi ti potrei ingravidare. Se non vuoi, vedi di prendere la pillola. Se rimani incinta, però, io ti scopo fino all'ottavo mese poi ti lascio tranquilla e ti darò la dose per bocca. Capito?”
“Sì. Se non prendo la pillola mi ingravidi. Mi scopi fino all'ottavo mese poi me lo metti in bocca”.
“Brava puttana. Capisci in fretta. Si vede che sei una professoressa! Adesso, come qualsiasi droga, devi assaggiarla prima di comprarla. Prego, è tutto tuo!”
Le liberò le mani e subito mia moglie si avventò famelica sul suo cazzo, avvolgendolo con la bocca e cercando disperatamente di prenderne quanto più possibile, anche se sembrava davvero un'impresa ardua.
Mimmo si rilassò sulla poltroncina, si accese una sigaretta e si gustò il più sontuoso bocchino che Alessia avesse mai fatto.
Io, dal canto mio, ero scioccato dalla piega che avevano preso gli avvenimenti ma il piacere che mi trasmetteva il mio cazzetto in quel momento, mi fece dimenticare tutto. Cominciai a segarmi di brutto!
Mimmo intanto guidava i movimenti di mia moglie e li assecondava col bacino.
“Brava troia, così! Forza che te la rompo questa bocca! Avanti, succhia, lecca, sputaci sopra, fammi vedere che pompinara sei!”
Alessia obbedì impegnandosi con cura e Mimmo sembrava soddisfatto.
“Brava troiona mia! E da domani si comincia nella fica e nel culo. E adesso forza! Fammi venire che ti riempio la bocca di sborra!”
L'opera di mia moglie durò parecchio ma lei non sembrava stancarsi. Adesso che finalmente aveva quel gran cazzo per sé non voleva certo lasciarlo andare. Prima che Mimmo venisse io avevo spruzzato già due volte ma nemmeno io avrei smesso mai.
L'urlo sommesso del vicino mi avvisò che Alessia era riuscita nell'impresa. A giudicare dalle contazioni del cazzo si trattava di una quantità di sborra industriale.
“Brava! La devi bere tutta, capito?”
Diligentemente lei obbedì e, quando alla fine tirò fuori il cazzo dalla bocca, questo era tutto lucido e pulito.
“Ti ringrazio per avermi iniziato a questo percorso, signore” gli disse boccheggiando per lo sforzo.
“Brava, davvero brava. Ti mancava tanto il cazzo, eh?”
“Sì mi mancava il cazzo” ammise lei.
“Adesso puoi averlo ogni giorno. E il cornuto dov'è?”
“Avrà guardato nascosto da qualche parte. E si sarà ammazzato di seghe".
“Meglio così. Domani digli di non farsi vedere in giro. Non lo voglio tra i piedi. Ti devo scopare per bene”.
“Non ti preoccupare. Non lo vedrai”.
“E ricorda: non voglio che dormi più con lui. Da oggi in poi sei solo mia”.
“Solo tua. Come vuoi tu. Dormirà nella stanzetta” gli disse Alessia abbassando il capo ma intanto continuava a guardargli il cazzo.
Non ne poteva più fare a meno ormai. Evidentemente la droga, come aveva detto Mimmo, stava già cominciando a fare il suo effetto.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La dipendenza dal cazzo di mia moglie :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
