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Il caffè con Lara III parte


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
25.07.2026    |    47    |    0 6.0
"Leccò via il dolore con un gesto lento e deliberato, lasciando dietro di sé una scia di calore diverso, più profondo..."
Lara e Andrea, intrappolati nell’abitacolo
chiuso e viziato della loro auto, si sono
abbandonati a una frenesia fisica che non si
esaurisce. Quando Andrea estrae una
cintura di cuoio per trasformare il loro
rapporto in un ciclo crudele e dolcissimo di
dolore e ricompensa, Lara deve
abbandonare ogni…
Il respiro di Lara era un rantolo caldo e umido contro il petto di Andrea. Le sue parole, "E non abbiamo ancora
finito," erano state una scintilla nella polveriera della loro stanchezza. Il cazzo di lui, ancora incastrato nel suo
culo stretto e caldo, rispose all'invito indurendosi di nuovo, un rigonfiamento lento ma inesorabile che la fece
gemere, un suono basso e profondo che vibrò attraverso il loro corpo appiccicoso. Per un istante, rimasero così,
un'unica entità sudata e ansimante nell'aria viziata dell'auto, il mondo esterno che svaniva in un ronzio lontano.
Poi, Andrea si mosse.
Senza una parola, afferrò i fianchi di Lara. Le sue dita si conficcarono nella sua carne, un gesto autoritario che le
tolse il fiato. Con una mossa decisa, la spinse via da sé, estraendo il suo cazzo dal suo buco con un suono umido
e vischioso. La sensazione di vuoto improvviso fece tremare Lara, un freddo istantaneo che le percorse la
schiena. Ma non ebbe il tempo di protestare o di reagire. Andrea la manovrò, girandola e spingendola con una
forza che non ammetteva repliche. La trovò sé inginocchiata sul sedile del passeggero, le ginocchia che
sprofondavano nella stoffa economica, i palmi appoggiati allo schienale per mantenersi in equilibrio. Era in una
posizione di totale sottomissione, il suo culo rosso e usato sollevato nell'aria umida, offerto a lui come un
sacrificio.
Andrea si appoggiò indietro, il respiro ancora affannoso. I suoi occhi percorsero la linea della sua schiena, la
curva delle sue natiche ancora segnate dal loro precedente incontro. Poi, la sua mano scese verso i pantaloni
aperti. Le sue dita chiusero attorno alla cintura di cuoio, ancora infilata nelle passanti. Con un gesto secco, la tirò
fuori. Il suono della fibbia metallica che sbatteva contro la cerniera fu secco e definitivo nell'ambiente chiuso. La
strappò dalle passanti con un fruscio di cuoio. La piegò in due, tenendola saldamente con la mano destra, il

palmo che sentiva la ruvidità della pelle conciata. Era un'arma, uno strumento di piacere e dolore, e l'aria
nell'auto sembrò caricarsi di elettricità in attesa.
Lara sentì il movimento, ma non si girò. Tese i muscoli delle gambe, aspettando. Il primo colpo arrivò senza
preavviso. Un fischio tagliente che squarciò il silenzio, seguito da uno schiaffo sordo e umido quando la cintura
si abbatté sulla sua natica destra. Il dolore fu acuto, esplosivo, una fiamma che si diffuse istantaneamente sulla
sua pelle. Un urlo strozzato le sfuggì dalle labbra, il suo corpo che scattò in avanti per lo shock. Sul suo culo
roseo apparve immediatamente una striscia rossa, brillante e violenta.
Prima che potesse assimilare completamente il dolore, la mano libera di Andrea si posò dolcemente sul punto
colpito. Le sue dita ampie e calde accarezzarono la pelle rovente, un contrasto così intenso da farle lacrimare gli
occhi. Il suo tocco era lenitivo, possessivo. Leccò via il dolore con un gesto lento e deliberato, lasciando dietro di
sé una scia di calore diverso, più profondo. Lara gemette, un suono che era metà dolore, metà pura,
inconfessabile lussuria. Spinse indietro i fianchi, cercando quel contatto, supplicando silenziosamente per altro.
Andrea le concesse ciò che voleva. Tirò indietro la mano e fece piovere un altro colpo, questa volta sulla natica
sinistra, con la stessa forza precisa. Il suono fu quasi identico, un eco del primo. Lara si contorse, le dita che si
aggrappavano allo schienale. Il dolore si sommava al piacere, creando una sinfonia di sensazioni sovraccariche
che le annebbiava la mente. E di nuovo, la carezza. La sua mano le percorse il culo, seguendo le curve, i
polpastrelli che premevano sui muscoli induriti. Il ritmo era stato stabilito: una frustata, poi una carezza. Un ciclo
di punizione e ricompensa che la stava spingendo oltre ogni limite.
"Non fermarti," sussurrò Lara, la voce roca e distorta contro il sedile. "Per favore... non fermarti." Le sue parole
erano una supplica, un'ammessione totale della sua sottomissione. Voleva di più. Voleva che lui la rompesse, la
possedesse completamente con quel pezzo di cuoio. Andrea obbedì. I colpi divennero più rapidi, una pioggia
ritmica di cuoio sulla sua pelle, intervallati da carezze sempre più brevi, quasi fugaci. Il suo culo era ora una tela
rossa e infuocata, ogni centimetro di pelle vivo e pulsante. I suoi gemiti si trasformarono in grida soffocate, un
canto primordiale di dolore e estasi che riempiva l'abitacolo, mescolandosi al ticchettio del motore raffreddante.
Il mondo di Lara si era ristretto a questo: il fischio della cintura, l'impatto secco, il calore che le divorava la carne,
e le carezze dominate di Andrea. Era persa in un vortice di sensazioni, il suo corpo che reagiva istintivamente,
spingendo indietro per incontrare ogni colpo, ogni tocco. Le suppliche uscivano fluenti ora, un flusso
ininterrotto di "Sì, ancora," "Fammi male," "Non smettere." Era completamente sua, un giocattolo nelle sue mani,
e l'idea la fece vibrare di un piacere così intenso da quasi farla venire. Andrea, con una precisione fredda e
calcolatrice, le diede esattamente ciò che chiedeva, dominandola, distruggendola e ricostruendola con ogni
frustata.
Il tutto finì qui.
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