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Lui & Lei

La vedova


di RobustoNordest
25.03.2026    |    5.760    |    13 9.9
"Lucia gemette forte, le mani tra i capelli di lui, i fianchi che si muovevano da soli..."
Lucia aveva sessantacinque anni ed era vedova da diciassette.
Dopo la morte del marito aveva chiuso a chiave ogni pensiero legato al sesso, convinta che certe cose appartenessero a un’altra vita, a un corpo giovane che non esisteva più.
Le giornate scorrevano tranquille tra la casa, il mercato e qualche caffè con le amiche.
La passione? Un ricordo sbiadito, quasi ridicolo.
Tutto cambiò il giorno in cui dovette occuparsi di una pratica ereditaria.
Entrò nello studio del commercialista Stefano Rossi con la borsa stretta al petto e l’aria di chi vorrebbe essere altrove.
Stefano aveva quarantotto anni, spalle larghe, capelli brizzolati sulle tempie e un sorriso calmo che mise subito Lucia a suo agio.
La prima volta fu solo lavoro: firme, documenti, spiegazioni tecniche. Lei tornò una seconda volta per ritirare degli F24, poi una terza.
Ogni volta Stefano era gentile, professionale, ma i suoi occhi indugiavano un secondo di troppo sulle mani di lei, sul suo collo, sulla curva del seno sotto la camicetta.
Una sera, quando l’ultimo appuntamento della giornata finì che erano già le otto, Stefano le propose:
«Sotto c’è un bar carino. Ti va se ti offro un aperitivo? Così stacchiamo un attimo.»
Lucia esitò solo un istante, poi accettò. Seduti al tavolino, parlarono di tutto e di niente.
Lui ordinò un Negroni, lei un bicchiere di prosecco. Quando si salutarono, Lucia si sentì leggera come non le succedeva da anni.
Ripeterono l’aperitivo anche le volte successive.
Ogni incontro di lavoro si concludeva con quel piccolo rito al bar.
Una sera, mentre una giovane barista rideva forte per una battuta di Stefano, Lucia non riuscì a trattenersi:
«Vedo che guardi le ragazze giovani… Chissà che vergogna ti fai a farti vedere in giro con un’anziana come me.»
Stefano posò il bicchiere e la fissò negli occhi.

«Lucia, per me è un vanto accompagnarmi a una signora elegante e affascinante come te. Le ragazzine passano, le donne vere restano.»
Quelle parole le scaldarono il petto più del vino.
Gli appuntamenti di lavoro continuarono. Una sera Stefano le propose di saltare l’aperitivo e andare direttamente a mangiare una pizza in una piccola pizzeria vicino allo studio.
Ordinarono due margherite e due birre artigianali chiare.
Parlarono, risero, si raccontarono aneddoti. Lucia si sorprese a dire:
«È tantissimo tempo che non passavo una serata così spensierata.
Mi sento… viva.»
Quando uscirono, Stefano si offrì di riaccompagnarla a casa.
Sotto il portone, Lucia esitò solo un secondo.
«Vuoi salire per un ultimo bicchiere?»
L’appartamento era accogliente, profumato di lavanda. Versò due bicchieri di amaro e si sedettero sul divano.
La conversazione diventò più intima, le battute più audaci. Le ginocchia si sfioravano.
Una mano di Stefano si posò sulla coscia di Lucia, sopra la gonna. Lei non la spostò.
«Sei bellissima stasera» mormorò lui, accarezzandole il ginocchio con il pollice.
Lucia arrossì.
«Stefano… sono molti anni che non mi intrattengo con un uomo. Non saprei neanche da dove cominciare.»
Lui le sorrise con dolcezza e desiderio insieme.

«Non devi cominciare da niente. Una volta che inizi, è come andare in bicicletta: non si dimentica più.»
I bicchieri si svuotarono.
Le mani diventarono più coraggiose.
Si baciarono per la prima volta sul divano: un bacio lento, profondo, che si trasformò presto in qualcosa di famelico.
Stefano le slacciò la camicetta, lei gli sfilò la camicia.
Si spostarono in camera da letto quasi senza rendersene conto.
La luce dell’abat-jour era calda e morbida. Lucia si spogliò con un misto di eccitazione e timidezza.
Quando rimase nuda, abbassò lo sguardo sul suo corpo maturo: i seni pesanti e un po’ cadenti, i fianchi larghi, la pancia morbida, la peluria grigia tra le gambe.

«Lo so che non sono più come una volta…» iniziò.
Stefano si era già tolto i pantaloni.
I boxer neri erano tesi da un’erezione evidente.
Se li abbassò e il suo cazzo saltò fuori: grosso, lungo, venoso, con la cappella gonfia e lucida di liquido preseminale.
Era davvero imponente.
Lucia rimase a bocca aperta.
Erano anni che non vedeva un uomo nudo, e mai uno così dotato.
«Guarda cosa mi fai» disse Stefano, la voce rauca.
«Pensi che mi importi di qualche anno? Questo è solo per te.»
La attirò a sé.
I loro corpi nudi si toccarono. Il cazzo duro premette contro la pancia morbida di Lucia, lasciandole una scia calda sulla pelle.
Si baciarono di nuovo, le mani di lui che le stringevano il culo abbondante, le dita che le affondavano nella carne.
La spinse sul letto.
Si inginocchiò tra le sue cosce aperte e abbassò la bocca sul suo sesso.
Le grandi labbra erano già bagnate, gonfie. Stefano le leccò con avidità, succhiando il clitoride, infilando la lingua dentro di lei. Lucia gemette forte, le mani tra i capelli di lui, i fianchi che si muovevano da soli. In pochi minuti venne con un grido, le gambe che tremavano, la fica che pulsava contro la lingua di Stefano.
Quando l’orgasmo passò, Stefano si alzò.
Il cazzo gli puntava dritto, duro come marmo.
Si posizionò tra le gambe di Lucia e strofinò la grossa cappella su e giù lungo la fessura fradicia.
Poi spinse.
Lucia sentì la punta larga che la apriva, centimetro dopo centimetro.
Era enorme. Un misto di bruciore e piacere la fece ansimare.

«Cazzo… sei grosso…» mormorò, le unghie che gli graffiavano la schiena.
Stefano entrò fino in fondo con un colpo deciso.
Cominciò a scoparla con spinte lente e profonde, tirando quasi tutto fuori e poi affondando di nuovo fino alle palle.
Il suono bagnato dei loro corpi riempiva la stanza.
Lucia gemeva a ogni affondo, i seni che ballavano.
«Più forte… ti prego» supplicò.
Stefano accelerò, sbattendola con forza.
Le prese un capezzolo in bocca, succhiandolo mentre la martellava.
Lucia venne di nuovo, urlando il suo nome, la fica che si contraeva spasmodicamente intorno al cazzo che la riempiva.
Lui la girò a quattro zampe.
Le afferrò i fianchi larghi e la penetrò da dietro con una spinta violenta.
Da quella posizione la sentiva ancora più stretta. Le palle sbattevano ritmicamente contro il suo clitoride.
Lucia aveva il viso premuto sul cuscino, il culo alto, e gemeva senza vergogna mentre lui la fotteva senza pietà.
«Sto per venire» ringhiò Stefano.
«Dentro… vienimi dentro» ansimò lei.
Stefano diede ancora tre spinte poderose e si bloccò, affondato fino in fondo.
Il suo cazzo pulsò violentemente mentre schizzava getti caldi e densi di sperma dentro di lei, riempiendola fino a farne uscire un po’ dai lati.
Crollarono sul letto, sudati e ansimanti, ancora uniti.
Stefano la strinse da dietro, baciandole la nuca.
Lucia sorrise nel buio, una lacrima di pura gioia che le scivolava sulla guancia.
«Pensavo che la passione fosse finita per sempre» sussurrò.
Stefano spinse piano i fianchi, facendola gemere di nuovo.
«Per te è appena ricominciata, Lucia.»
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