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Le avventure di Chiara: Vacanze estive 1


di Membro VIP di Annunci69.it Adam82209
23.07.2026    |    499    |    0 9.6
"Il piacere di quel palo nodoso tra le cosce e il dolore dell'inculata senza lubrificante mi fecero gridare..."
Estate 2019. Dopo un anno personalmente molto difficile, finalmente arrivarono le ferie. Ma invece di optare per il classico villaggio turistico, servita e riverita, decisi di partire all'avventura. Per quindici giorni avrei vissuto con lo zaino in spalla, senza una meta ben precisa, scegliendo di volta in volta dove andare.
Tappa numero 1: Sabato, ore 7 del mattino.Presi un treno regionale da Milano con destinazione Bologna, una città che conosco molto bene, avendoci passato gli anni dell'università. Arrivai poco dopo le dieci e, mezz'ora più tardi, ero già sotto casa di Elio, un ragazzo abruzzese della mia stessa età che, dopo la laurea, aveva deciso di restare nella città delle Due Torri.
Elio è una delle persone più strambe che io conosca. Dotato di un'intelligenza fuori dal comune, è un eterno ragazzino: capace di fare il discorso più serio del mondo in modo impeccabile per poi passare, in un attimo, a scherzi infantili. Un giorno, per esempio, andammo a casa di un amico che, per combattere la calura estiva, aveva comprato due ventilatori con nebulizzatore d'acqua, uno per la cucina e uno per la camera da letto. Elio, approfittando di un momento di distrazione del padrone di casa, entrò in camera e orinò nel serbatoio del ventilatore. Lascio a voi immaginare la sorpresa del poveretto quando lo accese, prima di andare a letto. Ecco, questo è Elio: il più geniale figlio di puttana che io conosca. Potrei scrivere un libro sui suoi scherzi.
Quando entrai in casa, oltre a lui trovai una sua amica, Rosa. Una ragazza sulla trentina, ma che ne dimostrava almeno dieci di più. Era la classica tipa da centro sociale: capelli corti, unti e bisunti, tatuaggi, piercing e dilatatori. Sembrava si fosse vestita cadendo dentro uno di quei raccoglitori di vestiti usati, tanto erano stropicciati e scoordinati. Quando aprì bocca, sembrava la ragazza che, insieme a Carlo Verdone, interpretò i figli dell'amore eterno.
Elio, come suo solito, passava dal filosofeggiare sulle teorie di Rosa al trattarla da imbecille. A un certo punto suonarono alla porta: Elio aprì e entrarono due ragazzi di colore, alti e belli come Dei greci: Baba e Max. Io rimasi a bocca aperta, soprattutto per Baba, che aveva lineamenti stupendi e un fisico da urlo. Max era invece più basso e più tozzo, ma compensava il fisico più ordinario con dei modi… da gentiluomo d'altri tempi.
La prima e unica cosa che dissi a Elio, dopo le presentazioni, fu semplicemente: "Io mi chiedo come una bestia da stalla come te possa avere due amici così a modo come loro." Lui sorrise, infilandosi un dito nel naso per arrotolare qualcosa: "Per lo stesso motivo per cui io e te siamo amici."
Comunque, a un certo orario iniziammo a preparare la cena e, tra un discorso e l'altro, decisi che sarei ripartita l'indomani insieme a Rosa. Avremmo fatto un tratto di viaggio insieme fino a Firenze, poi lei sarebbe andata per la sua strada e io per la mia. Nel frattempo, tutti e tre i maschietti iniziarono a lavorarci ai fianchi, ovviamente con strategie diverse: Elio era il più sfacciato, mentre gli altri due si dimostravano più romanticoni… anche se il fine di tutti e tre era il medesimo.
A fine cena ci spostammo sul divano. Ormai era chiaro come sarebbe andata a finire: eravamo tutti su di giri e il passaggio dalle parole ai fatti era imminente. Bastava solo una spintarella e, in questo, Elio era – ed è tuttora – la persona giusta. Prese Rosa per un braccio, la fece sedere sulle sue gambe e le bisbigliò qualcosa all'orecchio. Lei annuì, si alzò e si piazzò di fronte a me. Si piegò, prese il mio viso tra le mani e cercò di infilarmi la lingua in bocca. Io, presa un po' alla sprovvista, le sbarrai la strada serrando le labbra, ma dopo qualche secondo mi lasciai andare e iniziai a limonarla. Incurante dei presenti, la tirai a me, facendola mettere a cavalcioni sulle mie gambe. Quando lei si alzò per ritornare sulle gambe di Elio, i tre uomini erano già in mutande. Li squadrai tutti e tre, soffermandomi su Baba. Mi morsi un labbro, mi alzai e mi sedetti tra i due ragazzi.
Nel frattempo, Rosa si tolse i vestiti, rivelando un corpo completamente tatuato e pieno di piercing. L'unica ancora vestita ero io: mi tolsi la maglietta e i pantaloncini, restando in intimo. Ci guardammo tutti in faccia e, senza dire una parola, ci spostammo in camera da letto. Le prime a entrare fummo io e Rosa: andammo sul letto e, dopo essermi tolta l'intimo, iniziammo subito con un sessantanove. A giudicare dal sapore forte, Rosa non si lavava da almeno due giorni, ma invece di disgustarmi, la cosa mi eccitò ancora di più. Senza contare i cinque o sei piercing sulla sua "patatina", che amplificavano ulteriormente quella sensazione.
Il momento saffico fu interrotto dalle mani di Elio, che mi tirò su la testa prendendomi per i capelli. Mi ritrovai di fronte a lui e a Max, entrambi con i cazzi in tiro. Mi misi in ginocchio, a gambe divaricate: sotto di me, Rosa stesa di schiena, aveva il cazzo di Baba in gola e lo spompinava rumorosamente. Io agguantai i cazzi di fronte a me e iniziai a lavorarmeli, alternando un pompino all'altro e guardando negli occhi chi avevo in bocca.
Quando entrambi furono ben in tiro, mi spostai e, allargate le gambe di Rosa, indirizzai il cazzo di Max all'ingresso della sua vagina borchiata. A quel punto mi sdraiai di schiena anch'io, con la testa in direzione di Elio e la mia fighetta fradicia verso Baba, che fu ben lieto di montarmi. Lo sentii entrare piano piano e, viste le dimensioni, fu un bene. Iniziò a pompare con un ritmo via via più sostenuto, tenendomi ben strette le cosce tra le sue mani grandi come badili. Presa dal piacere, mollai il cazzo di Elio che avevo in mano e lui, per non essere escluso, si sedette letteralmente sopra di me. Iniziai a leccargli le palle e il culo, mentre Rosa urlava come un'aquila e dal rumore acquoso della sua vagina, sotto i colpi di Max, si capiva che stava godendo di brutto.
Baba scansò Elio e me e si stese sul letto. Io saltai sopra di lui, pronta a cavalcare quel cazzone stupendo. Dopo neanche un minuto avevamo trovato il ritmo: le mie mani sulle sue spalle, le sue mani sulle mie chiappe che, tra una pacca e l'altra, teneva ben allargate. Chiusi gli occhi, pronta ad accogliere l'orgasmo che stava per esplodere, quando Baba si fermò, tenendomi infilzata a lui come uno spiedo. Il tempo di aprire gli occhi e una mano mi afferrò i capelli, tirandomi la testa all'indietro. Stavo per urlare "Piano, Elio!", ma voltandomi vidi che quest'ultimo era intento a sfondare il culo a Rosa. Max, invece, mi lubrificò il buchetto con la saliva. Ero convinta che mi avrebbe fatto un male della madonna, ma non fu così: lo sentii entrare, facendo ben attenzione a leggere ogni movimento del mio corpo. Il dolore fu quasi impercettibile e, rimanendo sempre con Baba dentro di me, iniziò a pompare. Anche Max prese il suo ritmo e, una volta sincronizzati tutti e tre, eravamo perfettamente in sintonia. Il piacere di quel palo nodoso tra le cosce e il dolore dell'inculata senza lubrificante mi fecero gridare. Strinsi le dita sulle spalle di Baba, che per ripicca aumentò il ritmo, e quel cambio di passo fece aumentare a sua volta il ritmo di Max. La scena dev'essere stata davvero bella, perché Elio e Rosa si fermarono a guardare quei due ragazzoni scoparmi come martelli pneumatici.
Arrivai urlando. Elio si staccò da Rosa e, come se dovesse zittire una matta che urla in piena notte, mi tappò la bocca, ma non con la mano: infilò il suo cazzo in gola, mettendomi in una posizione talmente assurda che si ritrovò a scoparmi la gola.
Sentii Baba ansimare ed esplodere dentro di me. Gli altri due, non ancora sazi e in pieno vigore, presero Rosa e, chiusa a sandwich, la montarono in piedi, tenuta in braccio da Elio mentre l'altro sfondava il suo buco. Nel frattempo, Baba si faceva ripulire da me, accarezzandomi i capelli per riconoscenza. Anche gli altri farcirono Rosa di crema calda. La adagiarono sul letto e io, ancora ansimante e zuppa di sperma e umori, mi dedicai anche a lei. Sapeva di sesso selvaggio e di femmina soddisfatta.
Niente male come primo giorno di vacanza…
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