Gay & Bisex
Cap 13 - 12 luglio: evasi
21.03.2026 |
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"Penso che starò un po' sotto i tabellone con il naso in aria»
Drag sogghigna..."
Oggi è il 12 luglio. Mi sveglio all'alba, in braccio a Drag, mi giro verso di lui e lo abbraccio con tutte le forze.
In quella posizione gli sono attaccato con il bacino, non mi importa.
«Buon compleanno, Drag» dico, dopo averlo svegliato con un bacio.
Drag ridacchia quando gli strofino il bacino contro il suo.
«Cas, non farmi venire voglia adesso» mi scompiglia i capelli, ma è compiaciuto.
È la prima volta che lo sveglio io: è stanco, si vede, ha passato tutta la notte a controllare le ultime cose.
Oggi evadiamo, per un po'.
«Diciottesimo» dico ancora e lo accarezzo sulle spalle e sulla schiena.
Drag si rilassa tutto sotto le mie mani.
«Sono ufficialmente più grande di te, Cas» dichiara ridacchiando. «Io diciotto e tu diciassette, sei sotto la mia tutela»
Non so esattamente come interpretare la frase, così mi concentro ad accarezzarlo, poi gli sorrido e tiro fuori la sorpresa.
«Tadà!»
Drag è rimasto a bocca aperta.
Mi sento gonfiare dall'orgoglio quando prende incredulo la ciambella al cioccolato dalle mie mani.
«Ma ti sei fatto qualcuno per prenderla?» Mi fa, e arrossisco di colpo.
Che cazzo, Drag.
«Ovvio che no» ribatto, punto. «Ho dei risparmi, Cristo. L'ho scambiata con un ragazzo per otto euro»
Drag guarda la ciambella, lo gira per vederla meglio, infila un dito dentro il buco e sogghigna.
Arrossisco ancora di più e mi maledico per non aver preso una torta piccola normale o qualcosa del genere, un bombolone magari.
«Mi ricorda molto qualcos'altro» commenta infatti, compiaciuto. «Devo provarlo su di me?»
«Non mi sembra il caso» mi affretto a negare. «Mangia e basta»
Drag mi fissa divertito, infila un attimo due dita nel buco della ciambella ridacchiando, poi la spezza in due.
L'odore di pasticceria è molto forte, è stato un buon scambio.
«Toh, mangia anche tu» mi fa, dandomi metà della ciambella.
Apre le braccia e mi accocolo contro di lui a gambe incrociate, poi le distendo.
Ingoio la ciambella senza godermela davvero, sento lo stomaco stretto per l'ansia.
Io e Dragan stiamo per evadere.
Dovrei sentirmi in colpa, invece no. Solo in ansia.
«Paura?» Sente che sono stressato, mi stringe tra le braccia.
Mugulo piano. «Un po'»
Drag affonda la testa nei miei capelli.
«Tranquillo, ci sono io» mormora piano, e finisce la ciambella.
Si alza e va a vestirsi, lo guardo un attimo e mi preparo anch'io.
Lui in pantaloncini della tuta e canottiera come al solito, io in camicia e pantaloni.
«Ma non hai caldo?» Mi chiede divertito.
Scrollo le spalle. «Ci sono abituato»
Drag mi squadra e commenta con noncuranza: «Non è che passavi più tempo svestito che vestito?»
Vorrei sbattermi la testa contro il muro per queste battutine.
Drag nota il mio imbarazzo e sogghigna: «Ma di cosa ti vergogni? O ti facevi fottere vestito?»
«No, però...» Protesto, poi mi arrendo. «Va bene, solo perché è il tuo compleanno, Drag»
Infilo in tasca le banconote dei miei risparmi, una quarantina di euro, quarantadue euro, direi.
Anche Drag fa lo stesso, poi ci sediamo ad aspettare.
Drag può fingere di essere rilassato ma vedo la mascella tesa.
Vado verso di lui a carponi, mi appoggio contro e intreccio una mano alla sua.
Mi sorride tutto contento.
Ha una macchia di cioccolato vicino alle labbra, gliela lecco via.
Si mette a ridere. «Cristo, Cas, fai il bravo»
Mi prende la testa e mi bacia.
------
Dopo che si stacca sento la serratura scattare.
«Via libera» dichiara lui, con un lampo pericoloso negli occhi, mi prende per la mano e scivoliamo fuori dalla cella rasente i muri.
Dragan può avere mille difetti e perversioni, ma nella pianificazione è imbattibile.
Arriviamo davanti alla sala di controllo senza incontrare nessuno: ha trovato i momenti morti delle ronde con una perfezione impossibile.
Sogghigna compiaciuto mentre lo guardo con ammirazione.
«Fermi lì, o chiamo subito rinforzi» una voce interrompe il silenzio.
Drag strabuzza gli occhi di colpo.
«Ma che cazzo...» Sbotta, poi vediamo chi ha parlato.
Un ragazzo grande più o meno come me, con i capelli ricci tenuti insieme con una bandana da pirata, una mano sul ricevitore.
«Jack Sparrow, spostati subito» mormora Drag, senza nemmeno alzare la voce, e fa un passo verso di lui.
«Giuro che chiamo le guardie» quello non molla, alza il ricevitore e mette un dito sul tasto.
Io mi schiaccio contro il muro, terrorizzato, tanto Drag sembra voler risolvere la questione da solo.
Mi aspetto un massacro in piena regola, davvero Drag lo farà fuori.
I due spariscono dalla mia visuale, ma non sento urla.
Stanno parlando.
Sono così stupefatto che rimango fermo ad aspettare che Drag torni.
Poi vedo entrambi ricomparire, Jack mi fissa con uno sguardo strano.
Arrossisco tutto.
E quello stringe i denti, annuisce.
Drag fa un sorriso amareggiato, mi prende la mano e apre la porta d'ingresso.
Poi il cancello scorre di lato.
E siamo fuori.
La libertà è così devastante per entrambi che rimaniamo fermi solo a respirare per alcuni minuti, poi ci mettiamo a ridere.
Drag mi prende per la mano, raggiante, e mi trascina verso la strada.
Camminiamo finché non troviamo una fermata d'autobus, e aspettiamo che passi uno.
«È incredibile» dico io, ancora a bocca aperta.
Drag lascia cadere un paio di monete e si siede, mi fa sedere sulle sue gambe.
Lo accontento, mi abbraccia da dietro, le braccia intorno a me come una cintura.
Sento i passeggeri fissarci con un sorriso tenero.
È davvero strano.
Drag nota gli sguardi tutto compiaciuto e mi dà un bacio sulla guancia, poi si appoggia ai miei capelli.
«Siete davvero carini insieme» mi fa una signora.
Faccio un sorriso smagliante ma Dragan mi anticipa con un «grazie» orgoglioso. È tutto gonfio come un pavone, sto morendo per non ridere.
Scendiamo alla prossima perché Drag sa che c'è una gelateria a pochi minuti.
Fa caldo, lo ammetto. Stare in camicia e pantaloni è complicato a luglio.
Drag nota che sto sudando come un maiale e sogghigna. «Slacciati la camicia, no? Oppure toglierla direttamente?»
Fingo di non averlo sentito, ma poi cedo e mi apro tre bottoni.
Drag mi passa le dita nella scollatura e ridacchia.
«Troppo sexy, Cas» commenta. «Ma ti preferisco nudo»
La raffinatezza di Dragan è risaputo, ma arrossisco lo stesso. «Ma stai zitto»
Ride, e mi trascina di peso verso la gelateria.
«Venchi, addirittura» dico quando la vedo. «Mi fai andare in bancarotta così, Drag»
Mi dà una pacca sul culo. «Offro io, tu pensa a mangiare»
Drag entra dentro con una naturalezza incredibile, io stringo i denti e lo seguo.
Faccio il sorriso più bello che mi viene alla commessa e quella arrossisce tutta, squadrandomi.
«Due coni a tre gusti» dichiara Drag, sbattendo compiaciuto una banconota da venti sul bancone.
Cinque minuti dopo siamo ai tavolini fuori con i gelati in mano.
Mi metto a gemere dalla bontà quando lo mangio. «Cristo...»
Drag mi fissa tutto gonfio d'orgoglio. «Mi distrai quando lecchi il gelato»
Torno immediatamente con i piedi a terra e sospiro, rassegnato. «Vuoi che mi prenda un cucchiaino?»
«No, no, è un piacevole diversivo, solo che rischi di farmi venire voglia» dice lui, sogghignando.
Appena finisce la frase che sento invece una voce femminile alle mie spalle: «ehi, ciao»
Dragan si irrigidisce tutto.
Mi volto un po' e vedo una ragazza piuttosto carina, con un'amica.
«Ciao» dico in automatico. «Ci conosciamo?»
L'amica si mette a ridacchiare, la mano sulla bocca.
La ragazza che mi ha salutato arrossisce un po'.
«Ah, no, mi chiedevo se posso avere il tuo Instagram, sei molto carino, sai?»
Con la coda dell'occhio vedo che Drag ha una smorfia orrenda in faccia.
«Mi dispiace, ma sono già fidanzato» le dico, anche perché ovviamente non ho Instagram.
«Ah, peccato» mi fa lei, rabbuiandosi. E si allontana con l'amica, delusa.
Tiro un sospiro e mi volto verso Drag, e rimango senza fiato: è così raggiante che sembra per esplodere.
Balza in piedi di colpo, mi afferra per un polso e mi bacia, sento il sapore del gelato in bocca, ricambio e lo esploro con calma.
Drag mi stringe a sé, trema tutto dalla passione.
Poi mi indica una foto cabina dall'altro lato della strada. «Facciamo una foto?»
«Certo» sono un po' sorpreso ma mi va più che bene.
Drag quasi si mette a correre trascinandomi con sé.
Ci infiliamo nella cabina, Drag infila una moneta e ci posizioniamo sul sedile.
Mi abbraccia da dietro come al solito e fissiamo la fotocamera.
Al terzo scatto si china verso di me, al quarto prova a baciarmi sulle labbra ma non fa in tempo, la foto lo prende mentre è ancora sulla guancia.
«Troppo lento» lo provoco. «O forse non volevi baciarmi?»
Mi blocca il mento con una mano e per poco non mi mangia la faccia, mentre sussulto dalle risate, schiacciato contro la parete della cabina.
Si stacca con gli occhi che brillano, ritira la foto in doppia copia.
«Tienili tu, dopo dividiamo» dice lui, ficcandomi le foto in mano.
Le metto in tasca con cura, cercando di non piegarle.
Mi prende per mano e passeggiamo un po', è bellissimo, il sole un po' caldo ma perfetto.
Ci sediamo sotto un albero, Drag mi circonda con le braccia e mi appoggio contro il suo petto.
«È il giorno migliore della mia vita» mi sussurra, dopo un po'.
«Anche per me» mi ritrovo a singhiozzare, Drag mi abbraccia stretto e mi passa una mano tra i capelli, poi cerca di asciugarmi le lacrime con il fazzoletto della gelateria.
Per un istante mi chiedo se lo amo, e capisco che se ci fossimo incontrati fuori lo avrei amato.
Se ci fossimo incontrati fuori.
Sento che mi bacia il collo, mi attacco contro di lui e intreccio la mano alla sua.
«Cas... Io ti...» Sembra sul punto di dirmi che mi ama, lo aspetto con pazienza, ma non ce l'ha fa.
Stringe i denti e chiude la bocca.
«Vorrei rimanere così per sempre» dice, infine.
Gli stringo più forte la mano.
«Anch'io, Drag» inclino la testa verso di lui e cerco la sua bocca.
Per un po' rimaniamo a baciarci sotto l'albero del parco, sento dei commenti di ragazzi che passano, ma non ci faccio caso.
«Vuoi andare da qualche parte di preciso?» Mi chiede, poi.
Ci penso su, e capisco dolorosamente che sì, c'è un posto in cui vorrei andare.
«Alla stazione» mormoro.
Drag è stupefatto. «Ma perché?»
È così stupito che si risparmia la battuta sconcia.
«Voglio vedere i treni» dico piano. «Prendere un biglietto e stare lì ad aspettarmi come un pendolare. E non per battere. Voglio sentire cosa si prova ad aspettare un treno»
Aspetto che Drag si metta a ridere e a protestare, perché è troppo pericoloso, c'è polizia ovunque lì, ovvio che mi dirà di no.
«Quello che vuoi» invece mi fa, e mi stringe al petto.
Mi giro e lo abbraccio di faccia, sto piangendo di nuovo.
«Shh, va tutto bene» mi mormora e mi fa nascondere la faccia nella sua maglia.
-------
Siamo in stazione.
Sono nervoso, Drag anche, mi prende per mano e gironzoliamo per i negozi a testa bassa, ma dopo un po' ci rilassiamo e fingiamo di essere due adolescenti normali.
Vedo un negozio con cose per capelli e trascino Drag dentro.
«Solo pensare all'estetica, Cristo» borbotta lui, mentre guardo estasiato tutti i tipi di balsamo.
Penso a quanti soldi ho e se posso prendere un paio, poi vedo le tinte.
E mi ricordo che è il compleanno di Drag.
«Vieni qua» gli indico una tinta rosso fiammante.
«Sembra sangue» commenta, ma è interessato.
La prendo e ne compro una scatola intera di bustine, la pago prima che possa riscuotersi.
Ho in pratica speso tutti i soldi ma non mi pento.
«Cas» è commosso quando gli ficco in mano il sacchetto con le tinte. «Potevi prendere qualcosa per te, così diventi più sexy»
«Sono già abbastanza sexy» ribatto io. «Prometti che lo userai, non vorrei aver sprecato i miei soldi»
«Prometto che mi tingerò il ciuffo» mi abbraccia. «Così vado in giro con i capelli insanguinati»
Fa un ghigno. «Idea interessante, davvero»
Usciamo dal negozio, Drag va in biglietteria e mi paga un biglietto.
Me lo mette in mano con un sorriso.
«Quindi cosa vuoi fare?»
Mi guardo intorno. «Non so... Penso che starò un po' sotto i tabellone con il naso in aria»
Drag sogghigna. «Tu non stai bene, Cas. Ma va bene. Io vado a guardare i negozi»
Mi lascia solo sotto il tabellone e si mette a gironzolare.
Guardo in alto e vedo tutte le partenze, dopo un po' mi viene mal di testa.
E mi ritrovo a fissare il biglietto che ho in mano, poi i treni fermi ai binari.
Ce n'è uno vicinissimo, con le porte aperte.
Mi salta un battito: parte tra due minuti, se corro potrei saltarci sopra.
Mi volto verso Drag, è in un negozio di vestiti e sta guardando qualcosa.
Non si accorgerebbe che sono sparito, non subito.
E finalmente mi rendo conto di cosa sto pensando. Di scappare da lui. Non con lui.
Eppure non riesco a distogliere lo sguardo da quel treno.
Mi ritrovo a fare un passo verso di esso. Due.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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