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...ma te lo ricordi il Covid?


di Zindo
07.06.2024    |    8.703    |    10 9.5
"Lo ammetto, nei mesi in cui avevo sofferto la fame di sesso non avevo pensato molto a partner maschili ma siccome qualche "sfizio" in passato me lo..."
Sono all'erpoporto in attesa del mio volo quando sento distrattamente l'annuncio del ritardo di un aereo in arrivo da Zurigo
Un fatto banale, che non mi riguarda affatto eppure nella mia mente passano velocemente tre parole: Zurigo, Lui, Covid.
Mi sfugge un sorriso nel percepire il ripresentarsi nitidamente, anche nei dettagli, di un ricordo di pochi anni fa
Ve, li ricordate ancora i tempi del Covid?
Sembrano appartenere ad un passato ormai remoto, invece risalgono solo a pochissimi anni. fa.
Le prime cose che tornano alla mente forse sono le mascherine, le distanze minime, il lockdown, le chilometriche file davamti ai supermercati, Io però ricordo anche altro: l'astinenza forzatamente prolungata dal sesso che stavo voivendo ad inizio anno 2021..
Fino. all'arrivo dell'epidemia (cioè fino ad un anno prima) mi ero vantato del mio essere "uomo libero", per scelta. "Libero" inteso come persona "non vincolata" ad altri né con matrimoni, né con convivenze, né con relazioni erotico-sentimentali.
Poi, per colpa della pandemia da Covid, mi ero aspramente pentito di non avere, al suo arrivo, nessuna relazione stabile.
Io io che non avevo mai voluto legami per essere libero di andare quando volevo, con chi volevo, a fare quello che volevo. in quel maledetto periodo non avevo alcuna possibilità di fare qualsiasi cosa, tranne il pentirmi di "essere libero".
Da bisessuale per natura e per pratica di vita, badando a non dare scandalo pubblico, avevo sempre vissuto nel privato una vita sessuale soddisfacentissima. Sempre, fino all'arrivo di quel maledetto Corona Virus. Da mesi infatti non battevo chiodo!
Non era solo colpa delle restrizioni anti-contagio imposte dai legislatori, ma della paura (forse legittima) delle persone a trasgredirle.
Non si trattava più di prendere precauzioni “leggère” tipo fare sesso col preservativo, ma di farlo “a distanza” se non si è “congiunti o conviventi”. Per me che non rientravo in questa categoria significava che potevo fare solo “seghe, guardando filmini porno”.
Nei primi giorni della prima fase di isolamento neanche avevo bisogno dei filmini erotici, mi bastava ripensare a qualcuna delle mie tante esperienze vissute, avendo una vastissima fornitura di ricordi piccanti alla quale attingere.
All'inizio della prima estate (luglio 2020) qualche “assaggio” concreto me lo ero concesso durante le vacanze al mare, ma da allora in poi, per settimane, anzi vari mesi, ero stato in maledetta astinenza, non placabile con le auto-masturbazioni.
A quel tempo tutti si lamentavano di tutto, e probabilmente il mio problema non interessava nessuno,tranne forse qualche altro sfigato, “libero” come me.
Per capire quello che voglio raccontare forse è bene cercare di tenere presente anche il mio grande appetito, anzi la mia fame arretrata, che ha contribuito abbastanza a fare andare le cose come sono andate un certo sabato di gennaio 2021, quello in cui nella cittadina dove vivo si fece il cosiddetto “tampone di massa” ai cittadini. In teoria su base volontaria, in pratica ci siamo andati quasi tutti gli abitanti.
Contrariamente a quanto avevano detto in televisione, i tampone non è stato fatto in “drive in”, ma all'interno dell'ampio palazzetto dello sport. Nel parcheggio ampissimo non c'erano stati problemi per sistemare le vetture. Un esagerato dispiegamento di persone addette al servizio d'ordine aveva consentito a tutti di entrare in ordine ed in sicurezza, nonostante fossimo in tantissimi. Fummo invitati a disporci per file parallele, ben sei file distanziate tra loro quasi di tre metri, distanziandoci anche tra persone in fila, di oltre un metro.
Oggettivamente non si avanzava neanche con molta lentezza, ma eravamo davvero tanti e dal porsi in fila al giungere al posto di “tamponamento” ci vollero molti minuti, certamente più di venti.

E' stato durante il procedere in fila che anche io ho sbirciato un poco a dritta ed a manca, curioso come tutti e tra una massa di persone anonime, incappottate, con i volti coperti dalle mascherine, gli sguardi spenti dalla noia, non potevo non notare l'unico uomo alto più della media, che procedeva quasi di pari passo a me, sulla fila alla mia destra. Lo notai perché era alto, non vecchio come le altre persone che stavano sulla sua fila, non impacchettato dentro un grosso cappotto ma indossava un giubetto di pelle che gli arrivava poco sotto la vita e pantaloni discretamente attillati che mettevano in risalto le sue cosce lunghe ed il suo sedere ben sostenuto. Soprattutto però guardava me troppo spesso, quasi con insistenza. Purtroppo la mascherina gli copriva parte del volto ma i suoi occhi chiari li vidi e come e non mi lasciarono indifferente.
Lo ammetto, nei mesi in cui avevo sofferto la fame di sesso non avevo pensato molto a partner maschili ma siccome qualche "sfizio" in passato me lo ero concesso anche con alcune saltuarie ma non spoiacevoli esperienze gay, subito dopo aver notato i suoi occhi, ho notato anche le sue spalle larghe, le sue cosce lunghe, le rotondità delle sue natiche e anche quella sua mano impertinente con la quale, guardandomi, per due o tre volte si era toccato i pantaloni, all'altezza delle sue parti intime.
L'effetto sulle mie parti intime era stato immediato; il bisogno di fare sesso si era risvegliato subito ed in modo prepotente, quell'uomo era diventato subito l'oggetto dei miei desideri immediati.
Era' iniziato tra noi il gioco di sguardi, ormai nessuno dei due abbassava le palpebre quando gli sguardi si incrociavano; se si toccava tra le gambe lui, mi toccavo anche io. Non potrei giurare che mi abbia davvero sorriso da sotto la sua mascherina, ma quando ho avuto la sensazione che lo avesse fatto io gli ho sorriso sperando che, non potendo vedere la mia bocca coperta, se ne accorgesse dal rimpicciolirsi dei miei occhi. Quando mi fece l'occhiolino io annui con il capo come a dirgli che avevo capito e che accettavo la tacita proposta.
Forse fu proprio il desiderio di avere conferma alle mie supposizioni a farmi sembrare lento l'avanzamento delle file.
Lui arrivò alla postazione numero quattro qualche secondo prima di me che avanzavo sulla fila tre, e temetti che a tampone fatto potesse andarsene via e lasciarmi con i desideri risvegliati ma non appagati.
Non seppi decifrare il gesto che fece con il capo guardando verso me, a tampone eseguito, prima di allontanarsi. Temetti fosse un saluto di addio.
Mi fu chiaro qualche attimo dopo, quando fatto il tampone anche io, mi sentii dire da chi lo aveva eseguito “Se può resti nei paraggi per qualche minuto, massimo venti, le manderemo un messaggio sul telefonino, nel caso dovesse essere necessario ripetere il tampone”: Avevano probabilmente detto la stessa cosa anche a lui e, lo sperai fortemente, con quel gesto del capo forse aveva voluto dirmi “Ti aspetto fuori”-
Era proprio così: stava ad aspettare a pochi metri dalla porta di uscita dal palazzetto.
Mi avvicinai, mi presentati dicendogli il mio nome e chiedendogli se doveva aspettare anche lui il messaggio
Mi disse “veramente io aspetto te” e poi aggiunse un nome, evidentemente era il suo ma, non ci crederete, ora non ricordo neanche quale fosse, di certo era un nome comune, diffuso, non lungo, forse Nino, Tino, o Lino o qualcosa di simile.
“Grazie” gli dissi “sono contento, anche se....di questi tempi...”
“Non hai appena fatto il tampone?”
“Certo, come te, mi pare”
“Appunto: Qualche minuto e se tutto è Ok ti porto da me, se ti va, ovviamente”
“Come si fa a sapere se è tutto Ok?”
“Mandano il messaggio. Non te l'hanno detto?”
“Se ci sarà da ripetere il tampone, lo mandano”
“L'esito lo mandano comunque”
Aveva ragione lui. Otto o nove minuti dopo, quasi in contemporanea ricevemmo entrambi sui rispettivi telefonini gli SMS di esito negativo del tampone.
Il cuore mi esultò.
Non che temessi l'esito positivo, ma quella certezza di essere entrambi sani, era stata appena certificata. C'era da esultare.Si poteva trombare senza paura. Lui pure sorrise.
Mi prese per un braccio e mi disse “Andiamo, ho la macchina lì”
“Ce l'ho anch'io, è quella laggiù”
“Lasciala lì, dopo ti riaccompagno qua io, per riprenderla. Andiamo insieme da me”
“Abiti da solo?”
“Non ci abito, è lo studio che condividevo con il mio socio, ma stiamo per chiuderlo, in questo periodo siamo senza lavoro. Li comunque possiamo stare tranquilli. Il mio socio tra l'altro non può venire, abita in un altro comune e gli spostamenti sono vietati”.
Mi disse anche altro ma francamente non ho prestato alcuna attenzione alle cose che mi ha detto e che non riguardavano il nostro poterci divertire. Avevo voglia e bisogno di scopare, finalmente potevo farlo, in sicurezza. Vi potrei dire anche qualcosa sul come era lo studio e sulla professione che mi ha detto di esercitare, ma che interesse potrebbe avere ? Lascio perdere. E' meglio. Andiamo al dunque.
Andiamo al suo guidare quasi sempre con una mano sola per tenere l'altra tra le mie cosce, anzi per palpeggiare e stringere il mio pene che mi ha aiutato a tirar fuori dai calzoni, prima di metterci in marcia, dopo aver sfoderato anche il suo ragguardevole attributo.
Non era duro il suo membro all'inizio, ma lo è diventato mentre lo tenevo nella mano.
Era giorno pieno e nonostante le strade, per effetto norme anticovid erano pressoché deserte, ho resistito alla tentazione di abbassarmi dalla sua parte e lavorarlo un poco di lingua. E' stato molto piacevole anche quel toccarci vicendevolmente. Del resto il tragitto fu piuttosto breve.
Arrivammo presto a destinazione. Penso che se anche fossimo andati a piedi avremmo impiegato solo qualche minuto. Glielo feci notare, mi disse “A piedi? Perché sprecare le energie per camminare? Meglio impegnarle in azioni più piacevoli.”
Nell'auto avevamo viaggiato senza le mascherine, finalmente ci eravamo visti in faccia, era bello anche di faccia, molto bello, almeno per i miei gusti.
Entrò con la macchina in un parcheggio seminterrato, con pochissime vetture sparse tra i vari posti auto. Mi disse che anche quello era un posto molto tranquillo ma che era meglio andare subito “di sopra”, cioè nei locali dello studio. Li raggiungemmo con l'ascensore, dentro al quale il tipo mi ha schiacciato contro una parete con la pressione del suo bacino e affibbiato un bacio favoloso, facendomi sentire quant'era bravo con la sua lingua calda, agile, umida ed impertinente.
Ha ripetuto la stessa cosa appena dentro i locali, mettendomi spalle al muro appena entrati dentro e comprimendomi contro la parete abbandonandosi con il suo corpo sul mio, a peso morto; infilò la sua lingua trapanatrice nella mia bocca.
“Pensavo di essere affamato di sesso io, ma tu non sei da meno” feci in tempo a dirgli tra una "slinguata" e l'altra, mentre con una mano infilata nella mia patta "ravanava" con le dita per afferrarmi il cazzo.
Spezzettando la frase più volte mentre correva a darmi baci sul collo, sotto le orecchie, sotto il mento, mi disse “Non scopo con un uomo da più di un mese”
Approfittando anche io di attimi ritagliati tra una effusione e l'altra gli dissi “Beato te, io da molto di più”
"Hanno chiuso tutto e rinchiuso tutti, non si trova davvero un cazzo in giro”
Suggerì di spogliarci, cominciando a farlo lui, agendo sia sui suoi vestiti che sui miei, intervallando la sbottonatura di un asola con una palpata al cazzo o un bacetto labiale su qualche parte di me ed io lo imitai facendo più o meno le stesse cose, non per copiarlo, ma perché volevo arrivare presto anche io alla nudità dei corpi per fare all'amore, ma contestualmente gradivo molto quel suo palpeggiare, baciare, toccare.
Era bello anche fisicamente: alto muscoloso, con pelo visibilmente rasato da poco anche sul petto oltre che sul pube. Sulle gambe invece la peluria, non folta, non l'aveva rasata.
Glielo dissi che era bello. Mi chiese “Che parte preferisci di me?”
“Ho l'imbarazzo della scelta. Hai un gran bel cazzo ma il tuo culo mi stimola molto”
“Io non ho alcuna fretta, possiamo goderci tutto quello che ci va. Leccami dove ti pare ma leccami. La lingua mi fa impazzire, ovunque me la passi”
Partii in quarta da dove mi suggerì l'istinto e lui, molto accondiscendente ad ogni mia iniziativa trovò anche postazioni e posizioni ideali, tra il divano, il morbido tappeto ed un grossa scrivania sgombra di oggetti, per appoggiarsi, adagiarsi, chinarsi, sdraiarsi, a seconda delle circostanze.
Io gli menai l'uccello leccandogli le palle e il culo mentre stava sdraiato di spalle sulla scrivania, e poi per un poco gli praticai un pompino.
Poi scese con i piedi a terra ed io chino davanti a lui continuai a succhiarglielo mentre lui si piegò in avanti per curvarsi ed inumidire e stuzzicare il mio ano con le sue dita umide di saliva.
Non ricordo in quale ordine successero le cose, ma ricordo che successe di tutto.
Certamente nel farsi inculare fu meglio di una collaudata troia per come seppe muovere il bacino, per come seppe spingere con le reni, rispondere alle varie spinte con contro spinte e per quel suo sorridere sempre, da persona appagata, che mostrava di gradire l'essere sconquassato quando galoppavo veloce e frenetico ma anche quando rallentavo fino a ritmi blandi, romantici quasi, per poterlo anche baciare mentre lo scopavo.
Non ebbe bisogno di pause per riprendere energie e “vendicarsi” rovesciando i ruoli.
Lo fece quasi subito dopo che io mi ero liberato di sperma dentro di lui. Per tranquillizzare i precauzionisti forse è meglio precisare, scrivendo dopo che io mi ero liberato “dentro il preservativo che avvolgeva il mio cazzo conficcato in lui”
In passato, nelle mie precedenti esperienze omosessuali, non numerose ma comunque vissute, avevo assunto quasi sempre il ruolo attivo, certamente nei rapporti completi. Qualche concessione anche al ruolo passivo l'avevo fatta ma solo nei lavoretti di mano e, a volte anche orali. Quel giorno invece la totale reciprocità, l'alternanza dei ruoli, lle ho apprezzato e come. Non so se è stata per la fame arretrata o se per il saper fare all'amore di quel torello. Di certo quell'esperienza fu fantastica e la ricordo tra le più piacevboli che ho vissute.
Lui siera preso tutto il tempo per leccarmi l'orifizio, per farci scorrere contro il suo pene, senza spingere, fino a farmi crescere a livelli alti il desiderio di prenderlo, tanto da farmi dire “entra, entra se vuoi”.
Entrò, e scatenò l'infermo con i suoi colpi martellati a ritmo frenetico, facendomi ripiegare su me stesso a portafoglio, tenendo le mie gambe sulle sue spalle, mentre mi martellava stando su di me non solo faccia a faccia, ma bocca a bocca. Mi facevano male i suoi affondi energici, ma un male così piacevole è difficile da descrivere ma bellissimo da provare, fino a quando, non subito, si accasciò quasi esausto su di me liberando anche i suoi testicoli e dirmi “Spero che tu possa fermarti ancora, mi piace fare ancora sesso con te prima di separarci”
Infatti parlammo un poco ma poi facemmo di nuovo all'amore, con minore enfasi forse, ma con altrettanto gusto.
Tutto meraviglioso?
Sarebbe troppo bello.
Quando alla fine, dopo alcune ore passate con lui, mi ha riaccompagnato alla macchina e gli ho detto che mi sarebbe piaciuto molto rivederci ancora, mi disse “Piacerebbe anche a me ma vista la crisi che c'è, ho accettato un nuovo lavoro in Svizzera. Appena le norme anti covid mi consentiranno di spostarmi, fosse anche domani, partirò per Zurigo.”
Ha sorriso ed aggiunto “Però l'Europa è piccola, se passa il tempo del Covid si potrà tornare a spostarci da un luogo all'altro”
Ora si può viaggiare ma il rincontrarci sarebbe facile come trovare un ago in un pagliao. Non saprei meanche chi cercare, .non ricordo neanche il suo nome. Come potrei trovarlo?
E' più facile guardarmi intorno ed individuare altri possibili partner senza volare troppo lontano.
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