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lesbo

Silvia


di Membro VIP di Annunci69.it Bolognavoglia
16.06.2026    |    995    |    0 9.2
"Carla mi baciò piano sulle labbra e sussurrò: «Questa non sarà l’ultima volta, piccola..."
Silvia, 40 anni, lesbica da sempre, viveva da sola nel suo appartamento intimo in Piazza dei Celestini, nel cuore di Bologna. Le finestre davano sui tetti rossi della città antica, e quella sera di primavera l’aria era calda, carica di umidità e desiderio represso. Carla, la moglie del mio capo, aveva 60 anni ma un corpo che sembrava sfidare il tempo: forme generose, seni pesanti e morbidi, fianchi larghi da vera donna matura, pelle ancora liscia e profumata. Sapeva tutto di me. Sapeva che le donne mi facevano bagnare solo guardandole, e quella sera, dopo una cena di lavoro finita tardi, aveva deciso di non tornare a casa dal marito.
«Voglio vedere come scopi una donna vera, Silvia» mi aveva sussurrato all’orecchio mentre salivamo le scale strette del palazzo. La sua voce era roca, calda di vino e di proibizione.
Appena chiusi la porta di casa, Carla mi spinse contro il muro del corridoio. Le sue mani grandi, da donna sposata abituata a comandare, mi afferrarono il viso e mi baciò con una fame che non mi aspettavo. La sua lingua era insistente, bagnata, invadeva la mia bocca mentre premeva il suo corpo maturo contro il mio. Sentivo i suoi seni enormi schiacciarsi sui miei, i capezzoli già duri sotto la camicetta di seta.
«Sei così giovane e bagnata per me…» mormorò, infilando una mano sotto la mia gonna. Le sue dita trovarono subito le mie mutandine fradicie. Ridacchiò soddisfatta. «Lo sapevo che mi desideravi. Da mesi ti guardo in ufficio con quegli occhi da cagna in calore.»
Mi trascinò in camera da letto, spogliandomi con gesti avidi. La mia camicetta volò via, il reggiseno slacciato in un secondo. Carla si tolse la gonna e la camicia rimanendo solo con un completino di pizzo nero che avvolgeva le sue curve abbondanti. I suoi seni erano magnifici: pesanti, con grandi areole scure e capezzoli sporgenti che imploravano di essere succhiati.
Mi spinse sul letto a pancia in su e si mise sopra di me, a cavalcioni. La sua figa calda, già bagnatissima, strusciava contro la mia coscia mentre si chinava a baciarmi il collo, scendendo lentamente. Quando arrivò ai miei seni, li divorò. Succhiava forte, mordeva i capezzoli, li tirava con i denti facendomi gemere come una puttana. La sua mano scese tra le mie gambe, due dita entrarono di colpo dentro di me, profonde, curve a cercare quel punto che mi fa impazzire.
«Cazzo, sei strettissima… e fradicia» ringhiò, muovendo le dita dentro e fuori con ritmo sempre più veloce. Io ansimavo, le gambe aperte, i fianchi che si alzavano per prenderla più a fondo. Carla rideva piano, godendo del mio piacere.
Poi scese. La sua bocca calda avvolse il mio clitoride mentre due dita continuavano a scoparmi. Succhiava, leccava, girava la lingua intorno al bottoncino gonfio con una perizia incredibile. Io gridavo, le mani tra i suoi capelli grigio-biondi, spingendole la testa contro la mia figa. Venni la prima volta così, violentemente, inondandole la bocca di umori mentre il mio corpo si contorceva sul letto.
Ma Carla non aveva finito. Si alzò, si tolse le mutandine e si mise sopra di me in 69, la sua figa matura, pelosa e grondante proprio sulla mia faccia. Aveva un odore forte, eccitante, di donna vera. Leccai con passione, infilando la lingua tra le sue grandi labbra carnose, succhiando il clitoride grosso e duro. Lei intanto mi divorava di nuovo, infilando tre dita dentro di me e pompando senza pietà.
«Leccami la figa, Silvia… sì, così, brava troietta lesbica» gemeva, strusciando il suo sesso bagnato sulla mia bocca. Venimmo quasi insieme, io con la faccia sommersa dai suoi umori, lei che mi mordeva l’interno coscia mentre tremava.
Ci rotolammo sul letto sudate e ansimanti. Carla mi aprì le gambe con forza e si mise in ginocchio tra di esse. Sfregò la sua figa contro la mia, clitoride contro clitoride, in un tribbing lento e profondo. I nostri umori si mescolavano, i nostri seni ballavano a ogni spinta. Accelerammo, sempre più forte, fino a quando venni di nuovo urlando il suo nome, e lei mi seguì poco dopo, crollando sopra di me con i seni schiacciati contro i miei.
Restammo abbracciate, i corpi intrecciati, il suo odore addosso. Carla mi baciò piano sulle labbra e sussurrò:
«Questa non sarà l’ultima volta, piccola. Mio marito non mi fa venire così da anni.»
Io sorrisi, ancora pulsante tra le gambe, sapendo che da quella sera Piazza dei Celestini avrebbe custodito molti altri segreti proibiti e libidinosi.
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