Scambio di Coppia
Eros, lo yacht del sesso.
04.06.2026 |
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"Piero mi cerca con gli occhi mentre la bocca di Clara è ancora sulla sua, e quel filo teso tra noi, anche in mezzo a tutto questo, mi manda in fiamme..."
Sono appena tornata a casa, stanca, con quel bisogno di staccare la mente e lasciarmi andare. Mi sdraio sul divano con addosso solo una t-shirt ampia e le gambe nude, libere, e prendo il tablet quasi senza pensarci. Mi ritrovo, come spesso accade, sulla piattaforma dove io e Piero pubblichiamo i nostri racconti: Annunci69. C'è una notifica. Un messaggio nuovo, lo apro.-«Salve, sono Simone, ho 39 anni. Ho letto i vostri racconti e devo dire che li trovo scritti impeccabilmente, oltre ad essere di una lussuria unica. Mi piacerebbe tanto incontrarvi. Siete miei ospiti per un fine settimana sul mio yacht, a Livorno.»
Lo rileggo, poi lo mostro a Piero. Nel nostro profilo c'è scritto chiaramente che non siamo lì per cercare incontri, ma qualcosa in questo messaggio mi ferma. È diretto senza essere volgare, gentile ma con un sottotesto molto chiaro. E poi c'è l'idea dello yacht, il mare, la pelle salata, il vento, e già mi fa immaginare cose che non dovrei immaginare. Piero mi guarda e sorride con quello sguardo che conosco bene.
-«Ti ha intrigata, eh? Vuoi rispondergli? Scegli tu. Ma soprattutto: sei pronta?»
È sempre così, non forza mai, mi lascia scegliere, come un gioco che inizia con uno sguardo, con una frase, e sa che quel gioco mi prende, mi trascina piano come una corrente che non oppone resistenza ma guida. Sorrido e lascio il tablet acceso.
-«Ok, dettami le parole, amore. Fammi desiderare di più, prima ancora di inviare.»
Si siede accanto a me, il tablet lì tra di noi come un invito sospeso, ma lui non lo tocca. Mi guarda, e basta quello a farmi tremare.
-«Aspetta, dice piano.»
-«Prima voglio vedere quanto sei eccitata all'idea. Voglio che tu lo senta, prima ancora di scriverlo.»
Mi prende le mani e le porta sulle mie cosce nude, sotto la t-shirt.
-«Toccati. Lentamente. Lascia che il desiderio salga. Voglio che quando scriverai a Simone, ogni parola sia già bagnata di te.»
Inizio ad accarezzarmi, prima sopra il tessuto poi più in basso, e sento il battito accelerare, la pelle tendersi. Chiudo gli occhi un istante poi li riapro su di lui. Il suo sguardo è calmo, intenso, di quelli che ti spogliano senza alzare un dito.
-«Parlami. Dimmi cosa ti immagini, se davvero ci incontrassimo con lui.»
Le dita si muovono più lente, poi più decise, e il respiro si spezza, ma le parole escono.
-«Mi eccita l'idea di essere guardata, desiderata, senza essere concessa, o almeno non subito. Di sapere che lui mi guarda mentre tu mi prendi, mentre vengo, solo per te.»
Piero sorride, mi sfiora le labbra con un dito.
-«Scrivi.»
Dice, porgendomi il tablet. La sua voce è bassa, lenta, e io trascrivo ogni parola.
-«Ciao Simone. Ho letto il tuo messaggio insieme a Piero. Nella nostra bio c'è scritto che non siamo qui per incontrare nessuno, ma a volte le eccezioni sono più eccitanti delle regole. Ci ha colpiti come scrivi. Se mai accettassimo, sappi che saremo noi a decidere le regole. Io resto sua, sempre. Se stai al nostro gioco, rispondi con una parola sola: Accetto.»
Passano pochi minuti prima che il tablet vibri.
-«Accetto. Vi aspetto sabato, dalle 16. Porto Mediceo, banchina privata. Lo yacht si chiama Eros. Non serve altro. Solo voi.»
Guardo Piero, lui non dice niente, ma gli occhi parlano, e quello che mi dicono mi fa tremare. Sabato, ore 16:12. Arriviamo al porto con un misto di eccitazione e tensione, Piero guida e io guardo fuori dal finestrino mentre Porto Mediceo si apre davanti a noi con il suo silenzio elegante, il rumore dell'acqua sugli scafi, le vele che si muovono lente nella brezza. L'aria profuma di sale e di sole. Scendiamo dall'auto, il mio vestito leggero ondeggia appena sopra le ginocchia, aderente sui fianchi, scivolato sul seno senza reggiseno sotto, e Piero è in lino bianco, camicia aperta, sguardo sicuro. Lo yacht è lì, bianco e lucido, con il nome Eros inciso in lettere nere come un presagio. Saliamo a bordo e Simone ci aspetta in coperta. Un uomo alto, sguardo deciso, maglietta scura su pantaloni chiari, la voce calda e il sorriso accogliente. E non siamo soli. Accanto a lui c'è una donna, capelli neri raccolti, vestito rosso, occhi profondi e labbra piene, che ci osserva come se ci aspettasse da prima ancora che arrivassimo. Simone apre lo champagne, calici sottili, bollicine fredde.
-«Vi presento Clara, la mia compagna.»
Lei annuisce appena senza smettere di fissarmi, con un sorriso lento e liquido che Piero nota ma su cui non dice nulla. Il sole si abbassa, i suoni del porto diventano ovattati, e l'atmosfera si stringe intorno a noi. Clara mi si avvicina e mi prende per mano, le sue dita fredde sul dorso della mia e la pelle calda all'interno.
-«Posso mostrarti lo yacht?»
Mi giro a guardare Piero, lui annuisce e il suo sguardo mi dà fuoco. La seguo. Sottocoperta luci soffuse, profumo di cuoio e gelsomino. Clara si ferma e mi osserva, poi si avvicina ancora finché sento il calore del suo respiro sulle labbra, non mi bacia, ma è come se lo facesse. Poi, con voce bassissima:
-«Simone ha immaginato voi due mille volte. E io ho immaginato di guardarvi.»
Silenzio. Solo il respiro del mare sotto di noi. Poi, con un filo di voce:
-«Ti va, se giochiamo un po' insieme?»
Sorrido, senza dire una parola. Le prendo la mano, la porto alle labbra e la bacio piano. Le sue dita sono sottili e vibrano come se già sapessero tutto. Mi guida verso il divano, mi fa sedere e si inginocchia davanti a me senza fretta. La sua bocca sfiora appena la mia coscia. Un bacio che non cerca subito la carne, ma il tremore sotto la pelle. Poi si solleva, si siede accanto a me, mi accarezza i capelli, il collo. Le sue mani sono delicate ma sicure, e il suo profumo, quel misto di acqua di rose e pelle viva, mi disorienta in un modo che non so spiegare. Le scosto i capelli dalla nuca, li annuso, li bacio. Il cuore batte più forte e lei lo sente. Entrano Piero e Simone. Non parlano, non si avvicinano subito, si fermano a pochi passi e ci guardano, e io li percepisco come se i loro sguardi fossero mani. Clara se ne accorge e sorride.
-«Lasciali guardare.»
Sussurra. E si volta verso di me.
Mi bacia, stavolta davvero. La sua lingua entra decisa nella mia bocca senza chiedere il permesso, mi prende, mi accende. Le nostre lingue si cercano con una familiarità che non ha storia ma sembra averla. Sento le mani di Piero sulle mie spalle, la sua bocca sul mio collo. Clara si volta verso di lui e lo accoglie, lo bacia davanti a me con quella naturalezza che non ha bisogno di spiegazioni. Poi è Simone ad avvicinarsi e mi bacia, un bacio intenso e inaspettato che mi lascia senza fiato. Dura poco. Clara mi prende per mano e mi fa alzare, poi si rivolge a loro con un gesto lento, quasi cerimonioso, un invito a sedersi, a spogliarsi e ad aspettare. I due uomini obbediscono in silenzio. Li guardiamo. Clara ed io, in piedi davanti a loro, ci scambiamo uno sguardo, poi, lentamente, ci sfiliamo i vestiti l'una all'altra. Come in un rito. I nostri corpi si sfiorano, si cercano, si scoprono con la lentezza di chi vuole ricordare ogni dettaglio. Clara si avvicina per prima, mi prende il viso tra le mani e mi bacia. Un bacio profondo, caldo, senza più trattenersi. Mi stringe a sé, il suo seno che preme sul mio, i capezzoli che si sfiorano e si induriscono. Le sue mani scendono a stringermi il sedere con una decisione che mi toglie il respiro, poi mi stende sul tappeto e si inginocchia tra le mie gambe aperte. Le sue dita mi trovano prima della sua bocca, mi aprono, mi esplorano, mi portano già sull'orlo prima ancora che la sua lingua mi tocchi. Quando arriva, affonda. Lecca, entra, succhia il clitoride con una fame che non si nasconde e le dita lavorano dentro di me mentre la bocca non smette di lappare.
-«Non smettere.»
Ansimo.
-«Non fermarti, così da brava cagnetta, ancora!»
Lei risponde premendo la bocca più forte, le dita che affondano più decise, e io non riesco più a trattenermi.
-«Vengo, adesso, sì, ahaaaaa.»
Un'ondata intensa si impossessa di me, arriva come uno tsunami, all'improvviso. I fianchi che si sollevano da soli, le mani che cercano qualcosa a cui aggrapparsi, la voce che si perde in un suono che non ha più parole. La tiro su e la bacio, sento il mio sapore sulle sue labbra, sulla lingua e mi accende di nuovo. La rovescio sulla schiena, le apro le gambe e la prendo con la bocca senza aspettare. Le mie dita entrano in lei mentre la lingua lavora, e Clara comincia a gemere.
-«Dio, non fermarti. Proprio lì, esatto, le dita, dentro tutte; ancora.»
La sento stringersi intorno a me, i fianchi che spingono contro la mia bocca. La scopo così lappo e succhio come una forsennata quella fica succosa.
-«Cazzo mi fai sentire proprio una puttana, lo sai? E io voglio essere la tua puttana; non smettere, vengo, vengo, veeengooooo, ahaaaaaaa.»
Un orgasmo che la scuote, lungo, profondo, mentre le mie mani la tengono ferma e la bocca non la lascia andare finché non ha finito di tremare.
Ci stendiamo una accanto all'altra, il respiro ancora rotto, e ci guardiamo.
È in quel momento che li sentiamo. Piero e Simone sono ancora sul divano, ma qualcosa è cambiato. Si toccano a vicenda, lenti, gli occhi incollati a noi — e a un certo punto si girano l'uno verso l'altro e si baciano. Un bacio vero, carico, mentre le loro mani continuano a muoversi.
-«Guardali.»
Sussurra Clara, la bocca contro il mio orecchio.
-«Lo so, rispondo, e non riesco a smettere di fissarli.»
Sento Piero che ansima piano, Simone che dice qualcosa con un tono basso che non capisco ma quello a cui assisto mi arriva dritta nello stomaco. Si muovono insieme, si stringono, si perdono uno nell'altro mentre i loro occhi ogni tanto tornano su di noi, e quella scena ci rimette il fuoco addosso in un secondo. Clara mi stringe il braccio, gli occhi che brillano.
-«Andiamo.»
Mi dice.
Ci rialziamo consapevoli di ogni passo, di ogni loro sguardo che ci segue. Il desiderio non ha ancora finito di parlare. Ci avviciniamo lentamente, i nostri corpi ancora caldi, ancora tremanti, e loro smettono di toccarsi e ci guardano venire verso di loro con occhi carichi, il respiro sospeso.
È Clara che rompe la distanza per prima. Si piega su Simone e lo bacia, un bacio lungo e profondo, poi si gira verso Piero e lo bacia allo stesso modo, con la stessa fame, come se il confine tra loro non esistesse. Piero mi cerca con gli occhi mentre la bocca di Clara è ancora sulla sua, e quel filo teso tra noi, anche in mezzo a tutto questo, mi manda in fiamme. Mi avvicino, mi siedo sulle ginocchia di Simone e sento il suo cazzo contro di me mentre lo bacio. È un bacio diverso da quello di Piero, più duro, ma mentre le nostre lingue si cercano sento la mano di Piero sulla mia schiena, poi la sua bocca sul mio collo.
-«Non dimenticare chi sei.»
Mi sussurra alitandomi sulla pelle.
Non è gelosia. È qualcosa di più sottile, più eccitante.
-Lo so.»
Rispondo, e mi giro a baciarlo.
Ed è lì che succede, le nostre bocche si trovano tutte e quattro in uno spazio strettissimo, le lingue che si sfiorano e si intrecciano senza più distinguere a chi appartengono, senza più distinguere il sesso. La bocca di Clara incontra la mia, poi quella di Simone, poi di nuovo Piero, un vortice caldo e bagnato dove ogni tocco arriva da direzioni che non riesci a mappare.
-«Dio.»
Ansima Simone.
-«Quanto siete belle.»
-«Zitto!”
Dice Clara, ridendo piano e lo bacia di nuovo.
Piero mi gira, mi prende per i fianchi e mi fa sedere sopra il suo cazzo, la sua erezione mi riempie la fica da dietro lentamente, un centimetro alla volta, finché non sono tutta piena di lui.
-«Così.»
Mi sussurra all’orecchio.
-«Fermati un secondo; sentimi tutto.»
Mi fermo. Lo sento pulsare dentro di me, profondo, e il respiro mi si blocca in gola.
Clara ci guarda, gli occhi lucidi e pieni di lussuria, scende. Si inginocchia tra le nostre gambe aperte senza che nessuno glielo chieda, come se lo avesse sempre saputo. La sua lingua trova prima me, lecca lentamente intorno dove Piero mi riempie, poi sale, mi trova, mi prende, e un gemito mi sfugge.
-«Non muoverti!”
Esclama Piero, e lo dice anche a lei, con gli occhi. Ma Clara non obbedisce. La sua bocca si muove tra noi due, mi lecca, poi lecca lui, poi di nuovo me, le nostre eccitazioni che si mescolano sulla sua lingua, e sento Piero irrigidirsi, trattenersi a fatica.
-«Cazzo, Clara.»
Lo sento genere.
Lei ride piano, un suono basso e compiaciuto, e ricomincia. È in quel momento che arriva Simone. Si inginocchia dietro di lei, le prende i fianchi con le mani e la penetra lentamente. Clara emette un gemito soffocato contro di me, e la vibrazione di quel suono mi arriva dritta dentro. Adesso siamo tutti e quattro connessi. Simone che spinge, Clara che oscilla, la sua bocca che preme su di me, Piero che mi tiene stretta e inizia a muoversi dal basso, lento e profondo.
-«Non fermarti, dico a Clara, la voce già rotta da un osceno desiderio. Lì, ancora, con la lingua, tutta, così, così, cosììììììì.»
-Che lingua meravigliosa da vera cagna, che gran troia sei!»
Lei obbedisce, le mani che mi tengono i fianchi mentre Simone la prende da dietro con colpi sempre più decisi, e la sento gemere contro di me ogni volta che lui affonda nella sua fica, quei gemiti che diventano una pressione calda e ritmata che mi porta sull'orlo.
-Amore?
Chiamo Piero.
-«Ci sono.»
Risponde, e spinge più forte. Clara alza gli occhi su di me, la bocca ancora su di noi, lo sguardo che dice tutto. Simone le afferra i capelli, le piega la testa indietro un momento.
-«Sei proprio una brava cagna.»
Le dice sottovoce, e lei geme ancora più forte. Il ritmo sale, i corpi si sincronizzano senza accordarsi. Simone che spinge, Clara che ondeggia, la sua lingua che non smette, Piero che mi riempie dal basso con una precisione che mi conosce da sempre.
-«Vengo, adesso!»
Dico, e non è un avviso.
-«Ahaaa,più forte bastardo, fammelo sentire fino in gola.»
-«Anch'io,ansima Clara contro di me, con la voce spezzata.»
-«Allora godete, puttane!»
Lo dicono quasi insieme, i nostri maschi.
-«Adesso, grandissime troie, godete pure come cagne in calore.»
Veniamo insieme, un orgasmo intenso, devastante si impossessa di noi.
Piero si ferma, il respiro pesante, e si ritrae da me lentamente. Anche Simone si ferma, le mani ancora sui fianchi di Clara. Un momento sospeso, i quattro corpi che si staccano e si guardano, lucidi, accesi, il silenzio pieno di tutto quello che non è ancora successo. Clara mi sorride. Ci inginocchiamo davanti ai loro cazzi in tiro senza che nessuno lo dica, io davanti a Simone, Clara davanti a Piero. Prendo Simone in bocca lentamente, la lingua che scende lungo tutta la sua asta, assaporo Clara su di lui, i suoi umori, il suo sapore, qualcosa di caldo e selvatico che mi colpisce come una scarica. Lo pulisco e poi lo sporco con la mia saliva, la mia lingua si sofferma sul suo frenulo e poi di nuovo la mia bocca lo inghiotte tutto, fino in gola.
-«Cazzo che gola profonda, da grandissima pompinara, ahaaaaaa.»
Lo dice sottovoce, mentre con una mano tra i miei capelli detta il ritmo.
Accanto a me sento Clara fare lo stesso con Piero, lo sento trattenere il fiato, poi un gemito basso che conosco bene, e quella cosa, sentire la sua voce cambiare per un'altra, mi accende invece di fermarmi.
-«Guardami!”
Quasi lo ordino, alzando gli occhi su di lui.
Mi guarda. E mentre Clara è su di lui i nostri occhi non si staccano. Poi ci scambiamo. Clara viene da Simone, io vado da Piero. Lo prendo in bocca e trovo me stessa su di lui, i nostri sapori mescolati insieme, qualcosa di intimo e osceno allo stesso tempo. La lingua si ferma sul suo frenulo, lo sento irrigidirsi ancora di più.
-Sei una stronza e una adorabile troia.
Sorride, dicendolo piano.
-«Lo so.»
Rispondo, e lo ingoio letteralmente tutto.
Clara intanto ha il bellissimo cazzo di Simone tutto in bocca; lo sento gemere con voce roca mentre lei gli lavora l'asta e la cappella da grande succhiacazzi con le mani del suo uomo tra capelli e gli occhi socchiusi.
Ci rimettiamo in piedi. Simone mi prende per i fianchi, mi gira, mi mette a pecora, poi lo sento avvicinarsi. Sento il suo cazzo premere sul mio buco stretto ed entra lentamente. Ha il cazzo più largo di Piero, diverso, e il mio corpo lo registra tutto, ogni centimetro e non posso fare a meno di adorarlo e godermelo ogni centimetro. Spingo indietro verso di lui, lo accolgo. La mia eccitazione sale alle stelle. Inizio ad insultarlo.
-«Spaccami il culo bastardo, fai godere questa troia!»
Piero intanto prende Clara, la guida, la penetra lentamente mentre lei ansima. I nostri occhi si cercano ancora. Io e Piero, attraverso i corpi degli altri, e in quello sguardo c'è tutto, il gioco e il confine, la libertà e l'appartenenza. Simone inizia a muoversi, le mani sui miei fianchi, il ritmo che cresce.
-«Sei bella stretta, sarà una goduria romperti il culo, troia!»
Non lo dice tra sé ma vuole farlo sentire agli altri.
-«Lo so, fottuto maiale perverso!»
Gli rispondo a tono, mentre gemo quasi urlando.
Clara ansima forte accanto a me, la voce di Piero bassa e decisa mentre la sbatte, e sentirlo con un'altra, sentire la sua voce, il suo ritmo, il suo modo, mi accende in un modo che non mi aspettavo. È lui, riconoscibile in ogni gesto, anche su un altro corpo. Il ritmo sale per tutti e quattro insieme, i gemiti che si sovrappongono, le voci che si spezzano, i corpi che si sincronizzano in un unico respiro affannato. Simone affonda più forte, le mani che stringono i miei fianchi, il suo respiro pesante sulla mia schiena.
-«Vengo, ahaaaaa. Godo, godo, godoooooooo.»
Quasi grida con la voce rotta dal piacere.
-«Dentro, ti prego, tutto, fino alle palle, dentroooooo, siiiiiii.»
Lo imploro a voce alta e in una frazione di secondo lo sento esplodere in me, caldo, profondo, mentre un gemito lungo mi sfugge e le ginocchia cedono appena. Accanto a me Clara ansima forte, poi grida, e sento la voce di Piero, quel suono che conosco da sempre, mentre si svuota in lei. Restiamo fermi un momento, tutti e quattro, i corpi ancora connessi, il respiro che si calma lentamente. Poi mi stacco da Simone, e rimango un istante ferma a sentire la sua scendere lungo l'interno delle cosce. Mi giro. Piero è lì, i suoi occhi già su di me, come se non mi avesse mai persa di vista. Mi avvicino, mi prendo il suo viso tra le mani e lo bacio, piano, profondo, senza fretta. Un bacio che non ha niente a che fare con il gioco, con lo yacht, con tutto quello che è successo. Un bacio che dice solo noi, come sempre, come prima, come dopo. Lo sento sorridere contro le mie labbra.
-«Sei mia!»
Dice.
-«Sono tua, solo tua!.»
Rispondo, sicura Poi il silenzio. Solo le onde del mare contro lo scafo, e nient'altro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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