tradimenti
La Signora di Bari: Troia nell'Anima
27.10.2025 |
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"In inverno, incontri in saune sotterranee con donne sposate che scoprivano il lesbismo grazie alla sua lingua esperta..."
Nel cuore pulsante di Bari, dove il mare Adriatico si infrange contro le mura antiche della città vecchia, viveva Maria, una donna che portava il peccato come un marchio indelebile sulla pelle olivastra. Aveva quarantacinque anni, ma il suo corpo sembrava scolpito dal desiderio eterno: curve generose che sfidavano la gravità, seni pieni e sodi come meloni maturi sotto le camicette di lino trasparente, fianchi larghi che ondeggiavano come le onde del porto durante una burrasca, e un culo rotondo, alto, che riempiva i jeans stretti come se fosse stato modellato per essere afferrato. I suoi capelli neri, mossi e selvaggi, le cascavano sulle spalle come una cascata di notte, e gli occhi, di un verde profondo come il mare in tempesta, nascondevano un fuoco che bruciava dall'interno. Maria non era solo bella; era una troia fino nell'anima, un'uragano di lussuria che aveva divorato uomini, donne e segreti per tutta la vita. Bari era la sua arena, e lei la gladiatrice nuda, pronta a combattere con il suo corpo come arma.Nata nel quartiere di Murat, in una famiglia di pescatori poveri, Maria aveva imparato presto il sapore del proibito. Sua madre, una vedova dura come il pane carasau, l'aveva cresciuta con storie di santi e castità, ma il padre – prima di annegare in una notte di maestrale – le aveva sussurrato all'orecchio: "La vita è troppo breve per negarsi il piacere, figlia mia". E Maria aveva preso quelle parole come un vangelo pagano. A tredici anni, dietro il chiosco dei gelati sul lungomare, aveva baciato per la prima volta un ragazzo più grande, sentendo la sua lingua goffa esplorarle la bocca come un ladro inesperto. Ma non era bastato. A sedici, durante una sagra estiva in piazza Mercantile, si era infilata in un vicolo buio con due cugini dei vicini, lasciando che le loro mani adolescenti le palpassero i piccoli seni sotto la gonna a fiori. "Sei una puttanella", le aveva detto uno, ridendo, e lei aveva risposto con un morso al labbro: "E tu non hai idea di quanto".Ora, adulta e sposata con un marito noioso – un contabile di nome Gino che passava le serate a contare bollette invece di contare i suoi orgasmi – Maria viveva una doppia vita. Di giorno era la rispettabile proprietaria di una boutique di lingerie nel centro di Bari, dove vendeva reggiseni di pizzo e perizomi che lei stessa provava in segreto nel camerino, sfregando il tessuto contro la sua figa rasata fino a bagnarla. Di notte, o meglio, nei ritagli di tempo rubati al pomeriggio, era la regina delle avventure clandestine. Il suo telefono vibrava di messaggi da numeri sconosciuti: "Vieni al porto, ho la barca pronta", o "Incontro al San Nicola, porta quel vibratore che mi hai descritto". E lei rispondeva sempre, con un emoji di una ciliegia o di una lingua, perché negarsi era per lei un peccato mortale.Una calda mattina di luglio, mentre il sole di Bari cuoceva le strade come un forno a legna, Maria si svegliò con un prurito familiare tra le cosce. Gino era già uscito per lavoro, lasciandola sola nel loro appartamento affacciato sul Teatro Petruzzelli. Si stirò nuda sul letto, le lenzuola di cotone egiziano appiccicate alla pelle sudata, e fece scorrere una mano sul ventre piatto, scendendo fino al monte di Venere. Le sue labbra intime erano già gonfie, umide di un desiderio che non dormiva mai. "Cazzo, ho bisogno di una scopata vera", mormorò tra sé, afferrando il telefono. Aprì l'app di incontri – quella che usava con un nome falso, "BariCalda69" – e scorse i profili. Ce n'era uno nuovo: un marinaio di Taranto, alto, tatuato, con un cazzo visibile nei pantaloni della foto profilo che prometteva guai. "Ore 14 al molo di San Girolamo", scrisse lei, e lui rispose in un secondo: "Porta il tuo culo, troia".Maria si preparò con cura rituale. Si fece una doccia bollente, insaponando ogni centimetro del corpo con un gel al gelsomino che le faceva formicolare la pelle. Le sue dita scivolarono tra le grandi labbra, sfregando il clitoride turgido fino a farla gemere contro le piastrelle fredde. "Non ora, salvati per dopo", si rimproverò, ma il suo corpo non ascoltava. Uscì dalla doccia gocciolante, si asciugò con movimenti lenti, ammirandosi allo specchio: i capezzoli eretti come ciliegie scure, la figa depilata che luccicava come una perla bagnata. Indossò un abito estivo leggero, rosso come il vino Primitivo, senza reggiseno né mutande – solo un perizoma di pizzo nero che le sfregava il culo ad ogni passo. Sotto, nascose un piccolo vibratore a forma di coniglio, infilato nella borsa come un'arma segreta.Arrivò al molo con il passo di una pantera in calore. L'aria salmastra del mare le accarezzava le cosce nude, e il vento le alzava l'orlo dell'abito, esponendo fugacemente il suo sesso al mondo. Il marinaio era lì, appoggiato alla ringhiera, con una sigaretta tra le labbra e occhi che la divoravano da lontano. Si chiamava Luca, aveva trentadue anni, muscoli forgiati dalle corde delle navi e un sorriso da lupo. "Sei più bona di quanto pensassi", le disse, tirandola a sé con una mano sul fianco. Lei rise, una risata bassa e gutturale, e gli morse il lobo dell'orecchio: "E tu hai l'odore del mare sul cazzo, scommetto". Non persero tempo in chiacchiere. Lui la guidò sulla sua barca, una piccola imbarcazione ormeggiata in un angolo isolato, con la cabina che puzzava di salsedine e sperma vecchio.Dentro, l'aria era densa di tensione. Luca la spinse contro il tavolino di legno grezzo, le mani ruvide che le strappavano l'abito dalle spalle. I seni di Maria balzarono liberi, pesanti e perfetti, i capezzoli duri che imploravano attenzione. Lui li prese in bocca uno alla volta, succhiando con fame, mordicchiando fino a farla ansimare. "Cazzo, sì, mordimi più forte", gemette lei, afferrandogli i capelli e spingendogli la faccia contro il petto. Le sue mani scesero ai pantaloni di lui, slacciandoli con dita esperte. Il cazzo di Luca schizzò fuori, grosso e venoso, con una cappella rossa e gonfia che stillava già pre-sperma. Maria lo avvolse nella mano, pompandolo lentamente, sentendo le vene pulsare sotto il palmo. "È bello spesso, questo", sussurrò, inginocchiandosi sul pavimento sporco della cabina. La sua bocca lo ingoiò in un colpo solo, la lingua che roteava intorno alla cappella mentre le labbra sigillavano la base. Luca grugnì, afferrandole la testa e scopandole la gola con spinte ritmiche. Lei tossì, sbavò, ma non si fermò: era una troia, e le troie ingoiano tutto.Luca la alzò di peso, girandola di spalle contro il tavolino. Le sue mani le aprirono le natiche, esponendo il buco rosa e stretto del suo culo, e la figa bagnata che gocciolava sul ponte. "Scegli tu, puttana", ringhiò lui, sfregando la cappella contro entrambe le entrate. Maria inarcò la schiena, spingendo indietro: "Prima la figa, poi il culo. E non essere gentile". Lui obbedì, affondando in lei con un colpo secco che la fece urlare di piacere. La figa di Maria era un guanto caldo e stretto, le pareti che si contraevano intorno al suo cazzo come se volessero mungere ogni goccia. Luca la scopava con furia, le palle che sbattevano contro il clitoride di lei, le mani che le strizzavano i fianchi lasciando lividi rossi. "Sei una vacca, cazzo, ti piace così?", ansimava lui, e lei rispondeva con gemiti: "Sì, scopami come una troia di Bari, fammi sentire piena!". Il tavolino cigolava, la barca dondolava al ritmo delle loro spinte, e Maria venne per prima, un orgasmo violento che le fece tremare le cosce, schizzandole il liquido chiaro sulle gambe.Ma non era finita. Luca la tirò su, sedendosi sul divanetto e facendola cavalcare. Maria si impalò sul suo cazzo, i seni che rimbalzavano a ogni rimbalzo, le unghie che gli graffiavano il petto tatuato. Lei controllava il ritmo ora, ruotando i fianchi in cerchi lenti per sfregare il clitoride contro il suo pube peloso, poi accelerando fino a far schiumare il loro sudore. "Dimmi quanto sono troia", lo provocò, e lui rise, schiaffeggiandole il culo: "Sei la puttana più bagnata che abbia mai scopato, con una figa che succhia come una bocca". Lei rise di rimando, chinandosi per baciarlo con lingua avida, mordendogli il labbro fino a farlo sanguinare. Poi, sentendo il suo cazzo gonfiarsi, si alzò e si girò, offrendogli il culo. "Ora qui, riempimi il buco". Luca sputò sulla cappella, lubrificandola, e la penetrò piano all'inizio, centimetro per centimetro, fino a quando le sue palle non premettero contro la figa di lei. Maria urlò, un misto di dolore e estasi, le lacrime agli occhi ma il sorriso sulle labbra. Lui la sodomizzò con spinte sempre più profonde, una mano che le torceva un capezzolo, l'altra che le sfregava il clitoride. Lei venne di nuovo, il culo che si contraeva intorno a lui come una morsa, e Luca esplose dentro di lei, inondandole le viscere di sperma caldo e denso.Rimasero lì, ansimanti, il corpo di Maria che gocciolava di sudore e seme, per mezz'ora buona. Poi, con un bacio distratto, si separarono. "Ci rivediamo?", chiese lui, e lei scrollò le spalle: "Se mi mandi una foto del tuo cazzo duro domattina". Tornò a casa con le cosce appiccicose, il culo dolorante ma soddisfatto, e si masturbò di nuovo sotto la doccia, rivivendo ogni spinta.Ma Maria non era mai sazia. Due giorni dopo, durante una pausa nel negozio, ricevette una chiamata da un vecchio amante: Antonio, un avvocato di Lecce che aveva incontrato a un congresso di moda a Milano. "Vieni stasera al Palazzo Dogana, c'è una festa privata. Porta amiche". Maria sorrise: lei non aveva amiche, ma aveva conoscenze. Chiamò subito Rosa, una commessa del suo negozio, una venticinquenne con tette enormi e un piercing al capezzolo che le aveva confessato di essere bi-curiosa. "Indossa quel corsetto nero, e niente sotto", le ordinò Maria, e Rosa obbedì, eccitata come una gatta in calore.La festa al Palazzo Dogana era un'orgia mascherata, con ospiti in abiti veneziani e bicchieri di prosecco che scorrevano come fiumi. Maria arrivò con Rosa al braccio, entrambe in abiti scollati che lasciavano poco all'immaginazione. Antonio le accolse con un bacio sulla bocca per Maria e una strizzata al culo per Rosa. "Le mie troie preferite", mormorò, guidandole in una sala laterale illuminata da candele. Lì, una decina di persone – uomini in smoking, donne in lingerie – si muovevano in un balletto di mani e lingue. Maria si tolse la maschera per prima, lasciando che Antonio le leccasse il collo mentre Rosa guardava, arrossendo. "Tocca a te", disse Maria, spingendo la ragazza in ginocchio davanti all'avvocato. Rosa esitò un secondo, poi aprì la zip e prese in bocca il cazzo di Antonio, succhiando con goffaggine iniziale che presto divenne avidità.Maria osservava, la figa che pulsava di nuovo. Si unì a loro, inginocchiandosi accanto a Rosa e leccando le palle di Antonio mentre la giovane gli scopava la bocca. "Brava, impara dalla maestra", sussurrò Maria, e Rosa gemette intorno al membro, gli occhi che imploravano di più. Antonio le fece alzare, spogliandole entrambe con mani esperte. Il corsetto di Rosa saltò, rivelando seni pallidi e pesanti con capezzoli rosa trafitti da anelli d'argento. Maria li prese in bocca, succhiando forte, tirando i piercing con i denti fino a farla strillare. Antonio, nel frattempo, le penetrò da dietro, alternando tra la figa di Maria e quella stretta di Rosa. "Siete due puttane perfette", grugniva, e loro rispondevano con gemiti sincronizzati.La notte degenerò in un turbine. Maria si trovò a quattro zampe su un tappeto persiano, con Antonio che le scopava il culo mentre un ospite anonimo – un uomo con baffi e mani callose – le riempiva la figa. Rosa era sdraiata sotto di lei, leccandole il clitoride esposto, la lingua che danzava tra le labbra gonfie e il cazzo che la sfondava. Maria venne in un'esplosione, schizzando sul viso di Rosa, che leccò ogni goccia come nettare. Poi cambiarono: Maria si sedette sul viso di Rosa, sfregando la figa bagnata di sperma sulla sua bocca inesperta, insegnandole a leccare l'ano dilatato. "Infila la lingua lì, troietta", ordinò, e Rosa obbedì, gemendo di umiliazione e piacere. Antonio e l'altro uomo le scopavano entrambe, alternandosi, fino a quando non esplosero: uno in bocca a Maria, che ingoiò tutto con un sorriso diabolico, l'altro sul ventre di Rosa, che Maria sparse con le dita e leccò via.Tornarono a casa all'alba, esauste ma euforiche. Rosa giurò fedeltà a Maria: "Sei una dea del sesso", e lei rise: "No, sono solo una troia di Bari". Gino, ignaro, dormiva sul divano con la TV accesa su un quiz noioso.Settimane dopo, l'autunno portò piogge torrenziali su Bari, ma non raffreddò il fuoco di Maria. Una sera, durante una cena di famiglia – zii, cugini, la suocera che blaterava di ricette pugliesi – Maria sentì vibrare il telefono sotto il tavolo. Era un messaggio da un numero straniero: "Hotel Oriente, stanza 312. Ora. Porta il tuo anello". L'anello? Ricordava: era un cliente del negozio, un turista tedesco di nome Hans, che aveva comprato un anello vibrante per lei durante una visita precedente. Si scusò con un mal di testa fasullo e uscì sotto la pioggia, il cuore che batteva come un tamburo.Hans era un gigante biondo, con braccia come tronchi e un cazzo che sembrava scolpito in marmo. La stanza era illuminata da luci rosse, con un lettone king size e giocattoli sparsi: frustine, manette, un dildo doppio. "Kneel, Schlampe", ordinò lui in un tedesco rotto, e Maria obbedì, il pavimento freddo contro le ginocchia. Lui le legò i polsi dietro la schiena con seta nera, poi le tolse i vestiti con un coltello da tasca, il metallo freddo che le sfiorava la pelle. Nuda e legata, Maria tremava di anticipazione. Hans le infilò l'anello al clitoride – un piccolo cerchio metallico con vibrazione remota – e lo accese al minimo. Il ronzio la fece gemere immediatamente, le labbra intime che si aprivano come fiori al sole.La punì per ore. Prima con la frusta: colpi leggeri sulle natiche, lasciando strisce rosse che bruciavano deliziosamente. "Du bist eine Hure", ringhiava, e lei rispondeva in italiano: "Sì, sono la tua puttana, frusta più forte". Poi la frustò sui seni, sui capezzoli sensibili, facendola piangere di dolore misto a piacere. Il vibratore all'anello la teneva sul filo del rasoio, orgasmi negati che la facevano implorare. Hans la scopò in bocca, tenendole la testa ferma e spingendo fino in gola, facendola sbavare come una cagna. "Schluck es", ordinò, e lei ingoiò, la gola contratta intorno a lui.La mise a pecora sul letto, le manette legate alla testiera, e la penetrò analmente senza preavviso, lubrificato solo dalla sua saliva. Il cazzo di Hans era enorme, dilatandola fino al limite, e Maria urlò, le lacrime che le rigavano il viso ma il corpo che spingeva indietro per averne di più. Lui la sodomizzò con ritmo brutale, una mano che le tirava i capelli, l'altra che aumentava la vibrazione dell'anello. "Komm, Hure, komm für mich", e lei venne, un orgasmo anale che le squassò il corpo, la figa che schizzava senza essere toccata. Hans continuò, alternando tra culo e figa, fino a riempirle entrambe di sperma, lasciando che colasse dalle sue aperture dilatate.La notte finì con lei slegata, accoccolata contro il suo petto peloso, ma Maria sapeva che era solo un capitolo. Il giorno dopo, al negozio, vendette l'anello vibrante a una cliente timida, raccontandole con un occhiolino: "Ti farà urlare come una troia".Maria continuò così, stagione dopo stagione. In estate, gangbang sulle spiagge di Polignano, con gruppi di turisti che la passavano di mano in mano sotto le stelle. In inverno, incontri in saune sotterranee con donne sposate che scoprivano il lesbismo grazie alla sua lingua esperta. Una volta, persino con un prete in crisi di vocazione, nel confessionale della Basilica di San Nicola, dove lei gli confessò i suoi peccati solo per farglieli commettere di nuovo.Perché Maria era una troia fino nell'anima: non per vendetta, non per soldi, ma per il puro, animalesco bisogno di sentirsi viva nel piacere. Bari, con i suoi vicoli stretti e i suoi segreti umidi, era il suo regno, e lei la sua regina incoronata di sudore e gemiti. E ogni notte, prima di dormire tra le braccia ignare di Gino, si toccava pensando alla prossima avventura, sapendo che il fuoco non si sarebbe mai spento. boudoir barca marinaio orchestra di gruppo cunnilingus sesso anale consensuale giochi con vibratore festa privata
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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