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Scambio di Coppia

Incontro di Desiderio


di Riuky74
26.08.2025    |    562    |    0 6.0
"» Davide rise, un suono profondo che vibrò nel petto di Marco, e fece un cenno al barista..."
in un locale notturno, Marco incontra Davide ed Elena, una coppia che lo attira con il loro fascino e la loro sensualità. La tensione sessuale cresce rapidamente, portandoli all'appartamento di Marco, dove la passione esplode in un incontro intenso e carico di desiderio.l locale era uno di quelli che sembravano sempre sul punto di esplodere: luci soffuse che si riflettevano sui bicchieri appannati, il brusio delle voci che si mescolava al ritmo sensuale della musica elettronica in sottofondo, un’aria densa di profumo di alcol e sudore. Marco si fece strada tra la folla, le spalle larghe che sfioravano i corpi degli altri avventori, le dita che stringevano distrattamente il bordo del suo whiskey. Non era lì per ubriacarsi. Era lì per *cercare*.

E poi li vide.

Seduti in un angolo semi-nascosto, dove la penombra li avvolgeva come una promessa, c’erano *loro*. Lui, alto, con i capelli scuri pettinati all’indietro e una barba curata che incorniciava un sorriso lento, quasi predatorio. Lei, bionda, le gambe accavallate che facevano intravedere un pezzo di coscia attraverso la fessura della minigonna nera, le labbra rosse che si muovevano in una risata bassa, intima, mentre le dita giocavano con il gambelo del suo cocktail. Era il modo in cui si guardavano—come se il resto del mondo non esistesse—that lo colpì dritto allo stomaco.

Marco non ci pensò due volte. Si avvicinò con un passo sicuro, il peso del suo corpo che faceva oscillare leggermente il tavolino quando si appoggiò con un gomito. «Scusate se mi intrudo», disse, la voce sufficientemente alta da sovrastare il rumore di fondo, ma abbastanza bassa da costringerli a inclinarsi verso di lui. «Ma sarebbe scortese non presentarmi, no?» Il suo sguardo passò da lui a lei, indugiando un secondo di troppo sulle labbra di lei, sulla curva del collo di lui quando si voltò per guardarlo.

L’uomo—*Davide*, si sarebbe presentato poco dopo—alzó un sopracciglio, gli occhi scuri che brillavano di divertimento. «Dipende», rispose, la voce rasposa, quasi carezzevole. «Se hai qualcosa di interessante da offrire, magari no.»

Marco sorrise, i denti che luccicavano sotto la luce fioca. «Un drink, per cominciare.» Non era una domanda. Era una sfida. E loro la raccolsero.

La donna—*Elena*—allungò una mano snella verso di lui, le unghie laccate di rosso che sfiorarono il polso di Marco prima di ritirarsi, lasciando una scia di calore sulla sua pelle. «Mi piace come pensi», mormorò, la voce un sussurro vellutato che gli si avvolse attorno come seta. «Ma solo se è qualcosa di *forte*.»

Davide rise, un suono profondo che vibrò nel petto di Marco, e fece un cenno al barista. Tre bicchieri di qualcosa di ambrato e fumoso apparvero poco dopo, il ghiaccio che tintinnava come un presagio. Il primo sorso bruciò, scendendo giù per la gola di Marco come fuoco liquido, e lui sentì i muscoli rilassarsi, la tensione nel basso ventre trasformarsi in qualcosa di più urgente, più *fame*.

La conversazione scivolò via naturale, come se si conoscessero da anni invece che da minuti. Elena raccontò di come odiasse i locali troppo affollati, ma di come *quel* posto avesse un’energia particolare, «come se l’aria stessa fosse carica di possibilità.» Davide, invece, parlava poco, ma ogni parola era pesata, carica di sottintesi. Quando Marco menzionò casualmente di vivere poco lontano, in un appartamento sopra un vecchio cinema, fu Davide a inclinarsi in avanti, gli occhi che si facevano più scuri. «Davvero?» chiese, le dita che tamburellavano sul tavolino in un ritmo ipnotico. «E com’è, questo posto? *Privato*?»

Marco sentì il sangue affluirgli più in fretta. Non era una domanda innocente. Non c’era nulla di innocente, in quel gioco.

Elena si leccò le labbra, lenta, deliberata. «Potremmo… scoprirlo.»

Il tragitto fino al suo appartamento fu una tortura. Marco camminava davanti, consapevole dei loro sguardi che gli bruciavano addosso, delle risate soffocate alle sue spalle. Ogni tanto, una mano gli sfiorava la schiena—*quella di lei*—o una spalla—*quella di lui*—e ogni tocco era una promessa, un *presto*. Salirono le scale in silenzio, i passi che echeggiavano nel corridoio buio, fino a quando la porta dell’appartamento non si chiuse alle loro spalle con un *click* definitivo.

L’aria era diversa, lì dentro. Più pesante. Più *calda*.

Marco si voltò, la schiena contro la porta, e li guardò. Davide si era già sfilato la giacca, rivelando le braccia muscolose coperte da tatuaggi che sparivano sotto le maniche della camicia nera. Elena si era avvicinata a lui, le dita che giocavano con i bottoni della sua camicetta, gli occhi fissi su Marco mentre la stoffa si apriva, scoprendo un reggiseno di pizzo nero che stringeva seni pieni, i capezzoli già duri sotto il tessuto.

«Allora», disse Davide, la voce roca. «Dimmelo tu, Marco. *Cosa vuoi?*»
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