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Gay & Bisex

il trenino


di Riuky74
03.10.2025    |    3.271    |    8 6.5
"Sborra traboccava da ogni buco, schizzava su ventri, colava su pavimenti di marmo, macchiava i divani di pelle..."
La notte sulle colline toscane si era trasformata in un'orgia primordiale, un rituale di carne e sudore che coinvolgeva non più otto, ma quindici uomini, un branco di maschi gay affamati di piacere, convocati da un invito sussurrato su app clandestine e chat segrete. La villa, un'antica dimora rinascimentale con saloni affrescati e giardini ombrosi, pulsava come un cuore vivo. Le luci al neon viola e rosso danzavano sulle pareti, mentre bassi elettronici rimbombavano dalle casse, sincronizzandosi con i battiti accelerati e i gemiti che già riempivano l'aria. Bottiglie di lubrificante e preservativi erano sparse ovunque, ma in quella bolla di lussuria, le regole si dissolvevano: solo cazzi duri, buchi affamati e sborra da versare come un sacrificio pagano.Marco, il nuotatore venticinquenne con i capelli neri e un tatuaggio di un drago sul petto, era il catalizzatore. Si era spogliato per primo, il suo cazzo di otto pollici già eretto, venoso e lucido di precum, e aveva afferrato Luca, il bear quarantenne con la barba sale-e-pepe e un torace peloso da orso. I loro membri si sfregarono in un frottage selvaggio, cappelle che si urtavano come gladiatori, il calore umido che li faceva scivolare uno sull'altro. "Cazzo, Luca, senti quanto sono duro per te," ringhiò Marco, spingendo i fianchi in avanti, mentre Luca gli stringeva le chiappe, le dita che affondavano nella carne soda. Intorno a loro, il cerchio si allargava: entrò in scena Antonio, un latino muscoloso con un piercing al capezzolo e un cazzo curvo da nove pollici, che si unì al frottage, il suo membro che si insinuava tra i due, strofinandosi contro entrambi in un triangolo di frizione rovente. Precum colava, mescolandosi in rivoli appiccicosi che bagnavano le cosce.Nel salone principale, Alessandro, il twink ventiduenne con gli occhi verdi e un corpo snello da ballerino, era già al centro di un turbine di pompini. Inginocchiato su un cuscino di velluto, aveva Paolo – il manager quarantacinquenne con il cazzo spesso e una pancia morbida – in bocca, succhiando con foga rabbiosa, la lingua che roteava intorno alla cappella gonfia, le guance incavate dal ritmo forsennato. Paolo gli teneva la testa, spingendo in profondità: "Ingoia tutto, troia, fammi sentire la tua gola." Ma Alessandro non era solo: a fianco, Fabio, un ragazzo di ventotto anni con i capelli rossi e un culo tondo, gli porgeva il suo cazzo liscio e dritto, alternando seghe veloci mentre Alessandro passava da uno all'altro, la bocca piena di saliva e vene pulsanti. Un altro pompino a raffica: Fabio esplose per primo, schizzando fiotti caldi sul viso di Alessandro, che li leccò via con la lingua, mentre Paolo lo seguiva, riempiendogli la bocca fino a far traboccare sborra sul mento e sul collo.Il trenino si formò nel giardino, sotto un pergolato di glicini, dove l'aria era densa di umidità notturna. Giovanni, il peloso trentacinquenne con un culo sodo e un piercing all'ombelico, fu il primo a chinarsi, offrendosi a Roberto, un ex-rugbista con braccia tatuate e un cazzo da bulldog. Roberto lo penetrò con un colpo secco, lubrificato solo dal sudore e dal precum, le palle che schiaffeggiavano contro quelle di Giovanni. "Più profondo, cazzo, spaciami!" urlò Giovanni, mentre dietro Roberto si posizionava Davide, il modello ventiquattrenne con un membro lungo e sottile, che affondò nel suo culo stretto, creando la prima catena. Il trenino crebbe: Matteo, il gym rat con addominali scolpiti, montò Davide, spingendo con spinte potenti che propagavano l'onda; Stefano, il colosso con il cazzo mostruoso da dieci pollici e vene come corde, chiuse la fila, sfondando Matteo con grugniti animaleschi. Ma non bastava: si unirono Carlo, un quarantenne elegante con baffi e un cazzo circonciso perfetto, che si infilò dietro Stefano, e poi Diego, il twink latino con il corpo oliato, che lo seguì, e infine Enzo, il bear giovane con peli sul petto e un'erezione rabbiosa. Il trenino ora era una processione di sette corpi: cazzi che entravano e uscivano in sincronia, buchi che si contraevano, sudore che volava come pioggia. "Spingi tutti insieme!" comandò Roberto, e l'onda partì, un'onda di piacere che li faceva tremare, cazzi che mungevano prostate, gemiti che echeggiavano nel buio.Nel frattempo, al piano di sopra, in una stanza con un letto king-size, le seghe imperversavano come una tempesta. Luca, liberatosi dal frottage con Marco e Antonio, si unì a un cerchio di masturbazione: cinque cazzi – il suo, quello di Marco, Antonio, più Lorenzo (un artista con dreadlock e un piercing al frenulo) e Michele (un ingegnere con il corpo da maratoneta) – si strofinavano in un frottage collettivo. Mani anonime pompavano ritmicamente: una sega per uno, twistando le basi, strizzando le cappelle sensibili, precum che schizzava come pioggia fine. "Strofina il tuo contro il mio, fammi sentire le vene," ordinava Lorenzo, mentre il suo cazzo si urtava contro quello di Michele, scivolando su strati viscidi. Le mani accelerarono, un coro di schiocchi umidi, e il primo orgasmo colpì: Antonio venne in un arco potente, sborra che schizzò sul petto di Marco, colando nei solchi dei muscoli. Luca lo seguì, scaricando sul ventre di Lorenzo, mentre gli altri resistevano, prolungando il piacere in un loop di frizioni e pompate.I pompini non si fermavano: Alessandro, con il viso ancora appiccicoso, salì al piano di sopra e si unì al cerchio, ingoiando il cazzo di Fabio di nuovo, ora duro come prima, mentre Paolo gli ficcava le dita nel culo, preparandolo per il prossimo round. Fabio lo scopò in bocca con spinte violente, la gola di Alessandro che gorgogliava, saliva che colava sui cuscini. Accanto, un altro duo: Carlo, dal trenino, era salito e ora pompava il cazzo di Diego con la bocca esperta, le labbra che scivolavano dall'asta alla base, la lingua che leccava le palle pelose. Diego gemeva, spingendo: "Succhia più forte, cabrón, fammi venire in gola." Carlo obbedì, accelerando fino a far esplodere Diego, sborra calda che gli riempì la bocca, traboccando e gocciolando sul lenzuolo.La prima ondata di orgasmi travolse il trenino nel giardino. Giovanni venne per primo, il suo cazzo inutilizzato che spruzzava sul terreno erboso in fiotti bianchi, mentre il suo culo mungeva Roberto, facendolo eiaculare dentro di lui – un fiume di seme che gocciolava fuori, lungo le cosce pelose. Roberto collassò in avanti, ma Davide lo riempì subito, scaricando con un urlo, sborra che si mescolava e traboccava, colando come cera calda. Matteo seguì, centrando l'interno di Davide; Stefano, con un ruggito, si sfilò e schizzò sul dorso di Matteo, coprendolo di strisce dense che luccicavano al chiaro di luna. Carlo e Diego chiusero: Carlo dentro Stefano, un'esplosione che lo fece tremare; Diego sul culo di Carlo, marchiandolo con il suo carico latino. Enzo, ultimo, masturbandosi furiosamente, centrò la schiena di tutti, un getto che unì i corpi in un bagno appiccicoso.Ma l'orgia non finì lì. Riposero solo dieci minuti, idratandosi con birre fredde e leccando via la sborra dai corpi vicini, prima del secondo round. Ora nel salone grande, con tutti i quindici riuniti: un mega-trenino circolare, dove ogni culo era riempito dal cazzo del successivo, un anello infinito di penetrazioni. Marco scopava Luca, Luca Antonio, Antonio Alessandro, Alessandro Paolo, Paolo Fabio, Fabio Giovanni, Giovanni Roberto, Roberto Davide, Davide Matteo, Matteo Stefano, Stefano Carlo, Carlo Diego, Diego Enzo, Enzo Lorenzo, e Lorenzo chiudeva su Marco – un loop di spinte sincronizzate, corpi che ondeggiavano come un'onda marina. "Tutti insieme, cazzo, fatevi scopare!" urlò qualcuno, e il ritmo accelerò: schiocchi di carne, gemiti sovrapposti, lubrificante che schizzava.Le seghe laterali continuavano: mani libere pompavano cazzi non impegnati, frottage improvvisati tra chi aspettava il turno. Michele, non ancora nel trenino, si unì a un trio con Luca e Antonio – cazzi che si sfregavano in un sandwich umido, mani che acceleravano, vene che pulsavano. I pompini erano ovunque: bocche che si alternavano, succhiando palle, leccando perineo, ingoiando aste intere. Alessandro passò da Paolo a Fabio, la bocca un vortice di saliva, mentre Giovanni, chinato, succhiava Roberto da sotto, la lingua che roteava mentre veniva scopato.Il climax arrivò in cascata: il trenino si spezzò in un'esplosione collettiva. Primo Marco, che riempì Luca di sborra calda; Luca schizzò dentro Antonio, Antonio su Alessandro – un domino di eiaculazioni che propagò intorno al cerchio. Sborra traboccava da ogni buco, schizzava su ventri, colava su pavimenti di marmo, macchiava i divani di pelle. Paolo venne in bocca a Fabio, che lo ingoiò avidamente; Giovanni esplose sul petto di Roberto, mentre Davide centrava Matteo. Stefano, il gigante, ruggì e coprì Carlo di un litro di seme, che a sua volta marchiò Diego. Enzo e Lorenzo chiusero il giro, venendo insieme su Marco, un bagno finale che lo lasciò ansimante e coperto.La stanza – no, l'intera villa – era un disastro glorioso: sborra sparsa ovunque, sui muri dove getti ribelli avevano mirato alto, sulle facce arrossate e barbute, tra peli pubici intrisi e appiccicosi, sui tappeti che luccicavano come specchi rotti, persino sulle foglie del giardino dove il trenino aveva finito. Corpi esausti si accasciarono in mucchi intrecciati, cazzi semi-duri che pulsavano ancora, respiri affannosi misti a risate sfinite. "Terzo round?" propose Antonio, con un ghigno malizioso, e il gruppo annuì, sapendo che l'alba era lontana. L'orgia si protrasse, round dopo round: frottage mattutini, pompini pigri sotto la doccia collettiva, seghe lente che sfociavano in scopate violente. Fino a quando il sole sorse, tingendo di rosa i corpi segnati dalla notte, un branco unito da un eccesso di piacere che non si sarebbe mai spento.

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