trans
La Padrona e i Suoi Vermi
10.10.2025 |
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"Il sudore colava, i gemiti riempivano la stanza – "Padrona! Sì! Distruggeteci!" – e l'aria puzzava di sesso crudo, di lubrificante e di disperazione..."
In una villa isolata sulle colline toscane, lontana dal mondo vanitoso e ipocrita, regnava assoluta la Mistress Elara. Alta, slanciata,con curve che sembravano scolpite da un dio perverso, Elara era una trans di bellezza letale: seni prosperosi e sodi racchiusi in un corsetto di pelle nera lucida, fianchi larghi che ondeggiavano con grazia felina, e tra le gambe un cazzo imponente, spesso e venoso, che pendeva come una spada di Damocle su chiunque osasse inginocchiarsi ai suoi piedi. I suoi capelli neri corvini le cascavano sulle spalle nude, e i suoi occhi verdi, freddi come smeraldi incisi, scrutavano il mondo con disprezzo divino. Elara non era solo una donna; era una dea crudele, una dominatrice che aveva trasformato il piacere in tortura, il desiderio in sottomissione totale.I suoi "vermi", come li chiamava affettuosamente – tre patetici schiavi maschi che aveva collezionato come trofei – vivevano per servirla. C'era Luca, il più giovane, un ragazzo di vent'anni con il corpo atletico ma lo spirito spezzato, marchiato da tatuaggi di catene sul petto. Poi Marco, trentenne peloso e robusto, un ex muratore che aveva venduto la sua dignità per un assaggio del suo dominio. E infine, il più devoto, Paolo, quarantenne magro e tremante, con il cazzo piccolo e inutile rinchiuso in una gabbietta di metallo che Elara teneva come un trofeo. Vivevano nudi, collari al collo con campanellini che tintinnavano ad ogni loro movimento goffo, e le loro vite ruotavano intorno a un unico comandamento: obbedire o soffrire.Quella sera, l'aria era densa di umidità estiva, e Elara era di umore particolarmente sadico. Indossava stivali alti fino alla coscia, tacchi a spillo che affondavano nel pavimento di marmo come pugnali, e un guanto di lattice che le arrivava al gomito. "Vermi miei," tuonò la sua voce, un misto di seta e ghiaia, mentre entrava nella stanza sotterranea della villa, la sua "stanza dei giochi". Le pareti erano tappezzate di fruste, dildo mostruosi, catene e specchi che riflettevano ogni umiliazione. "Stasera vi farò implorare la morte, ma non ve la darò. Vi farò implorare di più."I tre schiavi erano già in posizione: in ginocchio, mani legate dietro la schiena con corde ruvide che mordevano la pelle, teste chinate sul pavimento freddo. Luca tremava per primo, il suo cazzo semi-eretto nonostante la paura, perché Elara aveva il potere di accendere il fuoco anche nel terrore più profondo. "Guardatemi," ordinò lei, e loro obbedirono all'unisono, alzando gli occhi come cagnolini bastonati. Il suo cazzo, già semi-duro per l'eccitazione del controllo, dondolava ipnotico di fronte a loro.Iniziò con Luca, il più fresco, il più malleabile. "Apri la bocca, cucciolo," sibilò, afferrandogli i capelli biondi e tirandogli la testa all'indietro. Luca obbedì, le labbra tremanti, e Elara gli spinse il cazzo in gola senza preavviso, un affondo brutale che lo fece soffocare. "Succhia come se fosse l'aria che respiri," ringhiò, pompendo con ritmo feroce, le palle che sbattevano contro il suo mento. Luca gorgogliava, lacrime che gli rigavano le guance, ma la sua lingua lavorava disperata, leccando la vena pulsante sotto la pelle tesa. Elara rise, una risata bassa e crudele, mentre lo scopava in bocca come un oggetto usa e getta. "Sei patetico, Luca. Il tuo buco è l'unica cosa utile di te."Mentre Luca lottava per non vomitare, Elara fece un cenno a Marco. "Tu, bestia pelosa. Lecca le mie palle mentre lui si occupa del resto." Marco strisciò in avanti sulle ginocchia, la lingua ruvida che saettava fuori per obbedire, lambendo le sfere pesanti e sudate di Elara. Il sapore salato, misto al sudore della giornata, lo fece gemere di umiliazione, ma il suo cazzo traditore si indurì contro la sua volontà. Paolo, escluso per ora, osservava con invidia, la gabbietta che gli stringeva dolorosamente le palle gonfie di negazione.Soddisfatta del pompino doppio, Elara si ritrasse di scatto, il cazzo lucido di saliva che schiaffeggiava la guancia di Luca. "Ora, vermi, mostratemi quanto mi desiderate." Li slegò dalle corde, solo per ordinare: "Masturbatevi. Ma non osate venire senza il mio permesso." I tre obbedirono, mani tremanti che avvolgevano i loro cazzi – Luca con il suo lungo e diritto, Marco con il suo spesso e curvo, Paolo con il suo misero stecchino intrappolato che poteva solo sfregare inutilmente contro la gabbia. Si accarezzavano furiosamente, gemendo il nome di Elara come una preghiera blasfema, mentre lei li guardava con un sorriso predatorio, il suo cazzo ora completamente eretto, una colonna di carne da 20 centimetri che pulsava di potere." Fermatevi," comandò all'improvviso, e loro si bloccarono, mani ferme, cazzi che colavano pre-eiaculato sul pavimento. "Luca, sdraiati. Apri le gambe come una puttana." Luca si distese sul tappeto di pelle, le natiche esposte, il buco rosa e stretto che pulsava di paura. Elara si inginocchiò tra le sue cosce, sputò sulla mano guantata e la immerse senza pietà nel suo culo, un dito, poi due, poi tre, stirandolo con violenza. Luca urlò, un misto di dolore e piacere distorto, mentre lei lo fistingava piano ma inesorabile, il pugno che entrava e usciva come un pistone. "Senti come ti apro, cucciolo? Sei il mio buco da distruggere." Le pareti intestinali di Luca cedevano, il bruciore che si mescolava a ondate di estasi proibita, e lui singhiozzava, supplicando: "Più, Padrona, ti prego!"Marco e Paolo, costretti a guardare, furono ordinati di leccare. "Marco, la mia figa. Paolo, i miei capezzoli." Elara si era posizionata a cavalcioni su Luca, il suo culo in aria mentre il pugno devastava il ragazzo sotto di lei. Marco seppellì il viso tra le sue labbra gonfie e bagnate, la lingua che scavava nel clitoride sensibile e nella figa rasata, succhiando i succhi che colavano come nettare avvelenato. Paolo, in piedi tremante, prese i capezzoli eretti di Elara in bocca, mordicchiandoli piano come lei gli aveva insegnato, tirandoli con i denti fino a farla gemere di approvazione.Ma Elara voleva di più. Voleva umiliarli fino al midollo. "Basta," disse, ritraendo il pugno dal culo di Luca con un suono osceno, un buco spalancato che si contraeva vuoto. "Ora, catena umana. Marco, scopati Luca. Paolo, scopati Marco. E io... io vi fotterò tutti." Li dispose in fila: Luca prono, Marco dietro di lui che affondava il suo cazzo peloso nel culo devastato del ragazzo, Paolo dietro Marco che spingeva con il suo stecchino patetico. Elara, in piedi, iniziò da Paolo: il suo cazzo enorme entrò nel culo del più vecchio con un colpo secco, facendolo urlare. "Muovetevi, puttane! Scopatevi come conigli in calore!"La catena si mosse in un ritmo caotico: Paolo pompava in Marco, che a sua volta martellava Luca, e Elara dirigeva il tutto con spinte feroci nel culo di Paolo, le sue palle che sbattevano contro quelle di lui. Il sudore colava, i gemiti riempivano la stanza – "Padrona! Sì! Distruggeteci!" – e l'aria puzzava di sesso crudo, di lubrificante e di disperazione. Elara afferrò una frusta dalla parete e la calò sulle schiene nude: schiocchi rossi che fiorivano sulla pelle, urli che si mescolavano al piacere. "Più forte! Fatevi male per me!"Dopo minuti che sembrarono ore, Elara si ritrasse, il cazzo gocciolante. "Ora, il vero divertimento. Inginocchiatevi in cerchio." I tre, esausti e coperti di sudore, formarono un cerchio sulle ginocchia, cazzi duri e doloranti. Elara si piazzò al centro, masturbandosi piano con la mano guantata. "Aprite la bocca. Tutti." Obbedirono, lingue fuori come cagnolini assetati. E poi, con un sospiro di sollievo perverso, Elara iniziò a pisciare. Un getto caldo e dorato schizzò dalla sua figa, colpendo prima il viso di Luca, che lo ingoiò avidamente, tossendo ma grato. "Bevete, vermi. La mia piscia è il vostro champagne." Il flusso si spostò su Marco, che lo prese in bocca piena, gorgogliando mentre ingoiava, il sapore acre e salato che gli riempiva la gola. Paolo fu l'ultimo, e lei mirò dritto sul suo cazzo in gabbia, facendolo urlare per il calore umiliante. "Siete i miei gabinetti umani. Dite grazie."Mentre pisciava, Elara ordinò: "Masturbatevi con la mia urina." Loro obbedirono, mani che scivolavano sui cazzi bagnati, il piscio che schizzava ovunque, mescolandosi al pre-cum. La stanza era un lago di depravazione, e Elara rise, il suo cazzo che si contraeva per l'eccitazione. Finito il getto, li fece leccare dal pavimento: "Pulite il mio dono, porci." Lingue che raspavano il marmo, umiliazione totale.Ma non era finita. Elara voleva il loro seme, ma alle sue condizioni. "Venite. Tutti insieme. Ma mirate sui miei stivali." I tre si accarezzarono furiosamente, occhi fissi su di lei, e uno dopo l'altro esplosero: Luca per primo, fiotti bianchi che schizzavano sugli stivali lucidi; Marco con un ruggito animalesco, il suo carico spesso che colava giù; Paolo, patetico, che spruzzò gocce misere dalla gabbia aperta per l'occasione. Elara li guardò sghignazzando. "Ora, pulite. Con le lingue."Luca e Marco si chinarono sui suoi stivali, leccando il loro stesso sperma misto a piscia, sapori amari e salati che li facevano rabbrividire. Paolo fu costretto a leccare il cazzo di Elara, pulendolo da ogni traccia di lubrificante e sudore, succhiando fino a farla gemere. "Bravi, i miei vermi. Ma ora... il gran finale."Legò Luca a una croce di Sant'Andrea, braccia e gambe spalancate, e lo frustò fino a far fiorire strisce rosse sulla sua pelle pallida. Ogni colpo era un'esplosione di dolore, ma il suo cazzo tradiva il piacere. Poi, con un dildo doppio – uno per la figa, uno per scopare – si avvicinò a Marco, che era legato a quattro zampe su un cavalletto. "Senti questo, bestia." Spinse il dildo nel suo culo peloso, mentre il suo cazzo entrava nella figa di Marco – no, Marco era maschio, ma Elara lo penetrava con il suo strap-on mostruoso, 30 cm di silicone nero, mentre lo masturbava con la mano. Marco urlava, il culo stirato al limite, prostata massaggiata fino all'orgasmo forzato, sborra che schizzava senza tocco.Paolo, il più devoto, fu il premio: Elara lo fece sdraiare, e si sedette sul suo viso, soffocandolo con la sua figa e il culo. "Lecca, schiavo. Mangia la mia merda se osi." Paolo obbedì, lingua che scavava nell'ano di Elara, assaggiando il sapore terroso e proibito mentre lei si masturbava il cazzo sopra di lui. Lo fece venire di nuovo, solo sfregando la gabbia contro il suo stivale, un orgasmo rovinato che lo lasciò in lacrime di gratitudine.Ore dopo, quando la notte era profonda e i corpi esausti giacevano in un mucchio di catene e fluidi, Elara si alzò, regina intoccabile. "Siete miei, vermi. Per sempre." Li baciò uno per uno sulle fronti sudate, un gesto di tenerezza crudele. "Domani ricominceremo. E sarà peggio."E così, nella villa sulle colline, la dea trans regnava sovrana, tessendo una tela di dolore e piacere che i suoi schiavi non potevano – e non volevano – sfuggire. Ogni porca fantasia, ogni depravazione immaginabile, era solo l'inizio del loro eterno supplizio delizioso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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