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La Dominatrice del Latex e il Suo Cornuto


di Riuky74
21.10.2025    |    809    |    1 7.6
"Terzo cazzo: le scopò il culo, dilatandole il buco stretto con spinte brutali mentre lei si masturbava la figa con un vibratore nero, urlando di piacere..."
Elena era una dea del peccato, una donna che incarnava il proibito con ogni curva del suo corpo mozzafiato. A trentacinque anni, possedeva due enormi tette che sembravano sfiorare il soffitto, gonfie e sode come meloni maturi, sempre strizzate in reggiseni di latex nero lucido che le facevano trasbordare in un'esplosione di carne pallida e invitante. Il suo guardaroba era un tempio al BDSM: corpetti attillati che le modellavano la vita da vespa, guanti lunghi fino ai gomiti, stivali a tacco alto che la facevano torreggiare come una regina crudele. Ma ciò che la rendeva irresistibile era il suo fetish per il fumo – non solo fumarne, ma costringere gli altri a inalare il suo vizio, trasformandolo in un atto di sottomissione assoluta.Suo marito, Marco, era il suo giocattolo perfetto: un cuckold devoto, un uomo di mezza età con un cazzo piccolo e flaccido che non aveva mai soddisfatto le sue voglie insaziabili. Lo aveva addestrato per anni, trasformandolo in un servo umiliato che eccitava solo all'idea di vederla saziare le sue fame altrove. "Sei il mio cornuto personale," gli sussurrava lei ogni sera, mentre lo legava al letto con cinghie di latex, facendogli inalare il fumo delle sue sigarette dal suo filtro rosso. Forced smoking era il loro rituale: Elena accendeva una Marlboro, tirava una boccata profonda fino a far arrossare i polmoni, poi gli soffiava il fumo in faccia, costringendolo a inspirare fino a tossire. "Inala, puttanella," ordinava con voce vellutata, premendo le sue tette enormi contro il suo viso per soffocarlo nel calore umido della sua scollatura. Marco ansimava, il suo cazzo patetico che si induriva solo per l'umiliazione, mentre lei rideva e gli schiaffeggiava le palle con il palmo guantato.Quella sera, Elena aveva piani più grandi. Indossava un catsuit di latex nero che le avvolgeva il corpo come una seconda pelle, con una zip frontale che lasciava intravedere il solco profondo tra le sue tette mostruose. Le labbra rosse come il peccato stringevano una sigaretta, e il fumo saliva in spirali languide mentre guidava Marco verso il club sotterraneo, un antro di depravazione dove i gloryhole erano il cuore pulsante della notte. "Stasera ti farò vedere cosa significa essere utile solo come spettatore," gli disse, legandogli le mani dietro la schiena con una corda di seta rossa. Marco tremava, eccitato e terrorizzato, sapendo che lei lo avrebbe costretto a guardare – e a fumare – mentre si faceva scopare da estranei.Arrivati al club, l'aria era densa di sudore, gemiti e odore di sesso. Elena lo spinse in una cabina privata, una stanzetta buia con un gloryhole scavato nel muro divisorio. "Inginocchiati, cornuto," ordinò, aprendo la zip del suo catsuit per liberare quelle tette colossali. Le palline rosa dei capezzoli erano già eretti, duri come proiettili, e lei le strizzò con le mani guantate, mugolando di piacere mentre accendeva un'altra sigaretta. Tirò una boccata, poi afferrò la testa di Marco e gliela spinse contro il suo petto. "Apri la bocca. Inala il mio fumo mentre aspetti il tuo turno di umiliazione." Lui obbedì, tossendo mentre il fumo gli riempiva i polmoni, il sapore acre che gli bruciava la gola. Il suo cazzo gocciolava pre-cum sul pavimento, ma Elena lo ignorò, concentrata sul muro.Dall'altra parte del gloryhole, i cazzi arrivarono come fantasmi affamati: uno dopo l'altro, grossi, venosi, pulsanti di desiderio anonimo. Elena adorava quello – l'anonimato, il rischio, la sborra calda che le schizzava addosso senza preavviso. Si mise in ginocchio sul pavimento appiccicoso, le tette che dondolavano pesantemente come pendoli ipnotici, e prese il primo cazzo in bocca. Lo succhiò con avidità, la lingua che roteava intorno al glande gonfio, mentre con una mano si accarezzava la figa rasata sotto il latex. "Guarda, Marco," gli disse tra un tiro e l'altro di sigaretta, soffiandogli il fumo negli occhi lacrimanti. "Guarda come una vera troia si fa fottere la gola." Il cazzo la scopava senza pietà, spingendosi fino in fondo, facendole colare saliva mista a pre-cum sulle tette enormi. Lei gemette, spingendo il petto contro il muro per far strusciare i capezzoli sul cemento ruvido.Marco era legato a una sedia, costretto a fumare la sigaretta che lei gli aveva ficcato in bocca – forced smoking al massimo, il suo polmone che bruciava mentre assisteva alla scena. Il primo sconosciuto esplose dopo minuti, inondandole la bocca di sborra densa e salata. Elena la ingoiò avidamente, leccandosi le labbra con un sorriso malizioso. "Mmm, la tua è acqua sporca rispetto a questa," disse a Marco, sputando un po' di residuo sul suo viso umiliato. Ma non si fermò lì. Il secondo cazzo era ancora più grosso, un mostro spesso che le dilatò le labbra. Lei lo prese tra le tette, stringendole intorno all'asta come in una morsa calda e oleosa, pompando su e giù mentre fumava, il fumo che saliva a intrecciarsi con i suoi gemiti. "Sborrami addosso, bastardo," lo implorò, e lui obbedì: fiotti bianchi che le dipinsero le tette di latte appiccicoso, colando nei solchi profondi come crema su un dolce proibito.Elena si faceva fare di tutto quella notte. Terzo cazzo: le scopò il culo, dilatandole il buco stretto con spinte brutali mentre lei si masturbava la figa con un vibratore nero, urlando di piacere. Quarto: le riempì la bocca di nuovo, facendola tossire sborra mentre lei soffiava fumo sul gloryhole, invitando il prossimo. Marco piangeva quasi, il suo cazzo inutilizzato che pulsava invano, ma Elena lo teneva lì, costringendolo a inalare ogni boccata, a leccare le tracce di sborra dalle sue dita guantate. "Sei il mio posacenere umano," gli sussurrò, premendo una tetta coperta di sperma contro la sua bocca. "Lecca. Puliscimi per il prossimo."Ore dopo, coperta di latex appiccicoso e sborra che le colava ovunque – dalle tette, dal viso, dalle cosce – Elena tornò a casa con Marco al guinzaglio. Lo legò al letto, accese l'ultima sigaretta e gliela ficcò tra le labbra. "Inala, cornuto. Ricorda il sapore della mia notte." Mentre lui tossiva, lei si strusciò contro di lui, le tette enormi che lo soffocavano, la figa ancora gonfia di cazzi altrui che gocciolava sul suo ventre. Non lo scopò – non lo faceva mai. Lo lasciò lì, eccitato e negato, mentre si addormentava con un sorriso, sognando il prossimo gloryhole.Elena era la regina del BDSM, del fumo forzato, della sborra infinita. E Marco? Era solo il suo devoto cuckold, eternamente affamato del suo disprezzo.

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