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Lui & Lei

Marianna e la Notte Infinita del Raccolto


di Riuky74
24.10.2025    |    712    |    1 6.0
"Fece cavalcare Rosa sul viso di Paolo, insegnandole a strusciarsi fino all'estasi..."
Bitonto pulsava come un cuore eccitato sotto le stelle di quell'estate del 2025. La Festa del Raccolto non era solo un pretesto per bere e ballare: era un rituale pagano, un'eco lontana dei culti antichi ai piedi degli ulivi, dove il vino si mescolava al sudore e il desiderio si trasformava in carne viva. Marianna, la troia del paese, emergeva dal vicolo dietro la chiesa come una dea vendicativa, nuda e luccicante di sperma fresco. Le cosce le scivolavano ancora il seme di Luca, un rivolo caldo che le solleticava la pelle, mentre il sapore salato di Gino le impregnava la lingua. I due uomini la seguivano barcollando, i pantaloni slacciati, ridendo come ubriachi vittoriosi. Ma Marianna non era sazia. Mai lo era."Andiamo a ballare," aveva detto, e così fecero. Tornarono nella piazza principale, dove la banda suonava una tarantella furiosa, i tamburelli che schioccavano come schiaffi su un culo nudo. La folla era un'onda umana: contadini con camicie a quadri, donne con scollature generose che spillavano latte immaginario, e i giovani del paese, occhi rossi di vino e cazzi duri nei jeans stretti. Marianna non si preoccupò di rivestirsi. Prese il vestitino rosso da terra, lo usò per asciugarsi distrattamente la figa gocciolante, e lo gettò via come un rifiuto. Nuda com'era, si immerse nella danza, il corpo che ondeggiava al ritmo ipnotico, le tette che rimbalzavano libere, attirando sguardi come api sul miele."Porca puttana, guardala," mormorò un vecchio agricoltore, Don Vito, seduto su una panca con una bottiglia di Primitivo in mano. A settant'anni suonati, aveva visto guerre e carestie, ma Marianna era una carestia di un altro tipo: quella che ti prosciuga l'anima e ti riempie i sogni. Accanto a lui, sua nipote Rosa – vent'anni, capelli neri come la pece e un corpo da sirena pugliese – arrossì, ma non distolse lo sguardo. Rosa aveva sentito le storie: Marianna che scopava nei campi, Marianna che succhiava cazzi nei bagni pubblici, Marianna che faceva venire le donne con la lingua sola. E in quel momento, invidiosa e curiosa, sentì un calore umido tra le gambe.Gino e Luca, esausti ma orgogliosi, si unirono alla folla, vantandosi con i compari. "L'abbiamo sfondata come un barile di vino," gongolò Gino, versando giri di shot. Ma Marianna era già altrove. Un gruppo di ragazzi del nord, turisti in vacanza, l'aveva circondata. Erano quattro: Marco, alto e biondo con un piercing al sopracciglio; Paolo, tarchiato ma con mani da chitarrista; e i gemelli Davide e Daniele, identici, con sorrisi da predatori. Venivano da Milano, attirati dalle sagre del sud per il folklore – e per le donne come lei."Sei una visione, bellezza," disse Marco, sfiorandole il fianco con le dita. Lei si voltò, gli occhi verdi che brillavano di sfida, e gli afferrò il pacco attraverso i pantaloni. "Una visione che ti fotte, milanese. Vuoi ballare o vuoi scopare?" Non aspettò risposta. Lo tirò verso il centro della piazza, dove la musica era più assordante, e lì, sotto le luci delle lampadine, gli slacciò la patta. Il cazzo di Marco schizzò fuori, duro e venoso, e Marianna lo prese in mano, masturbandolo al ritmo della tarantella. La folla intorno fingeva di non vedere, ma i sussurri si alzarono come fumo: "È lei, la troia... Cristo, guarda come lo maneggia."Paolo si unì, premendosi contro il suo culo da dietro, le mani che le strizzavano le chiappe come pasta da impastare. "Fammi sentire quanto sei bagnata," le sussurrò all'orecchio, infilando un dito nella sua figa ancora gonfia dal doppio assalto precedente. Marianna gemette, spingendo indietro contro di lui, mentre con l'altra mano accarezzava i gemelli, che si erano abbassati i pantaloni in sincronia perfetta. Due cazzi identici, gemelli come i loro proprietari, pulsavano nelle sue palme. "Siete pronti a dividermi in quattro?" rise lei, la voce rauca di desiderio.La danza si trasformò in un'orgia improvvisata. Marco la baciò con foga, la lingua che invadeva la sua bocca come un conquistatore, mentre Paolo le leccava il collo, scendendo fino ai capezzoli. I gemelli, inginocchiati, si alternavano a succhiarle la figa: Davide con la lingua piatta e lenta, Daniele con movimenti rapidi e vorticosi sul clitoride. Marianna era un vulcano: urlava, si inarcava, spruzzava umori sul selciato mentre la folla applaudiva la musica, coprendo i suoi gemiti con il frastuono. "Più forte, bastardi! Fate di me la vostra puttana del sud!"Don Vito, dalla sua panca, non resse più. Si alzò, le gambe tremanti, e si avvicinò con Rosa al seguito. La nipote protestava debolmente – "Nonno, che fai?" – ma lui la zittì con un gesto. "Impara, bambina. La vita è questo." Prese Marianna per i capelli, allontanandola dai milanesi per un momento, e le spinse la faccia contro il suo inguine rugoso. Il cazzo del vecchio era flaccido all'inizio, ma bastò un'occhiata alle labbra di lei per indurirsi come quercia secolare. Marianna lo ingoiò intero, senza esitazione, succhiando con maestria, la gola che si contraeva intorno alla cappella grinzosa. "Brava, troia mia," grugnì Don Vito, venendo in fretta, un fiotto scarso ma denso che lei sputò via ridendo, mescolandolo al vino che le colava dal mento.Rosa, ipnotizzata, si avvicinò. Non era mai stata con una donna, ma Marianna la attirava come una calamita. "Posso... toccarti?" balbettò. Marianna, magnanima nella sua lussuria, le prese la mano e la guidò tra le sue cosce. "Toccami, piccina. Impara come si fotte una donna." Le dita di Rosa esplorarono timide: prima un tocco leggero sulle labbra gonfie, poi più profondo, dentro quel calore viscido. Marianna la baciò, insegnandole con la lingua come invadere una bocca, mentre Paolo – geloso – le scopava il culo da dietro, il cazzo che entrava e usciva con schiocchi umidi.I gemelli non stavano a guardare. Sollevarono Marianna come una bambola, uno davanti e uno dietro, e la impalarono sui loro cazzi in simultanea. Doppio piacere, doppio dolore: la figa e il culo riempiti fino all'orlo, i corpi che sbattevano in un ritmo gemellare perfetto. Marco si unì, ficcandole il cazzo in bocca, mentre Don Vito guardava, accarezzandosi di nuovo. Rosa, incoraggiata, leccava il clitoride esposto, la lingua inesperta ma entusiasta, assaggiando il mix di sperma e sudore.L'orgasmo arrivò come un terremoto: Marianna si contorse, urlando nomi che non esistevano, il corpo che schizzava liquidi in tutte le direzioni. I milanesi vennero uno dopo l'altro – Marco in bocca, Paolo sul culo, i gemelli dentro, riempiendola come otri di vino. Rosa, per la prima volta, sentì il suo piacere esplodere solo toccando, le dita intrise del nettare di Marianna.La notte non finì lì. La festa si spostò nei campi fuori paese, dove ulivi secolari facevano da guardiani silenziosi. Marianna guidò il gruppo – Gino, Luca, i milanesi, Don Vito e Rosa – verso un capanno abbandonato, pieno di balle di fieno e bottiglie dimenticate. Lì, su un letto improvvisato di paglia, continuò il banchetto carnale. Fece cavalcare Rosa sul viso di Paolo, insegnandole a strusciarsi fino all'estasi. Succhiò Gino mentre Luca la leccava, e poi invertì: Luca nel culo, Gino in bocca, un ciclo infinito.All'alba, quando il sole tinse di rosa le colline, Marianna era un relitto glorioso: coperta di sperma secco, lividi sui fianchi, la figa arrossata ma sorridente. I milanesi promisero di tornare, Don Vito le diede una manciata di olive come "paga", e Rosa la baciò con una promessa sussurrata: "Tornerò da sola, prossima volta."Bitonto si svegliò con i postumi della festa, i pettegolezzi che volavano come mosche. Ma Marianna? Si lavò nel pozzo del cortile, rise allo specchio incrinato, e pensò alla prossima raccolta. Perché per lei, ogni giorno era festa, e ogni uomo – o donna – un raccolto da mietere. La troia di Bitonto non si fermava mai. Non poteva. Era il suo destino, scritto nel sudore e nel seme delle notti eterne.

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