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Scambio di Coppia

il fantasma


di Riuky74
03.10.2025    |    1.241    |    1 8.0
"Elena collassò sul divano, tremante, il corpo percorso da aftershocks, mentre il fantasma svaniva piano, lasciando solo un sussurro: "Tornerò, quando lui ti lascerà sola di nuovo..."
La pioggia batteva incessante contro le finestre impolverate della vecchia villa di campagna, un relitto del diciannovesimo secolo che Elena e suo marito Marco avevano ereditato da una zia eccentrica. Era una notte d'autunno, di quelle che sembrano sussurrare segreti proibiti, e Marco era partito per un viaggio di lavoro a Milano, lasciando Elena sola con i suoi pensieri e il silenzio opprimente della casa. Trentacinque anni, curve generose che il suo abito da casa di seta non riusciva a nascondere, capelli castani sciolti sulle spalle – Elena si sentiva intrappolata in una routine di cene fredde e letti vuoti. Ma quella notte, qualcosa cambiava.Seduta sul divano logoro del salotto, con un bicchiere di vino rosso in mano, Elena sfogliava un vecchio album di fotografie trovato in soffitta. Immagini sbiadite di antenati: balli in maschera, sguardi intensi, una donna che somigliava a lei in modo inquietante. Un brivido le corse lungo la schiena, non solo per il freddo che filtrava dalle crepe. L'aria si fece densa, come se un respiro invisibile le sfiorasse la nuca. "Chi è lì?" mormorò, ma la risposta arrivò non con parole, bensì con un tocco: dita eteree, fredde come il marmo ma calde di desiderio dimenticato, che le accarezzarono il collo.Elena sobbalzò, il vino che le schizzava sul décolleté, bagnando la seta e incollandola alla pelle. Il fantasma si materializzò piano, un'ombra che prendeva forma: alto, con lineamenti aristocratici, occhi neri come la pece e un corpo nudo, semi-trasparente, che emanava un'aura di lussuria sepolta. Era Alessandro, lo spirito del bisnonno di Marco, un libertino morto in un duello per amore di una cameriera proibita. Le storie lo dipingevano come un diavolo in carne, e ora era lì, fluttuando a un soffio da lei, il suo cazzo eretto – lungo, venoso, pulsante di un'energia ultraterrena – che sfidava la gravità, librandosi verso di lei come un invito irresistibile."Non aver paura, mia bella," sussurrò la voce del fantasma, un tuono basso che le vibrò nelle ossa. Le sue mani spettrali scivolarono sul suo seno, attraversando la seta umida per pizzicarle i capezzoli, che si indurirono all'istante sotto quel tocco gelido e infuocato. Elena gemette, un suono che non riconosceva come suo: era sposata, fedele, ma il corpo la tradiva, le cosce che si stringevano per il calore improvviso tra le gambe. "Sei come lei... la mia perduta," continuò Alessandro, e con un gesto le strappò l'abito di dosso, la seta che si dissolveva come nebbia al suo passaggio.Nuda ora, la pelle d'oca per l'eccitazione e il terrore, Elena si alzò, il cuore che martellava. Il fantasma la avvolse, il suo corpo etereo che la penetrava senza peso, un abbraccio che la faceva sentire piena e vuota allo stesso tempo. Le labbra di lui – fredde, ma con un sapore di vino antico – catturarono le sue in un bacio vorace, la lingua che danzava nella sua bocca, esplorando ogni angolo mentre le sue dita spettrali scivolavano tra le sue cosce. Trovò la sua figa già bagnata, i petali gonfi di desiderio, e vi immerse un dito, poi due, curvandoli per sfregare quel punto sensibile dentro di lei che Marco non aveva mai trovato."Oh Dio... non posso..." ansimò Elena, ma le sue mani traditrici afferrarono l'aria dove c'era il suo petto ectoplasmatico, sentendo solo un calore pulsante. Alessandro rise, un suono roco e seducente, e la spinse contro il divano, facendola inginocchiare. Il suo cazzo fantasma, ora solido quanto bastava per il piacere, le sfiorò le labbra: "Succhia, mia dea. Assaggia l'eternità." Elena esitò solo un istante prima di aprir la bocca, ingoiando la cappella larga, la lingua che roteava intorno all'asta invisibile ma tangibile, salata di un'essenza sovrannaturale. Lui gemette, spingendo piano, scopandole la bocca con spinte ritmiche che le facevano lacrimare gli occhi dal piacere proibito. La saliva colava sul suo mento, mescolandosi al precum etereo che le riempiva la gola, facendola tossire e desiderare di più.Ma Alessandro non era finito. La sollevò come una piuma, le gambe di lei che si aprivano istintivamente intorno alla sua vita spettrale, e la penetrò in un colpo solo. Il suo cazzo entrò nella figa di Elena come un fulmine, riempiendola fino in fondo, le pareti che si contraevano intorno a quella durezza ultraterrena, più calda ora, pulsante di vita rubata al mondo dei vivi. "Cazzo, sì... più forte!" urlò lei, dimenticando il marito, la casa, tutto. Lui la scopava contro il muro, il corpo di lei che rimbalzava su spinte potenti, invisibili ai vicini ma assordanti nel suo mondo. Le sue mani fantasma le strizzavano i seni, pizzicando i capezzoli fino a farla gridare, mentre un'altra appendice ectoplasmatica – un dito o chissà cosa – le sfregava il clitoride, roteando veloce, mandandola in orbita.Elena venne per prima, un orgasmo che la squassò come un terremoto: la figa che si stringeva intorno a lui, schizzi di umori che bagnavano il pavimento, le unghie che graffiavano l'aria. "Vieni per me, amore mio," ordinò Alessandro, e accelerò, il suo cazzo che la martellava, colpendo la cervice con colpi precisi che la facevano singhiozzare di piacere. Poi esplose dentro di lei: non seme caldo, ma un'onda di energia pura, un getto etereo che la riempì, traboccando in rivoli luminosi che le colavano lungo le cosce, marchiandola come sua. Elena collassò sul divano, tremante, il corpo percorso da aftershocks, mentre il fantasma svaniva piano, lasciando solo un sussurro: "Tornerò, quando lui ti lascerà sola di nuovo."La mattina dopo, Elena si svegliò nuda e appagata, il sole che filtrava dalle tende. Marco chiamò dal telefono: "Tesoro, mi manchi." Lei sorrise, sfiorandosi il ventre dove sentiva ancora quel calore fantasma. "Anche tu," mentì dolcemente, sapendo che la notte successiva, la pioggia avrebbe bussato di nuovo. E lei avrebbe aperto la porta al proibito.

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