lesbo
un aperitivo e oltre
11.09.2025 |
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"“Non mi aspettavo tutto questo, ” mormorò Luna, la voce morbida, mentre tracciava cerchi sulla schiena di Debora..."
Dopo quel primo incontro sulle rive del Lago di Como, Debora e Luna non riuscirono a smettere di pensarsi. I loro numeri di telefono erano stati scambiati quasi con urgenza, come se entrambe temessero che il momento magico potesse svanire. Fu Debora a fare il primo passo, inviando un messaggio a Luna qualche giorno dopo: “Ti va un aperitivo questo weekend? Magari ci rivediamo, senza il lago a distrarci.” Luna sorrise leggendo il messaggio, il cuore che batteva un po’ più forte. “Assolutamente sì. Centro commerciale, sabato alle 18? C’è un bar carino lì.”Sabato arrivò, e il centro commerciale brulicava di vita. Debora era già lì, seduta a un tavolino del bar, con un bicchiere di prosecco davanti a sé. Indossava un abito aderente color crema che esaltava il suo corpo snello, i seni perfetti appena accennati dalla scollatura, i capelli biondi raccolti in una coda morbida. I suoi occhi azzurri scrutavano l’ingresso con un misto di attesa e nervosismo. Luna entrò poco dopo, i capelli neri sciolti che ondeggiavano a ogni passo, un top verde smeraldo che faceva risaltare i suoi occhi e un paio di jeans attillati che sottolineavano il suo fisico slanciato. Si sorrisero immediatamente, come se il mondo intorno a loro si fosse dissolto.L’aperitivo fu un gioco di sguardi, risate e parole che nascondevano un desiderio sempre più evidente. Parlavano di tutto e di niente, ma ogni frase sembrava carica di sottintesi. Le loro mani si sfioravano sul tavolo, i piedi si intrecciavano sotto di esso. Quando il bar iniziò a riempirsi, Luna si sporse verso Debora, la voce bassa: “Ti va di fare un giro? Magari… in macchina, per un saluto più tranquillo.”Debora annuì, un sorriso complice sulle labbra. Uscirono dal centro commerciale e si diressero verso l’auto di Luna, parcheggiata in un angolo più isolato del parcheggio. Una volta dentro, l’aria si fece densa. Luna si voltò verso Debora, e senza bisogno di parole, le loro labbra si trovarono. Il bacio fu elettrico, più audace di quello sul lago, un misto di fame e dolcezza. Le mani di Debora accarezzarono il viso di Luna, mentre quelle di Luna scivolarono lungo il collo di Debora, sfiorando il bordo del suo vestito.Tra un bacio e l’altro, Debora si staccò appena, i suoi occhi azzurri scintillanti di desiderio. “Luna… hai due ore libere?” chiese, la voce roca, un sorriso malizioso. “C’è un motel qui vicino.”Luna rise, un suono caldo e complice. “Due ore? Potrei trovarne anche di più.” Senza esitazione, mise in moto l’auto, e in pochi minuti erano davanti a un piccolo motel discreto, appena fuori città.Una volta nella stanza, la porta si chiuse alle loro spalle, e l’atmosfera cambiò. Non c’era più bisogno di trattenersi. Debora spinse Luna contro il muro con una sicurezza che tradiva la sua esperienza, baciandola con una passione che fece gemere Luna. “Voglio essere la tua troia stasera,” sussurrò Debora, le labbra a un soffio da quelle di Luna, mentre le sue mani già sollevavano il top di Luna, scoprendo i suoi seni perfetti.Luna non si tirò indietro, rispondendo con uguale audacia. “E io la tua,” disse, slacciando il vestito di Debora con un gesto rapido, lasciandolo cadere a terra. I loro corpi si cercavano con una fame quasi selvaggia, le mani esploravano ogni curva, ogni centimetro di pelle. Sul letto, si lasciarono andare a un gioco di tocchi e sospiri, i loro corpi intrecciati in un ritmo che era insieme frenetico e armonioso. Debora accarezzava il sedere perfetto di Luna, mentre Luna si perdeva nel calore dei seni di Debora, mordicchiandoli piano, facendola gemere.Erano due donne che si desideravano senza freni, che si lasciavano andare a un piacere crudo e liberatorio, come se il mondo fuori da quella stanza non esistesse. Ogni tocco, ogni bacio era un’esplorazione, un modo per reclamarsi a vicenda. Le loro voci si mescolavano in sussurri rochi, parole audaci che alimentavano la loro voglia reciproca.Ma quando l’ardore iniziale si placò, qualcosa di più profondo emerse. Esauste, si lasciarono cadere sul letto, i corpi ancora caldi, ma ora avvolti in un’intimità diversa. Debora si avvicinò a Luna, accarezzandole i capelli neri, mentre Luna posava la testa sul suo petto, ascoltando il battito del suo cuore. Si abbracciarono, le gambe intrecciate, le mani che continuavano a sfiorarsi con dolcezza.“Non mi aspettavo tutto questo,” mormorò Luna, la voce morbida, mentre tracciava cerchi sulla schiena di Debora. “Non solo… questo. Ma il modo in cui mi fai sentire.”Debora sorrise, baciandole la fronte. “Nemmeno io. È come se ti conoscessi da sempre.” Parlarono a lungo, sussurrando segreti, condividendo frammenti delle loro vite. Debora raccontò di momenti di solitudine, di desideri nascosti che non aveva mai avuto il coraggio di esplorare fino in fondo. Luna confessò la sua voglia di libertà, di vivere senza etichette, di lasciarsi andare a ciò che la faceva sentire viva.Le loro parole erano accompagnate da carezze leggere, baci delicati che si posavano sulle labbra, sul collo, sulle spalle. Si coccolavano come se il tempo non esistesse, come se quella stanza fosse un rifugio dove potevano essere semplicemente loro stesse. Il desiderio fisico si era trasformato in un’intimità profonda, fatta di sguardi, di risate sommesse, di una connessione che nessuna delle due avrebbe dimenticato.Quando infine si alzarono, con i capelli spettinati e i sorrisi ancora stampati sui volti, sapevano che quello non sarebbe stato un addio. “Ci vediamo presto, vero?” chiese Luna, infilandosi la giacca, gli occhi verdi pieni di promessa.Debora annuì, stringendole la mano. “Molto presto. E magari… senza bisogno di un motel.”Ridendo, uscirono insieme, lasciando dietro di sé una stanza che custodiva il loro segreto, ma portando con loro la certezza che il loro legame, nato sulle rive di un lago e cresciuto in una notte di passione e dolcezza, era solo all’inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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