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Lui & Lei

Fuoco sotto la Lava


di Riuky74
21.09.2025    |    2.324    |    0 8.0
"" L'Etna, fuori dalla finestra, fumava placido, testimone muto di desideri che bruciavano più della sua lava..."
L'Etna non dormiva mai, e quella notte d'agosto del 2025, il suo ventre ribolliva come il desiderio represso di Maria, una catanese di trentadue anni con tette enormi e sode – naturali, gonfie di latte immaginario, capezzoli scuri e sempre eretti come ciliegie mature sotto la camicetta di cotone bagnata di sudore. Viveva in un piccolo appartamento sul versante orientale del vulcano, dove l'aria puzzava di zolfo e salsedine, e il letto era un ring di lenzuola spiegazzate, testimoni di notti solitarie in cui si scopava con dita esperte, immaginando cazzi grossi e venosi che la sfondavano fino al midollo.Quella sera, dopo una giornata passata a servire granite al bar del porto di Riposto, Maria tornò a casa con le cosce appiccicose di umidità e frustrazione. Il suo ragazzo, Salvatore – un palermitano di passaggio, con un cazzo curvo e spesso come una salsiccia di maiale, tatuato con un drago che gli avvolgeva l'asta fino alle palle pelose – l'aspettava nudo sul letto, la mano già che pompava piano il membro eretto, la cappella viola che stillava pre-eiaculato come lava liquida. "Vieni qui, troia mia," ringhiò lui, la voce rauca dal fumo di sigaretta e dal desiderio accumulato. Maria non disse una parola: si spogliò con furia, lasciando cadere la gonna aderente che le fasciava il culo rotondo e sodo, rivelando mutandine di pizzo nero inzuppate, la figa rasata che pulsava visibile attraverso il tessuto trasparente, le labbra gonfie e rosse come ferite fresche.Si gettò su di lui, montandogli a cavalcioni come una cavallerizza selvaggia. Le sue tette pesanti gli schiaffeggiarono il viso, i capezzoli che gli sfregavano la barba incolta, lasciando strisce di sudore salato. Salvatore li afferrò con mani ruvide, torcendoli forte tra pollice e indice, facendola urlare di dolore misto a piacere: "Cazzo, sì... pizzicameli, fammi male!" Maria afferrò il suo cazzo alla base – grosso, almeno venti centimetri, con vene blu che pulsavano come serpenti sotto la pelle tesa – e lo guidò verso la sua fessura fradicia. Senza preavviso, si impalò su di lui con un affondo brutale, sentendo la cappella forzare l'ingresso stretto, dilatandole le pareti interne fino a farla gemere come una bestia. "Oh porca puttana... mi stai spaccando!" ansimò, i succhi che colavano lungo l'asta, lubrificandola mentre iniziava a cavalcarlo con foga, i fianchi che roteavano in cerchi veloci, il clitoride gonfio che sfregava contro il pube peloso di lui.Salvatore non era passivo: le afferrò il culo con violenza, le dita che affondavano nella carne morbida, separandole le natiche per esporre l'ano rosa e stretto, ancora vergine quella notte. "Voglio fotterti il culo, Maria... lo sai che mi fai impazzire," grugnì, sputando sulla mano e lubrificando il buco con saliva calda, infilando un dito tozzo che la fece inarcare, il corpo che tremava per l'invasione improvvisa. Lei rallentò il ritmo, ansimando, ma non si fermò: "Fallo... sfondami, Salvatore, fammi sentire il tuo cazzo nel mio culo stretto." Lui la alzò quel tanto che bastava, il cazzo che usciva dalla figa con un pop bagnato, luccicante dei suoi umori, e lo puntò contro l'ano. Premette piano, la cappella che forzava l'anello muscolare, dilatandolo centimetro dopo centimetro in un bruciore lancinante che le strappò un urlo: "Aaaah! Cazzo, è troppo grosso... piano, porco!" Ma lui spinse, implacabile, fino a seppellirsi a metà, sentendo le pareti del culo contrarsi intorno a lui come una morsa rovente, calda e pulsante.Ora Maria era piena in un modo animalesco: il culo impalato sul suo cazzo, la figa esposta e gocciolante che sfregava contro le sue palle pesanti. Salvatore iniziò a pompare, affondi lenti e profondi che la facevano sobbalzare, i seni che rimbalzavano come meloni maturi, schiaffeggiandole il mento. Lei si masturbò furiosamente, tre dita infilate nella figa fradicia, pompando in controtempo alle spinte di lui, il pollice che torceva il clitoride gonfio fino a farla vedere stelle. "Guardami, troia... guarda come ti sto rompendo il culo," le ordinò lui, e Maria obbedì, gli occhi verdi annebbiati dal piacere che incontravano i suoi, neri come la pece lavica. Il sudore colava tra i loro corpi, mescolandosi al puzzo di sesso – muschio, sperma anticipato, umori acidi – mentre il letto cigolava sotto i colpi, le molle che stridevano come lamenti di anime dannate.Non bastava. Salvatore la rovesciò a pecora, il culo in aria come un'offerta al vulcano, le natiche arrossate dalle sue schiaffeggiate – paff! paff! – che lasciavano impronte rosse e brucianti. Le tirò i capelli castani, tirandola indietro per scoparla più a fondo, il cazzo che entrava e usciva dal culo con schiocchi bagnati, la cappella che sfregava contro le pareti sensibili, mandandole ondate di piacere proibito fino al cervello. "Dimmi che sei la mia puttana siciliana... dimmi che ami il mio cazzo nel tuo culo sporco!" ringhiò, e lei urlò: "Sì! Sono la tua puttana, Salvatore... fotte-mi più forte, riempimi di sborra calda!" Lui accelerò, le palle che sbattevano contro la figa aperta, un dito che affondava nel buco anteriore per un doppio stuffing, curvandosi per colpire quel punto G che la fece squirtare – un getto caldo e abbondante che inzuppò le lenzuola, schizzando sul pavimento di maiolica.L'orgasmo la colpì come un'eruzione: il corpo che si contraeva in spasmi violenti, l'ano che stringeva il cazzo di lui come una trappola, le pareti della figa che pulsavano intorno al dito intruso. "Sto venendo... cazzo, non fermarti!" gridò Maria, le lacrime agli occhi per l'intensità, il clitoride che throbbeva come un cuore impazzito. Salvatore non resse: con un ruggito primordiale, spinse a fondo e esplose, fiotti di sperma denso e caldo che le inondavano il culo, colando fuori in rivoli bianchi e appiccicosi quando lui si ritirò, la cappella ancora gocciolante che sfregava contro le sue natiche tremanti.Esausti, collassarono sul letto disfatto, i corpi appiccicosi e puzzolenti di sesso crudo. Salvatore le leccò il collo sudato, la mano che accarezzava piano la figa gonfia e sensibile. "Domani al porto... ti scopo di nuovo, contro il muro," promise. Maria rise, un suono roco e soddisfatto, girandosi per succhiargli le dita sporche dei suoi umori. "E stavolta porta un amico... voglio due cazzi che mi riempiono." L'Etna, fuori dalla finestra, fumava placido, testimone muto di desideri che bruciavano più della sua lava. In Sicilia, il porno non era finzione: era vita, sudore e sborra sotto il sole implacabile.

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