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Un racconto nella corte di Hammurabi


di Riuky74
18.09.2025    |    695    |    0 6.0
"Si spostarono verso un angolo nascosto del giardino, dove cuscini di seta erano sparsi su un tappeto tessuto con motivi geometrici..."
Nella Babilonia del XVIII secolo a.C., sotto il regno di Hammurabi, la città pulsava di vita. Le mura imponenti si stagliavano contro il cielo tinto d’oro al tramonto, e il profumo di incenso e spezie si mescolava all’aria calda che spirava dall’Eufrate. La corte reale, un dedalo di colonne di alabastro e cortili adornati di mosaici, era il cuore pulsante del potere, un luogo dove intrighi politici e desideri proibiti si intrecciavano come fili di un arazzo.Ninlil, una giovane sacerdotessa del tempio di Inanna, dea dell’amore e della guerra, era stata convocata alla corte per officiare un rito in onore della dea. I suoi lunghi capelli neri, intrecciati con fili d’oro, cadevano come un velo sulle spalle, e il suo abito di lino trasparente, ornato di perle, lasciava intravedere le curve delicate del suo corpo. I suoi occhi, scuri come l’ossidiana, nascondevano un fuoco che pochi avevano il coraggio di affrontare. Hammurabi in persona aveva richiesto la sua presenza, e questo la rendeva nervosa, ma anche curiosa.Nel grande salone delle udienze, illuminato da torce che proiettavano ombre danzanti sui muri decorati con scene di leoni e tori alati, Hammurabi sedeva sul suo trono di cedro intarsiato. Era un uomo imponente, con una barba curata e occhi penetranti che sembravano leggere l’anima di chiunque osasse sostenerne lo sguardo. Accanto a lui, il suo consigliere più fidato, Shamash-ilu, un uomo dal fascino enigmatico, con lineamenti affilati e un sorriso che prometteva segreti. Shamash-ilu era noto per la sua abilità nel manipolare le parole e i desideri, e si diceva che nessuna donna potesse resistergli.Ninlil entrò con passo misurato, il suono dei suoi bracciali d’argento che tintinnavano come campane sacre. Gli occhi di Hammurabi la seguirono, ma fu Shamash-ilu a parlare per primo. “Sacerdotessa di Inanna,” disse con voce vellutata, “la tua bellezza è un dono della dea stessa. Sei qui per benedire la corte con il suo favore?” Il tono era rispettoso, ma i suoi occhi tradivano un’intenzione più profonda, un desiderio che bruciava sotto la superficie.Ninlil inclinò il capo, nascondendo un sorriso. “Sono qui per servire Inanna e il re,” rispose, la sua voce morbida ma ferma. Mentre eseguiva il rito, versando olio profumato su un altare di marmo e recitando inni antichi, percepiva gli sguardi dei due uomini su di lei. L’aria era densa di tensione, come se la presenza di Inanna stessa aleggiasse nella sala, accendendo passioni nascoste.Dopo il rito, Hammurabi la invitò a rimanere per un banchetto. La sala si riempì di nobili, musicisti che pizzicavano lire e servi che portavano vassoi di datteri, fichi e carne arrostita. Ninlil sedeva accanto a Shamash-ilu, che le offriva coppe di vino d’orzo con gesti galanti. Ogni tanto, le sue dita sfioravano volutamente le sue, inviandole brividi lungo la schiena. “Dimmi, sacerdotessa,” sussurrò, chinandosi verso di lei, “Inanna ti ha mai insegnato i misteri dell’amore che non si pronunciano ad alta voce?”Ninlil rise piano, un suono che fece voltare diverse teste. “Inanna mi ha insegnato che l’amore è un fuoco che può illuminare o distruggere,” rispose, sfidandolo con lo sguardo. Shamash-ilu sorrise, intrigato dalla sua audacia.Con il passare delle ore, la festa si fece più intima. Hammurabi si ritirò, lasciando la sala ai cortigiani più vicini. Shamash-ilu prese Ninlil per mano, guidandola verso un giardino interno, dove palme e fiori di loto creavano un’oasi di pace sotto la luce argentata della luna. L’aria era fresca, profumata di gelsomino, e il suono dell’acqua che scorreva in una fontana vicina sembrava un invito a lasciarsi andare.“Sei diversa dalle altre sacerdotesse,” disse Shamash-ilu, fermandosi sotto un arco di vite. Le sue dita tracciarono il contorno del suo braccio, leggere come una piuma. “C’è una forza in te, ma anche una dolcezza che mi fa desiderare di scoprire ogni tuo segreto.”Ninlil non si ritrasse. Il calore del suo tocco la faceva tremare, ma non di paura. “E tu, consigliere del re, cosa cerchi in me? Potere? Piacere? O solo un momento di distrazione?” La sua voce era un sussurro, carica di sfida e desiderio.Shamash-ilu rise sommessamente, avvicinandosi finché i loro respiri si mescolarono. “Forse tutto questo, e di più.” La baciò, un bacio lento e profondo che sapeva di vino e spezie, e Ninlil si abbandonò, le mani che scivolavano sul suo petto, sentendo i muscoli tesi sotto la tunica di lino.Si spostarono verso un angolo nascosto del giardino, dove cuscini di seta erano sparsi su un tappeto tessuto con motivi geometrici. Lì, sotto lo sguardo complice della luna, si esplorarono con una passione che sembrava benedetta dalla stessa Inanna. Le mani di Shamash-ilu scivolarono sotto il suo abito, accendendo la sua pelle con tocchi esperti, mentre Ninlil rispondeva con una ferocia che lo sorprese, mordendo delicatamente il suo collo, lasciando segni che sarebbero stati il loro segreto.Ogni movimento era un rituale, ogni sospiro un inno. Il mondo oltre il giardino svanì, lasciando solo il ritmo dei loro corpi, il calore della notte e il profumo dei fiori che li avvolgeva. Quando raggiunsero l’apice, fu come se il cielo stesso si fosse aperto, un’esplosione di stelle che li lasciò senza fiato, avvinghiati l’uno all’altra.Quando l’alba cominciò a tingere l’orizzonte di rosa, Ninlil si alzò, sistemandosi l’abito con un sorriso sereno. Shamash-ilu la guardò, ancora sdraiato sui cuscini, con un’espressione che mescolava ammirazione e desiderio. “Tornerai al tempio,” disse, “ma una parte di te rimarrà qui, con me.”Ninlil si voltò, i capelli che ondeggiavano come un’onda scura. “Forse,” rispose, enigmatica. “Ma ricorda, consigliere: Inanna non concede mai il suo favore a cuor leggero.” Con un ultimo sguardo, si allontanò, lasciando Shamash-ilu con il sapore di lei sulle labbra e un fuoco nel cuore che non si sarebbe spento facilmente.E così, nella Babilonia di Hammurabi, tra le mura di una corte dove il potere e la passione si intrecciavano, Ninlil tornò al suo tempio, portando con sé il ricordo di una notte che avrebbe potuto cambiare il destino di un uomo, o forse di un regno.

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