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Fiamme sotto i Portici


di Riuky74
28.09.2025    |    4.575    |    3 8.5
"Le sue mani esperte – ora più sicure dopo la prima volta – strizzarono i seni, pizzicando i capezzoli fino a far gemere Sofia, poi scesero a slacciare i suoi jeans, infilando la faccia tra le..."
Bologna, un pigro sabato pomeriggio di ottobre 2025, pulsava di vita sotto i portici affollati di via Zamboni. Sofia e Giulia, inseparabili da quella notte selvaggia nel magazzino, avevano trasformato la loro amicizia in un legame vorace, un segreto che le legava come catene di seta. Sofia, la bionda statuaria di 28 anni con i capelli lunghi che ondeggiavano come fili d'oro al vento autunnale, occhi verdi che catturavano la luce come laghi irlandesi, una sesta di seno che sfregava provocante contro la maglia attillata e un culo sodo e tondo che riempiva i jeans come una scultura vivente. Giulia, la mora compatta di 26 anni, minuta ma feroce, con la terza di seno che tendeva il top semplice, occhiali che le davano un'aria da intellettuale birichina incorniciando occhi nocciola caldi e profondi, e quella figa depilata che ora Sofia conosceva come le linee della sua mano – liscia, sensibile, un invito perenne al peccato.Da quella scopata nel buio del magazzino, non si erano più separate. Turni al Coin si intrecciavano con notti rubate in appartamenti condivisi, baci furtivi nei bagni del lavoro, dita che scivolavano sotto le gonne nei vicoli stretti. Ma quel pomeriggio, con il sole che filtrava pigro tra le arcate medievali, decisero di osare di più. "Andiamo a casa mia," aveva sussurrato Giulia all'orecchio di Sofia mentre sistemavano espositori di smalti, il fiato caldo che le solleticava il lobo. "I miei coinquilini sono via. Voglio leccarti fino a farti implorare." Sofia aveva sentito un brivido familiare tra le cosce, la figa che si contraeva al ricordo del sapore di Giulia – dolce, aspro, inebriante. "Sì, piccola. Ma stavolta ti lego. Ti userò come la mia troia personale." Le parole le erano uscite con una sicurezza nuova, nata da quella prima volta che le aveva cambiate per sempre. Paura residua? No, solo fame. Sofia si sentiva rinata, potente nel suo desiderio per questa donna che la faceva sentire vulnerabile e invincibile allo stesso tempo. Giulia, arrossendo sotto gli occhiali, aveva annuito, il cuore che le scoppiava nel petto: amava Sofia con una passione che la terrorizzava, un amore lesbico fiorito da un'amicizia innocente, ora intriso di lussuria che la faceva sentire libera, sporca, adorata.L'appartamento di Giulia, un nido disordinato in un palazzo antico vicino alle Due Torri, odorava di incenso e caffè freddo. Appena chiusa la porta, si avventarono l'una sull'altra come belve affamate. Le bocche si unirono in un bacio brutale, denti che mordevano labbra gonfie, lingue che duellavano per il dominio. Sofia afferrò i polsi minuti di Giulia, inchiodandoli contro il muro scrostato, il corpo voluttuoso che premeva contro quello snello della mora. "Ti ho pensata tutto il giorno, Giù. La tua figa depilata che mi bagna la faccia," ringhiò Sofia, la voce bassa e roca, mentre le sue mani slacciavano il top di Giulia, liberando quei seni piccoli ma perfetti, capezzoli marroni eretti come bottoni di desiderio. Giulia gemette, inarcando il petto: "Sofi... toglimi tutto. Fammi tua." Per lei, era un turbine emotivo – eccitazione che le incendiava le vene, un pizzico di gelosia per il passato etero di Sofia, ma soprattutto gratitudine per questa connessione che la faceva sentire vista, desiderata oltre la superficie. Le sue mutandine erano già fradice, la figa che pulsava al ritmo del cuore.Sofia non perse tempo. Spinse Giulia verso il divano sfondato, le strappò i jeans con un gesto secco, esponendo le cosce pallide e quella figa liscia, gonfia e lucida di umori. "Guardati... depilata per me, eh? Sei una cagna pronta," disse Sofia, inginocchiandosi e separandole le gambe con le spalle larghe. La sua lingua saettò fuori, leccando piano l'interno delle cosce, salendo fino al clitoride turgido, succhiandolo con avidità mentre due dita scivolavano dentro la mora, curvandosi per colpire quel punto G che la faceva impazzire. Giulia urlò, le mani che afferravano i capelli biondi di Sofia, spingendola più a fondo: "Cazzo, sì! Leccami forte, troia... sto già venendo!" Il sapore di Giulia era come un nettare proibito per Sofia – salato, dolce, con un retrogusto di sudore che le faceva contrarre lo stomaco di piacere. Sentiva il potere di farla gemere così, di essere la prima a esplorare questo corpo minuto, e un'onda di tenerezza la travolse: amava questa donna, la sua fragilità nascosta sotto la ferocia, e scoparla era come dipingere un quadro di estasi condivisa.Giulia non resse a lungo. Il corpo si tese come una molla, le pareti della figa che si contraevano intorno alle dita di Sofia, e poi esplose: un fiotto potente di squirt schizzò fuori, bagnando la faccia di Sofia, colandole sul collo e sui seni enormi che premevano contro le cosce della mora. "Oh Dio, Sofi... squirt per te! Non fermarti, bevi tutto!" singhiozzò Giulia, le lacrime di piacere che le rigavano le guance, gli occhiali appannati che le scivolavano sul naso. Era la seconda volta che le succedeva, ma con Sofia era diverso – più intenso, più intimo, un orgasmo che la scuoteva fino all'anima, facendola sentire esposta e protetta allo stesso tempo. Sofia rise contro la sua pelle, leccando avidamente il getto caldo, il viso lucido: "Brava, piccola fontana. Ora tocca a te ripagarmi."Invertirono i ruoli con frenesia. Giulia, ancora tremante, tolse la maglia a Sofia, liberando quella sesta mozzafiato che rimbalzò libera, capezzoli rosa duri come diamanti. Le sue mani esperte – ora più sicure dopo la prima volta – strizzarono i seni, pizzicando i capezzoli fino a far gemere Sofia, poi scesero a slacciare i suoi jeans, infilando la faccia tra le cosce bionde. La figa di Sofia era un tripudio di pieghe bagnate, clitoride gonfio che implorava attenzione. Giulia la leccò con ferocia, la lingua che scavava dentro mentre tre dita la penetravano, pompando con ritmo selvaggio. "Senti come sei fradicia per me? Voglio farti esplodere," mormorò Giulia, gli occhi nocciola alzati a fissare quelli verdi di Sofia, un ghigno malizioso dietro gli occhiali. Sofia si aggrappò al bracciolo del divano, le anche che si dimenavano: "Scopami la figa, Giù! Usa la bocca... sì, succhia lì!" Il piacere la montava come una marea, le emozioni un caos – amore per la dolcezza di Giulia, lussuria per la sua lingua esperta, un brivido di vulnerabilità nel lasciarsi andare così completamente.L'orgasmo la colpì come un fulmine. Sofia inarcò la schiena, un ruggito gutturale che riempì l'appartamento, e squirtò con violenza: fiotti abbondanti che inondarono la bocca di Giulia, schizzandole sugli occhiali e colandole sul mento, bagnando il divano in una pozza calda. "Vengo... cazzo, sto squirtando come una puttana! Bevi, amore mio!" urlò Sofia, il corpo scosso da spasmi che le contraevano ogni muscolo, lacrime di estasi pura che le bagnavano le ciglia. Per lei, era catarsi: Giulia la faceva sentire una dea, non solo un corpo bello, ma un'anima in fiamme, e quel getto era la sua resa totale, un dono di fluidi e sentimenti intrecciati.Non soddisfatte, si avvinghiarono sul pavimento del soggiorno, corpi nudi intrecciati in una danza tribale. Sofia prese il controllo, legando i polsi di Giulia con una sciarpa di seta presa dal cassetto – un tocco di dominio che le aveva promesso. "Ora sei mia prigioniera," sussurrò, posizionandosi sopra la mora in una 69 invertita, la figa stillante premuta sulla bocca di Giulia mentre le sue labbra divoravano di nuovo quella depilata. Le lingue lavorarono in sincrono, dita che esploravano culi stretti, aggiungendo un brivido anale che le fece gemere all'unisono. "Leccati il culo, cagna... fammi venire di nuovo!" ordinò Sofia, e Giulia obbedì, la lingua che sfiorava l'ano mentre succhiava il clitoride. L'aria si saturò di gemiti umidi, schiocchi di carne bagnata e l'odore acre del loro amore lesbico.Vennero insieme in un'apoteosi condivisa: Giulia squirtò per seconda volta, un getto violento che annegò la faccia di Sofia, colandole tra i seni e sul ventre piatto; Sofia ricambiò, il suo squirt che bagnò le labbra e il collo di Giulia, mescolandosi in rivoli appiccicosi sul pavimento. "Ti amo... oh, Giù, non smettere mai," ansimò Sofia, collassando accanto a lei, le mani che accarezzavano i capelli corti della mora. Giulia, slacciando il nodo con i denti, rise tra i singhiozzi di piacere: "Sei la mia ossessione, Sofi. Questa figa depilata è solo tua." Tra le mura antiche di Bologna, sotto i portici che le avevano viste passeggiare come amiche, ora giacevano come amanti esauste, corpi segnati dal loro fuoco, cuori gonfi di un amore che bruciava più forte di qualsiasi fiamma. E sapevano che era solo l'inizio di un'eternità di squirt e sussurri.

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