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L'Orgia del Casolare Toscano
24.09.2025 |
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"Il marito, meanwhile, era frustato da una mano esperta, il dolore che lo portava al limite..."
Nascosto tra le colline di Siena, sotto un cielo stellato d'estate che profumava di cipresso e terra umida, sorgeva il casolare di pietra antico, un relitto del Rinascimento riconvertito in un tempio del vizio. Era la notte del Solstizio, e il vecchio podere brulicava di oltre centoventi anime depravate: coppie libertine da Milano e Roma, single voraci da Firenze, e un manipolo di turisti scandinavi in cerca di eccessi mediterranei. L'aria era densa di incenso, sudore e feromoni, illuminata da torce tremolanti e faretti LED che proiettavano ombre danzanti sulle pareti scrostate. Al centro della sala principale, un fienile riconvertito, troneggiavano le macchine: sybian ronzanti con dildo vibranti, sling di cuoio sospesi al soffitto per scopate aeree, ruote di tortura moderne con falli rotanti, e gabbie metalliche piene di frustieri, catene e pompe aspiranti per capezzoli e clitoridi.L'orgia era iniziata all'imbrunire, orchestrata da Massimo, un ex avvocato quarantenne con un piercing al cazzo e un ghigno sadico, che aveva ereditato il casolare dalla zia bigotta e l'aveva trasformato in un club privato. "Stasera non ci sono limiti," aveva tuonato dal palco improvvisato, la voce amplificata da un microfono che echeggiava tra le travi di legno. "Piscio, sborra, schizzi: tutto scorre come il Chianti nelle vene." La folla aveva risposto con un ruggito, corpi nudi che si strusciavano già, cazzi eretti che sfioravano fiche gonfie e bocche affamate.La prima ondata colpì come un uragano. Una donna sulla quarantina, una rossa toscana con tette enormi e tatuaggi tribali sul ventre, fu legata a un sybian al centro della sala. Il macchinario, un mostro nero con un dildo di silicone spesso come un polso, vibrava a velocità infernale mentre lei lo cavalcava, le cosce tremanti spalancate. "Fottetemi! Fottetemi fino a squirtare!" urlava, e la macchina obbediva, il pistone che la penetrava con colpi meccanici ritmati, il clitoride stimolato da un vibratore attaccato. Intorno a lei, un cerchio di uomini – cinque, dieci, una dozzina – si masturbavano furiosamente, i cazzi venosi che stillavano pre-sborra. Il primo esplose: un getto caldo e denso le schizzò sul viso, colandole lungo il collo fino ai capezzoli turgidi. Lei rise, leccandosi le labbra, e proprio allora il suo corpo si inarcò: uno squirting violento le eruppe dalla figa, un arco di liquido trasparente che bagnò il pavimento di terracotta, schizzando sulle scarpe di chi la guardava. "Ancora!" gridò, e la macchina accelerò, facendola venire di nuovo, il piscio che si mescolava al suo schizzo mentre un altro uomo le pisciava addosso, un getto dorato che le inzuppava i capelli.Nelle stanze adiacenti, il BDSM regnava sovrano. In una cantina umida, illuminata da candele, una giovane coppia di olandesi – lui alto e biondo, lei minuta con piercing al labbro – era incatenata a una croce di Sant'Andrea. Frustate di cuoio fendevano l'aria: schiocchi secchi sulle natiche pallide di lei, lasciando strisce rosse che pulsavano. "Prendilo, troia," ringhiò lui, il cazzo legato a una macchina pompante che lo segava meccanicamente mentre la penetrava in bocca. Lei gorgogliava, la gola piena, saliva e lacrime che colavano, ma i suoi occhi brillavano di estasi. Un gruppo di partecipanti si unì: una dominatrix vestita solo di stivali e guanti, con un strap-on enorme, la prese da dietro, alternando figa e culo con spinte brutali. Il marito, meanwhile, era frustato da una mano esperta, il dolore che lo portava al limite. Quando venne, fu un'eruzione: sborra che schizzava in fiotti sul petto di lei, e lei ricambiò squirting sul suo viso, un fiotto caldo che gli entrava in bocca. Ma non finì lì – la dominatrix ordinò: "Piscialo via," e lui obbedì, un rivolo salato che lavava via il seme, mescolandosi al sudore e al sangue leggero dalle frustate.Fuori, nel cortile pavimentato di ciottoli, sotto un ulivo secolare, l'orgia si espandeva in un caos primordiale. Macchine volanti – sling sospesi con dildo motorizzati – dondolavano come altalene del peccato. Una brunetta italiana, nuda e bendata, era appesa per i polsi, le gambe aperte da staffe metalliche. Due uomini la usavano in tandem: uno in figa, l'altro nel culo, i loro cazzi che la riempivano in un ritmo sincopato, le macchine che li spingevano avanti e indietro con ingranaggi idraulici. "Più profondo! Spaccatemi!" implorava lei, e loro accelerarono, i corpi che sbattevano con schiocchi umidi. Intorno, una catena umana: donne in ginocchio che succhiavano cazzi in fila, bocche che passavano da un'erezione all'altra, ingoiando sborra come comunione. Un uomo corpulento, con il petto villoso, esplose in una sega collettiva: fiotti bianchi che colpirono tre facce alla volta, gocciolando su lingue protese. E lo squirting? Non cessava: una mora accovacciata piscava sul gruppo, un getto potente che bagnava cazzi e fiche, mentre un'altra, stimolata da un vibratore rabbit legato a una ruota girevole, schizzava in archi infiniti, il liquido che formava pozze riflettenti la luna.Le stanze superiori erano un labirinto di perversioni. In una camera con soffitto a volta, una orgia BDSM con oltre venti partecipanti ruotava intorno a una gabbia centrale. Dentro, un uomo era immobilizzato, il cazzo in una pompa aspirante che lo gonfiava a dismisura, le palle legate strette. Fuori, donne lo frustavano con code di gatto a nove code, i capezzoli pizzicati da morsetti collegati a batterie che li facevano vibrare. "Sborra per noi, schiavo," comandava una mistress con il corpo oliato, e lui obbedì: un orgasmo forzato, sborra che schizzava attraverso la griglia della gabbia, colpendo seni e ventri. Lei ricambiò pisciandogli addosso dalla sommità, il liquido che filtrava giù come una doccia sacra. Accanto, una lesbica con un macchinario da squirting – un dildo idraulico che pompava fluidi artificiali – scopava la sua partner legata a un banco da tortura, facendola venire in cascate continue, schizzi che inzuppavano il pagliericcio di fieno.L'alba sorprese il casolare in un'orgia esausta ma instancabile. Corpi ammucchiati sul pavimento, macchine che ronzavano ancora piano, l'aria satura di piscio, sborra e squirt misti in un odore animalesco. Massimo, coperto di fluidi secchi, alzò un calice di vino rosso – sporco di tracce bianche – e brindò: "Al prossimo solstizio, più macchine, più depravazione." La folla, ansimante e appagata, mormorò assensi, sapendo che quel casolare toscano non era solo una casa: era un vortice eterno di piacere perverso, dove i liquidi scorrevano senza fine e i corpi si fondevano in un'unica, pulsante carne
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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