Lui & Lei
Marianna a Bitonto
23.10.2025 |
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"Luca non resistette: con un ultimo affondo profondo, si svuotò dentro di lei, fiotti caldi di sborra che le riempivano la fica, gocciolando fuori mentre lui pulsava ancora..."
Marianna aveva ventitré anni e un fuoco interiore che bruciava come i suoi capelli rossi, folti e selvaggi, che le cascavano sulle spalle come una cascata di lava. I suoi occhi verdi, profondi e magnetici, catturavano la luce del sole pugliese filtrando dalle persiane della sua piccola casa a Bitonto, quel borgo antico dove il profumo di ulivi e mare si mescolava all'aria calda dell'estate. Viveva sola in un appartamento al piano terra, ereditato dalla nonna, con un balcone che dava sul vicolo stretto dove i vicini chiacchieravano fino a tardi. Ma Marianna non era tipo da chiacchiere: lei voleva passione, quella cruda e animalesca che le faceva tremare le cosce solo a pensarla.Era una sera di fine giugno, l'aria umida e appiccicosa come una carezza proibita. Marianna tornò a casa dal suo lavoro in un bar del centro, il corpo accaldato sotto il vestitino nero attillato che le fasciava le curve generose: seni pieni e sodi che spingevano contro il tessuto sottile, fianchi larghi che ondeggiavano con ogni passo, e un culo rotondo che faceva voltare gli uomini per strada. Si tolse le scarpe con un sospiro, lasciando cadere la borsa sul pavimento di cotto. La casa era silenziosa, ma il suo corpo gridava. Si versò un bicchiere di Primitivo rosso, come i suoi capelli, e lo sorseggiò piano, immaginando mani forti che la stringevano.Non riusciva a togliersi dalla mente quel cliente del bar, Luca, un muratore di trent'anni con braccia tatuate e un sorriso da predatore. Quella mattina le aveva sfiorato la mano mentre pagava il caffè, e quel tocco elettrico le aveva bagnato le mutandine di seta nera. "Stasera vengo da te," le aveva sussurrato all'orecchio, prima di andarsene con un'occhiata che prometteva guai. Marianna non aveva risposto, ma ora, sola, si lasciò andare. Si sedette sul divano logoro, le gambe accavallate, e infilò una mano sotto il vestito. Le dita sfiorarono la pelle liscia della coscia interna, salendo piano fino al bordo delle mutandine. Era già fradicia, il clitoride gonfio e sensibile che pulsava al minimo tocco.Un bussare alla porta la fece sobbalzare. Era lui. Luca, con i capelli neri arruffati dal vento e una maglietta sudata che aderiva al petto muscoloso. "Non potevo aspettare," disse, entrando senza invito e chiudendo la porta con un calcio. Marianna non parlò; lo fissò con quegli occhi verdi che ardevano di desiderio, e si alzò, lasciando che il vestito scivolasse giù dalle spalle. Rimase lì, nuda tranne per le mutandine, i capezzoli rosa turgidi nell'aria fresca della sera. Luca ringhiò piano, un suono gutturale che le vibrò nelle ossa, e la afferrò per la vita, tirandola contro di sé. Le sue labbra si schiantarono sulle sue, un bacio famelico, denti che mordicchiavano il labbro inferiore mentre le mani le strizzavano il culo, affondando nelle carni morbide."Sei una troia rossa," le mormorò contro la bocca, e Marianna rise, un suono basso e provocante. "Fammi vedere quanto mi vuoi," rispose, spingendolo indietro verso il divano. Luca si sedette, slacciandosi i jeans con urgenza, e il suo cazzo balzò fuori, duro e venoso, la cappella lucida di pre-eiaculazione. Marianna si inginocchiò tra le sue gambe, i capelli rossi che le solleticavano le cosce nude, e lo prese in bocca senza preavviso. Succhiò piano all'inizio, la lingua che roteava intorno al glande, assaporando il sale della sua eccitazione. Luca gemette, afferrandole i capelli e spingendola più a fondo, il cazzo che le riempiva la gola fino a farla lacrimare. "Cazzo, sì... ingoialo tutto, puttanella," grugnì, e lei obbedì, le guance incavate, la saliva che colava sul mento.Ma Marianna non era solo una bocca da usare. Si alzò di scatto, spingendolo supino sul divano, e si tolse le mutandine con un gesto fluido, rivelando la figa rasata, gonfia e bagnata, le labbra rosa che brillavano alla luce della lampada. "Ora tocca a me," disse, montandogli a cavalcioni. Guidò il cazzo dentro di sé con un movimento lento, gemendo mentre la riempiva, centimetro dopo centimetro, stirando le pareti strette della sua fica. Era grosso, caldo, e la faceva sentire piena, posseduta. Iniziò a cavalcarlo con foga, i seni che rimbalzavano a ogni spinta, i capezzoli duri sfregati dalle sue mani ruvide. Luca le afferrò i fianchi, piantando le dita nella carne bianca e morbida, e la scopò dal basso, affondando con colpi potenti che le facevano sbattere il culo contro le sue palle."Ah, sì... più forte, scopami come una cagna!" urlò Marianna, le unghie che gli graffiavano il petto, lasciando segni rossi. Il sudore le colava tra i seni, mescolandosi al profumo muschiato del sesso. Luca la girò di colpo, mettendola a quattro zampe sul pavimento, il culo alto e invitante. Le diede una pacca sonora sulla natica, facendola arrossire, e poi entrò di nuovo, stavolta da dietro, il cazzo che la penetrava fino in fondo, sfregando quel punto sensibile dentro di lei che la faceva tremare. "Prendilo tutto, rossa... la tua fica è mia stasera," ansimò, mentre una mano le scivolava tra le gambe per strofinarle il clitoride gonfio.Marianna venne per prima, un orgasmo violento che la squassò come un terremoto, la fica che si contraeva intorno al suo cazzo, schizzi di umori che bagnavano le sue cosce. "Cazzo... sto venendo!" gridò, il corpo inarcato, gli occhi verdi velati di lacrime di piacere. Luca non resistette: con un ultimo affondo profondo, si svuotò dentro di lei, fiotti caldi di sborra che le riempivano la fica, gocciolando fuori mentre lui pulsava ancora. Crollarono insieme sul pavimento, ansimanti, i corpi intrecciati in una pozza di sudore e fluidi.Più tardi, sdraiati sul letto sfatto, Marianna accese una sigaretta e soffiò il fumo verso il soffitto. Luca le accarezzava i capelli rossi, il dito che tracciava pigri cerchi sul suo seno. "Tornerai?" gli chiese con un sorriso malizioso. "Ogni sera, amore mio," rispose lui. E Bitonto, con i suoi vicoli silenziosi, custodì il loro segreto, mentre il sole tramontava rosso come i capelli di lei.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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