tradimenti
La vacanza a Peschici
04.04.2026 |
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"Ha cominciato a segarsi, " mi disse improvvisamente Simona, con la voce rotta dal piacere..."
Peschici, estate 2022.Scegliemmo di rilassarci a Peschici per un weekend di fine luglio. Partimmo il venerdì mattina presto e alle 10:00 eravamo già stesi al sole. Simona, per l’occasione, aveva acquistato un bikini ridottissimo che risaltava il suo enorme fondoschiena e il suo seno grazioso; si godeva il sole di quella giornata afosa, distesa pigramente sul lettino. Prima di pranzo decidemmo di fare un bagno rinfrescante: notai quanto fosse ancora più bella bagnata, con i triangolini del bikini che faticavano a contenere le sue forme, lasciando intravedere la sagoma dei capezzoli turgidi per il fresco dell'acqua.
Pranzammo in spiaggia con un'insalatina veloce per restare leggeri, dato che per la sera avevamo prenotato in un noto locale del posto, un tavolo agognato per settimane. Nel pomeriggio, vidi la coppia accanto al nostro ombrellone in evidente difficoltà con l’apertura della struttura; mi offrii di aiutarli mentre Simona riposava beata, baciata dal sole. Dopo avermi ringraziato, i due mi offrirono un caffè e salimmo insieme verso il bar dello stabilimento.
Al suo risveglio, Simona non mi vide e si preoccupò. Provò a chiamarmi, ma inutilmente, poiché avevo lasciato il telefono nello zaino sotto l'ombrellone. Fu in quel momento che si accorse di un dettaglio: nel sonno si era girata e il pezzo di sopra del bikini era scivolato via, lasciando la sua seconda piena all'aria. I suoi capezzoli grandi e scuri attirarono subito l'attenzione dei pochi presenti. Un vecchio "bavoso" rimase incantato a bocca aperta; un padre di famiglia, poco più in là, venne preso a schiaffi dalla moglie dopo aver commentato volgarmente la scena davanti ai figli. Infine, il suo sguardo incrociò quello del bagnino che stava iniziando il turno: un ragazzo sulla trentina, la pelle scurita dal sole, capelli biondi e occhi verdi magnetici. Lui, con fare audace ma garbato, le fece un occhiolino.
Imbarazzata, Simona si portò subito l'asciugamano al petto, cercando di nascondersi. Eppure, un brivido generato dalla reazione di quel ragazzo la percorse interamente. Si rivestì e si sedette sulla sdraio, continuando a seguire con lo sguardo ogni mossa del bagnino. Non vedendomi tornare, si incamminò verso la riva, passando di proposito davanti alla torretta del ragazzo. Sculettò vistosamente, muovendo quel suo culone sodo sotto gli occhi attenti del bagnino, che la studiava da dietro gli occhiali scuri. Si tuffò e riemerse con movenze provocanti, tutta dedicata a lui, mentre io ero ancora immerso nelle chiacchiere con i nuovi conoscenti.
Quando tornai all'ombrellone, la trovai stesa al sole. "Simo, loro sono Marco e Francesca," esordii. "Li ho aiutati e abbiamo scoperto che ceneranno nel nostro stesso ristorante stasera. Che ne dici se uniamo i tavoli?". Simona, socievole come sempre, accettò volentieri, ma notai una luce strana nei suoi occhi, quel luccichio che le brillava solo quando era eccitata. Non ci diedi troppo peso e passammo il resto del pomeriggio con i nuovi amici.
Alle 18:00 decidemmo di andare via. Simona volle farsi una doccia veloce per togliersi la salsedine; la precedetti per aspettarla fuori dal lido. Arrivata alle cabine, in una zona appartata e riparata, si ritrovò davanti proprio lui: il bagnino. Si guardarono per qualche secondo, poi lui fece il primo passo.
"Piacere, Paolo," disse tendendole la mano, mentre l'acqua della sua doccia continuava a scorrere.
"Piacere, Simona. Sono qui in vacanza col mio compagno," rispose lei, quasi a voler stabilire un confine che però desiderava varcare.
"Lo so, ho visto la fede," ribatté lui prontamente, spegnendo l'acqua e stringendosi l'asciugamano attorno alla vita.
"Non ti facevo così perspicace," mormorò lei prendendo il suo posto sotto il getto caldo.
Iniziò a lavarsi, passando le mani tra i capelli e lasciando che l'acqua scivolasse sul corpo. Paolo restò lì a fissarla, l'asciugamano teso dall'erezione che non riusciva più a nascondere. Simona, realizzando quanto fosse eccitante farsi guardare in quel modo, decise di osare.
"Pensi che non si veda che ti si è fatto duro?" lo rimproverò con un sorriso malizioso. Davanti ai suoi occhi increduli, si sganciò i triangolini del bikini, liberando i seni e iniziando a toccarsi i capezzoloni turgidi sotto l'acqua. Paolo rimase pietrificato, spingendosi istintivamente il sesso contro la pancia per contenere la pulsione.
"Be', ci vediamo in questi giorni allora," concluse lei con una risatina. Lui scappò via imbarazzatissimo, cercando di nascondere il "durello" evidente. Simona si asciugò, si rivestì e mi raggiunse radiosa. Durante il tragitto verso l'hotel, mi raccontò ogni singolo dettaglio di quelle ore. L'ascoltai eccitatissimo, amando quella sua versione inaspettatamente spudorata. Una volta in camera, ci concedemmo una scopata furiosa e veloce, prima di prepararci per la cena con Marco e Francesca.
La cena fu estremamente piacevole e, per concludere la serata, ci concedemmo una passeggiata tra i vicoli caratteristici del borgo. Le ragazze ammiravano le vetrine illuminate e i negozietti di artigianato, mentre io e Marco chiacchieravamo animatamente. Dopo un gelato mangiato pigramente, verso l'una di notte, decidemmo di rientrare nei rispettivi hotel, dandoci appuntamento per l'indomani: avevamo in programma di visitare una caletta isolata poco distante.
Appena rientrati in camera, Simona mi propose di fumarci un'ultima sigaretta in balcone. Lo spazio era piccolo ma accogliente, con un divanetto, una sedia e un tavolino; era un angolo discreto e riparato, perfetto per la penombra del primo piano. Mentre sollevavo la testa per espirare il fumo, osservai Simona: era distesa sul divanetto con le gambe allungate sul tavolino. Lo spacco profondo del lungo abito a fiori che aveva scelto per la serata metteva in risalto le sue gambe sode, le caviglie affusolate e i piedi curatissimi che svettavano sulle zeppe. Era di una bellezza sexy e rilassata che mi mozzò il fiato.
Notai che solo due balconi del palazzo di fronte avevano la visuale libera sul nostro. Su uno di questi, al quarto piano, scorsi un uomo che ci osservava incuriosito mentre fumava anche lui. Lo feci notare a Simona, che impiegò qualche istante a scorgerlo nel buio. La consapevolezza di essere guardati mi eccitò all'istante. Spensi la sigaretta e iniziai ad accarezzarle le cosce con insistenza.
"Dai, che ci vede..." sussurrò lei con un tono che però non ammetteva repliche.
"Mi sembra che la cosa non ti dispiaccia affatto," le risposi con aria di sfida.
Lei, per tutta risposta, spostò le gambe dal tavolino e le spalancò sul divanetto, sollevando il vestito fin sopra il bacino. Mi mostrò la sua grossa vulva, già lucida e bagnata; la leggera peluria sul pube la rendeva, se possibile, ancora più eccitante.
"Neanche stasera hai messo le mutandine, eh?" mormorai avvicinandomi. Mi afferrò la testa con entrambe le mani, guidandomi con forza tra le sue cosce. Affondai prontamente la lingua tra le sue labbra calde, assaporando quel mix inebriante di umori che mi mandò in estasi. Inserii due dita dentro di lei, lavorandola con ritmo, mentre la sentivo fremere.
"Guarda... ha cominciato a segarsi," mi disse improvvisamente Simona, con la voce rotta dal piacere. Finsi di non sentire e continuai a leccarla come un uomo assetato nel deserto. Lei iniziò a gemere sempre più forte, senza curarsi minimamente del silenzio della notte.
"Sì... vengo... vengo!" urlò, allontanandomi bruscamente mentre un fiotto abbondante di umori bagnava il divanetto.
Rivolsi lo sguardo al balcone di fronte, ma l'uomo si era già ritirato, probabilmente per finire il lavoro in bagno. "Adesso tocca a me," sibilai. La presi con decisione e la scaraventai contro la balaustra del balcone. Lei si aggrappò al corrimano, offrendomi il suo culone sodo e le gambe spalancate, con la figa ancora gocciolante rivolta verso di me. Diedi un'ultima leccata rabbiosa a quel nettare prima di penetrarla con forza. I colpi erano violenti, ritmici, cercavano il fondo.
"Sì... sì! Sbattimi come una troia!" urlava lei, ormai persa in un delirio di piacere.
Mentre continuavo a spingerla contro il ferro del balcone, cercai di capire se stessimo turbando la quiete pubblica, ma la via sembrava deserta. Poi, lo vidi di nuovo: l'uomo era tornato sul balcone e aveva ripreso a masturbarsi freneticamente guardandoci. Quella visione mi diede la spinta finale. Cominciai a colpire Simona con ancora più ferocia, finché non esplosi dentro di lei con un'eiaculazione potente e liberatoria.
Lei accolse tutto il mio seme, poi si girò con un movimento sinuoso. Mi ripulì il cazzo con la bocca, raccogliendo poi con le dita la sborra che colava dalla sua vulva per portarsela alle labbra e gustarla, il tutto sotto gli occhi rapiti del nostro spettatore. Mi godetti quel momento di trionfo finché non vidi l'uomo alzarsi e rientrare definitivamente. Sorrisi. Mi chinai, baciai Simona con dolcezza e la invitai ad andare a letto per ricaricare le energie.
Non potevamo minimamente sospettare quale strana e incredibile giornata ci avrebbe riservato l'indomani.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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