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tradimenti

Tornare a lavoro 2


di Eriaku
06.08.2025    |    4.370    |    1 8.9
"Sgomenta lo lascio andare di scatto senza osare aprire gli occhi, e lui rotola via da me..."
La mattina mi sveglio con una sensazione di nausea allo stomaco, ripensando agli eventi del giorno precedente. Mentre mi sveglio spero che sia stato un incubo, ma so che non lo è. Il giorno precedente sono stata ricattata dal mio capo, costretta a sottomettermi alle sue lascivia. Si è preso delle libertà come solo mio marito prima. Mi ha toccata, stuzzicata e dopo avermi piegata sulla scrivania del suo ufficio, posseduta senza barriere. Quel che è peggio è che, stimolata oltre ogni limite, ne ho goduto. L’orgasmo mi ha travolta, impedendomi di sottrarmi alla sua stretta mentre m’inseminava. Si è svuotato dentro di me, incurante del fatto che non prenda contraccettivi, riempiendomi il ventre.

Luca è già uscito con nostro figlio, e io pur non volendo affrontare l'idea di andare al lavoro vado in bagno a prepararmi.
So che Ferrara ha tutte le carte in mano contro di me; mi faccio forza, indosso il mio completo da lavoro e arrivo in ufficio in orario. Sono alla mia scrivania quando Ferrara entra. Va direttamente nel suo ufficio e, dopo pochi minuti, mi chiama. Entro e mi chiede di prendere una lettera. Inizia a dettarla e si alza per girare intorno alla scrivania. Si china, mi afferra la nuca e mi bacia sulla bocca. Fatico a non vomitare mentre la sua lingua rasposa preme sulle le mie labbra. Cerco di allontanarmi. Lui si tira indietro e sibila:

"Non farlo. Apri la bocca!"

Obbedisco, senza altra scelta. Inizia a baciarmi profondamente, la sua lingua che scivolava, sfiorava ed esplorava. Continua per forse due minuti, poi si ferma per riprendere fiato. Mi guarda e improvvisamente dice:

"Hai un bambino di quattro anni, vero?"

Annuisco, le lacrime che improvvisamente mi salgono agli occhi. Non voglio parlare di mia famiglia con quell'orribile uomo, ma lui continua : "So che ne vuoi di più." Ricordo che me l'aveva chiesto al colloquio e, all'epoca, pensai che si stesse chiedendo se avrei preso un congedo di maternità. Avevo risposto che volevamo più figli in futuro e lui aveva lasciato cadere l'argomento.
Ferrara dice: "Stai cercando attivamente di avere un bambino ora?"

Rispondo con un tremito nella voce: "Sono cattolica e per la mia fede è contro la mia fede usare contraccettivi artificiali."
Ferrara dice: "Me lo hai già detto. Intendo dire, tuo marito ti chiava spesso?”

Al mio silenzio, mi strizza un capezzolo con un veloce movimento "Usiamo il metodo del ritmo e facciamo sesso quando è più sicuro!" Squittisco allarmata.

Lui annuisce: "La risposta, come immaginavo, è no. Bene! Sia chiaro, con me non lo farai, Elena. Ti scoperò quando voglio, in qualsiasi momento mi andrà e dovunque sarà possibile."

Rispondo: "No. È troppo. Non lo farò."

Mi costringe a guardarlo negli occhi: "Ok, chiamiamo la polizia. Finirai dentro per un bel po'. Tuo figlio sarà mezzo cresciuto quando uscirai."

Ferrara prende il telefono e premette alcuni tasti, sento la risposta della centrale di polizia.
Sono presa dalla paura: "No, no, aspetti. Per favore!"
Un ghigno beffardo appare sul volto di Ferrara. Dice: "Brava, Elena. Stai imparando. Ora togliti le mutandine."
Mi alzo e lentamente mi abbasso l'intimo. Ferrara mi fissa, leccandosi le labbra. Tende la mano.
Rossa di vergogna gliele consegno.
Se le porta al naso, inspirando rumorosamente: "Sanno della sua fica, Signora Marchetti. Tuttavia, non si addicono ad una segreteria che è anche una zoccola repressa come lei. Troppo pudico, come il resto d’altronde. In pausa pranzo tornerà a casa, si cambierà e tornerà qui vestita in modo adeguato. Gonna corta, trucco. Non si disturbi a rimettersi la biancheria, tanto non le servirà."

Continua a fissarmi torvo, finché non annuisco con un cenno del capo.

Torna a darmi del tu: "Quanti anni hai, Elena?"
"Ventisei," rispondo.
"Mmh. Sembri più giovane. Io ho quarantacinque anni, quasi venti più di te."
Si dà una pacca sulla pancia piatta e dice: "Non sono in cattiva forma, però e mi piace ancora molto il sesso. Ti soddisferò, e molto."

Parlando cammina, finché si mette davanti a me, si inginocchia e solleva la mia gonna. Ferrara seppellisce il viso tra le mie gambe e annusa la mia vagina, poi inizia a leccare le mie labbra. Mi preparo. Non voglio che pensi di potermi dare piacere. Penso alla situazione e a quanto sia disgustoso, ma Ferrara muove le mani in alto e separa le mie labbra, iniziando a leccare direttamente il clitoride. Sento un'ondata di piacere e lotto contro di essa con la forza di volontà per un po', stringendo le mani ai braccioli della sedia. Ferrara continua a leccare, sfiorare, esplorare, con la sua lingua spessa e invadente, e con mia vergogna, mi eccito. Non lo voglio e mi sento in colpa, pregando che si fermi prima che se ne accorga, ma non riesco a fermarmi. Continua e lecca i miei umori mentre mi bagnavo abbondantemente, mordendomi le labbra per cercare di trattenere ogni suono.

“Mi stai riempiendo la bocca, Elena.” Soffia sulla mia vagina accaldata. “Scommetto che tuo marito non te la lecca, vero?”
Stavolta non pretende alcuna risposta, anzi continua a leccarmi implacabile fino a strapparmi un gemito dalle labbra per poi fermarsi.

Penso scioccamente volesse darmi una tregua. Mi sbaglio. Mi prende i polsi e mi tira giù in ginocchio, poi mi spinge sulla schiena. Sdraiata sul pavimento, lo vedo aprirsi frettolosamente i pantaloni e li abbassa. Il suo pene sporge e, il prepuzio che si ritrae, la sua lucida punta viola e grossa scivola fuori come una prugna matura, con una goccia di fluido lucente sulla punta. Ferrara mi allarga le gambe e un momento dopo è sopra di me sulla moquette. Sento il suo pene che struscia fra le cosce.

“Hai la fica fradicia, Elena. Non vedi l’ora di essere chiavata, lo so.”

Volto lo sguardo, cercando di ignorarlo. Non me lo permette. Mi afferra il mento con una mano costringendo il mio sguardo nel suo. Lo sento puntarsi fra le mie labbra sul punto di entrare, e poi è dentro di me. La mia vagina è davvero scivolosa e lui penetra completamente con una forte spinta. Inizia a muoversi rapidamente da subito, la bocca contro il mio orecchio, mordendo e leccando. Sussurrando oscenità:

“Ti verrò dentro, e ti piacerà...”
“...Lo senti? Te la sto allargando per bene...”

Di nuovo, cerco con tutta la mia volontà di resistere all'eccitazione, ma lui è completamente sepolto dentro di me. Il suo membro si fa strada avanti e indietro separando, stirando le labbra della mia vagina, schiacciando le sue pelvi sulle mie in modo che il clitoride venga stimolato rudemente.

Sento i suoi testicoli sbattermi addosso ad ogni colpo di bacino.

Con l'orgasmo che si avvicina, mi mordo il labbro sperando che il dolore acuto mi aiuti a rimanere concentrata, ma è inutile. Il piacere esplode spontaneamente e sento le contrazioni che mi attraversano. Ferrara se ne accorge:

“Così, così, brava! Vienimi sul cazzo, forza! Senti come mi stringi, vuoi la mia sborra eh?”

Grugnisce e poi inizia a muoversi rapidamente su e giù, la sua asta durissima mi sconquassa. È con un rantolo che inizia a rilasciare il suo seme dentro di me. Sdraiato su di me, mi riempie con colpi d’anca sempre più lenti. Dopo aver finito, mi rimane sopra per alcuni istanti e è con orrore che mi occorre di aver obbedito, di averlo stretto con le braccia e le gambe per tutta la durata dell’amplesso. Sgomenta lo lascio andare di scatto senza osare aprire gli occhi, e lui rotola via da me.

"Bellissimo. Oh Dio, eri bollente. Sono bravo, vero? So che ti è piaciuto, quindi non fingere nemmeno." Mi canzona.

Non dico nulla, mi alzo e mi rimetto l'intimo senza guardarlo.

La sua voce mi raggiunge come un ordine: “Sbriga un po' di lavoro e vai a casa a cambiarti per la pausa pranzo.”
Esco dal lavoro e, quando arrivo a casa, salgo di sopra e inizio a cercare tra armadi e cassetti. Da quando è nato Marco, ho indossato abiti davvero ordinari. Trovò una gonna che indossavo ai tempi della scuola e la sollevo. Mi sorprende quanto sia corta e attillata. La indosso e tiro fuori un reggicalze e delle calze che Luca mi ha comprato per San Valentino. Mi tolgo il reggiseno e le mie tette sode e piene sono sotto il mio esame. Sono ancora arrossate da quello che mi ha fatto. Scelgo rapidamente una camicetta, rosa pallido, e la indosso. Un po' di rossetto, trucco, un paio di scarpe con il tacco e sono pronta.

Quando torno in ufficio, Ferrara deve aver sentito il mio arrivo perché immediatamente suona l'interfono. Cammino sentendomi molto a disagio.

Entro, Ferrara si alza, i suoi occhi che mi percorrono. Si avvicina molto e, allungandosi, prende la vita della mia gonna e tira, sollevandola così che le mie mutandine siano visibili.

“Così non va bene, la sua fica deve essere sempre libera durante l’orario di lavoro Signora Marchetti!”

Si tira indietro, sbottonandomi la camicetta scoprendo buona parte del mio seno: "Così va meglio. Ora mi porti il fascicolo verde dallo scaffale in alto."

Vado verso gli scaffali dei documenti e devo mettermi in punta di piedi per raggiungere. Immediatamente, Ferrara è dietro di me, una mano tra le mie gambe, l'altra che cerca il mio seno sinistro. Inizia a tirarmi giù le mutandine, posso sentire il suo respiro, ansimante come un cane.

Sibila: "Hai bisogno di essere scopata, Elena. Non lo sapevi, ma ti ho osservata alle cene del club di golf. Eri così fresca. Quando sei rimasta incinta, ero geloso di Luca. Non potevo credere quando ho ricevuto la tua domanda di lavoro. Era come se il destino ti avesse portato da me. Scoperemo un sacco. Ti riempirò del mio bambino."

Ferrara continua a pressarmi contro il muro facendo quello che vuole col mio corpo. Mi tocca fra le gambe con volgare insistenza, le dita scorrevano fra le mie pieghe finché prende il sottile tessuto che attaccava i lati delle mie mutandine e le strappa letteralmente via. Stringendomi un seno, mi masturba. Stringo le cosce cercando di fermarlo ma è inutile.
Questo non è affatto come quello che è successo ieri o questa mattina. Non fa alcun tentativo di essere gentile.

Mi spinge contro gli scaffali quando ormai ansimo, mi penetra da dietro e mi monta molto forte. “Questo è quello che succede quando non rispetta le sue mansioni Signora Marchetti.” Sussurra piegato su di me.

Una mano sulla mia spalla, con l’altra si prende un’altra cosa che non ho mai concesso.
Una fitta accompagna l’ingresso di un suo dito nel mio ano.

“Lo sapevo, lo sapevo! Una volta che ti avrò messa incinta, mi prenderò anche il tuo culo. Ti piacerà, vedrai!”

È tutto finito in pochi minuti. Spinge il suo pene dentro forte e veloce, facendo lo stesso col dito. Poi, mi tira forte contro il suo corpo ed eiacula profondamente dentro di me.

È doloroso; eppure, nel sentirlo riempirmi ancora volta, raggiungo la vetta di nuovo. È come se il mio corpo volesse a tutti i costi compiacerlo. Nel realizzarlo mi sento completamente impotente, sapendo di avere due scelte: sottomettermi o farmi mandare in prigione. Quando finisce e sento il suo corpo lasciare il mio, senza aspettare di recuperare le mutandine abbandonate sul pavimento, corro dal suo ufficio e vado a lavarmi nel bagno sperando di rimandare l’inevitabile.
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