Barista Sottomessa 24 – Il clistere caldo
Il bar era ancora tranquillo quando lui entrò con una borsa di pelle nera. Si sedette al tavolo appartato in fondo e le fece cenno di avvicinarsi.
«Tra venti minuti vai in bagno. Ho un nuovo gioco per te oggi.»
Quando il momento arrivò, Sara chiuse velocemente il bagno del personale. Lui la seguì poco dopo.
«Alza la gonna e piegati sul lavandino.»
Sara obbedì, offrendo il culo perfetto. Il Padrone estrasse una grossa sacca da clistere da due litri già piena di soluzione tiepida e leggermente salata, con tubo e cannula spessa. Accanto posò un tappo gonfiabile e una piccola bilancia digitale.
«Oggi ti riempio completamente. Voglio che il tuo ventre diventi pesante e caldo per tutto il turno.»
Le lubrificò il buchetto e inserì la cannula. Aprì il flusso lentamente. Sara gemette sentendo il liquido tiepido invadere le sue viscere. Un litro… un litro e mezzo… due litri pieni. La sua pancia si gonfiò visibilmente sotto la camicetta, tesa e arrotondata. Le gambe le tremavano.
«Padrone… è troppo… mi sento scoppiare…»
Lui estrasse la cannula e inserì subito il tappo gonfiabile, pompandolo fino a sigillarla ermeticamente. Il liquido caldo agitava dentro di lei a ogni respiro.
«Lo terrai dentro fino alla chiusura. Ogni tanto verrò io a controllare quanto ne hai trattenuto.»
Sara tornò in sala con passo rigido, la gonna che a malapena copriva il culo gonfio. Ogni movimento faceva spostare il liquido, creando una pressione costante e umiliante. Serviva ai tavoli con le guance arrossate, sorridendo a fatica mentre la pancia tesa premeva contro la stoffa della camicetta.
Verso le undici, quando il locale era ancora abbastanza vuoto, il Padrone la chiamò al tavolo.
«Vieni qui.»
La fece entrare velocemente nel bagno, la fece salire sulla bilancia e controllò il peso.
«Bene. Hai perso solo duecento grammi. Continua così.»
La rimandò al lavoro con una leggera pacca sul ventre gonfio.
Durante il turno il tormento continuò. Sara camminava con le gambe leggermente divaricate, trattenendo con tutta se stessa. Quando si chinava per prendere ordinazioni o pulire i tavoli bassi, la pressione diventava quasi insopportabile. Una volta dovette aggrapparsi al bancone per un crampo forte, mordendosi il labbro fino a farlo sbiancare.
Poco prima di pranzo, durante un momento di calma, lui la chiamò di nuovo in bagno per una seconda pesata. Poi una terza verso le quindici, quando il locale si era svuotato un po’.
Ogni volta il numero scendeva lentamente. Il Padrone sorrideva soddisfatto, premendo con la mano sulla sua pancia tesa e godendo dei suoi gemiti soffocati.
Verso la chiusura, quando rimasero solo loro due, la pressione era diventata quasi insostenibile. Sara aveva la fronte imperlata di sudore e le cosce tremanti.
Lui chiuse la porta a chiave, la piegò sul bancone e sgonfiò parzialmente il tappo.
«Ora ti scopo mentre sei ancora piena.»
Le entrò nel culo con una spinta profonda, usando il liquido come lubrificante osceno. Il suono bagnato e degradante riempiva il locale mentre la inculava con forza. Sara venne quasi subito, violentemente, con il ventre che ancora conteneva gran parte del liquido caldo.
Lui continuò senza pietà finché non le scaricò dentro il suo sperma denso, mescolandolo al resto.
Solo allora le permise di liberarsi quasi completamente, ma le rimise il tappo con quello che restava dentro.
«Torna a casa così. Domani mattina voglio ancora qualcosa di mio dentro di te.»
Sara, con le gambe molli, la pancia ancora leggermente gonfia e il respiro corto, lo guardò con totale sottomissione.
«Sì, Padrone… Riempimi sempre come vuoi. Sono il tuo contenitore.»
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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