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trio

Cesare e Nadia capitolo 2


di bullmarchigiano
20.06.2026    |    3    |    0 8.0
"Nadia infilò una mano tra i capelli lunghissimi di Linh, mentre l’altra scendeva sul suo petto, stringendo una delle tettine piccole..."
Capitolo 2 – La vietnamita Viziosa.

Stavamo scopando da una ventina di minuti, sudati e affamati come sempre. Nadia era a quattro zampe sul nostro letto king size, il culo alto e rotondo spinto verso di me. Io la tenevo per i fianchi e la sbattevo con colpi profondi e regolari, facendo sbattere le sue tette terza abbondante contro il materasso. La sua fica era fradicia, calda, e si contraeva intorno al mio cazzo ogni volta che affondavo fino in fondo.
«Più forte, Cesare… scopami come una troia» gemeva lei, la guancia premuta sul cuscino. Le diedi quello che voleva: accelerai il ritmo, schiaffeggiando il suo culo, che diventava sempre più rosso. Nadia urlò di piacere, spingendo indietro per prendermi più a fondo. Poi, tra un gemito e l’altro, girò la testa quanto bastava per guardarmi con quegli occhi verdi carichi di malizia. La voce le usciva spezzata, bassa, quasi un sussurro sporco.«Cesare… ho una collega… si chiama Linh… vietnamita… 26 anni… un corpicino minuscolo da bambola…» Rallentai le spinte, ma rimasi dentro di lei fino in fondo, facendola sentire ogni centimetro. «Dimmi di più» ringhiai, muovendomi piano, torturandola.Nadia sorrise, mordendosi il labbro. «Oggi a pranzo… mi ha confessato di essere bisessuale. Mi ha guardato dritta negli occhi e mi ha detto che le donne italiane la fanno bagnare… soprattutto io. Ha detto che quando mi vede camminare in ufficio con la gonna stretta… le viene voglia di toccarmi.» Sentii il cazzo pulsarmi violentemente dentro di lei. Nadia se ne accorse e contrasse la fica intorno a me, stringendomi come una morsa.«Continua» ordinai, dando un colpo secco che la fece gemere forte. «Le ho chiesto se ha mai provato con una coppia…» proseguì Nadia, la voce roca di piacere. «Lei è diventata tutta rossa… ha abbassato lo sguardo… ma poi ha sussurrato: “No… però ci penso spesso. Mi eccita l’idea di stare in mezzo a un uomo e una donna… di essere usata da entrambi”.» Accelerai di nuovo, scopandola più forte, il suono osceno della mia pelle che sbatteva contro il suo culo che riempiva la stanza.«E tu cosa le hai detto?» chiesi con voce tesa. Nadia spinse il culo contro di me, prendendomi tutto, e gemette prima di rispondere:«Le ho detto la verità… Le ho detto che mio marito adora guardarmi mentre mi faccio scopare da altri… che mi piace essere la sua porcellina… e che dopo mi riprendo sempre lui, ancora più bagnata e sporca.» Nadia fece una pausa, respirando affannosamente mentre io la martellavo. «Poi le ho mostrato una foto di noi due in vacanza… quella dove sono in bikini. Lei l’ha fissata a lungo… e mi ha chiesto: “Tuo marito è geloso?”. Io le ho risposto: “No… gli piace da morire vedermi aperta e vogliosa”.» Le infilai una mano sotto, trovai il clitoride gonfio e lo sfregai forte mentre continuavo a scoparla.Nadia tremò, la voce che diventava sempre più spezzata.«Cesare… lei si è morsa il labbro… ha stretto le cosce sotto il tavolo… e mi ha detto sottovoce: “Sarei curiosa di vedere come siete insieme… di provare cosa si sente ad avere due persone che ti desiderano nello stesso momento”.»
Sentii l’orgasmo avvicinarsi. Strinsi più forte i fianchi di Nadia e accelerai, sbattendola con violenza. «Vuoi invitarla?» ringhiai. Nadia venne per prima, un orgasmo violento che le fece contrarre tutta la fica intorno al mio cazzo. Urlò, il corpo che tremava, ma riuscì comunque a rispondere tra i gemiti:«Sì… sabato sera… cena qui da noi. Solo noi tre. Io mi vestirò da troia… tu preparerai da bere… e dopo cena… la scopiamo insieme. Voglio vederla in ginocchio che mi lecca la fica mentre tu la prendi da dietro… Voglio che tu mi scopi mentre lei mi succhia le tette… Voglio sentirla gemere in vietnamita mentre la riempi di cazzo e di lingua…»Quelle parole mi fecero esplodere. Diedi ancora tre colpi profondi e venni dentro di lei con un grugnito animale, schizzando fiotti caldi e abbondanti nella sua fica fradicia.
Restammo così, ansimanti, il mio cazzo ancora seppellito dentro di lei. Nadia girò la testa, mi guardò con un sorriso da puttana soddisfatta e mi sussurrò, la voce ancora tremante: «Le scrivo domani mattina… Le dico che vogliamo conoscerla meglio… fuori dall’ufficio. E sabato sera la facciamo diventare la nostra piccola porcellina vietnamita.»

Sabato sera era arrivato.

La casa profumava di risotto ai funghi e di vino rosso. Avevo preparato tutto con cura: tavola apparecchiata, luci soffuse, musica jazz in sottofondo. Nadia aveva scelto un abitino nero aderente, corto, che le arrivava a metà coscia e lasciava intravedere il bordo delle calze autoreggenti. La scollatura era profonda, le tette terza abbondante strette e messe in risalto. Era già arrapata, gli occhi lucidi di aspettativa. Quando suonò il campanello, Nadia mi lanciò uno sguardo complice e andò ad aprire. Linh entrò timidamente, bellissima nella sua delicatezza. Minuta, 1,58 m di pelle chiarissima quasi porcellana, capelli neri lunghissimi e lisci che le scendevano fino al sedere, occhi a mandorla scuri e profondi. Indossava un vestitino bianco leggero, aderente sul corpicino esile, che sottolineava le tette piccole e sode, la vita sottilissima e quel culetto rotondo e alto. Ai piedi aveva dei tacchi bassi eleganti. Arrossì leggermente quando mi vide.«Ciao Cesare» disse con voce morbida. «Grazie per l’invito.» Nadia la abbracciò con calore, tenendola un secondo più del necessario, il corpo premuto contro quello della collega. Le diede un bacio sulla guancia, vicinissimo alla bocca. «Vieni, Linh. Cesare ha cucinato per noi. Sei bellissima stasera.»

Ci spostammo in salotto per l’aperitivo. Versai tre calici di prosecco. La conversazione partì leggera, ma l’aria era già elettrica. Nadia si sedette accanto a Linh sul divano, vicinissima, una mano posata casualmente sulla sua coscia.
Durante la cena la tensione crebbe lentamente. Nadia sedeva accanto a Linh, io di fronte. Il vino scorreva. Nadia iniziò a raccontare, con voce calda e bassa:«Sai, Linh… Cesare e io non siamo una coppia normale. Ci piace condividere il piacere. Mi piace farmi guardare da lui mentre mi lascio andare… e a lui piace vedermi godere.»Linh arrossì violentemente, ma non abbassò lo sguardo. Strinse le cosce sotto il tavolo.«Quindi… non sei geloso?» chiese a me, la voce un po’ tremante.«No» risposi con calma, guardandola negli occhi. «Mi eccita da morire vedere Nadia che si apre. E mi eccita ancora di più quando partecipiamo insieme.» Nadia sorrise e accarezzò lentamente la coscia di Linh sotto il tavolo. «Linh… tu sei bisessuale, vero?» La ragazza annuì, le guance in fiamme. «Sì… ma non ho mai provato con una coppia. Solo con donne… e con un ragazzo qualche volta.» Nadia si avvicinò di più, la voce ridotta a un sussurro provocante. «Ti eccita l’idea di stare in mezzo a noi due? Di avere le mie mani e la lingua di Cesare su di te nello stesso momento?» Linh deglutì, respirando più veloce. «Io… sì. Ci ho pensato tanto dopo quel pranzo con te. Mi sono toccata pensando a voi due.» Finita la cena ci spostammo sul grande divano del soggiorno. Nadia mise una musica sensuale e versò altro vino. L’atmosfera era densa, carica di desiderio. Nadia si girò verso Linh, le prese il viso tra le mani con dolcezza ma decisione.
«Posso baciarti?»
Linh annuì appena. Le loro labbra si incontrarono piano. Il bacio divenne profondo, lingue che si intrecciavano. Nadia infilò una mano tra i capelli lunghissimi di Linh, mentre l’altra scendeva sul suo petto, stringendo una delle tettine piccole. Io ero seduto sulla poltrona di fronte. Mi slacciai i pantaloni, tirai fuori il cazzo già duro e iniziai a toccarmi lentamente, godendomi lo spettacolo. Nadia fece sdraiare Linh, le risalì il vestitino fino alla vita e scoprì mutandine di pizzo bianco già bagnate fradice. Infilò due dita sotto il tessuto e Linh inarcò la schiena, gemendo piano. Nadia si tolse l’abitino rimanendo in lingerie nera, poi spogliò completamente Linh. Il corpo della ragazza era una bambola: pelle chiarissima, tette piccole con capezzoli scuri e durissimi, fichetta rasata lucida di umori. Nadia si chinò e le leccò i capezzoli, poi si abbassò tra le sue gambe. Poco dopo si alzò, si tolse le mutandine e si mise a cavalcioni sul viso di Linh.«Leccami, Linh. Fammi sentire quella linguetta.» Linh iniziò a leccare con entusiasmo crescente. Nadia gemette forte, roteando i fianchi. Poi scese, si girò e si mise in 69. Le due donne si divorarono a vicenda: suoni osceni di lingue, succhi e gemiti.Quando si separarono, ansimanti, Nadia si avvicinò a me, si inginocchiò e mi prese il cazzo in bocca. Lo succhiò con fame, poi guardò Linh.«Vieni… assaggia il cazzone di mio marito.»
Linh si inginocchiò accanto a lei. Iniziò a succhiarmi mentre Nadia le leccava la fichetta da dietro. Il piacere era intensissimo. Non resistetti a lungo: venni nella bocca di Linh, schizzando fiotti densi. Lei tenne la bocca aperta, e Nadia la baciò profondamente, scambiandosi il mio sperma con la lingua in un bacio sporco e lunghissimo.
Poi presi Linh, la sdraiai e le entrai nella fichetta stretta. Mentre la scopavo con spinte profonde, Nadia si mise sopra di lei a cavalcioni sul viso. Linh le leccava la fica con passione mentre io la sbattevo. Dopo qualche minuto cambiammo. Nadia e Linh si misero in 69: Linh sopra, la faccia sepolta tra le cosce di Nadia, e Nadia che le divorava la fichetta da sotto con la lingua e le dita.Io mi posizionai dietro Linh. Le spalancai il culetto rotondo e perfetto, ci sputai sopra e appoggiai la cappella contro il buchetto stretto. «Vuoi che ti scopi nel culo, Linh?» chiesi con voce roca.«Sì…» gemette lei contro la fica di Nadia. «Piano… ma voglio sentirti tutto.» Entrai lentamente, centimetro dopo centimetro, nel suo culo strettissimo. Linh emise un gemito lungo e acuto, il corpo che tremava. Quando fui completamente dentro iniziai a muovermi con spinte misurate ma profonde. Nadia, da sotto, non smise un secondo di leccarla. La sua lingua lavorava con precisione sul clitoride gonfio di Linh, succhiandolo, leccandolo in cerchi veloci, mentre due dita le scopavano la fica. Linh era impazzita: gemeva fortissimo contro la fica di Nadia, il corpo minuto scosso da brividi continui. Il culo le stringeva il cazzo in una morsa calda e pulsante.«Così… lecca la mia porcellina mentre io le inculo questo culetto stretto» ringhiai. Nadia intensificò il ritmo della lingua, succhiando il clitoride di Linh con forza. Linh venne violentemente: un orgasmo lunghissimo, il corpo che si contorceva, il culo che si contraeva spasmodicamente intorno al mio cazzo, mentre urlava parole mescolate in vietnamita e inglese. Nadia continuò a leccarla durante tutto l’orgasmo, prolungandolo fino a farla tremare senza controllo, la lingua che non dava tregua al clitoride gonfio e sensibile.
Solo allora accelerai le spinte nel suo culo, scopandola più forte, sentendo ogni contrazione del suo buchetto intorno all’asta. Quando sentii che stavo per venire, tirai fuori il cazzo e mi alzai.
«Tutte e due in ginocchio, bocche aperte.» Nadia e Linh si misero immediatamente guancia contro guancia, lingue fuori. Schizzai la seconda sborrata abbondante: fiotti lunghi e densi che colpirono le loro lingue, le bocche, le facce e le tette. Le due donne si baciarono di nuovo, sporche di sperma, passandoselo e inghiottendolo con gusto.
Ci sdraiammo tutti e tre sul divano, esausti e ancora pulsanti. Nadia si sollevò su un gomito, mi guardò da sopra il corpo di Linh e mi disse con voce bassa, intensa, quasi tremante di emozione:«Questo… questo è quello che siamo, Cesare. Io e te. Due anime che si amano da morire, che scopano come animali tra loro e che scelgono di aprire le porte del piacere più sporco e più puro a chi ci eccita. Non c’è niente di più bello che vederti mentre mi guardi diventare una troia completa… e poi riprendermi, ancora piena di umori altrui, ancora più tua.»
Le accarezzai il viso, poi le labbra ancora sporche di sborra, e risposi con la stessa intensità:«Tu sei la mia porcellina perfetta, Nadia. La donna che amo con tutto me stesso. Ogni volta che ti vedo aprirti, gemere, contorcerti sotto altre lingue e altri cazzi… sento l’amore esplodermi dentro. Non è solo sesso. È libertà. È complicità assoluta. È sapere che posso darti tutto il piacere del mondo senza mai perderti, perché alla fine torni sempre da me, più bagnata, più sporca e più innamorata. Viviamo da dio così. Intensamente. Liberamente. Senza regole che non siano le nostre.» Linh, ancora ansimante tra noi, sussurrò con un sorriso timido ma radioso: «Grazie… non mi sono mai sentita così desiderata e al sicuro insieme.» Nadia le baciò dolcemente la fronte, poi tornò a guardarmi negli occhi, la voce ridotta a un sussurro roco e pieno di promessa:«E tu, amore mio… sei l’uomo che mi permette di essere la puttana più felice del mondo. Ti amo da impazzire. E non vedo l’ora di rifarlo… ancora più sporco, ancora più intenso.»
La strinsi forte contro di me, con Linh in mezzo, e sentii il cuore battere forte.
Questa è la nostra vita.
Una vita di amore profondo, di sesso crudo e senza limiti, di condivisione totale.
Una vita in cui io e Nadia ci apparteniamo completamente, proprio perché abbiamo scelto di non possederci mai.
E ogni volta che finisce una serata così, l’amore tra noi brucia ancora più forte.
Sabato sera perfetto.







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