tradimenti
La fidanzata del mio amico (parte 38)
08.06.2026 |
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"M - "Ci vediamo domani? Stesso posto, stessa ora?"
F - "Sei deliberata!"
M - "Non hai ancora visto niente..."
Chiesi spiegazioni.Dovetti mostrare fastidio, invece amavo vederla e saperla così spudorata.
Attesi una ventina di muniti prima di ricevere risposta.
M - "Sono in camera mia, stavo guidando."
Io - "Ti sei divertita? Ti sembra il modo di comportarti dopo i patti che avevamo?"
M - "Io non sto alle regole decise dagli altri, amore mio. Meno che mai a quelle di Letizia. Le ho riscritte io stasera. Vi ho lasciati nel vostro fottuto triangolo e mi sono presa quello che volevo."
Io - "E sentiamo. Cosa hai fatto nel dettaglio?"
M - "Ti lascio all'immaginazione. Ma puoi farla scorrere molto, non credere mi sia risparmiata...ora fatti una sega immaginandomi in ginocchio mentre mi schizza in bocca alla fine del primo round, e poi dormi! Buonanotte amore mio!"
Mi venne duro.
Lunedì mattina.
Letizia mi scrisse che la chat Telegram tra Fabrizio e Maria si accese all'improvviso.
Dal tablet nella sua stanza, dove si stava godendo un giorno di permesso dal lavoro, osservava lo schermo in tempo reale attraverso l'account clonato del fidanzato.
M - "Allora, com'è stato ieri il triangolo? Ti sei divertito?"
F - "A dire il vero... mi sono sentito quasi messo da parte. Cioè, non proprio, non sono rimasto inerme, ma mi sembrava di essere solo il terzo, quasi un intruso. Capito cosa intendo? Hanno fatto quasi tutto loro..."
M - "Si, capisco perché è stato quello che ho provato sabato sera io con loro. Vuoi vendicarti?"
F - "Cosa vuoi fare?"
M - "Tu che dici?"
Sullo schermo di Letizia apparve un breve video di dieci secondi.
Maria, sul suo letto, con la gonna sollevata e le dita infilate nella figa, lo sguardo provocatorio fisso verso l'obiettivo.
M - "A che ora torni a casa?"
F - "Alle 18!"
M - "OK, mi faccio trovare da te. Oggi i registi siamo noi!"
Alle 20, Letizia bussó alla mia porta.
Una mano reggeva due pizze, l'altra il tablet.
F - "Vuoi vederli all'azione?"
Gli occhi incollati allo schermo del dispositivo, un file da 40 minuti che Fabrizio, puntuale e fiero, aveva inviato a Maria su Telegram dopo il loro amplesso.
Il video era di una crudezza disarmante. Maria era sul letto di Fabrizio, completamente nuda se non per i tacchi. La telecamera dello smartphone la riprendeva da vicino, senza filtri, mentre subiva un anale violentissimo.
Ma erano i dialoghi a tagliare l'aria come lame.
M — “Sì, Fabrizio... entra tutto! Sfondami il culo! Oddio che bel cazzo duro che hai, lo sento tutto!”
F — “Dio, Maria... Che bel culo che hai...non sapevo ti piacesse da dietro!”
M — “Negli ultimi giorni ho ripreso questa attività, devo recuperare il tempo perso! E tu mi aiuterai, anche di fronte a Marco e Letizia. Lei ha vinto la sfilata solo perché ha fatto la sceneggiata con i lacci, ma a letto non è alla mia altezza, Fabrizio, dillo! Dillo che sono una troia! Dillo che ti piace di più rompere il mio culo! Guarda come mi prendo tutto il tuo cazzo mentre lei pensa di essere la regina. Diglielo a quella sfigata che oggi sei mio!”
Letizia guardava la scena con il respiro spezzato. Sentire la sua amica insultarla in quel modo, usando il corpo del suo fidanzato per scalzarla dal trono, le stava facendo saltare l'ultimo briciolo di pudore.
Si voltò verso di me, gli occhi rosso fuoco per la nuova sfida.
L — “Pensano di aver fatto la follia della vita chiudendosi in una stanza. Pensano di essere avanti perché hanno fatto un video di nascosto. Dobbiamo risponderle adesso... Ma non lo faremo qui dentro. Dobbiamo farlo davanti a tutti.”
Il video si concluse con la venuta del mio amico nel culo della mia ragazza.
M - "Ci vediamo domani? Stesso posto, stessa ora?"
F - "Sei deliberata!"
M - "Non hai ancora visto niente..."
Letizia si alzò, andò dritta verso il mio armadio. Sapeva che Maria, nei weekend passati da me, lasciava sempre qualche vestito.
Tirò fuori una camicia di seta bianca, Se la infilò sulla pelle nuda, lasciandola completamente sbottonata sul davanti, senza reggiseno.
L — “Andiamo. Prendi il telefono e il treppiedi.”
Prendemmo la mia macchina e guidammo fino alla periferia della città, in un grande spiazzo sterrato dietro una fabbrica abbandonata, un luogo famoso nella zona per il car sex e il voyeurismo.
C'erano già una quindicina di auto parcheggiate a fari spenti, alcune con i finestrini appannati, altre con uomini soli che camminavano lentamente nel buio, stringendosi nei giubbotti, in cerca di uno spettacolo.
Non ci nascondemmo.
Parcheggiai la macchina proprio al centro dello spiazzo, sotto la luce fioca di un lampione lontano.
Scesi, posizionai il treppiedi con lo smartphone puntato sul cofano anteriore della vettura.
Letizia scese subito dopo.
La camicia di Maria svolazzava al vento freddo della sera, rivelando i seni nudi a chiunque stesse guardando dalle altre auto.
Nel giro di due minuti, tre ombre si avvicinarono a piedi, fermandosi a cinque metri di distanza, nel silenzio più assoluto.
Letizia si mise di spalle, appoggiando i gomiti sul cofano freddo della macchina, sollevando la gonna e spostando gli slip di lato.
Mi guardò, con un sorriso di pura sfida.
L — “Scopami. Voglio che guardino tutti. Voglio che l'odore di questa troia rimanga su questa camicia.”
La sbattei sul cofano con una ferocia di tutto rispetto.
Il rumore dei nostri corpi che sbattevano contro la carrozzeria rimbombava nello spiazzo.
Letizia urlava senza freni, incurante degli sconosciuti che si stavano avvicinando sempre di più, attirati da quella spudoratezza inaudita.
Uno di loro iniziò a masturbarsi a pochi passi da noi.
Letizia guardava fisso l'obiettivo del telefono sul treppiedi. Parlò come se Maria stesse guardando.
L — “Guarda, Maria! Guarda dove sono io mentre tu ti nascondi in casa! Io mi faccio montare dal tuo uomo davanti a tutta la città! Questa camicia è tua, la rimetteró nell'armadio con mio sudore e odore, ma stasera la sborrata di Marco se la prende la tua maestra!”
Venni su di lei sul cofano, lasciando che il seme colasse sulla carrozzeria e sulla stoffa della camicia di Maria. Letizia si girò, sfinita, con il trionfo stampato in faccia, mentre gli spettatori nel buio accennavano a un applauso silenzioso e perverso. Raccolsi il telefono dal treppiedi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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