tradimenti
Senza Volto.
15.04.2026 |
4.048 |
5
"Il ritmo cresce gradualmente, inesorabile, come tutto quello che ha fatto stanotte..."
DONNA INQUIETASono sola. Piero è partito all’estero per due settimane e la casa, senza di lui, sembra essere vuota. I giorni scorrono ordinati, prevedibili ed è proprio questo che mi pesa. Quella quiete che non chiede niente, che non lascia niente.
Ho bisogno di qualcosa che rompa l’equilibrio.
La mia mente torna sugli stessi pensieri, li rigira, finché non trovano un senso. Penso a qualcosa che non ho mai fatto davvero. Non per scappare, ma per sentirmi viva. Per ricordarmi che esisto al di fuori delle abitudini.
Una sera, durante una videochiamata con Piero, glielo dico senza girarci intorno.
—“Mi sto annoiando. Quando non ci sei, tutto diventa piatto.”
Mi ascolta in silenzio.
—“Ho bisogno di stimoli. Di sentirmi desiderata.”
Sorrido appena, come per smorzare il peso di quello che sto per dire.
—“Stavo pensando di scrivere un annuncio. Niente di serio. Solo per vedere che effetto fa.”
Non mi ferma. Non fa domande. Mi guarda soltanto, con uno sguardo che scelgo di non interpretare.
L’idea non se ne va. Si sistema dentro di me, prende spazio, diventa concreta. Poi, una sera tardi, apro quel vecchio sito. Lo schermo illumina il buio della stanza mentre inizio a scrivere.
“Donna inquieta, allergica alla noia.
Cerco un uomo che sappia guidare, senza chiedere.
Non curiosi, non promesse…solo chi sa stare.”
Rileggo una volta sola, poi pubblico.
Passano i giorni. Nessuna risposta immediata e questo, stranamente, mi piace.
Poi, una mattina, trovo un messaggio.
“Ho letto ciò che hai scritto più volte. Non mi interessa incontrarti subito. Mi interessa capire se sai reggere l’attesa.”
Resto ferma a guardarlo. Poche parole, nessuna forzatura, nessuna delle solite domande, nessuna foto richiesta. Solo questo.
Rispondo dopo qualche ora.
“L’attesa non mi spaventa. Mi spaventa la noia.”
La sua risposta arriva il giorno dopo, puntuale.
“Allora siamo simili. Le cose che contano non hanno bisogno di correre.”
Non so chi sia, non so che voce abbia né che volto. Ma ogni parola è precisa, pensata. Non serve mostrare tutto in una volta. Sembra capire che il desiderio ha bisogno di spazio per crescere.
Chiudo il telefono. Ma la sensazione resta…tiepida, ostinata.
Nei giorni successivi i messaggi continuano, sempre brevi, sempre misurati. Nessuna fretta, nessuna curiosità inutile. Piccoli passi, come se stessimo costruendo qualcosa senza dirlo.
Poi, una sera, cambia tutto.
“Se vuoi andare fino in fondo, serve una cosa sola: fidarti.”
Resto a fissarlo a lungo. Poi arriva un altro messaggio.
“Domani. Ore 21. Hotel Capitol, stanza 312.
Bussa. Entra e chiudi la porta.
All’ingresso troverai una benda sul tavolino. Indossala prima di avanzare.
Nessuna domanda. Nessuna parola.”
Rileggo lentamente. Due volte, tre.
Il giorno dopo scorre senza che me ne accorga. Mi vesto con cura, senza pensarci troppo. Un abito nero sopra le ginocchia, morbido sulla pelle, con la cerniera lungo la schiena. Niente sotto. Solo la pelle sotto il tessuto. I capelli sciolti, tacchi bassi, piccoli orecchini — quelli che metto quando voglio sentirmi me stessa.
Mi guardo allo specchio un istante, poi esco.
Alle 20:55 sono davanti all’hotel. Entro. Il corridoio è silenzioso, la moquette assorbe i miei passi.
Busso. Tre colpi leggeri.
La porta si apre da sola, come se qualcuno l’avesse appena lasciata. Entro. La stanza è quasi buia, tre candele sul davanzale proiettano ombre lunghe sulle pareti, luce viva e irregolare che sembra respirare. L’aria è calda, densa di un profumo che non riconosco: legno, ambra, qualcosa di speziato. Il letto resta ai margini della luce, appena intuibile. Non vedo nessuno.
Chiudo la porta. Il clic della serratura è l’unico suono.
Sul tavolino c’è la benda. Tessuto scuro, morbido. La prendo tra le mani ed esito un istante, non per paura, ma perché so che dopo non sarà più lo stesso.
Poi la indosso.
Il buio è immediato, quasi morbido. Il mondo si riduce a ciò che sento: il calore sulla pelle, il profumo nell’aria, il silenzio che non è vuoto ma pieno di presenza.
Faccio un passo, poi un altro.
Sento che non sono sola.
E per la prima volta non provo a capire… mi fido. Non di lui, non ancora. Ma di quella parte di me che ha bussato, che è entrata, che ha scelto il buio come si sceglie qualcosa da cui non si torna indietro.
Avverto una presenza dietro di me. Il suo respiro è vicino, caldo. Mi sfiora il braccio con le dita, un brivido mi attraversa, dalla nuca ai piedi. Si avvicina ancora. Il suo respiro si posa dietro il mio orecchio, mi sposta i capelli con un gesto lento, poi abbassa la cerniera del vestito. Le sue dita scorrono lungo la schiena, sicure, senza esitazione.
Il tessuto scivola giù. Resto immobile.
Nuda, completamente esposta.
Non so chi sia. Ma nei suoi gesti c’è una sicurezza che mi avvolge.
E senza accorgermene, mi affido.
Qualcosa mi sfiora la schiena e non sono le sue mani o parti del suo corpo. Piuttosto la punta di un frustino considerata la morbidezza. Scivola, si insinua tra le natiche, le allargo istintivamente e arriva a sfiorarmi le labbra della fica. Ci gioca e il mio sesso inizia a bagnarsi in modo osceno.
Percepisco di essere ai piedi del letto e una sua mano si posa sulla spalla, spingendomi in avanti come a volermi posizionare a pecora sul letto. Mi piego, le ginocchia e le mani sul letto, prendendo la posizione da lui desiderata.
Il frustino mi stuzzica ancora, ma all’improvviso qualcosa di molto caldo, ma non tanto da bruciarmi la pelle, scivola lungo la schiena. Emetto un forte gemito di piacere e la mia eccitazione monta in modo spasmodico. Dopo una pausa di pochi secondi l’osceno supplizio riprende e dalla parte superiore dei glutei il liquido caldo scende e si insinua tra le natiche raggiungendo il mio buco nascosto. Anche in questo caso il calore è sopportabile al punto che quasi urlo il mio piacere.
-“Siiiiiiii. Ahaaaaaa!”
Una serie di colpi del frustino sui fianchi sono il comando perché cambi posizione, mettendomi supina. Due piccole percosse alla caviglie e alle braccia mi fanno capire che devo aprirmi oscenamente alla sua vista. Pertanto, le spalanco offrendogli la visuale della mia fica già fradicia con gli umori che colano tra le cosce. Braccia larghe che in pochi secondi vengono legate alla testata del letto. Così come le caviglie. Ora sono totalmente alla sua mercé e so che da adesso in poi potrò solo subire, soffrire e godere come non ho mai fatto!
Inizia dai polsi.
Non con il frustino , con le dita. Percorre i lacci lentamente, controlla che tengano senza stringere troppo. Un gesto quasi premuroso che contrasta con tutto il resto e mi disorienta più di qualsiasi colpo.
Poi si allontana.
Il frustino arriva sul seno sinistro, secco, preciso, inaspettato. Sussulto, i polsi che tirano verso l’alto. Il bruciore si espande lento, come un’onda. Prima che si spenga arriva il secondo colpo, sull’altro seno, stesso punto, stessa misura. Poi scende.
Sul ventre… tre colpi ravvicinati che lasciano un calore diffuso e ostinato. Le mie anche si sollevano da sole, cercando qualcosa che non c’è ancora. Il bastardo se ne accorge e si ferma e in quel silenzio sento il suo respiro, più corto del solito, più difficile da controllare.
Poi il frustino raggiunge la vulva.
Il primo colpo è leggero. Il secondo e il terzo arrivano decisi, forti, sulle grandi labbra. Il suono che emetto riempie la stanza. Le cosce tremano. Un liquido caldo fuoriesce e non so dire cosa sia, non mi importa. Il corpo ha smesso di chiedere il permesso.
Il silenzio che segue è denso, quasi solido.
Poi sento i suoi passi allontanarsi. Un rumore leggero nell’ombra della stanza. Qualcosa che viene posato, qualcosa che viene preso. Una pausa breve, carica di attesa.
Poi vedo, o meglio, intuisco un bagliore caldo filtrate attraverso la benda sugli occhi.
Una candela. La candela si avvicina.
Non la vedo, ma la sento. Un calore che anticipa tutto, che si ferma sul ventre prima di decidere. Resto in attesa, i polsi che tirano contro i lacci, le caviglie spalancate in una posizione che non posso cambiare.
La cera cade.
Sul ventre prima, una striscia sottile che scende verso l’ombelico. Il calore è una sorpresa ogni volta, anche quando lo aspetto. Stringo i denti ma dalla gola esce un suono lungo, involontario.
Lui non parla.
Non ha mai bisogno di farlo.
La candela si sposta verso il seno. La sento avvicinarsi e il solo anticiparla mi fa irrigidire. Non per paura, ma per qualcosa che le assomiglia e che il corpo confonde con il piacere. La cera cade sul capezzolo sinistro, già indurito. Grido piano, mordendomi il labbro.
-Ancora… sussurro, e non so se è una preghiera o un ordine che non ho il diritto di dare.
Come risposta la cera cade sull’altro seno.
Poi scende ancora. Sul ventre, lenta, inesorabile, fino all’interno delle cosce. Lì la pelle è diversa, più sottile, più viva. Trattengo il fiato e sento che lo fa anche lui.
La cera cade sull’interno coscia destra.
Grido.
Non solo per il bruciore, ma perché manca così poco. Così maledettamente poco.
-Per favore… dico, e questa volta non mi faccio scrupoli.
Sento il suo respiro farsi pesante nell’ombra sopra di me. Un sospiro lungo, trattenuto quasi fino alla fine, e poi ripreso, controllato, come tutto il resto.
La candela si spegne.
La sua bocca si posa sul seno sinistro.
Sul punto esatto dove brucia di più, più arrossato, come se lo ricordasse, come se avesse tenuto il conto. La lingua segue lenta, piatta, generosa. Il bruciore si ammorbidisce, si trasforma in calore puro, e il corpo non sa più distinguere il dolore dal piacere.
Si sposta sull’altro seno. Stessa cura, stessa pazienza. Inizio a gemere.
Poi scende.
Segue ogni segno lasciato dalla cera, uno per uno, con una precisione silenziosa che mi toglie il respiro. Il ventre, i fianchi, l’interno coscia , ogni punto bruciato viene ritrovato e calmato con la stessa bocca che sembra conoscere la mappa del mio corpo a memoria.
Le mie mani stringono i lacci sopra la testa.
Scende ancora, e io inizio a tremare.
Si ferma tra le cosce. Il suo respiro caldo sul sesso e quella pausa, quei pochi secondi in cui non fa niente, sono quasi insostenibili.
Poi la sua lingua mi tocca , delicata, quasi curiosa. Inizia a esplorarmi. Vorrei godere all’istante. Si sofferma sul buco del culo, la lingua che gira in cerchi lenti e precisi. Nel frattempo una mano mi tormenta il clitoride e credo di impazzire. Sale di qualche centimetro, si ferma un istante, e poi inizia a scoparmi con quella lingua instancabile, come se fosse un piccolo cazzo.
Il mio corpo si tende tutto , un arco che cerca il punto di rottura. Le anche spingono verso la sua bocca che non cede, che resta lì, precisa e inesorabile.
L’orgasmo arriva come qualcosa di inevitabile, lungo, intenso, che parte dal centro e si irradia ovunque.
—“Ahaaaaa…sìiiii… non fermarti, mi stai facendo impazzire… ancora…!!!”
La sua bocca accompagna ogni onda fino all’ultima, lappa tutto il mio miele senza smettere.
Quando finisce resto immobile. Vorrei guardarlo negli occhi in questo momento. Il corpo pulsa ancora, non sono per niente sazia.
Nel silenzio sento solo il suo respiro, pesante, trattenuto, pieno di qualcosa che non dice.
Le caviglie vengono slegate.
Solo quelle. I polsi restano legati alla testata e questo mi dice tutto su quello che sta per succedere. Ho le gambe libere, le apro da sola, offrendomi senza che lui debba chiedere.
Sento la sua cappella scivolare lungo la fessura.
Su e giù, lenta, che si bagna di me senza entrare. Un movimento ipnotico e crudele che mi fa alzare i fianchi cercando qualcosa che lui continua a negare. Emetto un suono basso, quasi una supplica.
Poi la sua mano si stringe intorno al mio collo.
Non forte, ma abbastanza. Abbastanza da sentire la pressione, abbastanza da ricordarmi che sono completamente sua. Il respiro mi si accorcia. La testa gira appena.
Il pollice si posa sulle mie labbra.
Lo prendo in bocca senza aspettare. Lo succhio, lo lecco, ci giro la lingua intorno, come se volessi mostrargli cosa sono capace di fare. Sento il suo respiro spezzarsi nell’ombra sopra di me. La mano sul collo stringe un poco di più.
Poi, con un colpo secco e preciso, affonda dentro di me.
Resto senza fiato.
Piena, finalmente, in modo che non lascia spazio a nient’altro. Un suono lungo e rotto mi sfugge intorno al suo pollice ancora in bocca. Le gambe si chiudono istintivamente intorno a lui, i talloni che premono sulla sua schiena, il corpo che non vuole lasciarlo andare.
Si ferma un secondo, dentro, completamente, immobile.
Sento il suo respiro sul mio viso, caldo, pesante, trattenuto.
La sua lingua mi sfiora il viso, le guance, le labbra.
Iniziamo a baciarci.
È un bacio profondo, improvviso, mentre continua meravigliosamente a trapanarmi la fica. Per un istante avverto qualcosa di familiare, qualcosa che conosco, che riconosco. Ma il pensiero va via velocemente, travolto da tutto il resto. In questo momento non voglio pensare. Voglio solo essere sbattuta, forte, voglio sentirlo fino in gola.
All’improvviso si ferma.
Esce fuori da me e l’assenza è quasi dolorosa. Mi alza le gambe sulle sue spalle. Sento qualcosa di freddo tra le sue mani, qualcosa che non è lui. Lo intuisco prima ancora che mi tocchi.
Un vibratore.
Lo fa scivolare dentro lentamente, poi lo ritira, poi lo rispinge, dentro e fuori, con una calma deliberata che mi fa impazzire. Ogni volta che l’orgasmo si avvicina, ogni volta che sento il corpo raccogliersi verso quel punto di rottura, lui si ferma. Si blocca apposta, lo so, e questo mi fa urlare di frustrazione e di piacere insieme.
-“Per favore, non fermarti!”
Non risponde. Lascia il vibratore dentro di me e la sua lingua comincia a scivolare lungo i miei polpacci, lenta, distratta, come se avesse tutto il tempo del mondo.
Impugna il suo cazzo, caldo, teso e lo indirizza verso il mio buchino. Gemo quando inizia a entrare, ma non per il dolore. Era questo che volevo, era questo che aspettavo.
Fa partire la vibrazione.
Il vibratore prende vita dentro di me mentre lui spinge, lento e profondo, facendo scivolare il suo sesso fino in fondo. Sono piena in modo assoluto, totale, ogni centimetro occupato, ogni pensiero cancellato, voglio solo godere, godere come quella troia meravigliosa che sono.
Emetto un suono che non assomiglia a niente di umano.
Il ritmo cresce gradualmente, inesorabile, come tutto quello che ha fatto stanotte. Ogni spinta è più profonda della precedente, il vibratore che pulsa dentro di me mentre lui riempie l’altro spazio, i due movimenti che si sincronizzano fino a diventare una cosa sola.
Le gambe sulle sue spalle tremano.
Le mani stringono i lacci sopra la testa, non c’è altro a cui aggrapparsi, non c’è altro che esista in questo momento se non questo corpo che ha smesso di obbedirmi da ore.
-“Siiiii….così… non fermarti, ti prego. Fammi sentire il tuo cazzo….ahaaaaa!!!”
Sento il suo respiro spezzarsi. Un suono basso che cerca di trattenersi e non ci riesce del tutto. Le sue mani stringono i miei fianchi con una forza nuova. Non è più controllo, è qualcosa che sta cedendo anche in lui.
L’orgasmo arriva come un’onda enorme.
Parte dal centro, si irradia ovunque, nelle gambe, nella schiena, fino alle dita dei piedi. Grido. Le anche spingono contro di lui con una forza che non sapevo di avere.
Lui non si ferma.
Spinge ancora, più forte, il respiro che si rompe definitivamente, un suono trattenuto per tutta la notte che finalmente esplode nell’ombra sopra di me.
Cadiamo insieme.
Un silenzio assoluto cala sulla stanza.
Il vibratore si spegne. Le gambe scivolano dalle sue spalle.
Sento i suoi movimenti nell’ombra lenti e deliberati. Le sue mani raggiungono i miei polsi. Slaccia i lacci con cura, uno per uno, massaggiando piano i segni lasciati dal tessuto. Porto le braccia lungo il corpo. Sono pesanti, come se non mi appartenessero più.
Sono esausta, svuotata, piena allo stesso tempo.
Resto immobile.
Sento il suo peso spostarsi accanto a me caldo e reale. Le sue dita salgono lungo il viso, trovano il bordo della benda.
Me la toglie.
La luce fioca della stanza mi abbaglia appena. Sbatto le palpebre. Il buio si dissolve lentamente, i contorni della stanza tornano a fuoco.
E poi lo vedo.
Accanto a me, con quello sguardo che conosco da anni. Quello sguardo che quella sera alla videocamera non avevo saputo interpretare…. C’è Piero.
Resto senza parole.
Il cuore batte forte, ma in modo diverso da prima , non è eccitazione, è qualcosa di più antico, più profondo. La meraviglia di riconoscere qualcuno che pensavi lontano e trovarlo invece lì, vicino, più vicino di quanto immaginassi.
Non dice niente.
Non ha bisogno di farlo.
Sorrido prima con gli occhi, poi con tutto il resto.
-“Pensavo fossi all’estero.”
Lui si avvicina, le labbra vicino al mio orecchio.
-“Si, ma sono tornato appena in tempo…per te.”
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Senza Volto.:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
