tradimenti
La Vendetta. cap. 3
28.10.2025 |
3.552 |
1
"Senza attendere risposta, mi ha spinto la testa contro il finestrino e, con un gesto repentino, ha infilato la mano tra le mie cosce, raggiungendo la mia fica nuda e bagnata..."
Per circa una settimana, la comunicazione con Elena si è limitata ai soli aspetti funzionali della nostra convivenza, escludendo ogni forma di intimità. In un'unica occasione ho cercato di forzare la mano: mentre lei era in bagno, ho voluto testare quanto rancore provasse ancora nei miei confronti, offrendole il mio cazzo turgido e pronto per ricevere uno dei suoi meravigliosi pompini.Senza scomporsi e con la consueta dedizione, mi ha donato il piacere attraverso la sua splendida bocca. Poi, come nostra abitudine, ci siamo baciati per condividere quell'istante di estasi.
Il sabato sera successivo, il suo umore è mutato radicalmente: è tornata la Elena di sempre, affettuosa, ironica e disponibile. Tuttavia, non ho interpretato questo cambiamento come un segno di distensione; al contrario, mi sono convinto che avesse già iniziato a pianificare la sua vendetta. Da questo punto in poi, lascerò che sia lei a narrare i fatti in prima persona: vi assicuro che la sua testimonianza merita tutta la vostra attenzione.
ELENA
Nella settimana successiva a quanto accaduto nel privé, avevo scelto di ignorare il mio uomo, decisa però a non dargli la soddisfazione di vedermi ferita. Mi sono sforzata di apparire normale; infatti, quando mi ha chiesto di fargli un pompino e di farlo godere, non mi sono tirata indietro, nonostante la rabbia abbia abbassato la mia libido a livelli mai toccati prima.
Il dolore che mi ha inflitto doveva essere ripagato con la stessa umiliazione. Non solo lo avrei informato apertamente, ma avrei preteso che accettasse la situazione e che io potessi consumarla in sua presenza. Il suo doveva essere un ruolo passivo, da cuckold o, per dirla in modo più diretto, da cornuto consenziente; avrebbe partecipato alle mie performance secondo i modi e i termini che io avrei ritenuto opportuni. In sostanza un’esperienza tale da provocargli, ogni volta che sarebbe riaffiorata tra i suoi ricordi, un nodo allo stomaco e il terrore che potesse ripetersi.
Avevo deciso, quindi, che lo avrei umiliato con qualcuno che lui incrocia quasi quotidianamente: per strada, al supermercato o al centro commerciale. Doveva essere qualcuno che gravitasse nella nostra zona. Pertanto, avevo iniziato a cercare un profilo che avesse personalità, discrezione e rispetto per la nostra privacy. Un vero "Bull", un Toro che non mostrasse timore reverenziale né verso di me, né verso il mio uomo; un soggetto subdolo ma dotato di una carica erotica dirompente.
L’illuminazione, finalmente, è arrivata un sabato sera. Mi trovavo nella macelleria dove mi servo abitualmente; era quasi ora di chiusura e Andrea, il giovane macellaio nonché mio ammiratore e corteggiatore da sempre, mi ha accolto con il consueto entusiasmo e quella carica di testosterone che lo investe ogni volta che mi vede. Se di solito ne ero lusingata, stavolta la mia reazione è stata calcolata: ho raccolto ogni sua provocazione con un'ambiguità mai mostrata prima. Mi sentivo languida, con gli ormoni in subbuglio. Per la prima volta, tra un doppio senso e l'altro, ho sentito la mia fica pulsare. Invece di andarmene dopo gli acquisti, sono rimasta lì a scambiare sguardi complici, finché il mio sesso non è diventato talmente umido da inzuppare il mio intimo in modo osceno. Mi sentivo eccitata come un'adolescente alle prime armi.
Uscendo, mi sono chiesta che cazzo stessi combinando, ma ho realizzato subito che Andrea era il candidato perfetto per la mia vendetta. Rimasta in macchina, ferma nella stradina adiacente, ho ripensato a quegli scambi verbali, eccitandomi ulteriormente. Nell'oscurità della via, la mia fica reclamava attenzione. Ho perso ogni pudore: ho sollevato il vestito, ho infilato la mano nella biancheria fradicia e ho iniziato a masturbarmi pensando ad Andrea, al suo cazzo e alla voglia spasmodica di succhiargli il cazzo. Dopo pochi istanti, immaginando il mio macellaio godere nella mia bocca, la mia fica è esplosa in un orgasmo devastante.
— "Ahaaaa, sì... godo, Andrea, porco bastardo, sborrami in bocca!"
Ho urlato il suo nome, immaginando di essere inginocchiata davanti al suo cazzo. Proprio mentre venivo travolta dall'orgasmo, un colpo al finestrino mi ha fatto sussultare: era Andrea, venuto a portarmi un pacchetto che avevo dimenticato.
cazzo, cazzo, cazzo! Da quanto era lì? Mi avrà vista fare la troia in macchina? Mi avrà sentita urlare mentre godevo come una puttana da strada? Il suo sorriso beffardo mi ha convinto che avesse visto molto più di quanto sperassi. Paonazza per la vergogna, l'ho ringraziato e sono scappata via. Durante il tragitto, però, ho riflettuto: se anche avesse assistito a quella performance, non sarebbe stato un male. Anzi, l'accaduto avrebbe facilitato l'avvicinamento finalizzato a farmi possedere da lui davanti al mio uomo, nel modo più perverso possibile.
Per tutto il fine settimana non ho fatto altro che pensare a lui, giustificando a me stessa la necessità di sedurlo per la mia vendetta. Ogni mio orgasmo era ormai dedicato al mio futuro bull.
Lunedì, all'ora di chiusura, mi sono presentata di nuovo in macelleria flirtando apertamente. Lui sembrava aspettarmi; appena sono entrata, ha congedato il suo aiutante con autorità. La scena si è ripetuta fino a giovedì. I nostri scambi sono diventati espliciti, quasi brutali. Abbiamo persino stabilito una sfida perversa: toglierci l'intimo ogni volta che ci fossimo visti, indipendentemente dai presenti.
Venerdì la tensione è giunta al limite. Andrea mi ha accompagnato alla macchina con la spesa, ma invece di darmela, mi ha chiesto di aprirgli lo sportello passeggero. Appena salito, ha chiuso la porta e mi ha chiesto a bruciapelo:
— "A che cazzo di gioco stai giocando, Elena?"
In quel momento, una notifica sul cellulare mi ha avvisato che la dashcam interna stava registrando. Lo sguardo di Andrea era duro, dominante. Non era più il ragazzo spiritoso di prima, ma un maschio deciso a ottenere chiarezza. Ho cercato di sedurlo con un sorriso, scusandomi se fossi stata irrispettosa, ma lui non si è lasciato incantare. Mi ha accarezzato il viso, facendo scivolare il pollice sulle mie labbra, e mi ha chiesto se volessi davvero sapere a cosa si riferisse.
Senza attendere risposta, mi ha spinto la testa contro il finestrino e, con un gesto repentino, ha infilato la mano tra le mie cosce, raggiungendo la mia fica nuda e bagnata. Il contatto mi ha strappato un gemito.
— "Ecco a cosa mi riferisco," ha detto sprezzante. "Hai la fica fradicia. Lo sei stata ogni volta che mi hai visto o pensato."
Ha estratto le dita dalla mia nicchia calda e mi ha mostrato l'umidità appiccicosa come prova della mia eccitazione. In condizioni normali avrei reagito con uno schiaffo, ma quando mi ha costretto a leccare le sue dita sporche del mio miele, mi sono sentita totalmente sottomessa. Ho allargato le gambe, invitandolo a penetrarmi come una troia vogliosa.
— "Se vuoi smetto," mi ha sfidato, "ma se vuoi che continui, devi chiederlo."
Il mio silenzio lo ha spinto a fottermi con tre dita, strappandomi urla di piacere, per poi rallentare fino a fermarsi.
— "troia, devi supplicarmi," mi ha apostrofato. "Ora so quanto sei puttana e sottomessa."
Mi ha leccato il viso in modo animalesco. Avevo trovato finalmente il mio padrone. L'ho implorato di farmi godere. Mi ha ordinato di masturbarmi davanti a lui mentre mi penetrava con le dita sia nella fica che nel culo.
— "Sì... cazzo, sì! Tutto dentro!"
Mentre raggiungevo l'apice, ha iniziato a sussurrarmi oscenità all'orecchio:
— "Sei proprio una puttana, una cagna, una vacca, una succhiacazzi, una laida troia."
Quelle parole mi eccitavano ancora di più. Gli rispondevo confermando di essere la sua schiava. Ho afferrato il suo cazzo attraverso i pantaloni: era maestoso. Dopo un altro orgasmo devastante, mi ha ordinato di leccargli il braccio bagnato dai miei umori: "Proprio come una cagna col suo padrone!"
Poi è sceso dall'auto, ha aperto la mia portiera e mi ha ordinato di dire che razza di femmina ero.
— "Mio signore, sono una straordinaria succhiacazzi, una gran pompinara. Adoro avere il cazzo in bocca, leccare le palle e ingoiare tutto."
— "Sì, sei una zoccola, una troia dentro. Ora dimostramelo!"
Ha abbassato i pantaloni e il suo cazzo è scattato fuori, perfetto. L'ho annusato, poi ho iniziato a leccare il liquido preseminale. Quando ho cercato di prenderlo con le mani, mi ha ammonito: "Una cagna ha solo le zampe!"
Ho usato solo la bocca, scendendo fino alle palle, leccandogli anche le natiche. Lui imprecava, dandomi della succhiacazzi e della vacca. Mi ha afferrato la testa, prendendo il ritmo e possedendo la mia bocca senza ritegno. Il suo cazzo è diventato d'acciaio e, godendo come un maiale, ha inondato la mia bocca di sborra calda.
— "Bevi tutto, troia!"
Ho ingoiato ogni goccia, godendo della sensazione di pienezza. Poi mi ha sollevato il viso per baciarmi, mescolando la sua sborra alla mia saliva. Dopo esserci ricomposti, mi ha chiesto la verità sul mio cambiamento repentino di quel periodo.
-"Non accetto fregnate!"
Ha detto lapidario. Gli ho promesso che gli avrei raccontato tutto al prossimo incontro. Sono tornata a casa con i segni evidenti di quel sesso sfrenato. Piero mi ha guardato e io l'ho anticipato:
— "Sì, ti ho appena tradito e fatto cornuto. Il video è già sul cloud. È solo una parte della mia vendetta. Domani ne parleremo, intanto guardati pure la mia performance."
Senza dargli modo di replicare, mi sono chiusa in bagno, lasciandolo solo con le sue riflessioni.
Continua...
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La Vendetta. cap. 3:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
