tradimenti
La Vendetta cap. 5
09.11.2025 |
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"Tu indossa l'abito con cui mi hai fatto il primo tombino al legno e con cui ti ho scopata nella cella frigorifera; tacco 12 e niente intimo..."
Cap. 5Durante il tragitto verso casa, ripercorro mentalmente quanto accaduto e gli ordini ricevuti da Andrea. L’idea di riferire ogni dettaglio a Piero mi elettrizza; sento la biga pulsare di nuovo e i fluidi che scivolano lungo la fessura fino alle natiche, bagnando il vestito. Sono eccitata perché so che, appena varcata la soglia, non solo mi lascerò sfinire dalle carezze del mio uomo, ma eseguirò ogni comando di Andrea che ancora mi rimbomba in testa:
— "Non ripulirti dello sperma che ti ho versato addosso… Voglio che tu vada da lui e lo baci con la lingua, portandogli il sapore della mia sborra… Impalati sul suo legno e fatti incculare… Fatti sborrare in bocca mentre gli infili un legno finto nel culo… È un ordine: solo se lo eseguirai accetterò di fare ciò che mi hai chiesto."
Entrata in casa, trovo il mio maschio con il legno in mano, intento a masturbarsi davanti a un video. Dai gemiti e dagli insulti che percepisco, capisco che quel porco perverso si sta godendo la mia performance in macchina con quel bastardo del mio macellaio. L’atmosfera è carica, perfetta.
— "Sei proprio un depravato; ti ecciti guardando la tua femmina che fa la broia in macchina mentre lo succhia a un altro, facendosi sborrare in bocca."
— "In realtà," replica lui, "constatavo quanto mi ecciti non solo la facilità con cui hai aperto le gambe per prenderlo in bocca, ma anche la tua consapevolezza che la dashcam stesse riprendendo tutto. Ti sei comportata da vera broia esibizionista, offrendo un primo piano della tua bocca piena di sborra e ingoiandola come una sottana da strada."
Avevo rimosso il dettaglio di me che offrivo lo sperma di Andrea alla telecamera. Le sue parole colpiscono la mia biga con fitte di piacere. Decido di assecondare questo scambio dialettico: voglio umiliarlo, mi eccita usare un linguaggio crudo e offensivo. Come ordinato da Andrea, posiziono il cellulare per avviare il video da inviargli. Mi avvicino, libero il suo legno e, sollevando il vestito sui fianchi, lo cavalco.
— "Rivendico il mio essere broia, una sottana vogliosa, una magna in calore e una succhiatazze viziosa. Ma tutto questo, oltre a eccitarti, ti lega sempre più a ciò che sono diventata grazie a te. Questa tua condizione di cornuto consenziente ti manda fuori di testa. Quindi smettila di fare l'altezzoso. Inizia a pagare le tue colpe eseguendo gli ordini del mio amante: leccami i seni, il collo e il viso; poi baciami e gusta insieme a me la sua sborra sparsa sul mio corpo."
Il suo legno è dentro la mia biga da meno di un minuto; ondeggio i fianchi e lo sento gemere, afferrandomi con rabbia. Dopo un istante di esitazione dovuto alla mia mortificazione verbale, inizia a leccarmi con foga. Infine, accolgo la sua lingua in bocca, cercandola per succhiarla.
— "Sottana! Sei peggio di una prostituta; ti sei venduta a lui per il gusto di umiliarmi, ti sei concessa come una lurida magna nel modo più lussurioso e depravato!"
I suoi insulti e il suo desiderio spasmodico mi spingono a continuare l'opera di sottomissione.
— "Sì, sono tutto questo e molto altro. Ma tu sei un bastardo vizioso, e se io sono la lurida sottana che descrivi — e che sono fiera di essere — è perché tu hai finalmente ammesso di essere il mio cornuto consenziente. Abbi il coraggio di riconoscerlo!"
Lui continua a leccarmi come un mastino con la sua magna; io non demordo e lo incalzo, eccitata da quella minchia che mi martella e dall'atmosfera morbosa che abbiamo creato.
— "Rispondi e ammettilo, porco!" urlo con rabbia.
— "Sì, broia. Sì, sottana, godo per tutto questo e godo nell'essere il tuo cornuto. È questo che volevi?"
Senza estrarre il legno dalla mia biga, si alza di peso e mi distende sul divano. Solleva le mie gambe sulle sue spalle e inizia a fottermi come una macca da monta, con affondi profondi che mi strappano urla di piacere. In pochi minuti, tra insulti reciproci che alimentano l'eccitazione, un orgasmo devastante ci travolge.
Nonostante il piacere, la mia biga pulsa ancora di fame. Memore degli ordini di Andrea, gli impongo di stendersi sul divano con le gambe alte e la testa fuori dalla seduta. Mi posiziono con la biga sulla sua faccia e gli comunico il resto del comando.
— "C'è un altro ordine del mio amante: devi leccare e succhiare la sua, la tua e la mia sborra. Fammi godere come la zoccola che sono diventata."
Senza rispondere, mi afferra le natiche e inizia a lappare con foga. La sua lingua mi penetra ovunque mentre io gli scopi letteralmente la bocca, facendo scivolare la biga e il culo sulle sue labbra. Ma manca l'ultima parte.
Estraggo dalla borsa un vibratore e, mentre gli prendo la minchia in bocca per un meraviglioso tombino, sputo sul suo ano e vi faccio scivolare dentro il dispositivo alla massima potenza. Lo sento rantolare, ma lui muove i fianchi cercandone ancora. In preda a un desiderio parossistico, gli infilo tutti i venti centimetri di quel surrogato di legno. La sua resistenza crolla in un istante; lo sento sussultare mentre la sua minchia diventa marmo ed erutta sborra come un idrante.
Possederlo così e sentirmi riempire la bocca è una sensazione mai provata, un piacere estremo che mi porta all'ennesimo orgasmo. In un impeto di oscenità, oltre alla sborra, gli piscio in faccia e in bocca. Mi godo la vista lasciva del suo volto sporco di umori. Mi inginocchio e lo bacio, assaporando il mix dei nostri sapori e di quelli di Andrea. Infine, libero il suo culo dal vibratore e ripulisco il suo legno semiduro dall'ultima goccia di sborra, un rito che ho sempre amato.
Ci accasciamo sfiniti. Nonostante la mia residua contrarietà verso di lui, lo bacio con amore. È il mio uomo. Rifletto sulle parole di Andrea: la vendetta è diventata l'alibi che nasconde i desideri morbosi miei e di Piero. Riconosco che, se lui mi ha spinto verso questa oscenità, io non ho fatto nulla per evitarlo, anzi, ho agito perché accadesse con questa spregiudicatezza. Siamo complici in questo gioco di ruoli: io, la broia senza vergogna; lui, il cornuto che aspettava solo il momento di rivelarsi. Invio il video al mio nuovo padrone.
Da qui, lascio che sia Piero a raccontare. Il suo stile narrativo mi eccita, e voglio scoprire come abbia vissuto questa esperienza carica di lussuria guardando ogni mio gesto dal "buco della serratura".
Buona lettura.
PIERO.
Per due giorni Andrea scompare. Mercoledì sera, però, arriva un messaggio sul cellulare di Elena:
— "Domenica alle 18:00 nel luogo che vi indicherò. Tu indossa l'abito con cui mi hai fatto il primo tombino al legno e con cui ti ho scopata nella cella frigorifera; tacco 12 e niente intimo. Lui si vesta come vuole. Da qui all'incontro potete eccitarvi, ma niente orgasmi; vi voglio carichi e pronti a soddisfare ogni mia depravazione. E due ore prima dell'incontro, praticatevi entrambi due abbondanti clismi; vi voglio puliti!"
Elena legge a voce alta, il tono che si abbassa per l'emozione. Io, da porco depravato, mi premo contro di lei facendole sentire il mio legno già duro tra le natiche. Lei si piega ancora di più, cercando il contatto diretto con la sua biga.
— "Lui è un depravato, ma tu sei un porco crudele," sussurra lei. "Riesci a farmi diventare una magna in calore; nessuno mi fa sentire broia come te."
Afferra i miei fianchi e sfrega con violenza la biga sul mio legno. Poi aggiunge:
— "Andrea ha capito di che pasta siamo fatti. Con noi si divertirà. In fondo, cercavamo proprio questo."
Si gira e mi bacia con foga, implorandomi:
— "Fottimi, amore, dammelo questo legno. Non senti che questa tua sottana ha il fuoco tra le cosce?"
Vorrei possederla subito, ma la preferisco frustrata e inappagata, perché è così che dà il meglio di sé. Seguendo solo in parte il comando del nostro padrone, le infilo tre dita nella biga. Con l'altra mano le stringo il collo — pratica che la rende ancora più simile a una magna in calore — e inizio a fotterla così.
— "Sì! Bastardo, entraci tutto, la tua broia non aspettava altro! Fai godere questa macca da monta, mi fai sentire come una sottana da strada!"
Proprio quando sta per raggiungere l'apice, la fermo bruscamente.
— "Fermiamoci. Abbiamo un ordine: niente orgasmi, niente godimento."
Lei mi fissa in silenzio, il viso tirato e gli occhi iniettati di sangue. Mi allontano lasciandola nella sua rabbia. All'improvviso, urla come un animale, insultandomi ferocemente. So che non durerà: anche lei adora questa attesa che la rende ancora più lussuriosa e pronta a tutto.
Comtinua.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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