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Quel porco bastardo del mio ginecologo


di Clelia_Rocco_coppia
08.06.2025    |    23.715    |    16 9.8
"Mi mancava l'aria, sentivo quel pezzo di marmo pulsante riempirmi, ma lui si è ritratto all'ultimo istante..."
Stamattina mi sono svegliata più tardi del solito. Era il mio giorno libero e avevo deciso di prendermela con calma. Erano le 8:30: il letto era ancora sfatto e il sonno indugiava sulle palpebre. Mi sono alzata, mi sono stiracchiata e sono andata in cucina, dove Piero era già alle prese con il caffè.
- “Buongiorno, amore mio!”
- “Buongiorno dormigliona, stavo proprio per portarti il caffè a letto.”
Mi ha sorriso con tenerezza.
- “Come mai sei già in giacca e cravatta?”
- “Scusami cara, ieri sera ho dimenticato di dirti che oggi ho una riunione importante fuori città. Conto, però, di tornare nel primo pomeriggio. Promesso.”
- “Ma oggi ho l'appuntamento con Stefano, il mio ginecologo; avevi promesso di accompagnarmi.” 
Gli ho risposto, con una punta di rammarico nel tono.
- “Hai ragione, ma c’è stato un imprevisto e non potevo proprio mancare. Se preferisci, chiamalo e sposta l’appuntamento alla prossima settimana, oppure vai da sola. In fondo è solo un controllo e so che con lui sei in buone mani.”
Quelle ultime parole, cariche di un’ironia sottile, mi hanno irritata. 
-Che gran bastardo!-, ho pensato, decidendo però di non alimentare la polemica. Prima di uscire mi ha baciata:
- “Scappo, non sopporto i ritardi. Ti chiamo dopo e mi dirai cosa hai deciso.”
L’ho guardato uscire con il cuore che accelerava per un istante. Non amo quando si comporta così, ma ho cercato di scacciare il pensiero. Dopo aver bevuto il caffè, ho iniziato a prepararmi. Ho riempito la vasca di acqua calda, versato sali ed essenze profumate e mi sono immersa. Il relax mi ha avvolta, ma chiudendo gli occhi il pensiero è volato alla visita con Stefano. Uno strano languore ha iniziato a pervadermi, contaminando la mente.
È il mio medico da anni e tra noi c’è sempre stata una bella amicizia. Mi ha sempre fatta sentire a mio agio, mai invadente. Eppure, ultimamente, qualcosa sembra essere cambiato. I nostri scambi sono diventati più densi, arricchiti da doppi sensi e da un’ambiguità complice, a tratti intima. Mi sento confusa: forse esagero, ma ogni sua parola sembra avere un peso nuovo. Quel clima sospeso mi faceva presagire che oggi, diversamente dal solito, sarebbe potuto accadere qualcosa.
Uscita dalla vasca, mi sono guardata allo specchio mentre mi passavo della crema idratante. Le mie mani indugiavano sui seni, scivolando con eccessiva lascivia sul ventre e sul pube. Il pensiero è tornato subito a Stefano: avrebbe notato le tracce di quella manipolazione? Come avrei reagito trovandomelo davanti in quello stato di eccitazione?
Fanculo, mi sono detta. Pensi quello che vuole!
In breve mi sono vestita e sono arrivata allo studio in anticipo. La sala d’attesa era vuota, il che mi ha dato sollievo. Mentre sfogliavo distrattamente una rivista, la mente era altrove, focalizzata sul mio "dottorino" e sull'inquietudine che ogni suo gesto mi provocava. Il telefono ha vibrato: era un messaggio di Piero.
- “Scusa per stamattina, amore. Quando torni ti faccio una sorpresa, promesso. Buona visita!”
Quel riferimento alla sorpresa mi è parso insolito, ma ho sorriso con amarezza, distratta dal disagio che sentivo crescere. All'improvviso la porta si è aperta: Stefano mi ha invitata a entrare. È un uomo affascinante, nonostante i cinquant'anni superati; i capelli bianchi e gli occhi verdi gli donano un magnetismo innegabile. Ho ripensato a quante volte io e Piero avevamo fantasticato su di lui.
- “Buongiorno Lena, come va?” Ha chiesto con tono calmo e intrigante.
- “Buongiorno Ste’, tutto bene, grazie.” Ho risposto, celando la tensione.
- “Accomodati. Oggi faremo presto, solo un controllo di routine.” Ha detto, indicandomi il lettino.
Mi sono sdraiata, cercando di calmarmi, ma l’atmosfera era elettrica. Lui si muoveva con una lentezza studiata.
- “Allora, vediamo...” Ha mormorato, scrutando ogni mia reazione. La sua presenza era magnetica; sembrava leggere i miei brividi senza bisogno di parole.
Indossati i guanti in lattice, si è avvicinato.
- “Sdraiati bene, Lena. Sai come fare.”
 Ho annuito col cuore in gola. Le sue mani sicure hanno sfiorato le mie caviglie per posizionarmi con la giusta apertura.
- “Così è perfetto.” Ha sussurrato. Il suo sguardo indugiava, facendomi sentire esposta e vulnerabile. Si è seduto tra le mie gambe, ha fatto schioccare i guanti per farli aderire meglio e ha mosso le dita come in un gioco di prestigio.
- “Iniziamo?” Mi ha comunicato, rassicurante.
Ho sentito il suo tocco, prima freddo, poi deciso, mentre le dita esploravano con lentezza la mia fica. Il respiro si è spezzato. Poi, una pressione più fonda.
- “Ahi!” Mi è sfuggito un gemito.
- “Fa male?”
- “In quel punto ho sentito un forte fastidio, quasi dolore."
Lui ha premuto di nuovo, più dolcemente. “Qui?”
- “Sì, proprio lì.”
È rimasto in silenzio per un attimo, poi ha chiesto con tono morbido: 
-“Da quanto tempo non fai sesso, Lena?”
Il calore mi è divampato al volto. Non mi aspettavo una domanda così diretta. Prima che potessi rispondere, le sue dita hanno cambiato ritmo.
- “Ti farò un massaggio Yoni.” 
Ha spiegato con un mezzo sorriso. 
-“Sai di cosa si tratta?”
 Il mio cuore pulsava forte nelle orecchie. 
-“No.” 
Ho ammesso, quasi senza voce.
-“Allora rilassati.”
Mantenendo lo sguardo fisso sul mio, mi ha spiegato che la tecnica serve a sciogliere le tensioni pelviche e migliorare la percezione del piacere. La sua voce era ipnotica, mentre il calore si diffondeva in me.
-“Se provi disagio, mi fermo subito.”
Ho annuito, sopraffatta dalla curiosità. Il massaggio è iniziato con movimenti lenti; le sue dita esploravano la mia fica, sciogliendo nodi muscolari che non sapevo di avere.
-“Respira profondamente.”
Ho seguito il consiglio, ma ogni respiro era carico di elettricità. Quando ha trovato un punto sensibile, ho avuto un intenso gemito di piacere.
-“Così, brava. Lasciati andare del tutto.”
Il suo tocco esperto mi ha regalato una eccitazione inaspettata che partiva dal centro della fica, coinvolgendo il clitoride e le mie sensibilissime terminazioni anali. Il mio respiro si è fatto affannoso e il primo orgasmo è arrivato travolgente.
-“Ohooooooooooo!”
-“Brava Elena, così!” 
Mi ha incitata quel bastardo di un dottorino.
I primi umori scivolavano copiosi dalla mia fica fino al culo, ma Stefano non si è fermato.
-“Dai piccola cagnetta vogliosa, abbandonati completamente.” 
Mi ha sussurrato all'orecchio.
Le sue mani entravano e uscivano dalla mia fica, alternando spinte profonde a stimolazioni parossistiche sul clitoride. Ho inarcato la schiena muovendo il bacino in modo scomposto finché il secondo orgasmo non mi ha devastata.
-"Ahaaaaaa, sì! Stefano, Dio come godo!” 
Ho urlato, pensando che alla fine si era comportato solo un porco subdolo.
-“Ecco, ora i muscoli sono decisamente rilassati.” 
Ha commentato soddisfatto del suo operato. Mi sentivo in fiamme.
-“Due orgasmi meravigliosi in pochissimo tempo.” 
Ha rimarcato con voce roca per l'eccitazione. 
-“Questo mi fa pensare che o non fai sesso da molto, o nascondi solo un normale desiderio enorme, da vera cagna in calore.”
Quell'epiteto mi ha colpita nel profondo, facendomi vibrare. Mi sentivo esattamente così: una cagna insaziabile. E, infatti, la mia voglia non si era affatto placata. Avrei voluto dirgli quanto ero eccitata, quanto il mio corpo bramasse ancora piacere, avrei voluto confessargli che ultimamente avevo scoperto il piacere di essere posseduta nel culo, ma le parole morivano in gola.
Lui deve averlo capito. Si è avvicinato, il suo respiro caldo sul mio viso.
-“Sai che mi hai fatto venire il cazzo duro, tesoro?”
Un intenso brivido mi ha attraversata tutta. 
-“Vuoi vederlo o mi credi sulla parola?”
 L’ho guardato negli occhi, poi spavalda ho replicato:
-“Hai dubbi, bastardo? Mostramelo, porco!”
Senza dire una parola, con una lentezza angosciante, ha sciolto la cintura. Il suono della zip è stato una promessa lussuriosa. Poi, eccolo: il suo cazzo era lì, teso, venato e pulsante, così vicino che ne potevo sentirne il calore.
-“È questo quello che vuoi, puttanella viziosa?”
 Quel termine, sussurrato, mi ha penetrata più di una lama. Ora era lui a guidare il gioco e io ero sua complice o supplice. Si è abbassato ad annusare la mia fica, poi è tornato eretto, ha abbassato totalmente la poltrona ginecologica facendomi distendere e ha sfiorato il mio labbro superiore con la punta del cazzo. Ho aperto le labbra e ho passato la punta della lingua sulla carne calda. L'ho sentito gemere mentre puntava la sommità lucida verso la mia bocca.
L’ho accolto lentamente. Le mani sulle mie cosce, ho lasciato che lui decidesse il ritmo. Il cazzo cresceva tra le mie labbra, diventando immenso. Ho iniziato a spompinarlo come una forsennata, finché non mi ha bloccato la testa. Mi mancava l'aria, sentivo quel pezzo di marmo pulsante riempirmi, ma lui si è ritratto all'ultimo istante.
 -“Che bocca meravigliosa, da vera succhiacazzi . Ho sempre sognato che accogliessi il mio cazzo con questa adorazione!”
Quelle parole hanno bagnato ancora di più la mia fica.
-“Ora passiamo a un controllo più approfondito.” 
Ha detto ironico. Si è spostato ai piedi del lettino e ha iniziato a massaggiare la mia fessura, scivolando fino all'orifizio anale. Un ansito di piacere mi è sfuggito e gli ho urlato in faccia senza ritegno:
-"Allora, sfondami, porco bastardo".
Lui si è bagnato le dita con la saliva e, fissandomi negli occhi, ne ha lasciato colare anche una grande quantità direttamente sulla mia fessura. Ha iniziato a stimolarmi con le dita, stringendo il clitoride.
-“Vuoi il mio cazzo, puttana? Sei fradicia fino al buco del culo.”
Senza lasciarmi rispondere, ha affondato la lingua nella mia fica, mordicchiando il clitoride. Un altro orgasmo stava montando.
-“Bastardo... Non fermarti, sto per venire! Continua!”
 Gli ho premuto la testa con entrambe le mani tra le mie cosce e, nel colmo del piacere, ho bagnato tutto. Lui ha percorso con la lingua una parte del mio corpo fino all'ombelico.
-“Sei proprio una cagna in calore, il tuo maschio aveva ragione.”
La frase mi è parsa strana, ma non c’era tempo per pensare.
Ha impugnato la sua bella minchia sulla fessura, sfregandola per qualche secondo, poi senza preavviso mi ha penetrata, affondando come una lama calda nel burro.
-"Ahaaaaaaaaa, SI. SÌ. SÌ! 
-“Era questo che volevi, troia? Rispondi!” 
Mi ha urlato stringendo fotte i miei capezzoli.
-“Sì! Si! Si! Fottimi, fotti questa puttana, spacca in due questa cagna!”
Ha iniziato a sbattermi e a divorarmi,  quasi con una violenza da predatore. Ero certa che avrei goduto come una vacca da monta, ma lui aveva altri piani.
-“Meriti di più di una semplice scopata in fica. Adesso sfonderò il tuo bel culo.”
Lo ha tiraato fuori dalla mia nicchia calda e bramosa di cazzo e in un unico affondo, mi ha penetrata nel culo fino alla base della sua nerchia, facendomi urlare. Ma il dolore è diventato subito estasi.
-“Bastardo, mi spacchi!”
Mentre mi tormentava il clitoride con le mani, rispondevo a ogni suo insulto con dei "sì" disperati. Adoro da sempre il piacere anale.
-“Sì! Non smettere, aprimi come una mela! Fottimi!”
Siamo venuti quasi insieme; ho sentito il suo seme riscaldarmi le pareti interne. Poi lo ha estratto, schizzando il resto sul mio ventre, sui seni e sul viso.
Appagata, ho raccolto il seme dal mio viso con le dita, leccandolo, mentre con l’altra mano lo spalmavo sul corpo. Mi sentivo una vera troia, una puttana, una cagna in calore. Gli ho infilato le dita sporche di sperma in bocca e lui le ha succhiate, coinvolgendomi in un bacio intriso dei nostri sapori. Ci siamo guardati come due animali. Poi mi sono alzata da quel lettino "traditore", mi sono pulita e vestita.
Tornata a casa, Piero non c’era ancora. Sotto la doccia, ripensavo a come raccontargli tutto. Avevo appena indossato l’accappatoio quando ho sentito le chiavi nella serratura.
-“Amore, ci sei? Sono tornato!”
Gli sono andata incontro per abbracciarlo, pronta a confessare che la sua donna aveva avuto un momento di debolezza e solo una voglia smodata di farsi fottere dal suo dottore porco. Ma le parole mi sono rimaste in gola. Dietro di lui, come in un incubo al rallentatore, è apparso Stefano.
In quel momento, tutto è diventato chiaro. Che gran bastardi, traditori!

Continua?


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